Lo riapro 'sto blog? Ma sì... ho una cosetta da raccontare...
Tsk. Sto ancora a casa, impossibilitato a sedermi. Scrivo al pc come una sottospecie di giraffa, che prova a chinare il collo per mangiare le foglioline più in basso, quelle buone e dolci dell'albero delle giornate felici, solo che non ci riesce, perchè le sembra che le tiri la pelle del culo! Troppo corta, non si può piegare in avanti, dolore! E, così, la povera giraffa si rialza e si rassegna a mangiare lo schifo di foglie secche, che crescono in cima all'albero delle giornate di merda.
Morale della favola in stile "Esopo incazzato": mai cadere per le scale come un provolone affumicato, perchè urtare sui gradini con l'osso sacro non è un'esperienza che consiglio a chi legge.
"Ma come hai fatto a cadere???".
Sento già le voci ridanciane che chiedono. Che ve ridete?!? Io soffro e loro ridono!
Comunque, narriamo la vicenda.
Lunedì 28 aprile, un calmo pomeriggio di primavera, finisco di lavorare e mi trattengo un po' allo studio, per sistemare scartoffie varie e fare un po' di ordine. Come si fa ordine? Buttando via cose vecchie. E dove si buttano via le cose vecchie? Negli scatoloni. E dove si mettono gli scatoloni pieni di roba vecchia? Nel cassonetto dell'immondizia appena fuori al portone del palazzo. E per arrivarci che si fa? Tadààà!! Si scendono le scale!
Mi avvio, bel bello, all'ingresso; apro la porta con il ginocchio (sì, sono una scimmia del circo, lo so), mi giro verso la mia segretaria, che mi guarda un po' perplessa.
"Dottore, vuole una mano?"
"La ringrazio, signorina, ma ce la faccio. Lascio la porta aperta, salgo subito..."
"Va bene, certo..."
Antefatto!
Poco prima di sistemare le carte e la robaccia nello scatolone, diventato, poi, pesantissimo, avevo congedato una paziente davvero stramba (non che sia l'unica con il mestiere che faccio!), ma questa aveva una particolarità: era (ed è, povera lei) una TALEBANA CATTOLICA.
Ora, che s'intenda per "talebana cattolica" credo sia molto facile da intuire: una donna dalle rigorosissime, almeno in apparenza, credenze religiose, ispirate al cattolicesimo, e particolarmente intransigente nei confronti di chi la fede non ce l'ha, vedi me.
Il discorso, infatti, durante la sua visita è finito sulla religione e lei, con tono alquanto schifato, mi dice:
"Dottttttttttore!!!!" sputando al di là della dentiera le cascate del Niagara "ma non mi dica, lei non crede Innostrosignore!" tutta una parola.
"No, signora, ma non s'arrabbi, lei può continuare a crederci anche se io non lo faccio, eh?" mentre lei mi guarda con l'aria famelica di un testimone di Geova, che vuole a tutti costi entrare nelle case dei senza fede.
"Ma io sto male, se vedo persone che non hanno fede in DIO BUONO!"
"Che sia buono, signora mia, lo dice lei... io non ne sono tanto convinto, volendo ammettere che esista..."
"Allora, vede?? Lei ammette che esiste! Ci crede!"
"Signora, ho detto VOLENDO AMMETTERE CHE ESISTA, non ho detto che credo esista, stavamo ipotizzando per ragionare insieme..." e comincio a spazientirmi.
"La fede non ammette ragione, dottore!"
"E la ragione non ammette la fede, signora"
"Non faccia il sofista, dottore" e io stavo per dirle "non faccia la scassacazzi, signora, anche se so che le è molto difficile", ma mi sono trattenuto.
"Non faccio il sofista, ma come il cristianesimo insegna, perchè non sono del tutto estraneo alla dottrina, anzi, ci vorrebbe quanto meno TOLLERANZA verso chi ha diverse fedi o proprio non ne ha e lei non ha esattamente l'atteggiamento di una persona tollerante, se mi permette quest'osservazione..." al che la talebana perde il contatto con la realtà e comincia a delirare in piena fase mistica.
"Dottore, io glielo dico, se lei non crede Innostrosignoregesùcristo, le capiteranno tante di quelle disgrazie, che poi un giorno si pentirà di non essersi affidato a lui!" e io metto una mano in tasca e faccio il più napoletano degli SGRAT!
"Signora, alla faccia della brava cattolica, che fa, manda le maledizioni agli infedeli? I tempi delle crociate sono passati, io glielo ricordo giusto per cronaca... "
"Scherzi, lei, scherzi... se ha questo studio così bello lo deve a LUI!"
"Ma perchè, la sta visitando LUI, adesso?"
"Dottore, non sia blasfemo!"
"Signora, allora mi faccia la cortesia, lei non sia invasata e rispetti chi la pensa diversamente da lei, non sarà certo a quarant'anni suonati che cambierò idea sulle convinzioni di una vita, tra l'altro sofferte..."
"Ma che deve soffrire, lei... con tutti i soldi che ha..." e in mente mia penso "ma che brava cristiana, i soldi sono la felicità, proprio come diceva quel povero cristo vestito di bianco in giro per Gerusalemme!".
"Eh, signora, la pensi come vuole, ma non sono i presunti soldi che fanno la felicità, ci vuole ben altro, e lei che ha di certo più esperienza di me - quasi a dirle che era vecchia e bacucca! - dovrebbe saperlo... comunque, rispetto le sue idee, ora però devo salutarla, perchè ho i tempi strettissimi, mi perdoni."
"Ne riparleremo, dottore"
"Come no! Cioè, certo, certo... ora, la saluto, alla prossima" e l'accompagno alla porta.
"Vada a messa, domenica, dottore, perchè se non ci andrà, le succederanno cose brutte"
"AZZ!!" penso tra me e me "M'ha mandato di nuovo una seccia!" dicesi "seccia" la sfiga più nera. E mi gratto di nuovo, non si può mai sapere.
"Signora, le farò sapere se la luce divina mi avrà folgorato in settimana, vada tranquilla, vada..." e che palle!
La signora se ne va e io inizio a fare ordine nella stanza.
Torniamo alla porta d'ingresso, con la segretaria che mi chiede se io voglia una mano e io che dico di no.
Esco dall'uscio, barcollo un attimo: lo scatolo sarà stato pesante una trentina di kg, poco più, poco meno, tra fotocopie, vecchi regali inutili, qualche oggetto rotto, che chissà perchè avevo conservato, e robaccia simile.
Metto il piede sul primo scalino e scendo tranquillo.
Arrivato all'ultimo scalino della prima rampa, scivolo con il piede destro, ma immediatamente ritrovo l'equilibrio.
"Cazzo, l'ho scampata bella!" dico, camminando piano sul ballatoio tra una rampa e l'altra, maledicendo la signora talebana, che mi aveva mandato tutte le sfighe del mondo cattolico, ma... appena metto il piede sul primo gradino della seconda rampa, FIUUUUUUUMMMMM!!!!!
Scivolo di nuovo con il piede destro, in un crescendo di pathos, a metà tra Willy il coyote, Benny Hill e Mr. Bean, quando sta per succedere loro qualcosa di altamente drammatico e insieme palesemente comico; il piede sinistro, unico tutore del mio equilibrio, fa un salto sul gradino successivo, mentre il destro, non so perchè, non riprende posizione, e quindi io sto su un piede solo, tutto nella frazione di pochi secondi ovviamente, che mi fa da pseudostampella; e sembra che io stia giocando al gioco della campana!
Il punto, però, è che al terzo gradino il piede sinistro non regge, il destro continua a stare per aria per cazzi dei suoi (bastardo!) e FIUMMMMMMMMMMM!!!! Scivola pure il sinistro, considerato che il pacco in mano non era dei più leggeri. Ora, mettiamo la funzione rallenty.
La gamba destra era già per aria, fatto ancora scientificamente inspiegabile; la sinistra, con un notevole gesto atletico, dicesi anche ZOMPO PER ARIA, la raggiunge nell'aere delicato, così che io, per qualche frazione di secondo, ho fluttuato nell'atmosfera a cosce all'aria e sedere pronto per spaccarsi in due!
E, infatti, il sedere è finito proprio netto sul bordo di uno scalino. AHIA.
CHE CAZZO DI DOLORE ATROCE!!!!!!!!!!!!
E non è finita qui! Perchè mica dopo la botta colossale, che per un pelo non mi finiva il coccige in gola, si è fermato lì giochino? Eh, no! Ho cominciato a trasformarmi in una specie di slittino umano e, con l'osso sacro in fiamme, sono sbattuto su altri quattro gradini con il sedere e con la schiena. Per fortuna, ho irrigidito il collo e non mi sono spaccato la testa.
Comunque, sono rimasto per terra, inerme e senza la forza di muovere nemmeno un dito, per cinque minuti. In tutto questo, avevo pure lo scatolone di trenta kg addosso, che nel volo non si è scomposto affatto, ma ha avuto il gentile pensiero di cadermi in piene palle.
Quando si dice un uomo fortunato... lo so, lo so.
Arriva, in preda al panico, la mia segretaria, che ha assistito, urlacchiando alle mie spalle, a tutto il volo.
"Dottore! Oh dio, oh dio!!"
"Basta con 'sto dio!" penso, dolorante all'ennesima potenza, ripensando all'anatema che mi aveva lanciato quella vecchiaccia ultracattolica della mia paziente.
"Dottore, ce la fa a muovere le gambe?" sentivo la poverina che mi chiedeva di muovere le gambe, con un tono di voce spaventatissimo, ma io non riuscivo nemmeno a respirare, figuriamoci a muovere le gambe.
Dopo i primi cinque minuti di immobilità assoluta, anche un po' spaventato dal fatto che non mi sentissi più la forza nelle gambe, mi viene un vomito tremendo, che trattengo a stento.
"Ho bisogno di... vomitare..."
"Oh, oh! Provi ad alzarsi, dottore, la prego, non lo faccia in mezzo alle scale, per favore!" e mi offre una mano per alzarmi, ma 'sti cazzi, io non ce la faccio e intanto il vomito gioca ad "onda su onda" nel mio stomaco. Nel frattempo, sale una vicina di pianerottolo e mi vede steso in mezzo alle scale.
"Dottore, sta prendendo la tintarella?" ah ah ah, 'sta stronza. Quanto la odio!
"Sì, signora, come ci si abbronza in mezzo alle scale..." dico con una faccia che trasuda istinto omicida, cercando di darmi un tono dignitoso e di ricompormi.
"Vuole una mano?"
"No, grazie, ce la faccio..." abbozzo un sorriso falsissimo di cortesia, che sta a significare "se non te ne vai, ti sparo un calcio in bocca e la dentiera nemmeno te la compro".
"Sa, ieri, una mia amica si è fatta tutta la scalinata del cinema Filangieri... con il sedere, naturalmente..."
"Come la capisco... e ringrazio lei, invece, che sa proprio come rincuorarmi" e la tizia, tra l'altro anche abbastanza bonazza, ma insopportabile, mi saluta e se ne va, consigliandomi del ghiaccio sulla parte lesa, come se non ci fossi già arrivato da solo, considerato che sono pure un medico!
Provo ad alzarmi, vedendo le stelle, e camminando a passettini di formica, con un dolore atroce diffuso un po' ovunque, tranne ai capelli, mi dirigo verso il bagno dello studio e... STOP! Ho pietà dei vostri stomaci, lascio alla vostra immaginazione.
Dopo questo sfogo grastrointestinale, la mia segretaria mi accompagna al pronto soccorso per una radiografia; il timore di una microfrattura, vista la camminata, c'era tutto e bisognava accertarsi che non ci fosse, come poi è stato.
Inutile dire che il tragitto in macchina è stato micidiale. Ogni fosso del manto stradale era una tortura! Solo che ripensavo alla caduta e mi veniva da ridere in un modo pazzesco, come pure alla mia segretaria, che si asciugava le lacrime per le troppe risate e i miei mugolii di dolore.
Arrivo al pronto soccorso e per fortuna mi attende un collega, che avevo chiamato. Mi accompagna in radiologia e trovo una dottoressa che più bona e antipatica proprio non si può. Mi rifaccio gli occhi, ma la odio fin da subito.
"Salga qui su", mi dice, con tono molto perentorio.
"Non posso prima abbassarmi i pantaloni? Mi sa che dopo avrò difficoltà da steso, faccio peso proprio lì..."
"Salga qui su, li abbasserà dopo"
"Sissignora...".
Salgo sullo scalino del lettino della macchina per i raggi e questo si comincia a stendere in orizzontale, mentre io avevo la sensazione che l'osso sacro mi si schiacciasse, più assumevo la postura orizzontale.
"Ora, si abbassi il pantalone"
"E' una parola, da steso non ci riesco!" ed entra un'infermiera all'improvviso, senza manco bussare; una donna grassoccia sotto la sessantina. Viva la privacy degli ospedali napoletani.
"Che ci siamo fatti qui? Vuole un aiuto?"
"Grazie, magari..." e la guardo, pietoso.
"Allora, vediamo un po'... eh eh eh..."
"Cazzo ridi?!?!" penso io.
"Bisogna stare attenti, quando si hanno parti del corpo così preziose... è un peccato rovinare 'sto capolavoro di dio!" e ride, dandomi uno schiaffetto sulla parte alta della coscia, quasi sul culo, insomma, strizzandomi l'occhiolino e facendo un sorrisino malizioso alla dottoressa, che prima ricambia e poi quando la guardo, allibito, fa subito la faccia seria e odiosa.
"Stia fermo, non si muova" mi intima la bonazza.
"Sì, sì, pur volendo, come diavolo mi potrei muovere...?"
E inizia la radiografia.
ZAC!
ZAC!
Le prime due fotine del mio sederino.
Entra nella stanzetta dove sto io la bona.
"Che fa?"
"Si deve girare su un fianco, la sto aiutando"
"Mi fa un po' di solletico così..." e me la rido.
"Senta, non sia spiritoso, si giri su un fianco"
"Potessi... se mi dà un minuto, magari mi giro senza distruggermi di dolore"
"Faccia pure..." e si mette con le braccia serrate ad aspettare, dandomi una fretta tremenda. Così, il mio orgoglio maschile ferito m'impone di girarmi con una mossa secca e rapida, che, però, mi fa uscire dalla gola uno strozzatissimo "AHI!!!". Chiudo un attimo gli occhi per il dolore e quell'assassina della dottoressa che fa?!? Mi prende per le cosce e mi gira meglio a tradimento! Vedo di nuovo le stelle e poi mi dice:"
"FERMISSIMO COSI'".
"Agli ordini... dottoressa dalle mani delicatissime..."
"La voglia di scherzare non le passa nemmeno con il dolore, vedo"
"Meglio metterla a scherzo, lei mi fa paura..."
"Ah ah ah... zitto, su, collega, ora ti faccio la foto di profilo"
"Ah, ora ci diamo del tu?"
"Ti dà fastidio?"
"No, per carità, è che pensavo che Kappler non desse del tu ai poveri pazienti..." e le lancio, almeno tento, un sorrisetto marpione, giusto per vedere se da acciaccato riesco a sedurre una donna così algida.
Mi risponde con uno sguardo truce. L'avrò sedotta? Sì, eh? Come no...
Altre foto di profilo, poi torna e mi dice che posso alzarmi.
"Mi occorrerebbe un piccolo appoggio..."
"E' una scusa per abbracciarmi, lo so, li conosco quelli come te..." e mi offre la sua spalla, ma a quel punto inizia il gioco più bello.
"Io? Abbracciare te? Ma scherziamo... mi sei antipaticissima, piuttosto mi butto di peso dal letto..." e me la rido, vedendo la sua faccia sorpresa.
"Ah sì? E poi sarei io l'antipatica... vediamo come te la cavi, presuntuoso!"
Intanto, la mia segretaria entra e vede questo duetto comico, ma anche leggermente, come dire, invitante!
Mi butto dal lettino in maniera abbastanza maldestra, ma davvero non l'abbraccio. La guardo con aria di sfida, mascherando il dolore.
"Visto?" e lei tace, ridendo sotto i baffi.
Andiamo nella stanza a vedere la radiografia al pc e la fetentissima dottoressa mi tira uno scherzo bestiale, ma la cosa più grave è che io ci casco pure!
Sul monitor appare una radiografia di un femore con un chiodo dentro all'altezza dell'attaccatura del bacino.
"E che è questa?" chiedo io, incuriosito.
"Ma come che è? E' la tua, quando te lo togli questo chiodo? Si vede che ce l'hai da almeno una trentina d'anni. Quando ti operi?"
"Ma che stai dicendo?"
"Oh dio, non ti hanno mai detto che hai un chiodo nella gamba?"e a quel punto mi sono squagliato un attimo di terrore e in una frazione di secondo ho cercato di ricordare qualche possibile caduta infantile delle mie, a dire il vero non poche, per via della quale fossi andato in ospedale e avessi subito un'operazione. Nessuna, ovviamente. Al che, socchiudo gli occhi in una smorfia infastidita, realizzo la presa per i fondelli e "sei insopportabile, fattelo dire..." le sussurro, odiandola, ma divertito e imbarazzato per la figura da idiota.
"E tu sei proprio un fifone, fattelo dire..."
"Touchè..." e ridiamo tutti e due.
Dalla radiografia, viene fuori una lussazione dell'osso sacro e la prognosi è di 15 gg di assoluto riposo.
Du palle esagerate.
Torno a casa e da allora non sono più uscito, una noia veramente inenarrabile. Non posso star seduto, non posso stare troppo tempo in piedi e steso nemmeno, se non rannicchiato sul fianco destro, con l'orecchio che dopo un po' diventa una cotoletta alla milanese per la pressione sul cuscino.
In tutto questo, però, ho fatto una conquista!
Chi mi chiama, dopo un paio di giorni di convalescenza domestica?
"Pronto?" vedo un numero sconosciuto sul display di casa.
"Parlo con il fifone presuntuoso?" e la riconosco, sorpresissimo di sentirla.
"Toh, ma guarda chi c'è! La simpaticissima Kappler... a che devo l'onore?"
"Un bravo medico si accerta sempre delle condizioni dei suoi pazienti più problematici..."
"Ah, io sarei problematico, dunque?"
"In effetti, è stato un po' un problema non ripensare a quello scambio di battute, mica mi era mai capitato, sai?"
A quel punto, la telefonata diventa un crescendo di provocazioni velatamente seducenti e sfottò maliziosi, tali che il mio ego si gonfia a dismisura, mentre penso che ho fatto colpo su quella gran gnocca della dottoressa infame pure con il sedere da fuori e zoppicante (sì, un uomo si accontenta di piccole cose in certe fasi della vita!); ma l'osso sacro gli impone di sgonfiarsi, dico all'EGO, non siate malpensanti (!), perchè non regge il peso di una tale pienezza di me ; e così mi ridimensiono, soprattutto ricordandomi che ora sono un uomo serio ed impegnato, diamine!
Il punto è che lo sono diventato sul serio, un uomo serio e monogamo, giurin giurello, ma... ehm... nel dna devo ancora convincermene, credo... :D
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