A grande richiesta (Baccarat-Ornella e Pokerina-Fabiana, ora finitela di rompere le palle con gli sms intimidatori), perchè io ero già psicologicamente provato dalla scrittura dei primi tre resoconti e non avrei certo scritto il quarto, ecco a voi l'ultima, lunga e succulenta puntata del nostro viaggio in quel di Vienna. Contente, fetuse?!? (Dico a loro, eh).
THE 4th DAY - VIENNA - NAPOLI - VIENNA
Cap.1: ELETTRICITA', MUTANDE FANTASIA E APPOSTAMENTI
L'ultima notte viennese va liscia come l'olio. Dormiamo come due porci allegri nel fango e la mattina dopo ci svegliamo belli riposati, ma un po' tristi: è tempo di bagagli. Marcello, con la sua solita sveltezza nel fare le cose, appapocchia tutti i suoi vestiti e li schiaffa in valigia, roba che in cinque minuti dice "Ho finito i miei bagagli". Lo guardo, come a chiedergli "Eh?!? Come cazzo hai fatto? Chi sei, Houdini?!?!?", visto che io stavo impazzendo solo per piegare i pullover e sistemare le cose in modo strategico, così da non farle rompere durante i lanci aeroportuali, a cui sono sottoposte le valigie in fase di imbarco/sbarco.
"Vuoi una mano?" mi chiede gentilmente. Poi, butto l'occhio per caso nel suo trolley ancora semiaperto e vedo il CAOS.
"No, grazie, la centrifuga la so fare pure io da solo" e lui risponde "Guarda che chiamo Karin e ti faccio centrifugare da lei!". Argh!
C'è da dire che inizialmente c'eravamo lamentati che nella stanza non ci fossero almeno due prese della corrente, cosa alquanto scomoda per ricaricare cellulari e macchine fotografiche, però... l'ultimo giorno scopriamo che la stanza è PIENA di prese elettriche! Solo che dove cazzo stavano? NEGLI ARMADI. Cioè, dico io: ma quando mai s'è vista una presa della corrente dentro ad un armadio? Per attaccare una stupida spina, che bisogna togliere prima tutto il cambio di stagione, secondo questi geniacci che hanno progettato l'hotel? E stessa cosa per il bagno! Abbiamo cercato per tre giorni una presa per la spina del phon e dei rasoi, che ci consentisse quanto meno di guardarci, pure di sbieco, allo specchio, per asciugarci i capelli e per raderci, ma niente. Quella mattina stessa, però, Marcello va in bagno per una "scagazzata d'addio", così l'ha chiamata, e mentre si concentra per evacuare, si guarda intorno e vede un simbolino sul neon posizionato sopra allo specchio. "Jack!! Jack!! Vieni! Fai presto!!" e io dall'altra parte ho fatto un salto, pensavo che si fosse sentito male o che ci fosse qualche strana bestia in bagno (ho lo schifo totale per insetti e simili). Vado fuori alla porta del bagno, chiedo se posso entrare o se stia ancora scagazzando e lui dice "Ho finito, ma c'è puzza, se hai una maschera a gas puoi entrare".
"Eh no, non ce l'ho qui, ora vedo se alla reception me ne danno una... che cazzo mi hai chiamato a fare, allora?"
"C'è una spina! C'è una spina!"
"Dove!!!" esclamo io, manco avesse detto "C'è un lingotto d'oro di 10 kg dentro al cesso!"
"E' qui, è qui!"
"Qui dove! Ti ricordo che io non riesco a trapassare le porte con lo sguardo!"
"Ah, pensavo di sì!"
A quel punto io rimango in silenzio, perchè è troppo scemo l'amico mio.
"Insomma, sta qua, sul neon, cioè, di lato al neon, cioè... non si vede manc' 'o cazz', però c'è! Senti???" e mi fa sentire il rumore del mio rasoio. "Ora lo uso per le mie ascelle" dice.
"Le tue mutande, quelle indecenti... sai che fine fanno?"
"Che fine fanno?"
"Le porto ad Alessandra con su scritto "I want you", ok?"
"Non lo faresti mai..."
"No?"
"Naaaa..."
"Ok..."
Prendo una sua mutanda (pulita!) dalla valigia. Mutanda bianca con rombi piccoli bordeaux. Oscena.
Con una penna scrivo quello che avevo detto, firmandomi "Marcello", esco dalla stanza, vado verso quella di Karin e Alessandra, stendo la mutanda per terra davanti alla loro porta, busso energicamente e poi scappo dietro un angolo, per non perdermi la scena.
Il punto è che ad aprire la porta è Karin, non Alessandra, e io come un coglione, nella fretta, non avevo specificato per chi fosse la mutanda incriminata. Così, vedo Karin che strabuzza gli occhi, chiama l'amica, senza toccare la mutanda, manco fosse contaminata da uranio impoverito, e si accovacciano per terra a ridere. In risposta, Karin entra dentro ed esce con un suo tanga e un bigliettino.
Posiziona il tutto davanti alla nostra camera e si apposta pure lei dietro ad un angolo, dopo aver bussato alla porta. Io non posso muovermi, se no mi sgama, quindi aspetto che esca Marcello ad aprire la porta. Lui esce, vede il tanga per terra, insieme alla sua mutanda scritta da me, si mette le mani nei capelli e inizia a ridere fortissimo. Raccoglie il bigliettino, legge e dice "E te pareva!".
Curioso come una scimmia, io caccio un po' la testa fuori dall'angolino dov'ero e poi sento nel corridoio la voce di Karin che urla "Eccolo!!! Il truffaldino è lì, l'ho visto, l'ho visto!!" e comincia a correre in direzione mia e a me viene il panico, tipo quando si gioca a guardie e ladri e tu sei il ladro che sta per essere acciuffato! Così scappo e mi nascondo dietro il primo pilastro disponibile, Karin mi passa davanti, correndo e senza vedermi, e io che ero accasciato per terra a quattro zampe le faccio "UAAAHHH!!!!" e lei "AAAAAAAAAHHHHH!!" un urlo disumano nel corridoio. Da una stanza esce la signora delle pulizie, una specie di Mamy di Via col vento, che ci guarda con l'aria sconvolta, come a dire "A 40 anni fate ancora 'ste stronzate?". Le chiedo scusa con un cenno della mano, acchiappo Karin e ce ne torniamo in camera, ridendo come due deficienti. Marcello, poi, una volta ognuno nelle proprie camere, mi mostra il biglietto di Karin con su scritto "Mi spiace, ma preferisco quello con i boxer neri".
"Te l'ho detto che devi usare i boxer neri, hai visto?"
"No no, mi stringono il pacco, sono per chi ce l'ha piccolo" sempre bastardo inside.
Cap.2: MADAME LEFT & RIGHT COLPISCE ANCORA...
Scendiamo alla reception, dopo aver svegliato mezzo hotel con tutto il casino delle mutande.
"Hmmmm... arieccola..." dico io, dopo aver visto che dietro al bancone della reception c'è la tizia del primo giorno, quella che ci ha mandato a sperdere in giro per l'hotel, non sapendo la differenza tra destra e sinistra.
Tento di salutarla senza odio e dopo aver saldato il conto, chiedo alla signora se ci sia un deposito bagagli, così da non dover girare per Vienna carichi come muli. La tizia risponde con il suo solito entusiasmo e con il suo stranissimo inglese:"Due piani sotto e poi ON THE LEFT, usi questa chiave". Afferro la chiave e ribadisco "On the left?" e lei "Sì sì". Mah, sarà davvero on the left, stavolta. Scendiamo di due piani e non ci sta manco il sasiccio. C'è solo un garage abbandonato e una colonia di orsi polari, che ci dà il benvenuto in quel mondo gelido dei sotterranei viennesi, roba da -5° di sicuro.
Dopo esserci un attimo ibernati, saliamo di un piano. On the left ci sta solo l'ascensore. Un po' nascosta, una porticina. Provo ad infilare la chiave, ma non s'apre.
"Che dobbiamo lasciare i bagagli nell'ascensore?" chiede Fabiana, tutta divertita.
"Ma 'sta stronza di receptionista, io non la sopporto!" comincio a blaterare da solo, lanciando improperi contro la demente, mentre provo di nuovo a girare la chiave nella toppa della porticina accanto all'ascensore. Ma niente di niente.
"Andiamo on the right, va'..." e mi dirigo verso questa porta a vetri, che dà in un corridoio lunghissimo con almeno 9 porte. Provo la chiave in una per una, dato che non c'è nemmeno un cacchio di cartello con su scritto "Deposito bagagli". Alla quinta porta, riesco ad aprire e il cartello lo trovo DENTRO alla stanza. Furbi, 'sti viennesi, eh? Ma ancora più furba la tizia della destra e della sinistra... e se c'abbia preso per culo tutto il tempo?!?!? Roba da ucciderla!
Cap.3: NASCHMARKT, IL MERCATINO DELLE PULCI PIU' ACCHIAPPOSO CHE CI SIA
Vicino al nostro albergo c'è questo mercato, il Naschmarkt appunto, dove si possono trovare tutti i tipi di generi alimentari da varie parti del mondo, ma il sabato questo posto si trasforma anche in mercatino delle pulci, dove si trova davvero di tutto. La cosa più particolare, però, è che c'è un livello ormonale in questo mercatino da paura! E la cosa non ce la riusciamo a spiegare, visto che tutto sommato 'sti viennesi sono abbastanza discreti e poco rompipalle negli approcci uomo/donna/donna/uomo/uomo/donna (che contorto). Fatto sta che contiamo:
4 acchiappanze di Ornella
3 acchiappanze di Karin e Fabiana
2 acchiappanze di Alessandra e me
1 acchiappanza di Diego
Rimangono come fessi Marcello e Marco, che s'acchiappano tra di loro per disperazione.
Spulciamo un po' tra le bancarelle, compriamo spezie e sciocchezzuole varie, fino ad arrivare all'apoteosi. Marcello conquista la salumiera ungherese.
Ci fermiamo davanti a questo banco pieno di salumi e questa tizia dai capelli rossi, molto procace e dall'aria simpaticissima, si rivolge in direzione nostra.
"Italiano! Voi italiano!"
"Sì... è reato?" risponde Marcello.
"Tu... vieni aqui... tu bello, tu come mio primo ammmmore de Roma!" e la tizia esce dal bancone e stampa un bacione appiccicoso sulla faccia di Marcello, che prende un salamino dal bancone e glielo offre a mo' di fiore, in mezzo alla folla sorridente. Che scena magnifica!
Cap.4: COME PERDERSI A KARLSPLATZ E IL MIRAGGIO DEL BELVEDERE
Allora, per chi fosse interessato a vedere il Belvedere, noto complesso museale viennese, il mio consiglio è quello di armarsi della più santa di tutte le sante pazienze esistenti a questo mondo. Perchè? PERCHE'??? Perchè è collegato manco la munnezza, ecco! Insomma, sulla guida (e anche sulla guida di riserva, attrezzati noi, eh) c'è scritto che la fermata della metro giusta per raggiungere il Belvedere è Karlsplatz. Ok, andiamo a Karlsplatz, ovvio. C'è da dire, però, che questa Karlsplatz è praticamente IMMENSA. Già per attraversarla da nord a sud ci vorrebbe una linea di metropolitana a parte, figurarsi se poi, arrivati in questa piazza grande quanto... quanto una piazza grande, appunto, si scopre che il famoso Belvedere sta circa un paio di km più su?!?!? Oh, che gioia! Oh, che sollazzo! (Devo continuare la rima? No, su...). Insomma, vaghiamo come disperati in questa piazza per un po', sbagliando almeno 6 volte la traversa giusta da prendere per arrivare sulla strada che porta a quel cacchio di Belvedere, fino a che, poi, in preda allo sconforto, decidiamo che chiederemo aiuto.
"Dai, chiediamo a quella, sembra una sveglia" suggerisce Fabiana.
"Ah sì? E da cosa lo deduci, fammi capire, visto che si sta arravogliando lei e il carrello della spesa????" le rispondo, per niente convinto dalla sua analisi psicologica del soggetto scelto per chiedere aiuto.
"Vabbe', dai, l'apparenza inganna! Andiamo!" e così ci dirigiamo da questa signora appena uscita da un centro commerciale chiamato BILLA, una roba che avevo visto pure a Venezia, e che m'è parsa familiare (anche se poi ho pensato che, condividendo una catena di supermercati con l'Austria, Venezia sia veramente nel profondo NORD, quasi austroungarica, e mi è venuto dentro un orgoglio terronico di appartenere al profondo SUD italianissimo! Divagazioni folli dovute alle bassissime temperature, che il mio fisico non adora propriamente, non fateci caso).
Insomma, la tizia tenta di mantenere fermo questo carrello su una stradina in pendenza, ma fa fatica nell'operazione, perchè ha praticamente comprato mezzo supermercato.
"Exscuse me, madame, could you tell us... blablablabla?" le chiedo, e lei, in un inglese perfetto, ma roba che manco a Londra con quella pronuncia, mi risponde "Aspettate, ora chiamo mio marito, perchè lui sa parlare inglese molto meglio di me, io l'ho studiato solo a scuola" alla faccia r'o cazz'! E' il commento che mi è venuto da fare tra me e me. E meno male che l'hai studiato solo a scuola, bella mia, se ti fossi fatta una vacanza studio di un anno a Londra, ora saresti la regina Elisabetta?!?!? Comunque, aspettiamo il marito, che stava dall'altro lato della strada, pure lui carico di buste con roba da magna' dentro. Quanto cavolaccio mangiano questi austriaci?!? Ce lo chiediamo un po' tutti, mentre aspettiamo, fiduciosi, il buon marito. Il tizio, visibilmente affaticato per i pesi trasportati a mo' di mulo, con una gentilezza estrema prima ci dice che abbiamo completamente sbagliato strada, sempre sorridendo, che pare quasi che ci stia prendendo per culo, poi ci indica la retta via, mentre noi lo ribattezziamo Virgilio. Lo salutiamo, lo ringraziamo, io raccolgo circa un kg di mele, che la signora intanto aveva fatto cascare a terra dalle sue buste, e c'incamminiamo per la strada che ci aveva suggerito il nostro Virgilio, ma... forse diffidente, forse gli avevamo dato l'impressione di essere dei rincoglioniti... praticamente, dopo manco dieci metri, ce lo ritroviamo di nuovo alle spalle, sempre stracarico di buste e con l'angina pectoris che imperversava su di lui a causa della corsa, che ci dice nel suo perfect english "Avete capito dove dovete andare??" e SBAM! Stramazza per terra, perchè inciampa in un marciapiede. Tutta la pappatoria che aveva nelle buste si è sprosciuttata per terra insieme a lui: uova schiattate, una fetta di petto di pollo spiaccicata sull'asfalto, delle foglie di insalata e una bustina di ketchup completamente squartata, che insanguina il tutto, rendendo la scena veramente macabra. Le signorine del nostro gruppo tentano di trattenere le risate, mentre Marcello proprio no, s'accascia per terra, facendo finta di raccogliere la roba, e inizia a ridere come un cretino. La scena si fa ancora più esilarante, quando da lontano accorre la moglie, che incomincia a bestemmiare in ostrogoto contro il povero marito, dolorante per terra. Cose da pazzi... mai dare indicazioni ai turisti italiani, signori austriaci che leggerete, vedete poi che succede a voi e alla vostra spesa?!? La cosa bella, poi, è che, non contenti di aver ucciso il pranzo di una famigliola austriaca, sbagliamo di nuovo strada (W il senso dell'orientamento), perchè in preda alle crisi di risate, e così io fermo un'altra persona, un uomo, stavolta, dall'aspetto distinto, capelli molto scuri, pelle ancora più scura, occhio sveglio. Tutto sembra, meno che un austriaco, però a pelle mi dà fiducia.
"Excuse me, sir, could you tell us... blablablabla?". Lui mi guarda un po' sorridente, indica la mia barba, io penso che sia gaio, invece poi mi fa, tutto fiero:
"Espanol? Yo soy de Valencia!"
"No, yo soy italiano, porque?" che cazzo mi chiede a fare se io sia spagnolo?!? Che glie frega a lui?!?
"Tu pareces un hombre espanol, me entiendes si hablo espanol?"
"Sì, te entiendo, amigo! Mi padre es espanol!" cerco di essere solidale nella mediterraneità, il tizio sembra un po' desideroso di scambiare due parole con qualcuno che capisca la sua lingua.
"Ohhh!! Viva Espana!! Viva Italia!!" sì, ok, però non bere a prima mattina, amigo!
Insomma, lo spagnolo, tale Juan, ci ha spiegato perfettamente come arrivare in due minuti al Belvedere, indicandoci una scorciatoia pazzesca, che sulla cartina quasi nemmeno c'era, tanto era piccola la stradina. Un po' di conversazione per ringraziarlo, i dovuti saluti e via! Finalmente al Belvedere!
Cap.5: ALLE AUSTRIACHE PIACCIONO I MIEI STRIP-TEASE... LO SO CHE SONO BELLO, MA INSOMMA, DONNE... CONTEGNO!
Ebbene sì. Al Belvedere "down" (eh sì, perchè c'è pure il Belvedere "up", mica bastava la camminata immensa per raggiungere il primo edificio? No! Pure un'altra per raggiungere il Belvedere up, ci voleva!) insomma, sì, dicevo... al Belvedere down mi hanno voluto nudo! Vabbe', non esageriamo, non proprio nudo, però mi hanno fatto togliere il cappotto. SOLO A ME. Ho protestato lievemente, ma hanno pure insistito, dovevo proprio toglierlo. Mah! Voglio capire che non si possa entrare con zaini e borse, ma se ho freddo, cazzo, perchè devo togliermi il cappotto per entrare in un museo?!?!? E perchè diecimila persone lo possono tenere e io no??? Comunque, nein! Non si discute, quando è nein, è nein.
La signorina addetta alla sicurezza, infatti, che un altro po' era più alta di me e quindi è meglio non contraddirla, mi dice che non è assolutamente possibile entrare con il cappotto. Ok. Le spiego, però, che sto congelando, che fuori c'è la neve, e che altre persone dentro alla prima sala del museo ce l'hanno, perchè le vedo, le vedo! Ma niente, oh, la tizia si è impuntata che io debba togliermi il cappotto e non c'è altro da fare. Nel frattempo, Diego e Marco passano ed entrano... con il cappotto addosso!!! E lei non si scompone. Glieli indico, da bravo spione, mentre tento di tenermi addosso il cappotto, ma lei niente, non fiata, se non per dire: "Put off your jacket, please!" e puttiamoci off 'sto giaccone, va bene, brutta Kappler cicciabomba che non sei altro. Me lo tolgo, abbastanza seccato, e lei sorride. 'Azzo ridi???
"Do you want a strip-tease?" le chiedo a quel punto e dato che mi viene il dubbio che mi stia prendendo per culo, la prendo per culo anch'io.
"Oh, yes, baby... let me see..." e strizza l'occhio. CAAAAAAZZOOOO!
"Ohohoh! Hai fatto colpo sulla SS!" sghignazza Karin.
"Ma che te ridi, questa è matta, stanno passando tutti con il cappotto, solo io mi devo congelare, secondo lei?!?"
"Oh, si vede che proprio non resiste, vuol vedere le tue spalle, accontentala, no?"
Alla fine, però, la Kappler richiama Marco e Diego a rapporto e dice pure a loro di spogliarsi e di andare al guardaroba.
Mi convinco sempre di più che la donna sia ubriaca, perchè non mi spiego in base a quale criterio alcuni possano entrare tutti imbacuccati e altri invece debbano ammirare i quadri in mutande, comunque, l'accontentiamo, se no non ci sbrighiamo più, e andiamo a posare i nostri cappotti e giubbotti al guardaroba. Quando le ripasso davanti per accedere alla prima sala, le sventolo il ticket d'ingresso sotto al naso e sfilo tipo Naomi versione masculo davanti a lei, digrignando un "Is it ok, now??" e lei "Oh yes... you're really ok, man!" sorride e mi guarda il culo!!! Mi guarda il culo!!! Poi le donne dicono che siamo noi uomini a fare sempre i malatoni, tsk!! Guardate che soggetti avete nella categoria!
Comunque, al Belvedere down mitica mostra temporanea su Monet e Van Gogh, nonchè altri grandi dell'ottocento. WOWOWOW!
Cap.6: DEL BACIO PIU' APPASSIONATO E DELLA FIEREZZA NAPOLEONICA
Si passa al Belvedere up. Lunga camminata all'interno del parco del complesso museale, con annesso congelamento. Entriamo, altra tiritera per gli zaini e i cappotti, ma stavolta io m'imbuco in mezzo a dei giapponesi, che erano tantissimi, e manco li hanno controllati, mi abbasso un po' sulle ginocchia, tentando di non svettare tra quei nani gialli, e sorridendo con la faccia da ebete a tutti loro, mormorando "Arigatò, arigatò!", mi infiltro senza denudarmi e quando esco dalla nuvola nera di giapponesini, trovo Ornella che mi saluta con un inchino che fa molto geisha. E' scema o no? Iniziamo a vagare per le sale... sala 1, sala 2, capolavori bellissimi, avanziamo ancora e... tadàààà! IL BACIO!
Eh sì, trovarsi davanti all'immensa tela de "Il Bacio" di Gustav Klimt, be'... WOW. Davvero non c'è altro da aggiungere, se non una menzione speciale per l'emozione fortissima provata davanti a quel dipinto, così particolare nelle sue cascate di fregi dorati. Tuttavia, ero psicologicamente preparato a questa meraviglia, perchè sapevo bene che il Belvedere la custodisse, ma... non lo ero affatto per un'altra! Davvero un colpo al cuore m'è venuto, quando ho visto il mitico quadro di Napoleone a cavallo, di Jacque Louis David! Uno dei miei quadri preferiti in assoluto, visto che per me Napoleone è sempre stato un mito di fierezza, sfacciataggine, coraggio, arguzia e spirito di rivalsa! Incredibile la maestosità, la potenza sprigionata dalla tela e dallo sguardo dell'abile stratega... di nuovo WOW. E con il Belvedere s'è chiusa la lunga e deliziosa parentesi artistica dei musei viennesi, che c'hanno sorpreso per la loro efficienza, per le opere che contengono e anche per il personale!
Cap.7: MANGIARE SEDUTI PERBENE? E' UN OPTIONAL, W LE ZINGARATE!
La fame ci attanaglia le panze, appena usciti dal Belvedere. Urge una pappatoria, ma di ristoranti in quella zona... nemmeno l'ombra, però, però, però... ci sono dei minimercatini di Natale con tanto di graziose bancarelle di legno, che distribuiscono cibo ungherese a volontà! Mi faccio guidare dal mio naso, seguendo le scie dei vari profumini che mi si presentano sotto alle narici e alla fine, tipo cartone animato, comincio quasi a svolazzare a dieci centimetri da terra in direzione di una bancarella, da dove proviene un odore di patate, peperoni, cipolla, speck... madòòòò!! Mi avvicino e vedo una padellona enorme con dentro questo misto di roba, più tanto buon pepe e della gnocchissima paprika... a vederlo, sembra davvero buono. Chiedo alla simpatica tizia, che sta dietro al bancone, di che roba si tratti.
"Bojjuhshgishfdglshdjf!"
"Ah, ho capito tutto, grazie! Ma si mangia?"
"Ja!"
"Ok, allora 8 porzioni, per favore!"
"Ja, ja!" e la tizia ci riempie 8 vassoietti stracolmi di questa specie di stufato ROVENTE. Considerando che i vassoietti erano di carta, reggerli tra le mani per i primi 2 minuti è stato molto piacevole, con tanto di effetto scioglimento dei ghiacciai sui polpastrelli, ma dopo quei 2 minuti iniziali, facevamo le gare di salto in alto del vassoietto, era diventato ustionante! Per fortuna, ci ha pensato il gelo, dopo poco, a far scendere quella buonissima poltiglia ad una temperatura più accettabile alla pelle umana... comunque, se a Vienna vi offrono del Bojjuhshgishfdglshdjf, mangiatelo, perchè pure se non si capisce come cazzo si chiami quella roba, vi assicuro che è buona. Il tutto è stato annaffiato da una sana Cocacola ghiacciata riserva 2007, per la gioia del mio mal di gola, e da un bel cartoccio di castagne e kartoffel alla brace... slurpazzzz!
Cap.8: FABIANA:"UNA CORSA IN TRAM 2,20€???? VAI CON LO SCROCCO!"
Avevamo fatto tutti la mitica Vienna Card, appena arrivati il primo giorno, così da poter avere 3 giorni di infiniti viaggi pagati su tutti i mezzi pubblici, ma... come potete vedere dal titolo del post, io sto narrando le avventure del QUARTO giorno, quello SENZA la Vienna Card. Argh! Queste le confabulazioni, prima di salire su un tram che ci avrebbe risparmiato la camminatona fino alla famigerata ed immensa Karlsplatz.
"Come facciamo con il biglietto?" questa è Ornella, ligia al dovere.
"Lo compriamo a bordo, no?" questa è Alessandra, viva la praticità.
"Ma che vi preoccupate del biglietto? Piuttosto pensiamo quale tram prendere, che qua di sicuro ci perdiamo!" questo è Marco, sempre ottimista.
"Ma sì, ci ficchiamo in un tram qualsiasi, da qualche parte ci porterà..." questo è Diego, l'inno al menefreghismo ottimista.
"Uagliu', ma fatemi capire una cosa, ma di che state parlando?" questo è Marcello, che come al solito arriva sempre per "primo" a capire le cose.
"Di tua sorella, Marce'..." e questo sono io, che sono sempre adorabile con lui.
"Eccolo, eccolo!" questa è Karin, che si sbatte come una pazza, all'arrivo del tram D.
"E chi ce la fa ad alzarsi da qui, ho freddissimo, trascinatemi, vi prego..." e questa è Fabiana, lo sponsor ufficiale dei Po-Po-Po-Po-Polaretti.
Saliamo sul tram, io dico agli altri, quasi per convincere me stesso "Ma dai, stiamo tranquilli, in fin dei conti la Vienna Card l'abbiamo comprata alle 18:00 del primo giorno e ora sono ancora le 17:00, magari scade tra un'ora, no?" sì sì, come no, ma a me piace darmi questa parvenza di legalità nell'illegalità completa.
"Sì, mi sa che c'ha ragione Jack, dai, stiamo a posto, sediamoci..." aggiunge Ornella, che sembra quasi rassicurata.
"Oh, cacchio! Io non trovo più la mia Vienna Card!! A chi l'ho data?" dice Fabiana, con un tono bestemmiante.
"COSA???? E se non lo sai tu a chi l'hai data!" interviene maliziosamente Marcello.
"Imbecille, te la sei fregata tu?"
"E che faccio, il ladro di Vienna Card scadute?"
"E che ne so, tu sei tutto strano!"
Insomma, i due da che scherzano, quasi finiscono per dirsene quattro, al che le dico "Vabbè, compriamo un biglietto, no?" e Fabiana va vicino alla macchinetta per vedere quanto costasse.
"Ma stanno fuori!! Per fare cento metri dovrei pagare tutti 'sti soldi??? Una corsa in tram 2,20€?!?!? Vai con lo scrocco!" e zac! Si siede, tutta indignata, convinta di non voler assolutamente comprare quel biglietto e m'ha pure dato uno schiaffo sulle mani, quando mi stavo alzando per comprarlo per sicurezza! Niente da fare, ha preferito rischiare una megamulta di non so quanti euro, pur di non dare al ministero dei trasporti austriaco 2,20€... napoletana inside...
Cap.9: ALLO STUDIO DEL DR. SIGMUND FREUD...
Eh sì, proprio lì! E' stato davvero un sogno mettere piede nel primo studio psicoanalitico della storia! Poi, per uno psichiatra, poter dire di essere stato a casa di Sigmund Freud credo sia veramente il massimo...
Vedere tutte le sue foto d'epoca, la sua laurea, la targhetta che c'era fuori alla porta, con su scritto "Dr. Freud", il suo cappello, i suoi bastoni, il cappotto... e tutte le prime edizioni dei testi in lingua originale che io ho letto in italiano per i miei studi, le sue lettere, le ricette ai pazienti... e i mobili!! Insomma, veramente grandioso... unica nota stonata, ma da crepare dal ridere, Fabiana che urta una pila di cataloghi nella stanzetta adibita a bookshop, facendola spatasciare per terra con un tonfo sordo e raccapricciante, tanto che non le basta un semplice e disperato "Sorry!" per non farsi fulminare con lo sguardo dalla temibile addetta al negozio... imbranatona!!!
Cap.10: NON ANDATE AL CAFE' MUSEUM! C'E' LURCH DELLA FAMIGLIA ADDAMS CHE SERVE AI TAVOLI!
Decidiamo, dopo l'immensa camminata per tornare al centro dalla casa-studio di Freud, di rifocillarci con un'ultima fettona di torta, prima di dirigerci verso l'aeroporto, dove ci toccherà passare la notte. Del resto, l'ora di cena è alle porte e la fame si fa sentire. Meta da raggiungere: il Cafè Museum, altro localino storico del centro di Vienna. Entriamo. L'impatto è molto positivo, solito arredamento in stile, atmosfera calda e silenziosa, bella vetrinetta di dolci, profumo di thè... insomma, ci piace. Cerchiamo un tavolino appartato e ci sediamo tutti e otto, ma nemmeno il tempo di sederci per benino, che vediamo arrivare dall'altra sala un pezzo d'uomo enorme, tetro da morire, con la capoccia quadrata e le spalle ricurve, pallido più che mai.
"Ragazze, attente, quello è Lurch degli Addams..." e indico il megacameriere con un cenno della testa, cercando di farlo in maniera discreta, ma ogni mio sforzo è stavo vanificato dalla risataccia pazza di Fabiana, che aggiunge:"Madò!!! Identico!!!" e ride, ma ride di brutto, quando, ormai dimentichi della discrezione, Marcello, Diego ed io cominciamo a fare sotto al tavolo la classica musichetta con lo schiocco di dita "Taratatan! Schiok Schiok! Taratatan! Schiok Schiok!".
Arriva Lurch a prendere le ordinazioni. Partiamo tutti con fetta di torta e thé. Dopo un po', lui ce le porta, ma nel frattempo le ragazze hanno deciso di voler mangiare prima qualcosa di rustico, quindi, accantonano le fette di torta da un lato del tavolo e si tuffano con la testa nel menu, alla ricerca di qualcosa di salato e sostanzioso. Non sto a dirvi che cosa sono state capaci di ordinare! Lurch passava ogni tanto davanti al nostro tavolo e guardava tutto incuriosito le torte ammucchiate da un lato, tanto che ad un certo punto si è avvicinato e ha chiesto se ci fossero problemi, con un'aria tra il minaccioso, del tipo "ora vi azzecco le torte in faccia, se non le mangiate subito", e il preoccupato, del tipo "se non mangiate subito le torte, zio Fester mi licenzierà!!". Gli dico che è tutto a posto, gli faccio le nuove ordinazioni e lo ringrazio. Appena si gira, faccio spuntare la mia mano da sotto al tavolo e faccio, appunto, Mano, sfilando il menu dalle mani di Ornella, che fa un salto di paura! Non sto a dirvi come m'ha chiamato. Zozza.
Discutiamo sulla vita grama del povero Lurch, tanto che alla fine della magnatona, decidiamo di lasciargli una lauta mancia, visto che in un locale immenso abbiamo visto solo e sempre lui piroettare tra i tavoli, con tanto di sfasciamento di due tazze, forse proprio perchè era sfinito... ma... quando stiamo per andar via, e dopo aver messo la pattuita sonora mancia nel piattino, vediamo arrivare dal nulla un altro cameriere, uno che per le due ore che eravamo stati lì a mangiare come porci e a scrivere cartoline (i cui francobolli io ho appiccicato con dello chicchissimo thé all'arancia, le fortunate che l'hanno ricevuta sanno!) non s'era mai e dico MAI visto! Appena ha adocchiato i soldi dal suo nascondiglio segreto, però, è sgattaiolato fuori e se li è arraffati tutti come un topastro malefico, sotto gli occhi tristi e sciagurati del povero Lurch... che scena pietosa, mi è andata tutta la Truffel torte di traverso, mi sono intossicato! Mai più al Cafè Museum, sono troppo sensibile!
Cap.11: IL CAGATOIO PER I CANI, SIMBOLO DELLA CIVILTA' MITTELEUROPEA
Non so se in altre città d'Italia ci siano, ma a Napoli di sicuro NO. Parlo dei cagatoi per cani, ovvero degli spazi sterrati e recintati, dove i cani possono soavemente scagazzare in tutta libertà, senza preoccuparsi di imbrattare il suolo demaniale. E la cosa ancora più grandiosa, poi, è che, grazie a questa superinvenzione, a Vienna non bisogna fare lo slalom gigante tra le merdazze, quando si cammina sui marciapiedi, per evitare di ritrovarsi con le scarpe sporche di "mousse au chocolat"... unico inconveniente, dentro a 'sti cagatoi i cani si scannano come belve feroci! Sapete quando per strada s'incrociano due cani e i padroni danno i numeri? Ecco, immaginate una scena così, moltiplicando le abbaiate per 20 e gli strilli dei padroni pure. Una poesia per le orecchie.
Cap.12: AEROPORTO DI VIENNA. LA CIOFECA DI TUTTI GLI AEROPORTI, MA CHE INCONTRI...!
Dopo essere tornati a prendere le valigie al nostro hotel, dove fortunatamente non c'era di turno alla reception la signora Left & Right, ci siamo fatti l'ultimo viaggio a scrocco sulla metro, intorno alle dieci di sera, nella desolazione più totale, fino ad arrivare al terminal del CAT, il nostro trenino Cat Stevens, che ci avrebbe portato all'aeroporto. Treno deserto, praticamente viaggia solo per noi. Che lusso, ragazzi, oh...
Sul treno siamo un po' tutti attapirati, si respira aria da fine vacanza, ma... dopo abbiamo scoperto che ci sarebbe stato un motivo ben più grave per attapirarsi... infatti, l'aeroporto di Vienna, che, in quanto capitale europea, uno se lo aspetta gigantesco e superattrezzato, è in realtà una cofecchia di aeroporto, dove se ci sono 30 sedie in tutto è davvero troppo.
E, che lo dico a fare, tutte e 30 sono occupatissime, al momento del nostro arrivo. Considerato che si dovrà passare la notte lì, la prospettiva di stare in piedi per circa 6 ore davvero non ci alletta... ed ecco l'attapiramento!
"Noooo... io lo sapevo, e ora come facciamo???" si lagna Karin.
"Non ti preoccupare, ora vediamo cosa si può fare, vado a fare un giro" le rispondo, tentando di non farla cadere in rapida depressione per la mancanza di posti a sedere.
"Marce', la vedi la vecchia seduta laggiù con la bambina?"
"Sì... dici che sta crepando?"
"Jamm bell', scemo... vai a sederti là per terra di fronte a lei, ha una bambina, non credo che passerà la notte in aeroporto, magari tra un po' si alza e cominciamo ad accaparrarci le prime quattro sedie..."
"Sei veramente uno stratega, oh..