Eleonora Pimentel Fonseca, ieri sera, nel cortile dell'università, è diventata Leonor, in un musical allestito dai miei alunni... "per colpa mia". Così mi ha detto Alessia, tenerissima e in gamba come poche, forse la migliore del corso, quando mi annunciò un paio di mesi fa che si erano messi al lavoro per la preparazione del musical. "Ci ha plagiati, prof., ormai la Pimentel ci è nota come le nostre tasche ed è tutta colpa sua, che ce ne ha parlato con tanta passione!". Sorridemmo entrambi per quella parola "colpa" e così, sempre scherzando, mi offrii in quella sede di aiutarli per la parte storica, per i dialoghi e cose del genere. Spesso, durante la preparazione, sono venuti a chiedermi libri, consigli, ma poi quando chiedevo di sapere di più, se ne scappavano con aria malandrina, per nascondere il segreto, come se fossero dei bambini, e invece sono donne e uomini fatti con più di vent'anni sulle spalle.
E ieri, grazie anche all'aiuto di Giada, una mia bravissima collega esperta in scene e costumi, la scenografia e gli abiti degli attori erano una meraviglia. Il contesto, poi, era perfetto: un costone di roccia nuda alle spalle del palco con la giusta illuminazione dava la sensazione di essere finiti davvero indietro nel tempo. Il palco, un patibolo, per ricordare la triste fine di Eleonora durante la Rivoluzione napoletana del 1799. Arrivo e i ragazzi mi piombano addosso, quando mi vedono.
"Prof.!!!!! Credevamo che non sarebbe più venuto!" mi abbracciano a turno, ma evitano di darmi baci per non impasticciarmi di trucco. Li guardo, fiero e compiaciuto, sono tutti bellissimi con gli abiti di scena addosso. Come al solito, il capobanda è Alessia, biondina peperina tutta saltellante.
Mi prende per mano e mi porta in disparte, dice che vuole spiegarmi come funzioneranno alcuni trucchi di scena e poi praticamente fa alzare dall'ultima sedia libera in prima fila un ragazzo, quasi lo prende a calci, e gli intima "Te ne devi andare da qui, ti sei preso il posto del prof.!" e io imbarazzatissimo, tento di aggiungere "ma non ti preoccupare, Alessia, dalla seconda fila si vede comunque tutto benissimo..." e lei niente, no, nada. Devo stare in prima fila.
(Continuo dopo, un paziente!)
Dicevamo... dopo aver preso posto, osservo un po' le facce in giro. Spicca subito quella del vicepreside, un uomo la cui intelligenza è indubbia, ma il guaio è che la mette al servizio di manovrine non sempre pulitissime. Il preside, noto intrallazzone, e del resto se non lo fosse, non sarebbe nemmeno preside, che mi vede da lontano e mi saluta, venendomi incontro con un fare da leccaculo inspiegabile, visto che dovrei farlo io, potenzialmente, il leccaculo con lui, ma dato che non esiste proprio, anzi, faccio l'opposto, con tutte le grane che gli pianto di continuo, ora è lui a fare il chupa chups con me, per evitare di tenermi contro.
"Professore! Buonasera, che piacere averla tra noi!"
"Preside..." e gli stringo la mano, pensando "Ciao, omm' 'e merd'...".
"So che lei è la mente silenziosa e in disparte dello spettacolo..." e mi guarda, come a chiedermi "perchè non ti sei preso i dovuti meriti e il tuo nome non compare da nessuna parte, cretino?".
"Non direi, hanno fatto tutto i ragazzi, io gli ho solo spiegato una parte fondamentale della storia della nostra città. Un napoletano che non sappia i fatti della rivoluzione del '99 non è un vero napoletano, non crede, Preside?" e lui mi risponde "sìsìsìsìsìsì, certocertocerto..." con l'aria di chi non sa un cazzo di quel periodo storico.
"Bene, professore, allora si goda il SUO spettacolo, a me toccano gli onori di casa" mi stringe la mano e se ne va, per evitare forse che io lo interroghi?
"Buona serata a lei, Preside" e mi giro dall'altro lato, trovandomi dietro Vittorio, Andrea e Adriano, tre ragazzi del corso, che mi dicono "Professsssssssore, buonassssssssera..." alludendo simpaticamente a Sir Bis, il serpente viscido del Robin Hood della Disney, mentre imitano il preside. Ridiamo.
(Mi chiama la segretaria, aspettate!)
Dopo un po' arriva Viviana, una mia collega, ovvero la mia persecuzione. Questa è una donna iperproblematica, sempre con la faccia tesa, tipo una Margherita Buy dei poveri (le somiglia pure) e ogni volta tenta di accastrarmi, perchè vuole stare vicino a me, così dice. E infatti...
"Eccoti!! Mi hanno detto i ragazzi che c'eri, ti stavo cercando, finalmente ti ho trovato! Ti dispiace se mi siedo vicino a te? Ok, dai, mi siedo, lo sposto questo zainetto, fa niente che la sedia è occupata. Ma mica è occupata da te? Cioè, sei con qualcuno? Con qualcuna? Cioè, praticamente, dicevo... non volevo essere invadente, ma posso stare vicino a te? Sì, vero?"
"Vivia', stai facendo tutto tu, bella mia. Comunque, non è mio lo zainetto, siediti pure"
"Non ti scoccia, vero?"
"No, no, per carità..." dico con tono ironico, ma lei nemmeno se ne accorge e pure se se ne accorge, non gliene frega manco una straminchia e si siede, iniziando a parlarmi di sè e dei suoi casini con il marito. Che palle. Non so se mi bracchi per una forma di amicizia, o perchè sono l'unico che non la manda a quel paese, o perchè nasconda una cotta per me, come malignamente dicono i ragazzi, ma fatto sta che è la mia cambiale, sono privo di muovermi da solo per i corridoi dell'università, che mi ritrovo questa piattola attaccata addosso. Lei parla, parla, parla e da lontano vedo Lidia, una mia simpaticissima alunna, vestita da nobildonna e pronta a salire in scena, che mentre si sistema il microfono mi fa gli occhi a cuoricino con le mani, per prendermi in giro sul fatto di Viviana. Le faccio una pernacchietta silenziosa da lontano, ma Viviana ovviamente pensa che io ce l'abbia con lei e mi fa "ma da quando mi fai le pernacchie mentre ti parlo?" e valle a spiegare dopo che non ce l'avevo con lei, ma con Lidia... e lei che nemmeno mi credeva, al che mi scoccio e le dico con tono perentorio "ma scusa, ti pare mai che io faccia una pernacchia in faccia ad una donna, se mi secco di starla a sentire?!?" e lei "Ah, allora lo vedi che ti secchi???" e a quel punto mi viene da piangere e sotto sotto spero che si alzi e se ne vada, ma lei... "ti dicevo... mio marito è uno stronzo, mica mi ascolta, non mi capisce... mi capisci più tu che sei un collega che lui... bla bla bla bla" e io "sì... forse... uhm... no no... già... eh, lo so...".
Mi sfrecciano davanti Greta e Fabiana. Greta mi saluta, Fabiana mi urla, correndo "Prof., l'anno prossimo la sua segretaria la voglio fare io!" e Greta, che ha sentito, frena di scatto, torna indietro e dice "No, no, la voglio fare io!" e Fabiana "Ma che stai dicendo, tu sei isterica, non puoi fare la sua segretaria, la devo fare io!" e Greta "Isterica io?? Ma ti vedi? Stai andando nel pallone prima di andare in scena e io sarei l'isterica? Prof., non voglio sapere niente, l'anno prossimo sarò io la sua segretaria, ok?" e poi arriva Ambra, la mia attuale segretaria (dove per segretaria io intendo chi debba aiutarmi a prendere le presenze, a rappresentare gli alunni per le richieste da farmi, per la gestione dei programmi e per gli appelli d'esame, niente di più, niente di meno, ma evidentemente è un ruolo di prestigio per loro!). Ambra le guarda con aria di sfida, guarda me tutta sorridente e con voce flautata dice "Professore, non dia retta a quelle due, il ruolo di segretaria è mio di diritto, perchè sono stata bravissima". Greta e Fabiana per un pelo non la linciano, perchè 'ste ragazzine sono pericolose, prima partono scherzando, poi rischiano di litigare davvero e magari è pure colpa mia!
Fortunatamente, una voce al microfono le richiama nei camerini, sta per iniziare lo spettacolo. Calano le luci, salgono il preside e il vicepreside sul palco per fare una presentazione del musical e a tradimento, Sir Bis fa il mio nome. Dice che ci sono tre modi per svolgere il mestiere di docente, uno per mestiere e basta, uno fatto di professionalità, e uno fatto di vocazione. Ed è lì che succede il "pasticcio". Sir Bis dice, del tutto a sorpresa, che vuole ringraziare pubblicamente colui che ha fatto conoscere ai ragazzi la vicenda della Pimentel Fonseca, in un contesto didattico in cui questo era un di più e non parte del programma prestabilito. "Questo bravissimo professionista è un nostro outsider, svolge tutt'altro lavoro, ma insegna per passione. Vi presento il dott. MioNome&Cognome, che pregherei di salire sul palco".
"Ma porco stronzo!" Dico dentro di me, preso alla sprovvista, e penso a quali secondi fini abbia quel viscido per ringraziarmi pubblicamente, dato che è cosa nota che io gli stia sulle palle. E questa è folle, poi, ma la devo dire: in un attimo di estremo narcisismo, penso "meno male che ho messo la giacca di lino beige sul jeans, mi sta bene, spacco tutto sul palco, tsk!". Sì, lo so, sono un caso perso, ma almeno ne sono consapevole. E mi becco pure un applauso, cavolo, con i ragazzi di vari miei corsi a fare da supporters sfegatati, seduti in prima fila. Prima di squagliarmi d'imbarazzo, mi riprendo un attimo: mi tocca dire due stronzate al microfono che mi viene appioppato tra le mani, ringrazio tutti dell'improvvisata e mi ribecco il secondo applauso, mentre dal buio del pubblico si leva due voci femminili, che dopo ho individuato: "Nudoooo!!" e lì risate generali.
Me ne torno a posto e trovo Viviana impazzita.
"Ma perchè tutti ti adorano e a me no??? Dove sbaglio? Che problema ho? Cosa c'è in me che non va???"
"Vivia', vediamoci lo spettacolo tranquilli, dopo ti psicoanalizzo..." e mamma mia!
Insomma, è stata una rappresentazione bellissima. Ho scoperto doti da grandi attori in un paio di persone che al corso stavano buone buone, timide timide... davvero insospettabili e sorprendenti per la grinta dimostrata. Altri, invece, hanno solo confermato di essere delle forze della natura, come Alessia, una splendida protagonista nei panni di Eleonora.
Alla fine, una cena in piedi sul terrazzo grande della facoltà, con vista sul golfo mozzafiato. Vedere i ragazzi così felici e soddisfatti è stata la cosa più bella di tutta la sera e sentire attorno a me tutto il loro affetto è stato grandioso. Peccato che da lunedì si torna a tremare, visto che ci sono gli esami di giugno, ma giuro che non sarò troppo scassacazzi e pretenzioso, giuro!
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