lunedì, 05 giugno 2006

IV Conferenza mondiale di Porchettologia storico-antropologico-fognaria.

a cura di
Dott. Prof. Jack Pummarolino della facoltà di Suinologia dell'Università di Jena (Ridens o Plinskin?)

Miei illustrissimi colleghi,
come suggeritomi dalla Dott.ssa Sulpicia, esperta in Porchettologia, nel corso di una disputa accademica, il tema dell'odierna conferenza sarà:

"La porchetta prodotta dagli Inuit sudafricani della Prima crociata: tra Sacro Graal e gabinetti intasati"

Per spiegare al gentile pubblico il complicato rapporto che c'è tra le porchette eschimesi, il Sudafrica, le crociate e i gabinetti, occorrerebbe davvero un'enciclopedia; tuttavia, farò del mio meglio per riportare brevemente a galla gli annosi studi della Dott.ssa Sulpicia, già in passato acclamati dall'ambiente accademico per la loro accuratezza, ma poi lasciati nel dimenticatoio, poichè estremamente scomodi al sapere globalizzato.

Gli Inuit, meglio noti come Eschimesi (ovvero coloro che escono tutti i mesi), come ben sapete, vivono nelle regioni artiche del continente americano e di quello asiatico. Il pauroso scioglimento delle calotte polari, però, li ha costretti, negli ultimi decenni, ad abbandonare progressivamente le loro consuete dimore fatte di ghiaccio, che ormai sotto i raggi di un infido sole non erano altro che brodo insipido di gallina spennata, spalmato per terra... un poeta locale ha definito, in una nota lirica che testimonia la tragedia, la sua casa disciolta come un "calippo sbrodolante tra le chiappe roventi di un mulo aerofago"... una sottile metafora per indicare l'improvvisa calura che ha colpito quelle terre, prima perennemente baciate dal gelido bianco.
I ghiacci disciolti hanno causato un temibile e progressivo allagamento della terraferma: donne e bambini in preda al panico, sono fuggiti a gruppi di 10 per volta a bordo di foche truccate e omologate soltanto per due, per di più senza casco, tanto che molti di loro hanno finito per perdere la vita in questi insulsi viaggi della speranza.
I mariti rimasti vedovi, disperati per la perdita delle loro mogli, hanno viaggiato anch'essi a gruppi di dieci a bordo di foc... ops, fiche truccate e omologate anche per più di dieci, fiche provenienti da vicine località canadesi, dove è costume che le donne siano di facili costumi, appunto. Il morale, e non solo il morale, fu risollevato per un breve arco di tempo, ma i problemi non erano finiti.

Il surriscaldamento dell'atmosfera aveva causato ingenti danni anche alle fognature, di ghiaccio anch'esse, costruite da questo civilissimo popolo. Le fognature, infatti, si sciolsero e, come si può immaginare, liquami sudici e putrescenti, ma anche pezzi solidi, eh, cominciarono a vagare indisciplinatamente a mo' di iceberg marroni con tanto di scia giallognola nei mari del nord, scene raccapriccianti che poco si confacevano alla candida natura del luogo.
Gli Inuit, però, dotati di notevole intelletto, sebbene le sinapsi fossero spesso ibernate, decisero di costruire i ben noti "frigocessi". Ad un pubblico tecnico non avrei spiegato il significato di questo termine, ma l'esimia Dott.ssa Sulpicia non me ne voglia, se spiegherò ai non addetti ai lavori l'etimologia del termine.

I "frigocessi", appunto, come dice la parola stessa, erano dei fori nelsuolo di un diametro di 120 cm e di una profondità di 2 metri circa, scavati nelle zone dove il ghiaccio pareva resistere maggiormente al caldo avanzante e avere una parvenza di solidità, così che escrementi e liquami restassero intrappolati, come ameni cristalli puzzolenti, a memoria della civiltà e della pulizia di questo popolo avversato da Madre Natura.
Successe, però, che il frigocesso più frequentato della zona ebbe un pericoloso cedimento, durante una seduta di "sfogo" del sindaco cittadino. Guardate i nostri reporter cosa sono stati capaci di immortalare:

Come avrete certamente notato dalla colorita espressione pronunciata dal sindaco intrappolato al suo assessore alle fogne, fu invocata la più nota figura mitologica del panorama divino eschimese, ovvero la dea Porca Maiala Zozza Inturcinata.
Per gli uomini accorsi sul luogo della tragedia, il nome di quella divinità fu una sorta di rivelazione, un segno del Destino, il volere degli dei che si concretizzava nel mondo terreno: bisognava cercare il totem della dea Porca Maiala Zozza Inturcinata, che loro più comodamente chiamavano PO.MA.ZO.IN o POMAZOIN, che dir si voglia, proprio come il nome di una famosa pomata, Pomazein appunto, adoperata da loro per le bruciature da ghiaccio al sedere (o mazzo, in eschimese), pomata ovviamente per uso interno.
Tutti i conti tornavano. Niente più gabinetti intasati da sindaci con dissenteria, niente più ghiacci disciolti; bisognava emigrare per andare alla ricerca del tempio perduto della dea Pomazein, che si trovava, come la leggenda insegnava, in Sudafrica.

La Prima Crociata alla ricerca della divina porchetta ebbe inizio. Tuttavia, allo sparuto gruppo di coraggiosi eschimesi non bastò, una volta giunti in Sudafrica, impegnarsi alla ricerca del tempio della dea Pomazein: no, occorreva trovare anche il famosissimo Sacro Graal.
Per secoli gli studiosi si erano chiesti cosa fosse e dove fosse il Sacro Graal, senza risposta alcuna. Gli Inuit, invece, depositari della sapienza eterna, sapevano della sua vera natura da racconti tramandati oralmente da una dinastia di nobili orsi bianchi, che, afflitti dalla continua e fastidiosissima presenza di quella scassacoglioni di Licia Colò, avevano imparato a parlare, al fine di mandarle tragiche bestemmie e maledizioni, non appena la bionda ricciolina della tv nostrana voltava loro le spalle, per ciancicare sguaiatamente quelle orribili gomme, che tra l'altro mandavano via gli olezzi naturali degli aliti locali, che contribuivano dal canto loro al mantenimento e all'equilibrio dell'ecosistema.
Questi orsi rivelarano che il Sacro Graal fosse, sì, una coppa, ma non esattamente la coppa dalla quale Cristo bevve il vino durante l'Ultima Cena... il Sacro Graal era ben altro, ovvero un antenato della odierna Coppa del Nonno, posseduta dalla famosa Poppea, compagna di Nerone, conosciuta a Roma anche come la Porca Maiala Zozza per le sue particolarissime performances sessuali. In questa coppetta, lavata accuratamente dalle sue ancelle, dopo aver, un giorno, degustato il suo gelato, Poppea ordinò di mettere del pinzimonio pregiatissimo, uno di quelli a lunga conservazione, con il quale le future generazioni avrebbero condito proprio come lei la squisita porchetta, tipico cibo dell'epoca imperiale a Roma, resistito fino ai giorni nostri.
Gli Inuit compresero che la dea Pomazein non avrebbe avuto tutto il suo potere senza il Sacro Graal, che conteneva, appunto, il sacro unguento oleoso da sacrificarle. Potete ammirarlo in questa diapositiva dell'epoca:

Dopo mille pericoli e peripezie, forti del fatto che il Sacro Graal era stato rubato e portato in Africa dai discendenti di Annibale nella 57esima Guerra Punica contro l'ormai smembrato Impero Romano, gli Inuit, con gli intestini aggrovigliati, per aver fatto voto di non defecare fino al ritrovamento dell'effige della dea Pomazein, arrivarono alle rovine del tempio della stessa e finalmente, scavando sotto la sabbia e liberatisi della tensione con fragorosi peti a forma di cubetti di ghiaccio, poichè ancora non si erano abituati al clima torrido subequatoriale, ebbero davanti a sè il simulacro della dea Pomazein, la famosissima Porchetta Inturcinata a Deis Romanorum, che apparve ai loro occhi esattamente così, liberandoli da ogni supplizio:

Dopo averla unta a dovere e idolatrata fino agli spasmi muscolari, presero di peso la statua in carne della dea Pomazein e la portarono a bordo delle proprie zattere rudimentali fino al loro mondo ghiacciato, dove all'arrivo della dea, le acque si ritirarono, solidificandosi in bianche lastre gelate e gli Inuit scongiurarono per sempre il pericolo di ritrovarsi con fogne sciolte e gabinetti intasati.
Ringrazio il gentile pubblico per aver assistito con deferenza e attenzione alla mia conferenza odierna e soprattutto ringrazio la gentilissima collega, Dott.ssa Sulpicia, per avermi dato l'onore di partecipare alle sue ricerche storico-antropologiche, suggerendomi questo interessantissimo tema di discussione.

Distinti salumi, è il caso di dirlo, e alla prossima conferenza.

Dott. Prof. Jack Pummarolino


Written by: JackPummarolino alle ore 22:03 | Permalink | commenti (8)
categoria:follie splinderiane, conferenza sulla porchetta