martedì, 20 marzo 2007

OTTAVA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI
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IL RICORDO SFUGGITO ALLE SABBIE DEL TEMPO

Avevo scelto fin da quel primo respiro d'aria terrestre di non contare gli anni, i giorni e i minuti che mi sarebbero rimasti da vivere su quel pianeta fino al momento della mia "chiamata", del mio ritorno a "casa".
Mai un compleanno festeggiato, mai un anniversario da ricordare, che in qualche modo m'avesse fatto fare mente locale sul tempo trascorso, mai un orologio al polso; e se mi capitava di vederne uno per strada o se qualcuno, chiacchierando ignaramente, mi metteva al corrente del momento storico in cui stessi vivendo, scappavo via, disperato davanti alla minaccia di quell'immaginaria clessidra, che lasciava scorrere, impietosa, la sabbia nella mia mente. Sapevo che quella sabbia avrebbe sommerso ogni mio ricordo, una volta terminata la mia vita sulla Terra. Quella clessidra era il mio tormento più profondo.
"Cento anni", m'aveva detto SuperIperUranio...

"Vivrai cento anni sulla Terra, Jack. Vivrai come tutti gli altri uomini, ma ritornerai qui, e quando accadrà, la tua memoria verrà azzerata... potrai conservare un unico ricordo di quest'esperienza che ti sto offrendo. Sappi sceglierlo con cura e farne tesoro per la tua eterna vita ultraterrena. E ora vai, Jack, per ora il tuo tempo all'Inferno è terminato, un nuovo mondo t'aspetta ed è pronto ad accoglierti..."

"E' tutto chiaro, Capo... dimmi quando dovrò partire"
"Stai già partendo, Jack..."
"Ma... non capisco, che vuoi dire?"
"Aspetta e vedrai..."
"Non fare scherzi, mi manca l'aria qui... c'è puzza, sto male... che sta succedendo???"
"E' il tuo apparato respiratorio da umano, Jack, sta già avvenendo la trasformazione nel tuo corpo..."
"Che trasformazione, scusa... ma che stai dicendo...? A-aiutami..."
"Stai diventando un uomo... un uomo vero, Jack, quasi vero... è così che vivrai, un uomo tra gli uomini..."
"Per favore, mandami subito su quel dannato pianeta... per favore... so-soffoco... non ce la faccio più a stare quaggiù, soff-o-co!"
"Vai, Jack, vai... e non dimenticarti delle mie parole... scegli un ricordo davvero speciale, dovrai custodirlo per sempre... per sempre-e-e-e-e-e..."

Uno squarcio nel cielo plumbeo dell'Inferno s'aprì sopra ai miei occhi, increduli dopo le ultime parole del Capo, e in un lunghissimo istante fui praticamente risucchiato da quel buco nero, che man mano diventava blu oltremare nella rapida risalita. Acqua intorno a me, ma la puzza di zolfo continuava a persistere. Non riuscivo a capire. L'ultimo tratto della corsa verso l'alto fu velocissimo e tra miliardi di bollicine d'aria e riflessi della Luna nell'acqua, schizzai fuori da quel lago e volai per qualche metro su nel cielo senza capire nulla di quanto stesse accadendo.
Ricaddi dopo pochi istanti nel placido specchio d'acqua.
Il rumore del mio tuffo all'indietro fu l'unica eco che si sentì nei paraggi di quella natura che pareva deserta.
Riemersi e con il viso a pelo d'acqua mi guardai intorno... folta vegetazione e un lago dalla forma molto vicina ad un cerchio perfetto sembrava apparirmi, guardando le rive ben levigate ed omogenee. Un cratere. Un ex cratere che Madre Natura aveva reso un lago vulcanico; e quell'odore di zolfo derivava forse dall'intima essenza di quell'acqua: il fuoco.
Stanco e frastornato, mi tirai fuori dal liquido trasparente e sulfureo. Avevo paura di quel luogo ignoto, ma mi sembrò abbastanza desolato per sfuggire ad occhi umani e per proteggermi da qualsiasi incognita di quel nuovo mondo. Mi spogliai dei miei abiti bagnati e li lasciai ad asciugare alla brezza della notte, appesi ad un ramo. Mi stesi sull'erba ed assaporai i nuovi odori intorno a me e il silenzio, placido e perturbante.
E dormii nervosamente fino al mattino dopo, senza aprire più gli occhi, per sfuggire al buio di quelle tenebre non familiari alle mie pupille.

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Un rumore di foglie secche calpestate mi destò dal sonno, lasciandomi in un vigile torpore.

"Comme j'étais en train de vous dire, c'est le Lac d'Averno, celui que les Antiques Romains croyaient
être l'entrée de l'Enfer, vu le caractéristique et inquietant paysage naturel qui l'entoure..."


Fui definitivamente svegliato da alcuni passi, strascicati sul sentiero sterrato a pochi metri dalle siepi che mi nascondevano, e da quella voce dall'accento francese, che con toni allegri e fermi catturava l'attenzione degli astanti. Mi strofinai inavvertitamente gli occhi con le mani sporche di terreno, mi bruciarono un bel po' e corsi a sciaquarmeli vicino alla riva tra un'imprecazione e l'altra, tanto che mi parve che la donna m'avesse sentito e visto, perchè s'arrestò nel parlare per un attimo e si guardò attorno con aria circospetta.
"Il y a des animaux étranges ici...", disse, sorridendo, al suo gruppetto di persone. Animale strano a me? Bah!
Mi chinai più che potessi dietro una siepe di mirto e rimasi in silenzio a guardare la scena al di là delle fronde, con un ginocchio nell'acqua e l'altro schiacciato contro il mio petto. La donna, tornata rilassata, aveva ricominciato a narrare al gruppo di turisti le vicende di quel luogo dove ci trovavamo tutti, che ora avevo appreso chiamarsi Lago D'Averno. Diceva che anticamente era considerato dai Romani l'ingresso per il mondo degli Inferi.
"Sono rimasto chiuso fuori casa, allora...", pensai per un istante, divertito all'idea di quella leggenda. Ricordandomi, però, della notte precedente, ebbi un piccolo sussulto e mi resi conto che tanto leggenda forse non era, quel che s'erano tramandati i Romani di generazione in generazione: avevano colto la Verità senza saperlo. Conoscevano l'ingresso dell'Inferno, quel lago dall'acqua sulfurea e dalle strane venature grigiastre, sbocciato come un liquido fiore dal cratere di un antichissimo vulcano morto anzitempo. Ed io ero sbocciato dalle sue acque a nuova vita.
Mi sentii forte in quel momento, consapevole della mia intima essenza demoniaca, presi coraggio e mi tirai su per aprire le braccia al cielo, quando credetti che i turisti si fossero allontanati. Scattai in piedi con un gran sorriso, strinsi i pugni in segno di vittoria, per la grande possibilità che m'era stata data, ed esultai, quando, però...

"E lei chi è?!?!", urlò la donna, puntandomi l'indice contro e rimanendo immobile a fissarmi.
"Eh?? Chi??"
"Lei!!"
"Oh, parbleu, cet homme est nu!", bisbigliarono due turiste di una certa età, sconvolte dalla visione di un uomo senz'abiti addosso in un luogo pubblico.
"Cazzo... ehm, pardon, mesdames, pardon!"
"Che diavolo ci fa lei nudo in mezzo alle frasche?!"
"Eh, appunto, che Diavolo ci faccio nudo in mezzo alle..."
"Senta, io chiamo la Polizia, se non mi dà una spiegazione convincente!"
"Non sarà mai convincente la mia spiegazione, signorina! E si giri, per favore! Mi faccia recuperare i miei vestiti!"

Qualcuno mi osservava con gli occhi sbarrati, qualcun'altra rideva, rossa in viso, altri ancora mormoravano che fossi pazzo.
Mani serrate a coppetta sulle mie pudenda, mi voltai di scatto e corsi dietro ad un cespuglio, per tentare di recuperare i vestiti sul ramo, lì dove li avevo lasciati la notte precedente.
Una famigliola di rondini, però, aveva gradito molto la mia camicia e l'aveva usata come bagno pubblico aviario.
"Signorina? Mi scusi, ma prima, durante la sua bellissima spiegazione, ho sentito che diceva che il nome "Averno" deriva dal greco "Aornos", ovvero "senza uccelli", giusto?"
"Certo, giusto, ma che c'entra?"
"Guardi un po' qui la mia camicia? Questa secondo lei è cacca di balena?"

Alla vista di quella camicia imbrattata di sterco d'uccelli, la donna rise di gusto insieme agli altri, che avevano afferrato qualche parola del nostro discorso.
Un turista francese m'offrì gentilmente una sua maglietta e, resomi conto che l'iniziale diffidenza nei miei riguardi era scemata almeno un po', iniziai a raccontare una storia plausibile, per giustificare la mia presenza in quel posto, io che fino a pochi minuti prima non avevo nemmeno uno straccio addosso.
Mi ricordai che sulla Terra faceva ancora scandalo andare in giro nudi... ovvio che avessi suscitato scalpore, gli umani hanno nel dna il ricordo del peccato originale.

"Le sta un po' stretta questa maglietta... qual è il suo nome, signor giro-nudo-per-le-rive-dei-laghi?", mi chiese con fare indagatorio e divertito la donna. Occhi grandi e scuri, capelli ricciolini e un sorriso da far sciogliere i ghiacci polari in un istante.
"Mi chiamo...", non sapevo se dirle il mio vero nome o mentirle. Mi scostai un po' da dosso il tessuto della maglietta, che aderiva al mio petto. Mi stava davvero stretta e lei mi stava guardando... che gli allenamenti nella palestra infernale potessero dare buoni risultati anche sulla Terra non c'avevo pensato mica...
"Allora, lei si chiama?"
"Mi chiamo Jack, piacere... e lei, signorina nel-Lago-d'Averno-non-ci-sono-uccelli? Come si chiama?", sorrisi.
"Io mi chiamo Giada, piacere mio...", sorrise anche lei, imbarazzata e piacevolmente colpita da quel feeling che s'era instaurato a pelle in pochissimi minuti.
"Viene con noi in giro a scoprire le bellezze del Lago o vuol prima spiegarci cosa ci facesse nudo in mezzo alle piante, signor Jack?"
"Beh, io ero nudo perchè... perchè, insomma, ieri notte sono venuto qui per fare delle foto in notturna, ecco, e... sì, cioè, sono cascato in acqua, poi ho messo i vestiti ad asciugare e mi sono addormentato distrattamente... sì, proprio così è andata..."
"Ah, capisco... proprio così è andata... e, mi scusi se insisto, ma la sua macchina fotografica dov'è?"
"..."
"Allora?"
"E' sott'acqua", trattenni il respiro, le stavo sparando veramente grosse.
"Sott'acqua?? Le è cascata nel lago?"
"Eh sì... ha visto che sfortuna?"
"Beh, mi dispiace tanto..."
"Non si preoccupi..."
"Lei, però, non sembra affatto dispiaciuto della perdita...", incalzò la donna, sempre più incuriosita.
"E lei fa tantissime domande...", risposi, guardandola dritto negli occhi e usando quella particolare luce che solo le pupille diaboliche riescono ad emanare. Quella luce magnetica a cui gli occhi umani non sanno resistere.
"Posso venire in giro con voi? Questo posto m'interessa molto e vorrei saperne di più... poi, lei, Giada, racconta le meraviglie di questi luoghi in un modo davvero interessante..."
"Mi sta adulando, Jack?"
"Sì..."
"Le riesce benone, vedo, è il suo secondo mestiere, dopo quello di annegatore di macchine fotografiche?"
"Mi porta con il suo gruppo o no, Giada?", la sfidai, tirando su il sopracciglio destro e lisciandomi la barba.
"Affare fatto, lei ora è dei nostri, Jack...", mi prese per un braccio e mi portò davanti alla fila di persone insieme a lei.
Guardavo i suoi piedi camminare all'unisono con i miei. Passi piccoli, scattanti, per tenere alto il ritmo della camminata tra i sentieri accidentati, immersi nella vegetazione. L'Averno, un paio di metri più sotto, luccicava sotto i raggi del sole caldo di un mattino di giugno. Lo zolfo era nell'aria, mi pareva d'essere ancora a casa, il distacco con l'Inferno era stato brusco, ma meno del previsto. Forse tutti i Diavoli venivano mandati qui per il primo giorno di tirocinio? Non lo sapevo e non aveva poi tanta importanza; stavo bene, la Terra cominciava a piacermi, così come come cominciava a piacermi Giada, affascinante quarantenne con la freschezza stampata sul viso, come avesse avuto quasi la metà dei suoi anni.
Fu singolare l'attrazione indescrivibile che provai per quella donna, cosa che non mi capitò più negli anni a venire, con nessun'altra.
L'ascoltavo parlare al gruppo dei turisti francesi con quel suo accento fluido, con quella "erre" che lasciava scorrere, delicata, tra la lingua e i denti. Provavo a non guardarla, per concentrarmi solo sulla sua voce... e me la sentivo dentro, vibrare fin nei miei polmoni a rubarmi il respiro, al pensiero di quelle labbra sulle mie.
"Tu comprends le français, Jack?", si voltò di scatto verso di me, cogliendomi perso tra le mie fantasie.
Riuscii ad emettere un flebile "oui", fissandola, turbato. Percorsi con gli occhi il suo viso, ne ammirai la genuinità dei tratti, le accarezzai il collo con lo sguardo e me lo riempii dei suoi seni.
"Très bien, Jack... allons, mesdames et messieurs... nous sommes presque arrivés à la zone du pic nic...", con un ampio gesto delle braccia invitò il gruppo di turisti a seguirla. Non si accorse che il nodo della sua camicetta s'allentò per quello. Pochi passi ancora e secondo le sue indicazioni ci saremmo sistemati a mangiare un boccone sulle rive del lago, nell'area pic nic del parco naturale.

"Mangia con noi, Jack?"
"Beh, in realtà io non avevo previsto di rimanere qui fino ad oggi e non ho con me nè soldi, nè cibo..."
"I soldi non occorrono, adesso, e io posso offrirle uno dei miei panini, se le va..."
"Se ci diamo del "tu", dirò che mi va..."
"Se ti va..."
"Sì, mi va... grazie... posso sedermi qui?"
"Certo... vieni, ti faccio spazio sul mio pareo...". Le agili e sottili dita di Giada sistemarono le pieghe del suo coloratissimo pareo sull'erba, preparando un piccolo giaciglio per il frugale pranzo. L'aiutai e fu quella la prima volta in cui le nostre mani si sfiorarono.
Ricordo che trascorremmo tanto tempo a parlare sottovoce di noi, lei mi raccontò tanto di sè, io m'inventai una vita, un personaggio, un'anima. E lei s'innamorò di quell'anima, come io della sua, con la paura nel mio cuore che un giorno avrei dovuto per forza abbandonarla.
Decisi in quel momento che, nonostante fosse solo il mio primo giorno sulla Terra e che forse avrei potuto fare migliaia di esperienze più belle da conservare nella memoria, Giada e quell'unico giorno trascorso con lei sarebbero stati il mio ricordo da portare negli Inferi allo scadere dei cent'anni.
Volli vivere quei momenti al massimo dell'intensità, non sciupai un solo secondo di quella giornata, dedicandola tutta alla passione, nel senso più alto che gli umani danno a questa parola: desiderio, tensione e splendida sofferenza.
Restai ad ascoltarla mentre parlava e lei ne era contenta e sorpresa. Le regalai tutta la mia attenzione e mi resi conto che sbirciavo ogni particolare delle sue espressioni, per far sì che mi restassero perfettamente impresse nella memoria anche a distanza di tempo.
Chiusi gli occhi. Strinsi le palpebre fortissimo, come facevo all'Inferno da bambino per scatenare piccoli terremoti, uno dei primi giochini che m'insegnò mio padre. Avrei voluto un terremoto anche allora, per far scappare tutti in preda al panico e poter rimanere solo con lei; ma sapevo in cuor mio che i miei poteri diabolici li avevo persi nel momento in cui ero schizzato fuori da quelle acque sospese tra Inferno e Realtà... eppure...
La terra tremò. Il rumore di una sirena d'allarme riecheggiò tra gli alberi. Le persone urlarono e fuggirono come impazzite. Un terremoto. Credetti di essere tornato un demone, per essere riuscito a scatenarlo, e mi toccai la testa, passando una mano tra i capelli per sentire se ci fossero gli spuntoni delle mie vecchie corna ormai scomparse, ma di loro nessuna traccia. Ero ancora un uomo. E quel terremoto, allora? Tutt'ora non me lo spiego, fatto sta che ottenni quel che volevo: restare da solo con lei in mezzo a quelle meraviglie della Natura.
Per tutta la durata del sisma, Giada non si staccò dal mio braccio, che stringeva per la grande paura. Naturalmente io non ne avevo, ma mi finsi spaventato, come ogni altro umano al mio posto sarebbe stato. Ci ritrovammo vicinissimi. Bastò un attimo per abbracciarla più forte, per sentire il suo respiro fuso al mio, fino a cogliere la morbidezza delle sue labbra, desiderose di posare un bacio sulle mie; leggero e delicato, quasi incredulo dapprima; appassionato ed irriverente, poi, dopo che la strinsi forte a me in un impeto di voluttà. La volevo mia.
Morsi, che furono avide carezze dei miei denti sulla sua pelle di seta, e le mie mani, furiose cacciatrici delle sue curve di preda seducente, l'esplorarono in ogni angolo di corpo, strisciando sotto alla sua camicetta ormai sbottonata, per slacciare quell'insieme di pizzi e trasparenze che le velavano il seno.
In un groviglio di membra, me la ritrovai addosso, nuda, sensuale, bellissima, pronta ad offrirsi a me, un perfetto sconosciuto che la stava amando e che l'avrebbe amata per sempre, ero certo di questo dentro di me. Ero certo d'amare, io che non l'avevo ancora mai fatto. Lei, dal canto suo, sentiva quanto io fossi devastato dal suo fascino prepotente e giocava... giocava con le sue movenze invitanti, con le parole, sussurrate, a volte incomprensibili, che mi porgeva sulla bocca, sfiorandomela con la punta della sua lingua, come fosse un vassoio per servirmi ciò che le suggeriva l'anima. Quell'anima che avrei certamente corrotto, se non me ne fossi innamorato all'istante e senza via di scampo.
I raggi caldi del Sole mi scottavano la schiena, mentre m'insinuavo tra le sue cosce tese e il calore che emanava quella donna era pari alle fiamme dell'Inferno, bruciavo dentro per lei. Bruciava la mia mente, traboccante di sentimenti fino a quel momento ignoti, ma meravigliosi. Bruciava la mia bocca, che l'assaggiava ovunque, come per rubare brandelli di carne a quel corpo, indelebili tracce mnestiche nella confusione dei ricordi. Perchè il Tempo tende a sfumarli e a renderli nebbia opaca e senza colori... ma Giada non avrebbe fatto quella fine, Giada l'avrei ricordata per l'eternità.

La lasciai addormentata nuda sull'erba, così come lei aveva trovato me, proprio in questo punto dove siamo seduti adesso; e andai via senza lasciar tracce. Sapevo che l'avrei fatta soffrire e sapevo che avrei sofferto anch'io di quel distacco così brusco, ma scelsi di combattere quell'amore appena nato, che in realtà m'aveva già battuto lui stesso, obbligandomi silenziosamente ad imprimermi nell'anima quei momenti fugaci, vissuti in una calda giornata di giugno tra le braccia di quell'unica donna che riuscì a solcarmi il cuore, lasciando un segno indelebile del suo passaggio nella mia vita di essere umano.

Ecco, ora conosci il mio ricordo speciale da salvare, messaggero Hermes. Sono passati esattamente cent'anni da allora, visto che tu sei qui con la tua clessidra vuota tra le mani, ed io ricordo tutto perfettamente, come vedi. Non ti resta che cancellarmi tutti gli altri pensieri dalla memoria, adesso, il mio tempo quassù è finito e ho fatto quel che dovevo. Puoi riferire al Capo che sto tornando all'Inferno.

[Jack si alza in piedi, butta via sull'erba i suoi vestiti, dopo aver usato un lembo della camicia per asciugare via una lacrima. Dà un ultimo sguardo al paesaggio intorno, sorride amaramente, e passi lenti s'avvicina alla riva del Lago d'Averno. Senz'altra esitazione, s'immerge nelle sue profondità e sparisce per sempre tra i placidi riverberi dell'acqua...]

"Comme j'étais en train de vous dire, c'est le Lac d'Averno, celui que les Antiques Romains croyaient
être l'entrée de l'Enfer, vu le caractéristique et inquietant paysage naturel qui l'entoure..."

Written by: JackPummarolino alle ore 04:05 | Permalink | commenti (4)
categoria:angeli e diavoli, i racconti improvvisati di jack
martedì, 06 marzo 2007

 SETTIMA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI - (terza parte)

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Anno 2535

Buio. Un opprimente e falsamente pacato mare di nero inchiostro impalpabile.
Un assordante silenzio scoppiò nella testa di Iris, ancora sconvolta per ciò a cui era incredibilmente sopravvissuta; si ricompose, o almeno tentò di farlo, ma si ritrovò completamente nuda, solo un brandello del suo vecchio vestito tra le dita, che le era rimasto attaccato alla pelle con del sangue rappreso.
Aveva camminato a lungo nelle tenebre senza una direzione, fino ad arrivare nel punto in cui si era fermata, immobile: non le era consentito alcuno spostamento ulteriore davanti a sé. Allungò le mani, toccò intorno e capì di essere finita in un vicolo cieco, terminante in uno stretto cunicolo. Pochi centimetri tra lei e le ruvide pareti che la circondavano. Tastò sopra alla sua testa con le dita doloranti e sentì al tatto nell’oscurità qualcosa di freddo e metallico.
”Il coperchio di una botola!”. Si drizzò sulla punta dei piedi e fece forza con le braccia per aprire il pesante portello metallico, che s’alzò, cigolante. Sgranò gli occhi, aspettandosi di sentirseli bruciare per il brusco passaggio dalle tenebre alla luce... luce che, invece, non trovò ad accoglierla…

“Dove sono?!?! Dove accidenti sonooo!!! Aiutooo!! Per favore, aiutatemi!! La prego, signore, si fermi! Si fermi! Ho bisogno d’aiuto, sto male!”. Persone dallo sguardo spento le passavano accanto, ignorandola, quasi non vedendo la sua fisicità di donna. Altre, visibilmente atterrite, fuggivano via a nascondersi.
Si guardò intorno e nulla le parve riconoscibile, nemmeno la sua immagine sfigurata, riflessa da una vetrina di un negozio di oggetti per lei decisamente strani. Guardando distrattamente la sua silhouette nel vetro, neanche si vergognò della sua nudità: il suo unico pensiero in quel momento era capire dove fosse. Scrutò intorno con occhi impauriti e al tempo stesso curiosi. L’insegna luminosa di quel negozio di fronte a lei, tra una scintilla e l’altra dei neon, che facevano contatto sotto le gocce di una pioggia debole e insistente, recitava “Bioprotesi meccaniche”.
Osservò meglio al di là della spessa vetrina: all’interno del negozio scorse pezzi di ricambio per umani.
Non poteva crederci completamente, ma dopo tutto quello a cui aveva appena assistito, nulla le parve più davvero impossibile.
Si fece scudo con una mano sugli occhi e sbirciando tra i vari scaffali disordinati, scorse un calendario elettronico: segnava una data alquanto inattesa. 3 Agosto 2535.
500 anni, ben 500 anni esatti, calcolando dal momento in cui era stata ingoiata dalla voragine, erano stati spazzati via dal Tempo come polvere. Iris era stata catapultata dall’immensa esplosione di tenebra della Grande Battaglia in un’altra dimensione temporale a lei ignota. Il Futuro. Una categoria cronologica che l’aveva sempre spaventata, poiché inconoscibile, ora era davanti a lei, in tutta la sua inquietante “normalità”.
”Non avessi mai baciato Andrea…”, mormorò sottovoce, piangendo.
Un fruscio di vento gelido le sfiorò la schiena, facendola rabbrividire… poi, uno strano suono alle sue spalle. Si girò di scatto. Lvcifer era lì.
”Ciao, Iris, mia cara… grazie anche a te, il mondo è cambiato, ce l’abbiamo fatta. Le Tenebre ora regnano sulla Terra… bel colpo, ragazza, mi sei piaciuta…”
”E tu chi diavolo sei?!?”
”Il Diavolo, appunto, ma non farmi essere comico, bambina, non è il momento… vieni qui…”
Iris si sentì il cuore in gola per il terrore, quando un artiglio del Demonio le graffiò un seno in segno di appartenenza. Lo spinse via da sé con forza, ma Lui non si spostò di un millimetro, così la ragazza si divincolò con tutte le sue energie da quella morsa malvagia, corse via e iniziò ad urlare in strada, in cerca d’aiuto. La pazzia la prese… e…

Il rumore di una sirena d’ambulanza la scosse dal torpore. Voleva aprire gli occhi, tentare di capire ancora una volta dove fosse, cosa ci facesse sdraiata sul duro asfalto, che al tatto le appariva come sgretolato e mischiato a del terreno arido. Come un campo di battaglia abbandonato…
Le luci blu del mezzo di soccorso lampeggiavano negli sguardi increduli delle pochissime persone affacciate ai palazzi. Soltanto pochi minuti prima, qualcuno aveva visto quella ragazza, ora sdraiata in maniera scomposta a terra, uscir fuori da un tombino, per poi mettersi a gridare in strada di aver visto il Diavolo; l’avevano udita farneticare di una tremenda battaglia tra il Bene e il Male, biascicando improbabili parole in una lingua oscura, implorando che le si prestasse fede, poiché il mondo era in pericolo. Dei passanti avevano provato ad avvicinarsi a lei, per cercare di calmarla, ma l’unica reazione di Iris era stata un furioso gesticolare in preda alla paura.
Era così terrorizzata fin dentro all’anima, che il suo unico scopo sembrava essere la fuga. Verso dove e da cosa volesse scappare, però, era stato impossibile da capire per gli astanti. Attraversò di corsa la strada, con gli occhi velati da un pianto disperato, quando un motociclista girò l’angolo, correndo a velocità impressionante, e la investì.
Volutamente, parve, ma nessuno si meravigliò. Sotto gli occhi di tutti, il ragazzo, vestito di una tuta di pelle nera con una croce rovesciata di velluto rosso cucita in petto, si fermò a guardare Iris. Rise di gusto, sfiorandole con la punta del piede una ciocca di capelli sporca di sangue, impennò in accelerata e scappò via. Una vecchia, inorridita da tanta malvagità, a cui ancora non s’era abituata, ebbe la prontezza di annotare la targa di quella moto… “AM 666 ON”. Come stancamente aveva previsto, però, il fazzoletto di carta, su cui aveva scritto quelle poche cifre e lettere, prese fuoco tra le sue mani e si consumò in un momento, lasciandole una profonda ustione sulla pelle raggrinzita. Le punizioni ai gesti di ribellione al regime erano state sempre puntualissime, instancabili.

”La ragazza è svenuta! Sta perdendo molto sangue, portiamola via immediatamente, presto!”
Dei guanti di lattice le sfiorarono le ferite. Iris provò delle fitte nelle carni lacerate dallo scontro con la moto indemoniata e dalle altre escoriazioni che aveva sul corpo, eredità della surreale esperienza da cui era riuscita a tornare viva; ma lo stato confusionale in cui era non le permise di avvertire davvero il dolore. Almeno, non quello fisico.
Le portiere di metallo si richiusero un istante dopo che gli infermieri l’avessero sistemata sulla barella e l’ambulanza partì a sirene spiegate, sfrecciando nel traffico di una serata cittadina come tante.

”Dov’è l’anestesista, va operata d’urgenza, sant’iddio!!” a quell’impronunciabile parola, bandita da tempo dal linguaggio comune e da ogni libro in circolazione, un tuono assordante fece sobbalzare l’aiuto primario di medicina interna, che era di turno al pronto soccorso di Evil City, quella sera: il dott. Jack Devillon.
Iris, ancora priva di sensi, fu preparata per la sala operatoria dal personale sanitario e passò sotto gli occhi del medico, trasportata su una barella nel lungo corridoio illuminato dai neon bianchissimi.
Il dott. Devillon trasalì alla sua vista. Soltanto pochi secoli prima, aveva incrociato lo sguardo atterrito di quella ragazza in mezzo al Caos della Grande Battaglia… avevano combattuto spalla a spalla, ricordò che gli era sembrata così diversa dagli altri demoni schierati, e… ora… lei era lì, ferita, morente, come se quella stessa battaglia fosse avvenuta poche ore prima… gli scherzi del Tempo erano da sempre stati il passatempo preferito di Lvcifer. E Jack odiava quel genere di scherzi.
Fu evidente che la vita di quella giovane donna fosse seriamente in pericolo; ma a quel punto, il dott. Devillon si trovò di fronte al bivio che ogni medico membro della Nera Alleanza non avrebbe voluto mai incrociare nella sua carriera. Salvarle la vita di una persona, secondo il giuramento di Ippocrate, tutt’ora valido dopo lunghe contese per salvaguardare il senso stesso della professione medica, o proteggere l’Alleanza, secondo il giuramento fatto a Lvcifer? Se la ragazza fosse sopravvissuta, avrebbe certamente ricordato la tragica esperienza della discesa negli Inferi e avrebbe potuto svelare la Verità sulla Grande Battaglia al mondo intero. Gli inganni, le menzogne e gli sporchi tranelli che le schiere infernali avevano teso ai rivali alati per aggiudicarsi la vittoria della Battaglia stessa, per dare il primato su ogni cosa alle Tenebre. I segreti della supremazia del Male.
Se l’avesse lasciata morire, invece…
”UCCIDILA”.
Jack si tappò le orecchie con le mani, ma non servì. L’immagine di Lvcifer gli apparve nella mente e gli ripetè l’ordine:”UCCIDILA”.
Un fumine cadde sulla centralina elettrica del quartiere e un black out avvolse l’ospedale e i palazzi nei dintorni.
Di nuovo il buio…

”Ciao, Jack… a cosa stai pensando? Jack??”
”Eva…?! E tu che ci fai qui…”
”Mia figlia, Jack…”
”Chi? Cosa?”
”Non far finta di non capire, sai che ci leggiamo nel pensiero”
”Iris… “
”Già, proprio lei… devi salvarla, Jack, lei non è dei nostri, capisci? Mia… mia figlia non ha colpe, non può dipendere da lei il destino del Male!”
”Eva, sai che io non posso far altro che eseguire degli ordini…”
”Jack, se è vero che quella notte nel corpo di suo padre c’eri tu…”
”Ma che stai dicendo, Eva… tu… tu non avresti dovuto sapere che… io…”
”Le voci corrono, lo sai… e in cuor mio sapevo che quella notte con me ci sei stato TU… Iris è…”
”Mia figlia…”
”Tua figlia, sì. E’ tua figlia. Non puoi ucciderla, non farlo, ti prego… la rimanderemo nel suo mondo, proveremo a farla scappare da qui e il Male non verrà intaccato nella sua potenza. Aiutami a far tutto questo, per favore, prima che Lvcifer ci scopra… da sola non posso farcela…”
Eva baciò Jack tra le lacrime. Erano secoli che i due amanti s’erano persi di vista. Lui, dal canto suo, non aveva mai smesso di pensarla. Ricordava di averla vista proprio nella Grande Battaglia, l’ultima volta, e solo adesso riusciva a capire perché restò sorpresa e sorrise, quando lo scorse ad osservare incuriosito la giovane ragazza nuda affianco a sé… padre e figlia per la prima volta insieme inconsapevolmente. “Le solite beffe demoniache”, pensò, tra lo spazientito e il rassegnato.
”Ti aiuterò a farla scappare, va bene, ma sappi che rischiamo l’espulsione da Evil City e saremo costretti a vagare in eterno in None Land, perseguitati dai diavoli cacciatori”
”Sono pronta a tutto questo. Tu puoi operare al buio, vero? Sei stato addestrato alle tenebre, ci puoi riuscire… per favore, salvala, comincia subito, Jack…”

Nel momento stesso in cui una mano del dott. Devillon si accinse a prendere il bisturi, Amon entrò improvvisamente nella buia sala operatoria, spaccando con un balzo i vetri della finestra.
Lvcifer, dietro di lui, avanzò lentamente, con movenze dalla maestosa malvagità… immobilizzò Eva e Jack, li spinse vicini, spalle al muro, con la potenza del pensiero, e ordinò ad Amon di fare quel che aveva sempre fatto. Amon, sorridendo, si diresse, deciso, verso i suoi vecchi compagni e senza esitare affatto strappò contemporaneamente il cuore ad entrambi. Ripetè il gesto che aveva fatto nella Grande Battaglia con il suo cuore, ovvero li strizzò fra le mani fino all’ultima goccia… e fu quasi surreale scoprire che da quei cuori colò non solo sangue nero e malevolo, ma anche del sangue rosso, “umano”. Si scoprì che gli Angeli avevano mandato la Pietà ad Evil City, per sferrare un ultimo, disperato e solitario colpo al regno del Male, insinuandola nei cuori di Eva e Jack, ma… il tentativo risultò vano.
Lvcifer, padrone assoluto del mondo, che tutto può e tutto vede, maledisse i demoni al suo cospetto e ordinò loro di divorare il corpo di Iris.
La ragazza, dopo pochi istanti, non esisteva già più, dilaniata dalle fauci delle tre creature infernali.
E fuori, soltanto le Tenebre.


E se vi siamo piaciuti, venite a dircelo su...     A&D   
Written by: JackPummarolino alle ore 18:45 | Permalink | commenti (3)
categoria:angeli e diavoli, i racconti improvvisati di jack
mercoledì, 14 febbraio 2007

SESTA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI
(per la traccia, cliccate
QUI)

[Fuori onda. Operazioni di trucco.]

In quale telecamera devo guardare?
Ah, grazie, questa con le luci rosse? Ma è un'intervista porno? No? Ah. Va bene.
Ok... il trucco è a posto? Sembro abbastanza perfido? Ah sì?
Grazie, signorina, lei ha ottimi gusti... dopo mi darebbe il suo numero di cell.?
Sì, sì, ho capito, stiamo per iniziare con l'intervista... ho capito!
Le luci, ehi... le luci!! Regia??? Vi ho chiesto di abbassarle un po', sono abituato alle tenebre, per favore, ragazzi!
Perfetto... imposto la voce e sono pronto... posso parlare al rovescio che fa più Satana??
No?? No. Ok, ok, nun v'alterate, ok, parlo dritto!

"INTERVISTA CON IL DIAVOLO - VI PRESENTO MIO FIGLIO: JACK"
[prima e ultima, si spera]

3...
2...
1...
CIAK!
MOTORE!
AZIONE!

[Sorriso piacione e diabolico nella telecamera]

Ho sempre pensato che Jack fosse un diavolaccio un po' sui generis... sì, per carità, ci sta bene all'Inferno, non dico di no... vedo che si diverte con gli altri, gozzoviglia, organizza scherzi a chiunque gli sembri adatto ad essere preso di mira come sua vittima predestinata... sembra sereno, sì, ma è come se gli stesse sempre tutto un po' stretto... ogni tanto, infatti, scende qui, nel quartier generale, a rompermi le scatole con le sue malsane idee per "rinnovare" un po' questo posto... non si rende conto, l'esuberante demone, che siamo maleficamente perfetti da anni, da millenni... pensa di poter venire lui e di stravolgere tutto.
Eh no, non va così. Esaltato.
In fin dei conti, però, l'ho prelevato da quello stupido pianeta Terra proprio per queste sue virtù, non posso negarlo... l'arroganza, la superbia, la sfacciata sicurezza nei suoi mezzi, l'egocentrismo sfrenato, la prepotenza e il narcisismo che lo caratterizzano. Un bel mix per un diavolo, non è vero?

[Sguardo alla telecamera con espressione del tipo "Sto andando bene??"]

Se ci mettiamo pure che con le donne, poi, va alla grande e che conosce tutte le peggiori e più spregevoli tattiche di seduzione più tragico abbandono incluso nel prezzo... beh, mica male? Sì, lo so, starete pensando che la mia preferenza verso di lui è spudorata, lo so, lo so... ma mi sto facendo vecchio, i miei 9000 anni e più cominciano a farsi sentire e il fisico non è più quello di una volta... devo pur pensare ad un sostituto, o no?? E Jack, quella carogna, non è affatto inadatto a ricoprire il mio ruolo, anzi... sarà lui il padrone dell'Inferno, quando deciderò di ritirarmi dalle scene degli Inferi, per rifugiarmi in quell'adorabile caverna sotterranea che ho scovato l'estate scorsa su Marte... tutto rosso lassù, l'ambiente farà pure pendant con il mio guardaroba e sarò il più chic del pianeta. Non vedo l'ora.
Il punto, però, è che Jack è totalmente inaffidabile. Ma sì, ve lo sto dicendo, è un pericolo pubblico! Non posso dargli un compito ben preciso, che poi fa di testa sua e prende iniziative che non dovrebbero nemmeno saltargli per la testa. E' questo che mi preoccupa un po' e mi fa indugiare ancora riguardo alla mia permanenza su questo ruvido trono rovente. Sarà che sono pignolo? Forse, ma... questa è l'ultima che ha combinato... sì, ascoltate bene, io non so più come fare!
In parole povere, gli avevo soltanto chiesto di andare a rubare un estintore da qualche parte, andava bene anche solo un secchio d'acqua... sapete com'è, ogni tanto le fiamme eterne mi danno noia e, almeno quando dormo, vorrei stare al fresco... e invece...

"Blazzzzzz!! Hai capito che ti ho detto? Ho una missione da compiere, ha detto il capo"
"Embè, Jack, io che posso farci?"
"Ma ovvio, mi accompagni, no??"
"Io??? Ma l'hai vista la mia gamba in che condizioni è? Quello schifoso di Cerbero mi ha morso di nuovo, io proprio non lo sopporto quel cazzo di cane!"
"E non ho capito, dovrei andare in giro da solo?!? Ma che palle, Blaz, siete tutti dei mosci, quaggiù... e pure tu lo sei... secondo me in Paradiso sono più trasgressivi di voi, pensa un po'..."
"Senti, Jack, non ricominciare con questa storia della trasgressione, eh... ti ho detto che mi fa male la gamba, trovati qualcun altro da trascinare, perchè per quanto mi riguarda dovresti proprio trascinarmi sul serio, ma di peso!"
"Ho capito, ho capito... vado da solo, vado... tanto i compagnucci tuoi mi daranno le tue stesse risposte... chi è intento a trombare, chi a peccare, chi a non fare una mazza e basta... ci vado da solo, DA SO-LO"
"E vai da solo, Jack... quanto rompi, bello mio, porca miseria..."
"Se, se... ciao, Blaz, "divertiti"..."
"Ma, scusa se chiedo, quale sarebbe la tua missione da compiere per Lui?"
"Devo rubare un estintore, dell'acqua, dice che ha caldo"
"Ah... Sì... Interessante... che sballo... che divertimento... questa sì che è una botta di vita... wow..."
"Blaz?"
"Sì, Jack?"
"Fanculo, Blaz"
"Ok, Jack"
"Ciao, Blaz"
"Jack?"
"Sì, Blaz?"
"Fanc...coff coff!! Bleah! Sput!!"
"Non sai neanche mandarmi affanculo che ti affoghi da solo, che tristezza che sei, Blaz..."

Jack gli voltò le spalle, lanciando a terra, indispettito, un sasso che aveva tra le mani. Lui aveva sempre un sasso tra le mani. All'inizio pensavo fosse una sorta di retaggio di timidezza della sua trascorsa vita da umano, per cui egli avesse bisogno di armeggiare con qualcosa tra le mani per non tenerle penzoloni sui fianchi. Poi, scoprii il vero motivo di quei sassi che lo accompagnavano sempre. Timido? Jack?? Naaa. Ma per favore. Quei sassi, in verità, li prendeva dal MURO di pietra della porta di servizio dell'Inferno, porta praticamente sbarrata in eterno, con tanto di divieto assoluto per i diavoli di aprirla. Jack, però, ogni giorno andava lì e smantellava di nascosto un pezzetto di muro, staccando qua e là i sassi mischiati al cemento, convinto che io non lo vedessi... non l'ho ancora mai fermato in questo paziente lavoro clandestino che fa quotidianamente, un po' perchè il muro è indistruttibile e si rigenera da sè, ma anche per lo sfizio di vedere fino a che punto arrivi la sua tracotanza. Pensa di farmela sotto al naso.

Comunque, avevo ascoltato, sorridendo, quella buffa conversazione tra demoni. Jack è inconsapevolmente divertente, quando s'incazza. Lo tenni d'occhio durante tutta la durata della missione che gli avevo affidato. Una missione semplicissima, ma che lui ha reso un pandemonio.
Guardate qui, tra le mie mani... potrete vederlo in questo piccolo vortice mentale che ho creato... vedrete con gli occhi della mia memoria... eccolo, lo vedete? Shhh... sta parlando...

"E adesso dove cacchio lo trovo un estintore all'Inferno?!? Per non parlare dell'acqua. Bah, forse posso andare sulla Terra...?? Eh, magari potessi, è pieno di belle donne lì! Però, Lvcifer non l'ha specificato, in genere è preciso, quindi forse la Terra non è prevista nella mia missione... e, poi, l'ultima volta che ci sono andato, sono tornato giù dopo un mese e Lui si è incazzato come un caimano e me lo sono sorbito per tutto il mese dopo... devo provare a fare una toccata e fuga senza essere visto. Non la reggerei un'altra ramanzina di quelle, sono stufo..."

Jack tornò nella sua caverna per indossare il mantello rosso che aveva fregato a Superman, perchè gli dava una certa sicurezza in missione; quel mantello se l'erano giocato a poker, una sera che Superman era solo Clark Kent; quel povero ragazzo senza i superpoteri non sapeva imbrogliare... Jack, invece, imbroglia da dio, ops... da diavolo, sempre e comunque. Oh, guardate... subito dopo aver imprecato contro di me, Jack uscì dalla sua caverna-letto e si diresse nella caverna-guardaroba, dove c'era il suo specchio, ormai consunto, tante le volte che ci si ammirava dentro.



"Bello, 'sto mantello, che figata... mi sta una meraviglia... e bravo il signor Kent, la prossima volta ci giochiamo la tutina blu... chissà che sballo con la J al posto della S..."

Mentre si dava arie da gran figo davanti allo specchio della caverna-guardaroba, sfarfallando con il suo mantello rosso, si chiuse alle sue spalle la porta del camerino. La CHIAVE, ovviamente, era dall'altro lato della porta. Gli feci un piccolo dispetto, uno scherzetto innocente: la girai nella toppa e gli sussurrai "Buona fortuna, Jack...".

"Cazzo!! Ma non vale così! Apri, bastardo di un Diavolo, apri!!"

Mi sono goduto la scena per un po'. Diciamo che l'ho messo proprio alla prova, volevo vedere cosa si sarebbe inventato per venir fuori da quel buco roccioso.

"Quando sarò fuori di qui, Lvcifer vedrà il bordello che gli monto all'Inferno, vedrà! Gli organizzo una rivolta di diavoli che se la sognerà nei millenni a venire, 'sto stronzo..."
"Ehilà, dici "stronzo" al tuo papino?"
"Oh!! Sei qui! Stronzo! Fammi uscire!"
"Jackino, Jackuccio... dai, vammi a prendere l'estintore e un po' d'acqua, su..."
"E se apri, magari ci vado, no?!"
"Non apro, ma tu vacci lo stesso..."
"Ma come credi che io ci poss.. ma che cazz... dico io, queste sono pareti infernali, non posso oltrepassarle!!! Mi senti???"
...
"Mi stai sentendo o no?!? EHIIIIIIIII!!!!"
...

Stavo zitto. Jack, dopo l'ennesima spallata alla porta, si accasciò al suolo e cominciò ad inveire in silenzio contro di me.
Il camerino della caverna-guardaroba era molto angusto e lui, grande e grosso, ci stava scomodo tutto raggomitolato... così, pestò forte il tallone sul suolo dalla rabbia e... vide il terreno sbriciolarsi sotto i suoi piedi...
Diede un secondo pestone, quasi per assicurarsi di non aver soltanto immaginato quel cedimento del pavimento. Di nuovo la terra gli franò sotto ai piedi. Un senso di felice incredulità gli piombò nel cervello.
Si alzò di scatto e cominciò a scavare a mani nude, accorgendosi che l'argilla e i sedimenti rocciosi venivano via con estrema facilità, tanto che dopo circa mezz'ora passata a scavare, Jack finalmente vide aprirsi un buco nel suolo... non molto grande, una sorta di cunicolo che portava da qualche altra parte... ma chissà dove...
Curioso com'è, iniziò a scavare ancora di più, per vedere quel cono di pietra buio, velato di luce arancione, dove conducesse...

"Ah ah!! Brutto stronzo, t'ho fregato... bene, bene, bene... adesso esco di qui e l'estintore lo vado a portare a tua sorella, che ne ha bisogno... vecchio rincoglionito, il troppo calore t'ha bruciato il cervello... SPUT! Cacchio, la terra in bocca... SPUTT!! Che schifo..."
"Aò! Aò, voi de sopra! Che la volemo smette' de fa' cade' er terreno in CASA mia, 'mbè???"
"Eh??? Chi è là??? Chi c'è???"
"Come chi è là e chi c'è!! Chi ssssei te, piuttosto! A maleducatooo! A screanzatooo! Ho pulito du' minuti fa er terrazzino!"

Jack si affacciò con la testa nel cunicolo.



PPPUMMFFF!

Una scopa salì velocemente su per il cunicolo e colpì in pieno viso Jack, riempiendogli la faccia di polvere e terriccio umido.

"Ahi!!! Porca zozza, ma sei impazzita?!? Mi fai male!!"
"Tiè! Tiè!! Toh!!! Toh!!! E toh!!! A brutto 'nfame!!"

PPPUMMFFF!!! PPPPUMFFF!!!

"Ahi! Ouch!! Bast'!!! Piano!! Ok, ok!! Fermati!! Fammi almeno scendere giù da te, posso spiegarti tutto, ma smettila con questa scopa, ti scongiuro, mi stai sfigurando, ma che maniere!"
"Fermo lì, sa'??? Nun te crede de mette' 'e zampacce tue zozze e luride sul pavimento mio pulito pulito, sa'?!"
"Senti, calmiamoci un attimo, ok? Io mi chiamo Jack, qua la mano..."

Allungò il braccio giù per il cunicolo, per tendere la mano all'anziana e peperina signora che abitava nel sottosuolo dell'Inferno e...

"Ma sei pazza!!! Ahi, mi hai morso!! Ma roba da matti, io non ci scendo più giù da te, hai capito?!? Chissà che altro mi fai, belva assassina!"
"Ahahahah! Oh per tutti li sorci!! Ma Giacomino, sei teee!! Vie' qua, bello de zia, vie'... e chi ttt'aveva riconosciuto con tutta quella barba in faccia?! Mamma miiiiia, come te sei fatto bello, fatte vede' un po' da zia tua, fatte...?? Bello, Giacomino de zia, bello... "

Zia Fuxinella, colei che aveva allevato Jack durante i suoi primi mesi di permanenza all'Inferno, lo strattonò giù dal cunicolo per la contentezza e iniziò a sbaiucchiarlo qua e là, come se Jack fosse ancora il suo piccolo nipotino di 100 anni... ma ormai Jack è un uomo adulto, va per i 750... capirete l'imbarazzo...

"Dai, zia Fuxi, non mi chiamare Giacomino, lo sai che mi dà fastidio, io mi chiamo Jack!"
"Sì, sì, sì, amore de zia tua, te chiamo Jack, te chiamo come te pare a te, ma mò 'ndo vai?? Resta a magna' qua da zia tua, che t'ho fatto er pollo alla diavola come te piace a te, su... è quello de paese, coi cosciotti teneri teneri che so' 'na meraviglia... ma nun ce posso penzà, come te sei fatto grande... vie' qui..."

Sbaciucch, sbaciucch, sbaciucch... slrrrr... slrrrrr...

"E che ce fai da 'ste parti, ammore de zia, eh? Dillo a zia tua..."
"E, zietta cara, c'ho un problemino... Lvcifer m'ha teso un tranello..."
"Anvedi 'sto zozzone de Luciano, non cambia mai, aò..."
"Zia, non lo chiamare Luciano, quello già è incazzoso! Che brutto vizio che hai con 'sti nomi, tu... eh!"
"E che ce voi fa', Giacomi', io so' vecchia, mica m'arricordo li nomi strani di tutti 'sti diavoli... solo il tuo, bello de zia, solo il tuo..."
"E dai, su... basta... "
"Ma allora, che devi da fa' pe' usci' da 'sto tranello de Luciano l'anfamone?"
"Devo trovare un estintore, ma va bene anche dell'acqua, qualcosa che sia capace di spegnere le fiamme dell'Inferno nella sua stanza da letto, dice che non riesce a dormire, se non ci sta un po' di fresco..."
"Estintore?!?! Acqua?!?! Ma che s'è scemunito forte Lucia'??? Che ce lo sai che per millenni m'ha rotto li cojoni, perchè annaffiavo le piantine mie belle coll'acqua e lui stava sempre a di' che l'acqua all'Inferno 'sti cazzi che nun ce po' sta?! Ma 'nvedi questo... mo' rivole l'acqua, rivole! E che spaccasse er muro, allora! No???"
"Il muro?? Di che muro parli, zia Fuxi?"
"Come de che muro parlo, tesoro de zia... quello che ogni giorno vai a sfascia' con le manine tue, no?? Che poi, dico io, nun te lo potevi trova' un passatempo 'n po' più divertente, Giacomi'? Che vai a sfascia' i muri te? Che te sei fatto 'n'impresa edilizia?"
"Zia, sii seria un attimo, ho una certa fretta, perdonami... che c'è dietro a quel muro?"
"Ma Giacomi', allora sei de coccio daveeero... ce sta l'acqua, Giacomi', l'acquaaaa...! Vie' co' mme, te faccio vede' 'na cosa che forse te piacerà..."

Zia Fuxinella prese Jack per mano e lo portò dentro casa... arrivati alla finestra della piccola cucina, zia Fuxinella gli mostrò qualcosa in lontananza con il dito indice puntato tra gli alberi...

"Che, la vedi quella, Giacomi'?"
"Quella chi, zia?"
"Ma no 'na baldracca, Giacomi', te stavo a di' della FORESTA... che la vedi, no?"
"Eh, sì che la vedo, è immensa..."
"Allora, stamme bene a senti', che io 'ste cose nun te le dovrei da di', che poi Luciano me fa du' cojoni da paura, perchè dice che parlo troppo e nun me faccio mai li cazzi mia, ma te sei er nipotino mio e co' te ce posso parla' come me pare..."
"Ti ascolto, zia, grazie... allora, dimmi della foresta..."
"E che te dico, amo'? La devi da attraversa'..."
"E poi?"
"E poi, poi, poi... mo' me chiedi troppo, bello de zia tua..."
"Ma zia, almeno dimmi in che direzione devo andare, cosa devo cercare... dammi una mano, per favore, ti prometto che mangio tutto il pollo alla diavola..."
"E ce fai pure la scarpetta dentro ar sugo, eh? O sinò nun parlo mica, eh?"
"Promesso, pure la scarpetta nel sugo"
"Bravo, bello de zia, assettate..."
"Facciamo quando torno, dai, che poi si fa tardi e ho paura nel bosco di sera"
"Ma che stai a frequenta' di nuovo quella che cinguetta? Come se chiama, 'a Gigliola?"
"Ma no, che hai capito... dai, dimmi che devo cercare..."
"Teso', tu che devi cerca', l'acqua? E vai, vai a cerca' l'acqua, che zia tua nun te sta mandando allo sbaraglio, va', va'... damme un bacio e va'..."
"Grazie, zia Fuxi... e conservami il pollo, smack!"

Jack fece una corsa fino alla foresta e si fermò di botto ad osservarla, quasi disperato. I rami erano talmente fitti e aggrovigliati che si rese conto dell'impossibilità di passarci attraverso a mani nude. Occorreva qualcosa che li tagliasse, che li recidesse in modo netto e che gli permettesse di procedere spedito tra la vegetazione.
Tornò, sempre correndo, dalla zia... bussò alla porta e...

PPPPUMMFFFF!!

"Zia!!! Ahi, di nuovo!!! Ma che sei matta con 'sta scopa!!"
"Uh, amo', e mica me penzavo che eri te n'artra vorta?? E scusa, Giacomi', te sei fatto male? Ma che voi de nuovo qua, nun dovevi anna' a cerca' l'acquetta, bello de zia?"
"E sì, dovevo andarci, porca Eva, ma..."

PPPPUUUMMMFFF!!!

"Ma dannazione!!!! AHIA!!"
"Nun me nomina' quella sgualdrina qua in casa mia, sa'???"
"Vabbe', vabbe', ho capito... veniamo al dunque, prima che mi fracassi il cranio... che ce l'hai qualcosa che taglia le erbacce?"
"Er tosaerba mio nun t'o posso da', perchè me serve, me ce depilo... famme penza'... cortelli nun ne uso, perchè da quando zio tuo se tagliò la gola me fanno 'mpressione... vediamo che ce posso ave' più... ah, che voi questo???"
"Un pesce SPADA???? E che ci faccio con un pescespada??"
"Nun me fa' esse' burina, Giacomi', che ce voi fa'? Ce tagli le piante, no?? Tie', va' mò, va'..."
"Vabbe', proviamo... grazie... e butta 'sta scopa, zia!"
"Ciao, amo', ciao... bona fortuna..."

Jack tornò nella foresta, armato del suo fido pesce spada, che inaspettatamente si rivelò più tagliente di una sciabola.
Falciando la vegetazione qua e là, Jack camminò per ore tra le fronde, girò in lungo e in largo, si perse più volte e tornò ciclicamente negli stessi punti in cui era già passato in precedenza.
Sfinito, esausto e scoraggiato, si stese su un giaciglio di foglie secche e piccoli ramoscelli e cadde addormentato per giorni... vi sarete resi conto che non è riuscito a portare a termine la missione che gli avevo dato, io non ho visto nè estintori, nè acqua in camera mia... e per di più, non è ancora ritornato, chissà dov'è andato a nascondersi per la figuraccia... beh, gente, questo è tutto, come si dice... that's all, folks!

[Sorriso vittorioso di Lvcifer nella camera n.1]

APPLAUSI DEL PUBBLICO IN SALA

[Lvcifer sta per alzarsi dalla poltrona da dove aveva fatto l'intervista, quando improvvisamente sente alle spalle un rumore di calcinacci che si sbriciolano rapidamente, come pressati da una potenza immensa... una parete dello studio televisivo inizia a tremare vistosamente. Si apre una crepa che corre veloce dal basso verso l'alto. Una seconda crepa s'incrocia con la prima. Tutto lo studio televisivo inizia a tremare come se un grosso terremoto ne stesse minando le fondamenta alla base. Un boato assordante s'avvicina sempre di più, il panico si diffonde tra gli astanti... e...]

SPPLLLLAAAAAASSSHHHHHHHHHHHHHHH!!!!



[Il pubblico vide una sagoma delirante, con un sasso tra le mani, cavalcare l'onda anomala in sella ad un curioso pesce spada, con tanto di occhiali da sole e sorriso fashion... era sempre stato il suo sogno quello di impersonare per un giorno il palestratissimo squalo della Maui & Sons...]

"Lo tsunami!!!!!! Aiutooooooo!!"
"LVCIFERRRRR!!! ECCOTI L'ACQUA!!!"
"Dannazione, Jack!!! Sei sempre il solito, avevo detto un secchio, un estintore, non un LAGO!!!"

[Jack aveva dormito un bel po' in quella foresta, ma alla fine, aveva ripreso a camminare senza sosta e dopo lunghe ricerche, si era trovato di fronte un enorme bidet, di dimensioni davvero spropositate, che racchiudeva tutta l'acqua che Lvcifer aveva per millenni negato alle lande Infernali... e dove l'aveva trovato, il bidet? Ma dietro al muro che ogni giorno aveva tentato di sfasciare... no? Se lo sentiva che quel misterioso muro nascondesse qualcosa e infatti... Gettò, poi, il sasso in aria, cantando a squarciagola "All in all it's just another brick in the wall... we don't need no education..."].

[I soccorsi ritrovarono negli studi questa, in mezzo alla devastazione e al Nulla...]



[Zia Fuxinella s'incazzò da morire con Giacomino suo, la scopa nun gliela doveva frega'...]












giovedì, 01 febbraio 2007

QUINTA PROVA DI ANGELI & DIAVOLI

"Jack, non me l'aspettavo da te... "

[Jack alza lo sguardo velato di lacrime che non vogliono cadere giù. Si asciuga gli occhi con il dorso della mano e prende fiato]

"Lo so, lo so che non te l'aspettavi, ma... io..."
"Ma tu, cosa... eh? Parla! Cosa?! COSA!!!"
"Ho perso la ragione, Mephisto, stavolta non ce l'ho fatta, credimi, è più forte di me".
"Stavolta?! Solo stavolta, Jack??? Non è il tuo primo innamoramento, Jack, non credermi così stupido..."
"No, Mephisto, è diverso, ti dico che è diverso... in passato ho amato a mio modo delle donne, tante donne... ma non mi sono mai sentito così, mai, giuro..."
"Ahahah! Giuri pure? E da quando tu giuri?? Fammi capire, Don Giovanni fallito, com'è che ti sentiresti, adesso? No, perchè, sai, io non credo di poter comprendere. Avevamo un patto, noi due, ricordi? Rappresento Lvcifer e la tua anima è mia, s'era deciso così, ma ora ne stai disponendo a tuo completo piacimento e questo non va. No, Jack, non va assolutamente, non ci siamo, mi aspetto una spiegazione convincente da parte tua... ce l'ho messa tutta per educarti secondo i Suoi principi e tu..."
"E io... io mi sono innamorato, cazzo! Sono innamorato, capisci?! Sono innamorato! Innamorato! Maledettamente innamorato..."
"Tutto questo è vomitevole, Jack... ma guardati, non ti fai pena? Ridotto in lacrime da una donna che per giunta t'ha lasciato... mi fai veramente schifo..."
"L'hai detto tu che potevamo cedere a tutte le tentazioni, tu!!! Tu l'hai detto, tu, non io... "
"Alle tentazioni della carne!! Idiota! Del corpo, non dell'anima... quella non l'hai più, non capisci?!"
"Non sono solo di carne, Mephisto, ho delle idee, ho dei pensieri, ho dei sentimenti e tu non puoi controllarli, quelli!"
"Il patto, Jack!! L'anima in cambio dell'eterno Piacere, fosti tu a chiedermelo, non ti imposi nessuno scambio, scegliesti liberamente di far prendere questa strada alla tua vita!"
"Così come ora ho scelto liberamente d'amare..."

[Mephisto sguscia via dalla sua poltrona di pietra lavica, foderata di velluto bordeaux, e guarda le fiamme dell'Inferno dai vetri della sua stanza scura, illuminata da quel cupo rossore di riflessi di fuoco incandescente. E' perplesso, s'arriccia la barba]

"La libertà è un concetto che non appartiene più alla tua mente, forse è questo che non hai capito, mio caro, stupido, illuso Jack..."
"La mia anima sarà pure in tua schiavitù nei secoli a venire, ma di fatto resto libero, Mephisto, che ti piaccia o no. Siete tutti voi che v'illudete su questa cosa dell'eternità del patto con Lvucifer... lui se ne frega di voi, di noi... e sulla pergamena con il decalogo demoniaco c'era scritto a caratteri cubitali al quinto paragrafo che non ci saremmo mai innamorati, nè di essere umani, nè tra noi, che eravamo immuni, in quanto diavoli, dal provare quel sentimento... Te lo ricordi o no?! Ebbene, Lvcifer, come vedi, ci ha ingannati tutti... io sono soltanto il primo sfortunato diavolo che sta pagando questo scotto, che ha scoperto l'inganno dell'Amore... è andata così, perchè ho incontrato LEI... ma toccherà presto anche a voi, poi mi direte!"
"Non starai accusando Lvcifer di averci traditi tutti, spero..."
"E perchè, se così fosse, di che ti meraviglieresti?"
"Ma lui è nostro padre, Jack..."
"Lui non c'ha generati, Mephisto... non è nostro padre... e tu lo sai, svegliati... ci ha rubati al mondo, ci ha corrotti... siamo suoi "figli" solo perchè lassù nessuno ci ha più voluto per ciò che abbiamo fatto..."

[Mephisto posa il suo sguardo torvo su Jack. Lo schiaffeggia]

"Non voglio sentirti parlare così di lui... non puoi! Adesso, cerca di farmi capire cos'è successo con LEI, voglio aiutarti, non puoi andartene da qui, non voglio che tu vada in Paradiso per aver amato... non era amore, il tuo, era sesso, dillo... dillo che era solo lurido, meravigliosamente eccitante e sporco sesso!"
"NO!!! No, Mephisto... posso mentire a chiunque, sono bravissimo in questo e lo sai, ma non so mentire anche a me stesso... non ora... è stato Amore, quello vero..."
"Jack... "
"Ti prego, lascia che ti racconti... devi sapere com'è andata, non posso permettere che tu resti con questo velo maligno sul cuore, che te lo pietrifica, uccidendoti minuto dopo minuto... devi conoscere anche tu la verità sulla nostra natura di diavoli... noi... POSSIAMO AMARE..."

[Mephisto socchiude gli occhi, si siede su uno spuntone di roccia incandescente e picchia nervosamente gli zoccoli sul pavimento in attesa di udire il resoconto. Jack cammina a passi lenti nella sala buia, ripensando all'ultimo bacio che quella creatura meravigliosa gli aveva dato, prima di scoprire che fosse un diavolo... tossisce, il tanfo di zolfo in quel momento gli si rivela insopportabile]

"L'ho incontrata quella volta in cui tu e Axbathar mi mandaste a cercare un lenzuolo di una donna di animo nobile e d'indiscutibile fascino... vi serviva per quel sacrificio in onore della Dea della Passione Sfrenata... ricordi?"
"Sì, non ci hai mai portato quel lenzuolo, infatti... prendesti quello di una vecchia. Sai che fine ha fatto quella vecchia?"
"No, cosa...?"
"Morta"
"Come, "morta"? Che le avete fatto???"
"Quello che avremmo dovuto fare a LEI... renderla schiava della Passione Sfrenata... immaginati una vecchia con dentro il demone della passione sfrenata... ahahah..."
"Bastard..."
"Taci!!!"

[Mephisto frustò Jack sulle labbra con la sua lunga coda tagliente. Il sangue gli scorse tra i denti, ne sentì il sapore dolciastro sulla lingua]

"Non lascerò che la uccidiate!"
"Morirà, Jack... per quello che t'ha fatto. Sai che la vendetta è la specialità della casa quaggiù..."
"No, Mephisto, siamo fratelli, non puoi farmi questo, non puoi... "
"Fratelli, Jack? Ma se poco fa hai rinnegato perfino nostro Padre... a questo punto, io non sono più tuo fratello, mi sembra chiaro... io la ucciderò per quel che ti ha fatto, per come ha ridotto uno di noi".
"Prova a chiederti quante volte in vita tua hai sentito un fuoco dentro te... e non parlo delle le fiamme a cui siamo abituati qui, sotto le viscere della Terra, ma di un fuoco puro, qualcosa che arde dentro senza ustionarti le carni, una forza che ti getta nella disperazione, nella follia, nel tripudio dei sensi resi folli dal desiderio di unirti a qualcosa che è "altro" da te, ma che è anche "te"..."
"Non ti capisco, tu farnetichi..."
"Lo so che non capisci... nessuno di voi, fratelli miei, può capire, se non vi lasciate andare e provate..."
"E' inutile che parli al plurale... ho spento i microfoni, non ti sente nessuno, sto andando contro il regolamento, siamo solo tu ed io qui dentro... lascia che ti eviti uno sputtanamento globale, "fratello"... me ne sarai grato, quando questa tua mania di romanticismo ti sarà passata"
"Non mi passerà"
"Racconta, imbecille... non ti riconosco più; e finiamola con questa pagliacciata!"
"Povero Mephisto... parlerò al vento degli Inferi, le mie parole si disperderanno come vapore sulfureo e sarà come non avessi mai parlato per te, questo lo so, ma non importa... ora taci, tu, e ascolta..."

[Jack immerse le mani in un bacile d'acqua bollente e ne raccolse un po', gettandosela sul viso per pulir via il sangue rappreso, che si sciolse in un istante, rigandogli il mento barbuto]

"Quel giorno, mi ero intrufolato in casa sua... LEI era distesa sull'amaca, in giardino, a leggere una recensione del suo ultimo libro... è una scrittrice, ma tanto già lo sai... ho fatto in modo di ritrovarmi una copia di quel suo ultimo libro tra le mani e ... ho attirato la sua attenzione, ma non perchè volessi sedurla, no... io ero lì per ingannarla, così come voi mi avevate detto di fare..."
"Continua... muoviti..."
"Lei mi vide oltre la staccionata, le sorrisi e le feci vedere la copia del suo libro che avevo tra le mani. Fu gentile, s'alzò dall'amaca e s'avvicino con passo lento, ma per nulla circospetto, verso di me... tutta quella fiducia che aveva riposto in me, un perfetto sconosciuto, mi spiazzò: non aveva minimamente idea di chi si celasse dietro quel sorriso rassicurante, eppure s'avvicinò e parlò... parlammo per qualche minuto del suo libro, divisi dall'instabile staccionata di legno; ma quella piccola barriera cadde di lì a poco, quando m'invitò ad entrare per un thè nel suo giardino... e da allora non ho più potuto fare a meno di lei..."
"Facilona, altro che animo nobile... un'altra baldracca e te ne sei pure innamorato, ma bravo, bravo!!"

[Jack prese saldamente tra le mani il bacile di ceramica con l'acqua bollente e con un gesto rapido, quanto impulsivo, lo scagliò con forza sul viso di Mephisto, che diede un urlo cavernoso, accennò una reazione violenta e poi si fermò di colpo. Era come se due mani l'avessero bloccato. Lvcifer era lì, stava ascoltando tutto e voleva conoscere il resto dei dettagli. Jack vide due lampi rossi nel buio... erano i Suoi occhi]

"Non starò qui a raccontarti, o dovrei dire a raccontarVI, quel che accadde in seguito, perchè ho ragione di pensare che sminuireste tutto ciò che ancora provo per LEI e non ve lo permetterò... "

[Mephisto si voltò di spalle per cercare lo sguardo di Lvcifer, ma non lo vide. Lvcifer, però, era esattamente in piedi di fronte a Jack, che, invece, lo vedeva e sentiva il suo alito addosso, mentre quei quattro occhi incrociati iniziarono a sfavillare gli uni negli altri... Jack riprese a parlare, ma a Mephisto sembrò che parlasse mirando ad un punto fisso nel vuoto... in quel punto, infatti, ad insaputa di Mephisto, Jack osservava Lvcifer e lo provocava in una sfida di sguardi e parole]

"Mi passò immediatamente dalla testa l'idea di ingannare quella splendida creatura che mi aveva dato calore umano fin dal primo momento. Mai nessuno si è comportato così con me; mi ha offerto se stessa senza che mi chiedesse nulla in cambio... ed io, che ai baratti con voi sono abituato, ho voluto darle me stesso... e sapete? LEI, dopo di ciò, m'ha dato la sua anima ed in cambio io le ho offerto la mia... il mio eterno piacere è lei, nessun'altra..."
"Non capirò mai cosa ci trovi di così interessante in tutto questo che stai dicendo... ti tremano le mani, femminuccia sensibile!!"
"I pensieri annebbiati dal desiderio di un'unica persona, la fantasia che vola oltre ogni confine per unirti ad essa, ogni lembo di pelle del corpo che ha vita propria, animato da milioni di brividi che lo percorrono, impazziti... sciogliersi per un bacio, per un sorriso o per una frase detta di sfuggita... e che dire della forza d'animo, del coraggio di affrontare eserciti di ostacoli pur di avere ciò che si ama... questo è l'Amore, questa è la sua immensa potenza distruttiva... va maneggiato con cautela..."

"Conosco l'Amore..."

[Lvcifer tuonò nella stanza, lasciandosi finalmente vedere anche da Mephisto, che rimase allibito per quella confessione da parte di colui che considerava da sempre il suo padre saggio e giusto nella sua scelleratezza]

"So di cosa parli, Jack, so anch'io cos'è l'Amore... ma non vi ho ingannati al riguardo; non inganno i miei figli e mi dà estremamente fastidio che tu abbia soltanto pensato questo di me, io che t'ho salvato dal misero Nulla"
"Tu?? Tu conosci l'Amore?!? Dimmi come puoi, tu che sei capace di seminare soltanto il Male!"
"Stai esagerando, adesso, Jack, smettila!"
"Lascia stare, Mephisto, tuo fratello è un po' agitato... avanti, Jack, concludi il tuo discorso sugli amorosi sensi, c'interessa..."
"Non perdo tempo con voi"
"Parla, Jack... guarda qui, nella mia mano... la vedi?"
"Come hai fatto... non stringere così, le farai del male, basta!!"
"Se non parli, stringo, la schiaccerò. Voglio sapere cos'è per te l'Amore."
"Va bene, va bene! Ma lasciala stare... "
"Sto aspettando che parli..."
"L'Amore è vederla, anche se da lontano. L'Amore è rinnegare tutto il resto, per darmi a LEI. L'Amore è scegliere di condividere, è quel fulmine che ti si scaglia addosso con elettrica potenza, quell'onda marina che ti travolge e ti risucchia al largo, facendoti sprofondare in abissi mai conosciuti prima; è respirare all'unisono, immobili, mentre il mondo fuori gira, corre, va e non sa nemmeno dove..."
"Basta, ho sentito abbastanza... Mephisto, vai fuori..."
"Lvcifer, Padre, non ucciderlo... capirà i suoi errori, lo aiuterò io... ma non ucciderlo..."
"Ho detto di andar via, Mephisto... esci da questa stanza, lasciaci soli".
"Non puoi ucciderlo, io lo amo!"

[Lvcifer puntò il dito contro Mephisto, l'artiglio affilato brillò per un riflesso delle fiamme, e dopo un attimo il diavolo Mephisto giaceva a terra, senza vita. Lvcifer l'aveva ucciso. Mephisto aveva confessato d'amare]

"Eri tu il mio unico esperimento, Jack... soltanto tu potevi e dovevi innamorarti tra tutti questi diavoli... ma le tue parole, le tue dannatissime parole..."
"Hai voluto esagerare, "padre mio", non avrai di certo ingannato tutti, come diceva il povero Mephisto, ma me sì..."
"Non t'ho ingannato!"
"L'hai fatto, Lvcifer, l'hai fatto e tanto"
"Volevo che qualcuno di voi capisse perchè nel patto che vi ho fatto stringere con me ci fosse quella clausola che escludeva per i diavoli la possibilità di amare... io ho amato tanto una donna, l'amo da sempre. Non posso farne il nome, ogni volta che lo pronuncio un pezzo del mio cuore va in fiamme... tu sai di chi parlo, colei che scelse Lui, il mio fratello rinnegato, Lui che è in tutto simile a me, per aspetto e per carisma, ma che ha scelto la Luce, i colori del Bene... e l'Amore, perchè a lui non è stato mai negato... e dopo millenni, c'è ancora chi lo ama profondamente. Privilegio, questo, che io non avrò mai, da quando caddi da lassù, senza più ali, per volere di mio Padre, schiantandomi qui, dove prima c'era il vuoto assoluto e ora sorge un regno con migliaia di fedelissimi sudditi..."
"Tu sei pazzo, Lvucifer, sei davvero pazzo a ragionare così... hai distrutto la mia vita, per cosa? Per farmi scontare le colpe del tuo peccato?!? Per farmi vivere la frustrazione di un Amore interrotto, di un non-senso che distrugge l'anima con il nero della solitudine?!? Uccidimi, piuttosto, uccidimi!!"

[Jack si gettò, disperato, tra le braccia del padre, che, stringendolo tra le lacrime, lo soffocò lentamente per l'Amore che provava per lui, il suo figlio prediletto...].

Written by: JackPummarolino alle ore 05:27 | Permalink | commenti (7)
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