domenica, 02 marzo 2008
Si sa da anni che ormai Sanremo è una pagliacciata e da che mi piaceva tantissimo seguirlo, prima, ora lo faccio sempre meno; ma da musicista non riesco a fare completamente a meno di giocare a "scoprire" la canzone dell'anno tra tutte quelle che vengono presentate in gara; e una l'ho scovata, ci scommetto che le radio la passeranno ad oltranza, perchè è bellissima, per musica e parole; almeno nella banalità totale, ovviamente secondo i miei personalissimi gusti, sia chiaro, si sono salvate solo due canzoni, quella che ha vinto, "Colpo di fulmine", non a caso scritta dalla bravissima Gianna Nannini e interpretata alla grande dal duo innovativo Ponce/Di Tonno, e questa di Max Gazzè, "Il solito sesso", che è quella di cui parlo poche righe più su, la mia "scoperta", e che, se fosse stato per me, avrei fatto schizzare al primo posto senza nemmeno ascoltare le altre.
E' dolcissima, delicata, appassionata, timida, decisa, di una galanteria vecchio stile, una canzone d'amore che non è intinta nel miele, ma che tocca comunque il cuore.
Avrei voluto scriverlo io, un piccolo capolavoro così... e la versione in collaborazione con le bravissime Paola Turci alla chitarra e Marina Rei alla batteria è veramente magica. Queste due sì che sono musiciste, non come quella mezza sgallettata della Tatangelo, che squallore... ma come si fa solo a nominarla... che tristezza per la musica italiana, avere gente così; e la tristezza comincia dai critici pseudoesperti, che fanno tanto gli schizzinosi e poi premiano gente completamente rincoglionita, invece di valorizzare chi davvero è bravo. Max Gazzè nemmeno tra i primi dieci, ho visto. Si vergognassero, non capiscono una mazza, con rispetto parlando. Rispetto per la mazza, ovviamente.

Il Solito Sesso (Max Gazzè)

 

 

Ciao, sono quello che hai incontrato alla festa,
ti ho chiamata solo per sentirti e basta…
sì, lo so, è passata appena un’ora, ma ascolta:
c’è che la tua voce, chissà come, mi manca.
Se in quello che hai detto ci credevi davvero,
vorrei tanto che lo ripetessi di nuovo…
dicono che gli occhi fanno un uomo sincero,
allora stai zitta, non parlarmi nemmeno.
Posso rivederti già stasera?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito sesso!
Perché, sai, non capita poi tanto spesso
che il cuore mi rimbalzi così forte addosso,
ed ho l’età che tutto sembra meno importante,
ma tu mi piaci troppo e il resto conta niente.
Dillo al tuo compagno che ci ha visti stanotte:
se vuole può venire qui a riempirmi di botte!
Però sono sicuro che saranno carezze,
se per avere te un pochino almeno servisse.
Posso rivederti già stasera?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito sesso!
Chiuderò la curva dell’arcobaleno
per immaginarla come la tua corona,
e con la riga dell’orizzonte in cielo
ci farò un bracciale di regina…
ma se solo potessi un giorno
vendere il mondo intero
in cambio del tuo amore vero!
Sai, qualcosa tipo “cielo in una stanza”
è quello che ho provato prima in tua presenza…
Dicono che gli angeli amano in silenzio
ed io nel tuo mi sono disperatamente perso.
Sento che respiri forte in questa cornetta…
maledetta, mi separa dalla tua bocca!
Posso rivederti già stasera?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito sesso!
Correrò veloce contro le valanghe
per poi regalarti la fiamma del vulcano,
respirerò dove l’abisso discende
e avrai tutte le piogge nella tua mano…
ma se solo potessi un giorno
vendere il mondo intero
in cambio del tuo amore vero!
Posso rivederti già stasera?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito sesso!
Ora ti saluto, è tardi, vado a letto…
Quello che dovevo dirti, io te l’ho detto.

mercoledì, 31 ottobre 2007

HALLOWEEN? TU E TUA SORELLA!

E anche quest'anno è giunta la nostra tradizionalissima, tipicamente italiana, festa di Halloween.
Io la festeggiavo fin dalla più tenera età, quando mamma mi cucinava pasta e zucca, la sera del 31 ottobre, e che se non me la mangiavo tutta, mi intommava di mazzate e mi faceva uscire in giro con i denti rotti, il viso deturpato dai pugni, con fiotti di sangue che colavano dal naso e i lividi sotto agli occhi. Credo d'aver lanciato io la moda di festeggiare Halloween, nel mio quartiere, poichè tutti i bambini m'invidiavano, mi dicevano "OHHHHH! Ma che bel costume da zombie scommato di sangue che hai!!" e correvano dai genitori a casa, implorandoli di distruggerli di calci e fustigazioni varie, per poter essere belli e fashion quanto me.
A breve, ahimè, comincerà lo stillicidio dei bambini del parco (qualcuno s'è pure anticipato e già è venuto ad allietarmi), che, spiritosissimi e contenti, verranno a bussare alla porta di casa, urlando "Dolcetto o scherzetto?!" con aria minacciosa (uno ci scherza, ma con i bambini di oggi non puoi mai sapere come ti va a finire, se non li accontenti. Non mi vorrei trovare in prima pagina, domani, tipo: "Sgozzato da un nano travestito da Dracula. Non gli ha voluto dare un pacchetto di Mentos", nooo... mamma mia, io ho una reputazione da tutelare, meglio assecondarli e farsi rapinare la credenza, naturalmente senza sporgere denuncia, dopo).
Tuttavia, nonostante io sia pronto al supplizio di orecchie (ma quanto strillano?) e del portafogli (approssimativamente, nel parco ci sono circa 40 bambini, fatevi un po' i conti), ho deciso insieme ad un'amica di blog, partenopea come me, la simpaticissima ed irresistibile femmina chic, AMELIANDO, di dare il via ad una campagna anti-Halloween, a tutela dei poveri genitori, vessati da orde di microvandali affamati, che oggi hanno fatto un patto con il Diavolo e con la carie.

Così:

- Se anche voi non ne potete più di queste festività così amene, che manco sappiamo da dove vengono.

- Se anche voi non ne potete più di tagliarvi le mani con il machete, perchè se no "paaaaapiiiii, ma è brutto il nostro giardino senza la zucca cattiva, facciamola, fa niente che dopo vai al pronto soccorso, dai!!".

- Se anche voi non ne potete più di alzarvi dal divano ogni 5 minuti e di fare finta di cagarvi sotto alla vista di mostriciattoli travestiti manco la schifezza, perchè le mamme vanno al risparmio, già pensando al ricavato della vendita dei dolciumi che i figli sottrarranno alle case degli altri condomini.

- Se anche voi nun c'a facit' cchiù cu 'sta fetent' 'e fest', non esitate ad acquistare virtualmente una delle magliette che Ameliando ed io, da bravi napoletani, che non perdono occasione di inventarsi qualcosa per guadagnare (anche se non vediamo manco un euro), abbiamo preparato per l'occasione, al fine di diffondere la protesta contro lo zucca-party del mondo occidentale! Giusto per: W i talebani.


P.S.: Non vi preoccupate per le taglie, donne, perchè per quelle c'attrezziamo. Se siete troppo seccarone, vi forniremo un'imbottitura di semi di zucca da mettere a mo' di busto ortopedico ripieno, mentre se siete troppo in carne, c'è sempre il machete usato per le zucche; direte voi dove dobbiamo tagliare per farvi calzare a pennello le nostre T-Shirt taglia unica. Che volete da noi, mò così si porta, tutti le fanno taglia unica, le magliette.
Buon Halloween a tutti quanti e grazie ancora ad Ameliando per le risate ormai consuete in sua compagnia. Meno male ca ce staje tu!



Spero abbiate apprezzato la traduzione dal vernacolo partenopeo, che, si sa, per questo genere di proteste è quanto mai azzeccatissimo, non potevamo esimerci.
venerdì, 12 ottobre 2007

Ed ora veniamo ad una piccola, ma intensa rassegna delle chiavi di ricerca più usate su Google, che hanno portato ignari visitatori a sbirciare il mio blog. Come sempre, alcune sono VERAMENTE inquietanti.
Le metto in ordine sparso:

1) Annibale farnetichi la canzone
Mi spiegate che cazzo vuol dire "Annibale farnetichi la canzone"??? E quando mai io ho nominato 'sto signor Annibale qui dentro? Che farnetico si sa, che canto sempre pure, ma Annibale secondo me è un clandestino marocchino che si è infilato di stramacchio nel template del mio blog e campa alle mie spalle. Mazzate di morte, se lo acchiappo.

2) Jack cagone
Grazie. Davvero, grazie. Se trovo chi è stato a digitare queste due parole messe insieme su Google, lo chiudo nella tazza e gli faccio quello che generalmente si fa sulla tazza, ma glielo faccio in testa, ovviamente. Almeno la smetterà di cercare in giro per il web questo Jack Cagone, che, ci tengo a precisare, non sono io. Sono stitico ultimamente.

3) Jeans attillatissimi tamarri
Ne avrò parlato in quei post disperati, dove descrivevo la fauna femminile che viaggiava in Circumvesuviana con me, ma se la gente scrive "jeans attillatissimi tamarri" e si ritrova qui, magari pensano di essere finiti sul blog di Dolce & Gabbana e ci scappa pure che qualcuno mi faccia le avances gaie.

4) Marilena & seducente
Dove sta??? Eh?!? Ditemelo! Ditemelo subito! Dov'è che nel mio blog ci sta una Marilena seducente, che me la trombo seduta stante?!? Ho lo jus primae noctis su di lei, se questa signorina vive qua da me a mia insaputa!

5) Montera dei toreri shop
Oh dio. E' vero che in quel di Madrid ho soggiornato a Calle Montera, notoria (ma dopo scoperta, a mia discolpa) via di puttan tour internazionali, ma queste parole messe così fanno pensare ad un sexy shop in Calle Montera, che appunto è già ambigua di per sè, che vende articoli porno per toreri assatanati di sesso, che quando non ci vedono più dalla "fame", in mancanza di donne, ma anche di tori, sono capaci pure di incaprettarsi una Fiesta Ferrero!

6) Nelson piatti
Sarà che sono un bravo uomo di casa e s'è sparsa la voce? No, no, no! Ehi, piano! Signore, per favore, donne, calme, calme! Non spingete, tanto non ho intenzione di sposarmi! Pussa via!

7) Pisello dentro
E ho detto tutto.

8) Tuffo dalle spalle
Che messo dopo "pisello dentro" è davvero molto preoccupante.

9) Zia svestita
Non mi risulta di aver mai fatto cose zozze con una mia zia, nè tantomeno di averne parlato qui, incurante dell'incestuosità del fatto, descrivendo improbabili spogliarelli di una donna di 70 anni e più (be', quella è la mia paziente hard di 74 che si spoglia per me, non mia zia!); ma... pensavo: vuoi vedere che la vendetta di Edipo si è scagliata su di me, così che io tromberò mia zia e ucciderò mio zio, senza sapere che siano loro?
Forse l'oracolo di shiny stat ha voluto aiutarmi con questa profezia.

Ci sono tante altre chiavi di ricerca, ma per lo più sono "innocue"... quello che mi premeva era semplicemente portare a conoscenza di tutti voi la faziosità e la malvagità di Google, che si è accanito con me e mi manda tra miliardi di visitatori in tutto il mondo, solo quelli più porci, quelli più malatoni, quelle più baldracche, quelli che non hanno una ceppa da fare (mi riferisco a te che hai cercato Annibale che farnetica qua dentro, imbecille).
Insomma, è una congiura, un complotto vero e proprio. Google vuol farmi fuori, perchè gli faccio concorrenza con il MIO motore di ricerca personalizzato.


P.S.: Ma vi capita mai di ritrovarvi a desiderare pazzamente, anche solo per un istante, una persona che generalmente non vi fa quest'effetto dirompente, seppur piacente? Non è che sono un porco sul serio?

lunedì, 02 aprile 2007

Piccolo breviario di aneddoti su rotaia.

C'è da fare una premessa sulla Circumvesuviana.
La Circumvesuviana, per chi non è di Napoli e dintorni, è un ameno trenino, più simile ad una metropolitana che ad un treno, che collega il centro cittadino con i paesi che brulicano alle falde del Vesuvio (per la serie: "viva la sicurezza e la lotta all'abusivismo edilizio").
Com'è noto, l'interland napoletano non è dei migliori socialmente parlando, dispiace dirlo, ma è così. Questo comporta che la media dei passeggeri che salgono e scendono dai treni della Circumvesuviana sia a dir poco "colorita" nei modi e negli atteggiamenti.
So già che questo post potrà apparire classista o cose del genere, ma vi prego di non fermarvi alle apparenze, anche perchè un fondo di verità, pur nelle generalizzazioni, c'è sempre, e poi in fondo si gioca.
Viaggio in Circumvesuviana tutti i giorni, sabato compreso, accidenti alla zozza, ormai da due settimane, e dovrò farlo ancora, ahimè; ma già in queste due settimane credo di aver incontrato tutti i tipi umani possibili e non posso proprio far a meno di descriverli per sommi capi, ad imperitura memoria di queste mie osservazioni da passeggero assonnato, ma non troppo.
Naturalmente, non posso esimermi dal descrivere lo stesso tipo umano sia in versione mattiniera (poco dopo l'alba), sia in versione friccicarella ad ora di pranzo, quando riprendo il treno per tornare a Napoli.


1) LA DESPERATE HOUSEWIFE DE' NOANTRI

(mattina): trattasi di casalinga, sicuramente disperata, dall'aria stanca, sfatta e incazzosa più che mai, generalmente accompagnata da prole urlante in dialetto stretto, che non vuole andare a scuola. La suddetta signora è stracarica di buste di plastica, che non si sa cosa ci tenga dentro, ha il trucco sciolto sotto agli occhi, il che valorizza le sue naturali occhiaie, il rossetto sbavato, per via della merendina che mangia svogliatamente, visto che uno dei pargoli non la vuole più, ed è vestita in modo molto "casual", nel senso più stretto del termine "casuale", ovvero ha acchiappato i vestiti nell'armadio in stile mosca cieca, 'ndo cojo cojo. La retina dei passeggeri resta spesso definitivamente impressionata, nonchè traumatizzata, dal feroce accoppiamento di colori.

(ora di pranzo): la casalinga disperata sale a metà percorso, strattonando i bambini, più urlanti del mattino, perchè eccitatissimi per la scuola finita, e dando loro calci nel sedere e scappellotti dietro alla nuca, accompagnati da un ultrasuono del tipo "Mo' si nun v' stat' zitt', v' vott' a copp' 'o tren', uagliu'!!!". Amore di mamma... da notare che generalmente la casalinga si è pettinata a quell'ora, cosa che la mattina non aveva fatto, e il suo capello unto risalta di più, se tirato all'indietro con centomila mollettine, pinzettine e fermaglini di strass. Di strass. In pieno giorno. W la finesse e la sobrietà.


2) IL FRAVECATORE

(mattina): dicesi "fravecatore", dal verbo dialettale "fravecare", ovvero "lavorare con fatica", l'operaio, il lavoratore dipendente sfruttato e palesemente sottosalariato, che si alza dal letto al mattino come se dovesse andare al patibolo, roba che se Marx lo vedesse, gli direbbe che è ora di provarci di nuovo con la rivoluzione proletaria. Il fatto è che i fravecatori sono troppo stanchi e alienati pure per quella e gli risponderebbero "Carle', ma vatt' a piglia' nu cafè e nun c' sfotter', ca stamm' chin' 'e suonn' ca'... zzzZZZzzz...". Il fravecatore si addormenta sistematicamente sul sedile, scomodissimo tra l'altro, del treno, poggiando la testa contro i luridi finestrini tutti zozzi di murales e di scazzimma varia, dovuta a mancate pulizie di mesi e mesi. Anche il fravecatore è generalmente vestito alla Arlecchino, ma essendo uomo si nota meno l'eccentricità del look. Inutile dire che si scaccola continuamente. Provo spesso a seguire la traiettoria della caccola, per evitare di ritrovarmela appiccicata sulla borsa o di sedermici su, quando, schifato da rigurgiti trattenuti di cappuccino e passatina di dito nell'orecchio cerumato da parte del suddetto fravecatore, decido di spostarmi altrove per evitarmi un conato mattutino. Occhio da triglia e sbadiglio in stile ippopotamo alla fonte sono all'ordine del giorno per questo tipo umano.

(ora di pranzo): il fravecatore a quest'ora è leggerissimamente più sveglio, ogni tanto riesce pure a stare con gli occhi aperti per dieci minuti di seguito. Stringe spesso tra le mani uno sfilatino pieno zeppo di mortadella, salame, peperoni, melanzane, carciofini e chi più ne ha più ne metta; ma il modo che ha di mangiarlo, nonostante le leccornie citate, farebbe passare la fame pure a qualche povero bambino affamato del Biafra: il fravecatore addenta il panuozzo con vorace sfacciataggine, slurpazzando qua e là il pane, lasciando fili di saliva ad ogni morso, che manco Spiderman, sbriciolandosi dappertutto; e la cosa peggiore di tutte sono le unghie a lutto che spiccano sul colore chiaro del pane... e poi che ve lo dico a fare che spesso il panino è condito dalla solita caccola? Eh, sì... perchè forse lo sfilatino acquista un retrogusto più genuino, se lo si tocca con il dito che è appena stato usato per la scaccolata. Sarà una ricetta da provare, un modo subliminale per suggerirmela, credo. Ad un certo punto, poi, gli squilla il cellulare e generalmente è la moglie, che, incazzata, gli urla qualcosa al telefono e lui con aria rassegnata annuisce tra un grugnito e l'altro, fino a che chiude la telefonata ed esordisce con una sfilza di epiteti elegantissimi, mormorati sottovoce, in direzione della sua simpatica signora. Quando è amore, è amore...


3) IL TAMARRO LOCALE SPONSOR UFFICIALE DELLA D&G TAROCCATA

(mattina): l'età media del tamarro locale va dai 16 ai 40. Ci possiamo trovare di fronte a due tipi di tamarro in base all'età: il tamarro adulto, che nemmeno lo descrivo, tanto è ridicolo, e il tamarro studentesco, che ha l'attenuante della giovane età; il tamarro studentesco s'acchitta per andare a scuola manco fosse una discoteca: strafirmato, generalmente brillantinato, con capello a cresta da pollo Amadori, tutto improfumato che pare una damigiana di Tommy Hilfiger ambulante, scarponi da trekking tipo Timberland, jeans attillatissimi a strizzargli il pacco e giubbottone con pelliccia di vera volpe squartata a contornare il viso lampadato, rigorosamente brufoloso e pieno di cicatrici. Ah, e gli occhiali enormi con montatura bianca, terrificanti, li vogliamo tralasciare? No, direi di no, sono fondamentali.
La parlata del suddetto tamarro è generalmente muta, nel senso che si esprime a suoni gutturali (Mhh, ghh, ah, eh, oohh, uè, azz) con i suoi compagni di branco (e dico apposta branco), con cenni della testa da bulletto o con gesti altamente eloquenti e significativi, realizzati tirando su il dito medio della mano destra, ma va bene pure la sinistra. Quando parla, poi, quelle rare volte, viene da pensare che sarebbe stato meglio se fosse rimasto zitto, un po' per quel che dice (il calcio è l'argomento più profondo che la sua mente riesca ad affrontare), un po' per COME lo dice. Ogni due parole c'è una trucidata a colorire il tutto. Istruttivo ed interessante dal punto di vista linguistico-semantico. Lobotomizzato andante, decisamente assonnato, sembra spesso che stia pensando di mettere una bomba nella scuola, per avere una buona scusa per sfogare i suoi istinti violenti repressi e per zomparsi l'interrogazione di matematica.

(ora di pranzo): lo si vede entrare nel vagone con una mano sul pisello, che si ravana nelle mutande per cercare quel che resta del suo pacco strizzato dai jeans dopo cinque ore di scuola. La cresta se n'è leggermente scesa e l'occhiale è diventato opaco di ditate, perchè tutti i suoi amici tamarri hanno fatto a gara per indossare i suoi splendidi occhialini. A quest'ora il tamarro gira sempre in branco ed è estremamente chiassoso, vedi cori delle squadre di calcio locali, epiteti alle compagne di classe più bestie di lui, tutte scosciate e seminude, con tanto di chewingum ruminato tra i denti e risate sguaiate, roba che da adulte saranno delle vere signore.


4) LA VECCHINA RINCO

(mattina): la vecchina rinco si vede poco di mattina, poichè a quell'ora sta beatamente nel letto o a smazzarsi di fatica a fare i servizi in casa. Le poche vecchine che si vedono sono praticamente innocue, perchè troppo immerse nell'atmosfera onirica delle prime ore del mattino.

(ora di pranzo): la vecchina rinco all'ora di pranzo gira generalmente stracarica di sacchetti della spesa, tanto che la gobba le sale fin sopra alle orecchie; parla da sola o tenta di attaccare bottone con qualcuno (chissà perchè, io sono sempre tra i bersagli preferiti), oppure la si trova spesso in compagnia di un'altra vecchina rinco e le si può ascoltare nei loro discorsi di una volta: "ehhh... perchè quando andavo io a piedi al santuario di Pompei era tutta un'altra cosa... ehhhh... perchè a mio marito ogni tanto vengono ancora i momenti che vuole fare quelle cose là, ten' 'a capa fresc'... ehhh... perchè il ragù come lo faccio io... ehhhhhh... perchè mio figlio si è accattato il cellulone con il televisiono sopra e vede i filmi... ehhhhh... perchè seconTo me non si dovresse pagare il biglietto quando il treno fa ritardo, perchè co' Mussolin' nun 'o facev' 'o ritard'... ehhhh... ma 'stu bellu giuvinott' chi o sap' ch' lavor' fa, eh... (parlando di me con l'altra vecchina rinco, frase tipica per attaccare bottone)".
Tutti questi discorsi, da notare bene, vengono affrontati URLANDO A DIECIMILA DECIBEL, COME SE IN TRENO FOSSERO TUTTI SORDI COME LORO!!! Che sfinimento...


5) LA PROFESSORESSA GNO**A (non scrivo tutto il termine non per pudore, ma perchè ho visto che mi vengono a visitare i malatoni che cercano su google i video zozzi delle maestrine ingrifate!)
(mattina): ce ne sono tante di professoresse su questo treno, molte provenienti da Napoli, che vanno a lavorare nelle scuole di provincia. Non sono certo tutte gno***e, ma tra le tante spicca proprio la figura della professoressa gno**a. Una ho avuto il piacere di consocerla. Giovane, in media tra i 28 anni e i 40, ben vestita, curata, sguardo attento, piena di scartoffie su cui fa segnacci con il pastello rosso, walkman nelle orecchie, scollatura generosa ma non troppo, come a dire "guardate che sono bona, però non lo metto troppo in mostra perchè so' di classe e chic". Eh sì, ok, ammettiamolo, sei di classe e chic. Infatti, la professoressa gnocca, quando capita di avercela di fronte, è l'unica bella visione che mi si para davanti durante il tragitto.
La professoressa gno**a tende molto a giocare di sguardi. Ovvio che giochi anch'io a quel punto ed il bello è beccarla a scrutarmi e poi a far finta di niente. Spesso passa qualche alunno che la saluta e lei, timidamente, ricambia e cerca di non accollarsi il lecchino addosso, che vuole giustificarsi per i mancati compiti prima ancora di entrare in classe.
La professoressa gno**a, quasi sempre single o solo fidanzata, non aspetta altro che qualcuno, possibilmente un uomo piacente, le dia a parlare. Sto parlando di me, è chiaro. Inutile che ridete, io piaccio alle professoresse gnocche, uomo distinto e fascinoso, aò. E io lo faccio, attacco a parlare. Mai deludere una signora, giusto?
La prof. ci tiene a mostrare la sua immensa cultura, mi spara citazioni auliche, sorride maliziosamente, e tac! Lancia domande personali in modo "velato". Al che penso che sia il caso di affrettare il viaggio e comincio a guardare nervosamente fuori del finestrino. Odio quando mi si chiede se io sia sposato, mi viene l'orticaria.
Per fortuna, scendo sempre prima io, così saluto, sorrido e prendo una boccata d'aria. Scampato pericolo, anche se... mica male la prof., a suo modo sexy...

(ora di pranzo): salgo sul treno e la trovo già seduta che si sbraccia "Dottore, dottore! Sono qui, le ho tenuto il posto..." e sfodera un sorrisone. Mica posso dire di no? Vado e mi siedo. Dopo le cinque ore di scuola, la professoressa gno**a è forse più carina, più naturale, meno in tiro... e poi è completamente esaurita dai ragazzi, quindi, non ha la forza di fare domande personali e mi racconta più che altro aneddoti scolastici divertenti. Accavalla di continuo le gambe, il che fa molto basic instinct, e quasi quasi mi salta l'ormone, ma poi... "Professoressa!! Anche lei qui!! Prof., ci possiamo sedere, le facciamo compagnia?" e così, dopo uno sguardo un po' "disperato", mi presenta i suoi ragazzi, che ci allietano il viaggio con le loro battute tra il simpatico e il leccaculo.
Il saluto è sempre languido e ammiccante "Arrivederci... dottore...". Wow...!

E questo è tutto, per ADESSO... urge doccia, ho combinato un macello in cucina, adios.

venerdì, 16 marzo 2007

Dell'Entusiasmo. La spinta verso e dentro sè.

Non so quanti grecisti e latinisti passeranno di qui, questa non vuole essere una lezione di filologia, ma per i non addetti ai lavori, sia comunque un riferimento l'immagine qui di fianco... trovo che sia sempre bello andare alla ricerca dell'etimologia delle parole, io che le amo, se ben usate.
ENTUSIASMO. Questa è la parola che più mi piace.
Ciò che di più bello ci sia nell'animo umano, ciò che ci spinge a fare qualcosa dando il meglio di noi stessi, il massimo, senza risparmiarsi mai, perchè si ha uno scopo ben definito e lo si porta avanti con fierezza. Fierezza.
La compagna ideale di Entusiasmo. Volontà è la loro figlia prediletta.
Parlo di entusiasmo perchè in giro ne vedo poco, sempre meno, in tutti i settori del vissuto quotidiano. Quanto io m'incazzi di tutto ciò non è un mistero.
Non so se sia un morbo diffuso, questo lassismo generale del pensiero, questa specie di lentezza cerebrale, di appiattimento, che cozza contro ogni mio modo di vedere la realtà. La realtà stessa, infatti, infetta, ogni giorno m'appare sempre più piatta, salvo rare eccezioni, che sto ben attento a tenermi strette vicino.
Fatto sta che è disarmante vedere, soprattutto nella maggior parte dei più giovani, ma non solo loro, va detto, la mancanza di ogni spinta vitale verso ideali che trascinino, verso modi d'essere carismatici e indipendenti, che si distacchino dai modelli del cazzo, pardon, che propongono cinema e tv. Il gregge di cui parlava Nietzsche c'è sempre stato e mai sparirà.
L'unica spinta entusiastica che riesco a vedere negli esponenti di "spicco" delle nuove generazioni è quella verso le boutiques di alta moda: l'esercito di D&G, di Cavalli e di non so chi altro, tutti paillettati, esteticamente perfettissimi, esemplificazioni in carne ed ossa di pagine di rotocalchi da parrucchiere.
Sono stronzo a dire così? Può darsi. Sto generalizzando? Può darsi, ma non m'importa, perchè come al solito vorrei provocare, per far indignare chi non è così vacuo dentro, e spingerlo a reagire. Difficile, lo so, questo è solo uno stupido blog senza pretese, ma ho voglia di scrivere tutto questo, oggi, e che nessuno s'offenda, tanto, come si dice, me ne fotto, giusto? E' questa la mentalità imperante, il "me ne fotto".
Avere un progetto nella testa, un ideale da portare avanti, niente di trascendentale, per carità, ma qualcosa che dia un senso alle giornate e che faccia maturare dentro... vorrei intorno a me persone con queste idee nell'anima. Persone attente a quello che hanno intorno, disposte a conoscere e a rispettare ciò che è altro da sè. Vorrei sentirmi attorniato da persone "divinamente ispirate", entusiaste ed entusiasmanti, appunto, che propongano, stimolino, divertano, coinvolgano, stupiscano... agiscano.
E sarebbe divertente fare un discorso così nel bel mezzo di una folla, per vedere alla domanda "quanti di voi si ritengono pieni di entusiasmo?" le mani che si alzano, agitate, per farsi vedere... e poi? Quanti avranno detto la verità?
Riempirsi la bocca di belle parole è facilissimo per tutti, metterle in pratica è cosa per pochi, a quanto pare. E dove sono quei pochi, allora? Li cerco ogni giorno nelle piccole vicende quotidiane e quando, aiutato dal Caso, trovo uno di loro, uno di questi silenziosi militanti del PCF (Partito Cervelli Funzionanti), provo ad interessarlo, provo a "circuirlo", se mi si passa il termine, provo ad entrargli nella mente, incuriosendolo, dandogli quel che posso offrire di mio, per arricchirmi di tutto ciò che so già che potrà insegnarmi, anche soltanto con uno sguardo... uno sguardo vincente.
E non importa se chi incontrerò non saprà insegnarmi niente di concreto o se non saprò farlo io per lui, perchè basterà condividere quello che si ha già, insieme, spinti dall'Entusiasmo.
La Conoscenza, poi, verrà da sè...


sabato, 10 marzo 2007

Quello che le donne MI dicono...

Niente di che, sia chiaro, solo un breviario senza pretese e leggermente esaltato (perchè no?) delle frasi più udite negli ultimi anni, da quando ho smesso di fare la brava personcina e mi sono dedicato all'arte del cazzeggio "amoroso". Questo, però, non vuol dire che io non abbia il cuore con i battiti accelerati, se penso a qualcuna, adesso, eh...
Avvertenza: questo post è sconsigliato a chi non mi conosce almeno un po', potreste farvi una pessima opinione di me (ovvio) e potrei passarci per doppiamente narciso ed egocentrico ai vostri occhi... ma non serve raddoppiare la dose, garantisco personalmente...


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Donna: "Hai un modo davvero irresistibile di corteggiare le donne, non ti si può non cedere, sei troppo scemo!"
Commento mio: ma insomma?? Che vuol dire "troppo scemo"?? Tsk, per una volta che sembra ti facciano un complimento, dopo ti danno subito la batosta.


Donna: "Sei completamente inaffidabile, io con uno come te non ci starei MAI"
Commento mio: in genere, chi mi dice questa frase, dopo un paio di settimane che non la calcolo carinamente, inizia a provocarmi. Uhm. Le donne sono quasi sempre molto stabili, W la coerenza, eh?


Donna: "Secondo me, finora nessuna donna ti ha capito davvero... tu sei un uomo speciale..."
Commento mio: il sorriso da crocerossina che fanno mentre pronunciano queste parole è qualcosa di altamente pericoloso. Significa "Non preoccuparti, caro, come ti amerò e ti capirò io... ehhhhh (sospiro innamorato) non mi schioderò più di torno e avremo tanti bei bamboccini!". ARGHHHHHHH!!!!!


Donna: "Perchè mi stai guardando così? Sai che poi io..."
Commento mio: eh?? E come ti dovrei guardare, bella mia, se hai una scollatura che un altro po' ti si vedono pure le ginocchia? Diamine.


Donna: "Io odio gli uomini che non decidono mai dove portarmi e lasciano fare tutto a me. Ah, volevo dirti che per stasera... vorrei andare a mangiare lì, poi a vedere quel film lì, poi magari salutiamo quelli lì, poi facciamo un giro lì e poi beh... mica hai qualche proposta, vero? Ma non decidi mai niente nemmeno tu?"
Commento mio: ma l'uomo sono io o sei tu? Ma mi fai parlare o mi vuoi costringere a chiuderti la bocca a modo mio (no, non pensate male)? E perchè io sono uscito con te, femminista nostalgica del cacchiummm, nipote di qualche suffragetta uccisa calpestata da un corteo di lesbiche impazzite? PERCHE'??


Donna: "La prima volta che t'ho visto t'ho trovato veramente insopportabile, sai...". Sguardo languido, mano sul mio petto. Variante: seduti di fronte, il suo corpo proteso verso di me, sorriso ammiccante con bocca a cuoricino.
Commento mio: a parte che io SONO insopportabile, ma poi, dico io, perchè non me lo dici chiaro e tondo che ora sei pazza di me? CONTORTE. Siete contorte, mie care.


Donna: "Sai che stamattina t'ho pensato?"
Commento mio: ah ah ah. Solo stamattina? E su, giochiamo a carte scoperte, dimmi che sono il tuo sogno erotico 24 ore su 24 e non se ne parli più, che si passi ai fatti.


Donna: "Tu ci credi all'amicizia tra uomo e donna? Noi siamo amici, vero?"
Commento mio: se ti dico che ci credo, ci resti di merda, perchè speravi in un mio abbraccio con tanto di caschè e bacio, mentre ti sussurro che non ci ho mai creduto e che ti ho sempre desiderata. Se ti dico che non ci credo, mi dici che sono un porco maialone e magari mi molli pure un cazzotto nello stomaco e non me la dai più per i prossimi dieci minuti. Resta il fatto che aspetti comunque che io ti zompi addosso, punto.

Donna: "Non si capisce mai se stai scherzando o sei serio, questo mi dà enormemente fastidio. Ma mica ci stai provando con me? No, fammi capire!"
Commento mio: e tu perchè ti scaldi? E perchè sei andata a dire alla mia migliore amica che ti piace tanto questo mio modo di fare e ora a me dici il contrario? E perchè mi vuoi mettere alle strette? E perchè mi reputi così fesso? E perchè, se ci provo con te, per caso ti dà fastidio? Ma statt' zitt', iamm' bell'. Ahhhh...



Donna: "Scommetto che sei tanto romantico e che quest'aria da duro cinico ce l'hai solo per difenderti..."
Commento mio: brava, mia cara. Sei un passo avanti rispetto al resto dell'universo femminile, hai capito che ho un animo nobile, gentile, dolce e tenero, ma... a letto come te la cavi?

PAFFFF!!!!!!!

Questo è il rumore del ceffone che ogni donna che passerà di qui mi regalerà in pieno volto, tutta fintamente imbronciata, in segno di protesta verso il maschilismo imperante di questo post. Ebbene sì, provocazione lanciata: è guerra, pazze schizzate che non siete altro!!!




 

lunedì, 22 gennaio 2007

Giornata cortissima, oggi, quasi quasi mi metto a fare la ola da solo sul divano, sono troppo contento di questo mio insolito, per quest'ora, ozio lavorativo. Fossero tutte così brevi, le mattinate, forse sarei meno esaurito. Eh?? Io? Meno esaurito??? No, eh? No. Il mio esaurimento è una conditio sine qua non del mio incredibile fascino, quindi, me lo tengo stretto. (Bisogna autocelebrarsi ogni tanto, visto che una cosa carina non ce la dice mai nessuno, "manco a pagallo aò", come dicono a Roma... o no? Sì.).

E meno male che la mattinata lavorativa è finita presto... dico "meno male" per due semplici motivi: il primo, non così strano a leggersi per chi mi conosce, è che ho dormito praticamente NIENTE. Sono andato a letto intorno alle 6. A letto, poi, per modo di dire... una doccia veloce e poi steso nella penombra di un'alba che già avanzava con prepotenza tra le fessure delle imposte di camera mia. Ho preso sonno per un paio d'ore, pure meno. Il risveglio è stato a dir poco ATROCE.
Il secondo motivo... ha a che fare con il risveglio ATROCE. Anzi, è proprio il risveglio ATROCE.
Perchè un risveglio sia veramente ATROCE occorrono pochi, ma essenziali ingredienti. Eccoveli di seguito.

Ingredienti per un risveglio ATROCE:

  • Una persona che non sopporti assolutamente, che ti sveglia di soprassalto
  • Un rumore infernale e improvviso
  • Un caos dionisiaco che ti pervada l'anima, le orecchie, le viscere e il fisico tutto ancora addormentato
  • Un mal di testa sensazionale, che il Moment a vederlo se ne scappa piangendo
  • Qualcuno che canta Gigi D'Alessio
  • Un caro aspirapolvere che si accende proprio nel momento in cui hai realizzato che forse quel casino era solo un brutto sogno e non la dura realtà che ti dà il buongiorno

Tutte queste cosettine carine, il solito fortunato, lo so, stamattina le ho avute io.
Narro i fatti.
Da qualche giorno a questa parte, dei "simpatici" operai stanno rimettendo a nuovo l'esterno di casa mia. E fin qui, tutto a posto. Il problema è che questi operai, oltre ad essere tremendamente rumorosi e canterini (sanno, infatti, tutto il repertorio di Gigi D'Alessio a memoria), sono anche molto mattinieri, il che non collima esattamente con i MIEI tempi tecnici di risveglio.
Nei giorni scorsi hanno dolcemente picconato, delicatamente trapanato, sofficemente scaricato calcinacci, il tutto con una leggiadria che Carla Fracci a paragone è un pezzo di piombo di 300 kg, scagliato da un'altezza di 1000 metri. Mi rendo conto che il lavoro da operaio sia faticoso e rumoroso per natura, però tutte queste sane attività i miei adorati operai le fanno negli orari più consoni a provocarmi un'incazzatura paurosa, ovvero al mattino prestissimo e dopo pranzo, quando uno vorrebbe farsi beatamente rincoglionire dalla pancia piena e da quella beata sensazione di pace con il mondo. E invece NO. Si sente TRRRRRR!!!! FRRRRR!!!! TRRRRR!!! BOOM! BOOM! BOOM! TUM TUM TUM!!! POW!!! SCRASHHH!!!! E 'A LUNA ROSSA M' PARL' 'E TEEEEE... FEMMENAAAA TU SI 'NA MALAFEMMENAAAAA... Un inferno.
Ma venendo a stamattina... oggi era il turno del... eh sì, signore e signori, del MARTELLO PNEUMATICO.
Voi direte "Ma no, dai, forse non erano le 7.30 del mattino, eri tu che nel rincoglionimento da sonno hai visto male l'ora ed era mezzogiorno passato...non si usa il martello pneumatico alle 7.30...".
E no... erano PROPRIO le 7.30 del mattino.
Fatto sta che nella catalessi completa del sonno, non ho colto le avvisaglie di quello che stava per succedere, ovvero la precedente picconatura prima di scassare tutto con il martello pneumatico. Io dormivo.
All'improvviso, invece, sento... TRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T!!! TRRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T!!!
E poi sento un urlo. Un urlo di donna. L'urlo di colei che vive, mio malgrado, in casa mia.
"Tua moglie?"
No, non è mia moglie, non siamo sposati.
"La tua fidanzata?"
Nemmeno, non siamo fidanzati.
"La tua ragazza? La tua compagna?"
Non siamo ragazzati e nemmeno accompagnati.
"Insomma, ma chi cazz' è???"
La genitrice, vabbè, diciamo mamma, di mio figlio.
Situazione complicata, non fatemi spiegare.
Insomma, CODESTA, la chiamerò così per evitare altri imbarazzi, inizia ad urlare.
"AAAAAHHHHH!!!! IL TERREMOTOOOOO!!!!"
Salto dal letto, il primo pensiero è per mio figlio. "Devo salvarlo", mi ripeto in testa tipo i robot nei film, che dicono a raffica "Devo uccidere Mr.X, devo uccidere Mr.X".
Le coperte mi volano per terra, resto per qualche attimo seduto al centro del letto, tentando INVANO di capire cosa stesse succedendo, il perchè di quel rumore assurdo e soprattutto cosa c'entrasse il terremoto presunto, urlato da CODESTA. I peli del petto mi si rizzano per lo spavento, mi prende un torcimento allo stomaco, che per poco non ci resto secco e non me la faccio sotto, per la mossa di viscere surriscaldate dalla paura che mi attanaglia la panza e quando sto per alzarmi di corsa dal letto, per andare in camera di mio figlio, sento un operaio che canta "Non dirgli maiiii che siamo stati a letto per un giorno interoooooooo..." e così capisco tutto... 'sti cazzi che è il terremoto, sono gli stronzoni mattinieri.
A quel punto, però, mi alzo lo stesso per un altro semplicissimo motivo. Fare un cazziatone a quella cretina di CODESTA, che mi ha fatto morire di paura.
Esco dalla mia stanza per andare nella sua, cammino in boxer e scalzo per il corridoio a passo spedito e semibarcollante, cercando di andare a tempo con il TRRRRRRRR!!!! T-T-T-T!! TRRRRRRRRR!!! e all'improvviso me la trovo di fronte, mezza rincoglionita pure lei, che con un tono molto english mi guarda e fa...
"No, sai, scusami, è che ho avuto un risveglio un po' brusco per via di questi rumori e mi sono spaventata, sembrava ci fosse il terremoto, stanno martellando proprio gli esterni in corrispondenza della mia stanza..."
A quel punto la guardo anch'io, con fare molto, ma molto english, e le sussurro più incazzato che mai:"Tu non stai bene, tu sei pazza".
"Ma Jack, mi sono spaventata, te l'ho detto!"
"Ma ci mancava poco che chiamassi i pompieri e la protezione civile!"
"Sei il solito esagerato, uff!"
"Ah, io sono esagerato, IO?"
"Attenzione... WWWWOOOOOOOOOFFFFFFFF!!!"
"Ah, buongiorno, signora... già qui? Non l'ho sentita arrivare con tutto questo baccano..."
"Buongiorno, dotto', eh, avit' raggggion', stann' facenn' nu burdell' 'e pazz'... mò però devo passare da qui con l'aspirapolvere, luat' nu poc' 'e piedin' a lloc', jamm' bell'..."
WWWWWOOOOOOOOOOOOFFFFFFFFFF!!!
TRRRRRRRRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T-T!!!!!
JACKKK, PORTI TU R. A SCUOLA, VEROOOOOOOO???
Avrei voluto rispondere con un urlo, ma mi pareva di contribuire al terribile inquinamento acustico che stava intossicando il mio cervello.
"Sì. Sì. Sì. Faccio tutto io. Basta che me ne vado da questo folle raduno di audiolesi!".
"Ciao, papi, hai visto che rumore? Sembra un mostro che ci sta per venire a mangiare, questo TRRRRRR!!!, vero?", sorride mio figlio, divertito per il baccano, con la bocca sporca di nutella, mentre tenta di infilarsi lo zainetto sulle spalle, pronto per andare a scuola.

Questa è stata l'unica cosa carina che ho sentito in mattinata...

Davvero un piacevole buongiorno...



Written by: JackPummarolino alle ore 14:11 | Permalink | commenti (18)
categoria:about jack, le giornate di jack, jack criticone, jacks incazzescions
domenica, 21 gennaio 2007

Perchè le donne, si sa, amano la sfacciataggine. Amano quella gentile prepotenza che dà sicurezza e protezione. Amano lo spirito d'iniziativa, amano essere trascinate, travolte.
Amano chi sa sorprenderle, chi le incuriosisce con atteggiamenti tra lo strano, il pazzoide e lo sfuggente, molto meglio se sfuggenti lo si è davvero e non solo per far scena, perchè poi sa di stupido. Amano chi sa farle ridere, anche coprendosi di un ridicolo che ridicolo non è. Amano chi le priva dei pensieri più cupi e le fa sognare, regalandogliene di delicati e colorati, esclusivi... sì, amano essere uniche... e alcune non sanno che lo sono a priori, uniche, anche se ancora non c'è per loro qualcuno che le ami come vorrebbero.

Sembra banale, scontato, quel che sto scrivendo, e forse lo è davvero, ma viene da chiedersi perchè noi uomini non ci comportiamo sempre, o almeno nella maggior parte dei casi, seguendo queste semplici direttive per rendervi felici, oh donne, esseri immondi trabordanti fascino che non siete altro (non tutte, per fortuna).

C'è un certo tipo di "fascino" maschile, invece, se così vogliamo chiamarlo, che colpisce SEMPRE una donna, o meglio, un certo tipo di donna... ovvero una donna affascinante a sua volta.
Si può pensare che io parli di una sorta di metodo seduttivo studiato a tavolino, pronto all'uso nelle occasioni più propizie e valido universalmente, ma non è esattamente questo il fascino di cui parlo.
Il fascino che può "sfruttare" un uomo dei nostri tempi è per me sinonimo di "galanteria".
Dove stanno più gli uomini galanti? Prima era più complicato sedurre una donna, erano tutti, o quasi, galanti. Dovevi distinguerti per altro, quindi, per far breccia nel cuore di una gentil pulzella.
Oggi, invece, che c'è un'invasione di "truzzi", non c'è niente di più facile per sedurre una donna che essere galanti. Possono riuscirci anche i meno scaltri e i meno belli, provare per credere. E per "galanteria" non intendo solo essere un uomo tutto sorrisi ed accondiscendente, ma badare a quei piccoli gesti che fanno sentire una persona importante, gradita, desiderata. I dettagli.
Esempi semplici? Dall'aspettare agli appuntamenti senza sbuffare per il matematico ritardo al versare il vino, dall'accompagnarle la sedia mentre s'accomoda all'ascoltarla con attenzione, anche quando ci fa due palle così sui suoi problemi personalissimi, tipo ciclo, menopausa, capelli, amiche, pelle secca, pelle grassa, trucchi, film d'amore e tutte le possibili stronzate immaginabili. E, soprattutto, ascoltarla davvero quando ci parla di sè, di cose serie, dove mette il cuore solo nel fidarsi a dircele, perchè in quel momento lei si mette in gioco e dobbiamo farlo anche noi. I rapporti paritari sono belli per questo, perchè si rischia alla stessa maniera lo sputtanamento totale e ci si lega davvero.
E bisogna interessarle, le donne, altrimenti scappano. Cultura. Una parola magica che oggi viene usata troppo poco, perchè si punta su altro, vedi griffes, ville, auto, regaloni e via dicendo... ci sono donne che si accontentano di questo o che sanno apprezzare solo questo, verissimo; ma per fortuna, ci sono donne splendide, meravigliose, sensibili... e non comprese. Non pretendo di comprenderle tutte io, ci mancherebbe; Madre Natura non mi ha dotato fino a tal punto, in tutti sensi intendo, ehm... però le osservo. E penso.

Sono alcuni giorni che mi capita di assistere in diversi contesti sociali a scene improponibili, roba che, per quanto mi riguarda, scredita tremendamente la categoria del "maschio italiano seduttore". Maschio italiano seduttore... ma dove?!?!? Ma quando mai il maschio italiano è un vero seduttore??? Forse un tempo lo era... quando gli inglesi facevano della "gaiezza" una bandiera da ostentare; quando i francesi erano troppo snob per sputtanarsi a corteggiare spudoratamente una donna, temendo un rifiuto; quando i tedeschi erano ancora lì che sognavano di far l'amore con Eva Braun, vestiti da SS; quando gli americani erano troppo ubriachi per capire quello che dicevano, in preda ai loro deliri di onnipotenza; quando i greci e gli spagnoli erano troppo sporchi e rozzi, e gli africani troppo dotati, da far male. Non è così? Ovvio che provoco, ma un fondo di verità c'è... ce la si cavava alla meno peggio in questo marasma, noi, popolo di santi e navigatori... e veniamo ai nostri giorni, a questo sfascio totale che è diventato il rapporto uomo-donna tra i 30/40enni... i più grandi li salvo.
Ho visto conoscenti zittire pubblicamente le fidanzate/mogli dopo qualche uscita non felicissima, ma che comunque non meritava mortificazioni del genere; ho visto uomini lasciare palesemente e imbarazzantemente in disparte le proprie compagne, per mettersi a parlare di calcio con gli amici; ho visto uomini camminare per strada dieci metri avanti alla propria donna, per la noia di attendere i suoi tempi, diversi, magari per farle pesare il gusto di guardare una vetrina; ho visto uomini vantarsi di aver scopato "bene" e velocemente, così da vedere in tempo le partite su sky... avrei voluto chiedere alle loro donne quel "bene" a cosa corrispondesse; ho visto uomini affermare con fierezza di andar a dormire presto la sera, così da non dover assistere al momento in cui la loro donna entra in camera da letto "senza trucco", in versione zombie. Come se loro fossero tutti splendidi e aitanti. Mah. La cosa triste è che non sto facendo esempi inventati, assolutamente no; sto solo riportando quel che ho sentito con le mie orecchie nel corso di alcune edificanti chiacchierate tra persone "rispettabilissime". Forse le peggiori.

Avrei voluto ribattere con la MIA visione delle donne a tutto questo maschilismo di quattro soldi, a tutta questa meschinità imperante e cameratesca che si crea nei dialoghi tra "uomini". Mi sono anche chiesto quanto sia vero in percentuale tutto quello che ho visto e sentito da questi ammassi ambulanti di testosterone decerebrato e mi sono chiesto anche, però, come si possa, da parte di entrambi i sessi, ridursi così, a sopportarsi, abbrutendosi. Mi sono chiesto PERCHE' VOI DONNE LASCIATE FARE E DIRE CERTE COSE ASSURDE AD ALCUNI UOMINI PREPOTENTI ED ARROGANTI E POI VE LA PRENDETE PER NULLA, QUANDO VI SI TRATTA CON TUTTA LA GENTILEZZA DEL MONDO. No, vi prego, spiegatemi perchè. Da solo non ci arrivo e credo che mai ci arriverò.
Non ho risposto, comunque, in quei discorsi. Sono stato zitto, sorridendo sotto i baffi, senza dare spiegazioni del mio malcelato divertimento. E non l'ho fatto, intendo rispondere, perchè credo sia fiato sprecato. Alla fine ognuno fa un po' quello che gli pare, soprattutto nei rapporti personali, però mi fa sul serio sorridere ascoltare questi ometti, perchè chiamarli uomini è troppo, quando si lamentano che non c'è passione nei loro rapporti di coppia e che sognano di trombare con la Bellucci in cima ad una palma da cocco alle Maldive... nemmeno se le donne fossero dei robot le si potrebbero programmare alla passione con dei presupposti così squallidi. Non lo capiscono, però... pigrizia o...?




mercoledì, 03 gennaio 2007
Ascoltare i Pink Floyd ha sempre fatto molto figo tra quelli della mia generazione. A me hanno sempre fatto due palle così, a parte un paio di canzoni salvabili.
"Ma non capisci niente di musica, ignorante!", mi diranno gli "intenditori", eh sì... perchè loro ne capiscono di musica, invece. Quelli che se gli chiedi di che marca erano le corde della chitarra di Gilmour nel concerto tal dei tali te lo sanno dire perfettamente, azzeccati come sono, ma che se poi gli chiedi di tradurti un cazzo di testo di quei fattoni, e possibilmente di spiegartelo a parole semplici, vedi che non hanno capito nemmeno una mazza di quello che "ASCOLTANO", loro che poco prima dicevano con incredibile convinzione che era un testo "bellissimo, sublime...". Non voglio generalizzare, ma questa è esperienza vissuta. A quel punto, poi, mi faccio una gran risata sotto i baffi e penso che, secondo me, è meglio "De do do do, de da da da, it's all I want to say to you" dei Police. Demenziale all'apparenza, ma non così tanto, poi; a differenza dei Pink, cervellotici all'apparenza e praticamente costruiti ad arte per sembrarlo o molto più semplicemente, autori e schiavi di parole trasudanti stupefacenti e per questo per lo più incomprensibili.
Non lo so perchè scrivo tutto ciò, in fin dei conti che me ne frega dei Pink Floyd. Forse è solo uno sfogo, ho iniziato a scrivere per caso, magari perchè sono abbastanza nauseato da un certo tipo di persone, quelli che vogliono fare i big della situazione, quelli tutti d'un pezzo, quelli che si sentono al di sopra dei comuni mortali e non si sa su quali basi siano giunti a tale conclusione, quelli seri a tutti i costi, guai a ridere un attimo o a lasciarsi andare, anche se gli piazzi davanti Giuliano Ferrara in costume brasiliano che balla la lambada con la panza da fuori.
Queste persone, in genere, vanno matte per i Pink Floyd, ma anche per i vecchi film francesi, notoriamente dei polpettoni, per 2001 Odissea nello Spazio, per i film muti, per De Andrè, per Pasolini, per tutto ciò che sa vagamente di intellettualoide sinistroide e che fa molto "chic". Che sia un caso? Bah, auguriamocelo, anche perchè queste persone in genere sono quelle che parlano di "no logo", "no global" e così via, quando poi i primi ad essere tutti uguali e globalizzati nel proprio genere sono esattamente loro.
Stasera, mi aspetta una cena di lavoro con persone più o meno di questo tipo. Al solo pensiero, mi viene un'allergia alla cazzaperbenite, tremenda malattia della società del presunto benessere, che non basteranno gli antistaminici di un'intera farmacia per farmela passare.
"E non andarci...", direte. "Chi t'o fa fa'...".
E ci devo andare per forza, ahimè. Spero almeno di cavarne qualcosa di positivo per un mio piccolo progetto universitario.
Però, però, però... la serata di cui avrei voglia, oggi, sarebbe di tutt'altro genere e con tutt'altra persona...
Avrei voglia di far vedere a questa personcina come io sia capace di preparare una tavola perfetta, di cucinare pietanze che non hanno niente da invidiare a quel ristorantino a picco sul mare, con le pareti ricoperte di edera, il tutto accompagnato da un buon Greco di Tufo e da un sottofondo musicale rilassante e invitante ad un caro, vecchio e sempre validissimo gioco di sguardi e parole non dette (anni e anni d'esperienza di vita da single sono pur serviti a qualcosa, no?). E parlare di noi, di cose vive, interessanti, anche strambe, ma originali, che facciano sognare.
Questa serata, purtroppo, non posso ancora permettermela, per tanti motivi che non sto a dire, ma non demordo... e ribadisco, non mi piacciono i Pink Floyd e non mi piacciono un sacco di persone. Basta con le apparenze.
domenica, 24 settembre 2006

Il matrimonio del mio peggior nemico...

Certo, scopiazzo e stravolgo il titolo di un noto film, perchè è proprio la realtà: ieri, sabato 23 settembre, ho partecipato, con mia grande rottura di cojones, al matrimonio del mio peggior nemico.
"E perchè ci sei andato?", potrebbe obiettare qualcuno.
"Perchè dovevo.", risponderei. Eh sì, ci sono delle cose che vanno fatte, volenti o nolenti; non si può sfuggire all'atroce formalismo della cosiddetta "buona società", alle ferree regole per cui chi manca ad un "evento" è un poco di buono, uno snob, un fetentone, praticamente una "merdaccia", detto fantozzianamente.
Sono quelle occasioni di lavoro-società che ti imbrigliano mani e piedi prima ancora di ricevere l'invito a parteciparvi. Comunque, ne sono uscito vivo, grazie alle mie INCREDIBILI doti camaleontiche, e sono qui a narrare gli ameni episodi accaduti, giusto per allietare un po' chi passerà a leggere (e anche per sfogarmi!).
Innanzi tutto descriverei lo sposo, il mio peggior nemico:
Nome: Carlo
Età: 35 anni, portati splendidamente... male.
Corporatura: gobbo, in quanto topo di biblioteca, altissimo, magrissimo, pallidissimo, pelatissimo, barbutissimo, occhialutissimo. Detto così, un vero cessetto (ehm, pardon), ma in fin dei conti non è tra le persone più orribili che io conosca.
Professione: topo di biblioteca, ovvero ricercatore universitario raccomandato.
Segni particolari: gran faccia di c...aro ragazzo.
Indole: definirlo invidioso è troppo poco, schiattoso forse non rende bene l'idea, rosicone mi sa che è la parola adatta.
Interessi: rompermi le palle, criticarmi, parlarmi alle spalle, rompermi le palle, criticarmi, parlarmi alle spalle, rompermi le palle, criticarmi, parlarmi alle spalle, rompermi le palle, criticarmi, parlarmi alle spalle (devo continuare o si è capito qual è il suo hobby del cuore?).

La sposa non la descrivo, perchè non la conoscevo, nè ci ho parlato durante la serata per aver modo di conoscerla, quindi si può dire che per me lei resti una perfetta estranea, anche se... in qualità di amante del fascino femminile, un messaggio, che mai leggerà (mi auguro, vigliaccamente!), glielo vorrei lasciare: "Te li potevi pure lavare i capelli, "bella" mia... eh!!". E che diamine, i capelli unti e spettinati il giorno del matrimonio... mah.

Descrivo, ora, il luogo della cerimonia. Da premettere che si è svolta in una città che dista ben 3 ore di auto dalla mia, quindi lascio immaginare l'incazzatura di dover guidare fino a laggiù per uno di cui non me ne frega una beneamata ceppa. Comunque...
Cerimonia con rito civile, in un teatro... teatro che, per una "simpatica" coincidenza, si trovava nel centro storico di questa cara cittadina, che in occasione di una maratona di beneficenza, era stata completamente transennata, così che per arrivare a questo cavolo di teatro  e trovare un parcheggio, ho fatto senza esagerare 10 giri della città, fino a decidermi a mollare la macchina in divieto di sosta, con tanto di quattro frecce e biglietto pietoso indirizzato ai vigili con su scritto: "SONO NEL TEATRO PER UN MATRIMONIO, SONO GIA' FISICAMENTE E MENTALMENTE PROVATO DAL TRANSENNA PARTY,  PER FAVORE NON RIMUOVETEMI L'AUTO, GRAZIE!" e sono entrato nel teatro, speranzoso di poter assistere almeno alla parte finale del rito, visto che ero in tremendo ritardo e ormai la figuraccia l'avevo fatta.
Tutto trafelato, arrivo nella sala adibita alla cerimonia e trovo tutti che applaudono... in quel momento ho pensato "Oh dio, mi stanno applaudendo, sono famoso e non lo so???", poi dopo il fugace momento di delirio di onnipotenza, mi sono tristemente reso conto che applaudivano gli sposi e non me.
Il tempo di stringere le mani, lanciare qualche occhiataccia a qualche persona odiosa, con tanto di saluto falso, che il Fato vuole che io mi faccia accastrare dal Professore. Lui è IL Professore. La potenza della facoltà, il megadirettore galattico, da cui per modo di dire "dipendo" anche io, pur non essendo uno dei suoi collaboratori ufficiali; quindi, essere "onorati" della sua vicinanza è per tutto il gruppo dei topi un evento pazzesco, in stile lecchini d.o.c., mentre per me è stata una mazzata in fronte, perchè il caro vecchietto rampante ha iniziato a parlare e non mi ha mollato più per tutto il benedetto pomeriggio!
Intanto, la mamma dello sposo mi vede e mi urlacchia "Ahhhh!!! Ma lei è il dott. Pummarolino, Carlo mi ha parlato tanto di lei!" e io penso "Immagino che ti avrà detto di me, quella serpe di tuo figlio, cara la mia vecchia bacucca straripante di rossetto sui denti..." ed io dopo "Ma che piacere conoscerla, signora...", pensando ancora "Come hai potuto mettere al mondo quell'essere, maledetta strega?!". La mamma, emozionata più che mai, ci fa segno di scendere giù e di uscire dal teatro per aspettare gli sposini che escono. Alcuni non si muovono, presi a chiacchierare, così la mamma bacucca decide saggiamente di spintonarli, alla faccia della classe, facendo cadere la cognatina adorata... volano le prime sante bestemmie.
Quando sono uscito dal teatro, mi sono diretto al volo verso la macchina, giusto per vedere se fosse ancora lì... mi sono avvicinato e ho trovato un biglietto di risposta al mio sotto ad un tergicristallo, non so se scritto da un vigile o da qualche buontempone, che diceva:"TE LA VOLEVAMO CARICARE, MA NON CI E' MAI SUCCESSO DI LEGGERE UNA COSA DEL GENERE. AUGURI ALLA SPOSA.". Ho fatto vedere ad un amico l'accaduto e ha detto che la tecnica è proprio da brevettare... quasi quasi ci penso...
Torno all'uscita del teatro ed ecco scendere gli sposi... uno degli invitati, come da copione, prima di lanciare il riso urla, gaudente "VIVA GLI SPOSI!!" e subito dopo si sente un "PRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!"... il silenzio di tenebra per un attimo cala sul gruppo degli invitati, per  poi essere rimpiazzato dall'ilarità generale, quando si vede l'autore della favolosa e sonorissima pernacchia: un vecchio barbone tutto vestito d'azzurro con tanti fischietti al collo, che se la rideva, facendo gesti