
categoria:de mundo, amiche ed amici, i consigli di jack, jack e la sua città , jack e il mondo attorno a lui

Eleonora Pimentel Fonseca, ieri sera, nel cortile dell'università, è diventata Leonor, in un musical allestito dai miei alunni... "per colpa mia". Così mi ha detto Alessia, tenerissima e in gamba come poche, forse la migliore del corso, quando mi annunciò un paio di mesi fa che si erano messi al lavoro per la preparazione del musical. "Ci ha plagiati, prof., ormai la Pimentel ci è nota come le nostre tasche ed è tutta colpa sua, che ce ne ha parlato con tanta passione!". Sorridemmo entrambi per quella parola "colpa" e così, sempre scherzando, mi offrii in quella sede di aiutarli per la parte storica, per i dialoghi e cose del genere. Spesso, durante la preparazione, sono venuti a chiedermi libri, consigli, ma poi quando chiedevo di sapere di più, se ne scappavano con aria malandrina, per nascondere il segreto, come se fossero dei bambini, e invece sono donne e uomini fatti con più di vent'anni sulle spalle.
E ieri, grazie anche all'aiuto di Giada, una mia bravissima collega esperta in scene e costumi, la scenografia e gli abiti degli attori erano una meraviglia. Il contesto, poi, era perfetto: un costone di roccia nuda alle spalle del palco con la giusta illuminazione dava la sensazione di essere finiti davvero indietro nel tempo. Il palco, un patibolo, per ricordare la triste fine di Eleonora durante la Rivoluzione napoletana del 1799. Arrivo e i ragazzi mi piombano addosso, quando mi vedono.
"Prof.!!!!! Credevamo che non sarebbe più venuto!" mi abbracciano a turno, ma evitano di darmi baci per non impasticciarmi di trucco. Li guardo, fiero e compiaciuto, sono tutti bellissimi con gli abiti di scena addosso. Come al solito, il capobanda è Alessia, biondina peperina tutta saltellante.
Mi prende per mano e mi porta in disparte, dice che vuole spiegarmi come funzioneranno alcuni trucchi di scena e poi praticamente fa alzare dall'ultima sedia libera in prima fila un ragazzo, quasi lo prende a calci, e gli intima "Te ne devi andare da qui, ti sei preso il posto del prof.!" e io imbarazzatissimo, tento di aggiungere "ma non ti preoccupare, Alessia, dalla seconda fila si vede comunque tutto benissimo..." e lei niente, no, nada. Devo stare in prima fila.
(Continuo dopo, un paziente!)
Dicevamo... dopo aver preso posto, osservo un po' le facce in giro. Spicca subito quella del vicepreside, un uomo la cui intelligenza è indubbia, ma il guaio è che la mette al servizio di manovrine non sempre pulitissime. Il preside, noto intrallazzone, e del resto se non lo fosse, non sarebbe nemmeno preside, che mi vede da lontano e mi saluta, venendomi incontro con un fare da leccaculo inspiegabile, visto che dovrei farlo io, potenzialmente, il leccaculo con lui, ma dato che non esiste proprio, anzi, faccio l'opposto, con tutte le grane che gli pianto di continuo, ora è lui a fare il chupa chups con me, per evitare di tenermi contro.
"Professore! Buonasera, che piacere averla tra noi!"
"Preside..." e gli stringo la mano, pensando "Ciao, omm' 'e merd'...".
"So che lei è la mente silenziosa e in disparte dello spettacolo..." e mi guarda, come a chiedermi "perchè non ti sei preso i dovuti meriti e il tuo nome non compare da nessuna parte, cretino?".
"Non direi, hanno fatto tutto i ragazzi, io gli ho solo spiegato una parte fondamentale della storia della nostra città. Un napoletano che non sappia i fatti della rivoluzione del '99 non è un vero napoletano, non crede, Preside?" e lui mi risponde "sìsìsìsìsìsì, certocertocerto..." con l'aria di chi non sa un cazzo di quel periodo storico.
"Bene, professore, allora si goda il SUO spettacolo, a me toccano gli onori di casa" mi stringe la mano e se ne va, per evitare forse che io lo interroghi?
"Buona serata a lei, Preside" e mi giro dall'altro lato, trovandomi dietro Vittorio, Andrea e Adriano, tre ragazzi del corso, che mi dicono "Professsssssssore, buonassssssssera..." alludendo simpaticamente a Sir Bis, il serpente viscido del Robin Hood della Disney, mentre imitano il preside. Ridiamo.
(Mi chiama la segretaria, aspettate!)
Dopo un po' arriva Viviana, una mia collega, ovvero la mia persecuzione. Questa è una donna iperproblematica, sempre con la faccia tesa, tipo una Margherita Buy dei poveri (le somiglia pure) e ogni volta tenta di accastrarmi, perchè vuole stare vicino a me, così dice. E infatti...
"Eccoti!! Mi hanno detto i ragazzi che c'eri, ti stavo cercando, finalmente ti ho trovato! Ti dispiace se mi siedo vicino a te? Ok, dai, mi siedo, lo sposto questo zainetto, fa niente che la sedia è occupata. Ma mica è occupata da te? Cioè, sei con qualcuno? Con qualcuna? Cioè, praticamente, dicevo... non volevo essere invadente, ma posso stare vicino a te? Sì, vero?"
"Vivia', stai facendo tutto tu, bella mia. Comunque, non è mio lo zainetto, siediti pure"
"Non ti scoccia, vero?"
"No, no, per carità..." dico con tono ironico, ma lei nemmeno se ne accorge e pure se se ne accorge, non gliene frega manco una straminchia e si siede, iniziando a parlarmi di sè e dei suoi casini con il marito. Che palle. Non so se mi bracchi per una forma di amicizia, o perchè sono l'unico che non la manda a quel paese, o perchè nasconda una cotta per me, come malignamente dicono i ragazzi, ma fatto sta che è la mia cambiale, sono privo di muovermi da solo per i corridoi dell'università, che mi ritrovo questa piattola attaccata addosso. Lei parla, parla, parla e da lontano vedo Lidia, una mia simpaticissima alunna, vestita da nobildonna e pronta a salire in scena, che mentre si sistema il microfono mi fa gli occhi a cuoricino con le mani, per prendermi in giro sul fatto di Viviana. Le faccio una pernacchietta silenziosa da lontano, ma Viviana ovviamente pensa che io ce l'abbia con lei e mi fa "ma da quando mi fai le pernacchie mentre ti parlo?" e valle a spiegare dopo che non ce l'avevo con lei, ma con Lidia... e lei che nemmeno mi credeva, al che mi scoccio e le dico con tono perentorio "ma scusa, ti pare mai che io faccia una pernacchia in faccia ad una donna, se mi secco di starla a sentire?!?" e lei "Ah, allora lo vedi che ti secchi???" e a quel punto mi viene da piangere e sotto sotto spero che si alzi e se ne vada, ma lei... "ti dicevo... mio marito è uno stronzo, mica mi ascolta, non mi capisce... mi capisci più tu che sei un collega che lui... bla bla bla bla" e io "sì... forse... uhm... no no... già... eh, lo so...".
Mi sfrecciano davanti Greta e Fabiana. Greta mi saluta, Fabiana mi urla, correndo "Prof., l'anno prossimo la sua segretaria la voglio fare io!" e Greta, che ha sentito, frena di scatto, torna indietro e dice "No, no, la voglio fare io!" e Fabiana "Ma che stai dicendo, tu sei isterica, non puoi fare la sua segretaria, la devo fare io!" e Greta "Isterica io?? Ma ti vedi? Stai andando nel pallone prima di andare in scena e io sarei l'isterica? Prof., non voglio sapere niente, l'anno prossimo sarò io la sua segretaria, ok?" e poi arriva Ambra, la mia attuale segretaria (dove per segretaria io intendo chi debba aiutarmi a prendere le presenze, a rappresentare gli alunni per le richieste da farmi, per la gestione dei programmi e per gli appelli d'esame, niente di più, niente di meno, ma evidentemente è un ruolo di prestigio per loro!). Ambra le guarda con aria di sfida, guarda me tutta sorridente e con voce flautata dice "Professore, non dia retta a quelle due, il ruolo di segretaria è mio di diritto, perchè sono stata bravissima". Greta e Fabiana per un pelo non la linciano, perchè 'ste ragazzine sono pericolose, prima partono scherzando, poi rischiano di litigare davvero e magari è pure colpa mia!
Fortunatamente, una voce al microfono le richiama nei camerini, sta per iniziare lo spettacolo. Calano le luci, salgono il preside e il vicepreside sul palco per fare una presentazione del musical e a tradimento, Sir Bis fa il mio nome. Dice che ci sono tre modi per svolgere il mestiere di docente, uno per mestiere e basta, uno fatto di professionalità, e uno fatto di vocazione. Ed è lì che succede il "pasticcio". Sir Bis dice, del tutto a sorpresa, che vuole ringraziare pubblicamente colui che ha fatto conoscere ai ragazzi la vicenda della Pimentel Fonseca, in un contesto didattico in cui questo era un di più e non parte del programma prestabilito. "Questo bravissimo professionista è un nostro outsider, svolge tutt'altro lavoro, ma insegna per passione. Vi presento il dott. MioNome&Cognome, che pregherei di salire sul palco".
"Ma porco stronzo!" Dico dentro di me, preso alla sprovvista, e penso a quali secondi fini abbia quel viscido per ringraziarmi pubblicamente, dato che è cosa nota che io gli stia sulle palle. E questa è folle, poi, ma la devo dire: in un attimo di estremo narcisismo, penso "meno male che ho messo la giacca di lino beige sul jeans, mi sta bene, spacco tutto sul palco, tsk!". Sì, lo so, sono un caso perso, ma almeno ne sono consapevole. E mi becco pure un applauso, cavolo, con i ragazzi di vari miei corsi a fare da supporters sfegatati, seduti in prima fila. Prima di squagliarmi d'imbarazzo, mi riprendo un attimo: mi tocca dire due stronzate al microfono che mi viene appioppato tra le mani, ringrazio tutti dell'improvvisata e mi ribecco il secondo applauso, mentre dal buio del pubblico si leva due voci femminili, che dopo ho individuato: "Nudoooo!!" e lì risate generali.
Me ne torno a posto e trovo Viviana impazzita.
"Ma perchè tutti ti adorano e a me no??? Dove sbaglio? Che problema ho? Cosa c'è in me che non va???"
"Vivia', vediamoci lo spettacolo tranquilli, dopo ti psicoanalizzo..." e mamma mia!
Insomma, è stata una rappresentazione bellissima. Ho scoperto doti da grandi attori in un paio di persone che al corso stavano buone buone, timide timide... davvero insospettabili e sorprendenti per la grinta dimostrata. Altri, invece, hanno solo confermato di essere delle forze della natura, come Alessia, una splendida protagonista nei panni di Eleonora.
Alla fine, una cena in piedi sul terrazzo grande della facoltà, con vista sul golfo mozzafiato. Vedere i ragazzi così felici e soddisfatti è stata la cosa più bella di tutta la sera e sentire attorno a me tutto il loro affetto è stato grandioso. Peccato che da lunedì si torna a tremare, visto che ci sono gli esami di giugno, ma giuro che non sarò troppo scassacazzi e pretenzioso, giuro!
Della serie: sono il solito coglione? Il pubblico risponde in coro: "Sìììììì!!".
Narriamo i fatti.
Ieri, la mia adorata compagna mi telefona e mi chiede di accompagnarla a fare compere al negozio di articoli da regalo, tutti chic e gnegnegne, di una mia ex compagna di classe, nonchè sua alunna.
E fin qui, tutto a posto. Le dico "Chiamo Sara e le chiedo quando si troverà al negozio".
Chiamo, infatti, la mia amica e lei mi dice...
"Miiiii, la prof. al negozio??? Ti prego, Jack, accompagnala, se siete in buoni rapporti, mi vergogno da sola con lei, non la vedo dai tempi di scuola!"
"Ma tu stai ancora con Diego?"
"Sì... perchè?"
"Allora, è sicuro che l'accompagno"
"Perchè?"
"No, no, niente, parlavo tra me e me... ci vediamo domani alle 16:30 al tuo negozio, un bacio!" e chiudo la telefonata, pensando a Diego, anche lui ex compagno di classe, noto provolone del liceo fin dai tempi dell'adolescenza. 'Sti cazzi che lascio andare sola la prof. nella tana del lupo, sebbene fidanzato. Richiamo la mia bella signora.
"Allora, è per domani alle 16:30... Sara ti aspetta al negozio"
"Ma tu mi accompagni, vero?"
"Vuoi?"
"Sì, certo... è tanto che non vedo Sara, se ci sarai tu, mi sentirò più a mio agio... e poi è un'occasione per stare insieme, no?"
"Va bene, t'accompagno, ma... come la mettiamo? Sara non sa mica di noi due..."
"Ah, vero! Hai ragione! Come la mettiamo?"
"E te lo chiedevo io, che fai, me lo richiedi?"
"Vabbe', fingiamo, no?"
"Cioè, ti devo dare del "lei"? Di nuovo? Chissà come ho smesso e domani dovrò ricominciare?" e lei scoppia a ridere al telefono.
E così, oggi, abbiamo finto.
Arriviamo al negozio, che è ancora chiuso. Chiacchieriamo lì fuori, è palese il nostro atteggiamento finto disinteressato, di chi si dà l'aria di non aver proprio interesse nei confronti dell'altro; ridiamo sotto i baffi. Io li ho, lei no, eh. Ad un tratto, mi sento chiamare.
"Jack! Ma ciao, quanto tempo!"
"Signora, che piacere! Ma Sara?"
"Non è ancora arrivata?"
"Eh no, la stiamo aspettando... ma... si ricorda della professoressa?"
"Ma certo! Salve, professoressa, quanto tempo! E' rimasta uguale, ma non l'avevo vista dietro a questo omaccione brutto" e figuriamoci se non mi becco qualche tenerezza dalla mamma di Sara, che sotto sotto mi ha sempre odiato, perchè non ho corteggiato e sposato la figlia?
"Entrate, entrate... posso esservi utile?" e le due donne incominciano a chiacchierare sulle cose da comprare, lasciandomi solo come un fesso.
Ad un certo punto, Lu si gira e mi chiede "Jack, Ti piace questo piattino di ceramica?" e io "Sì, certo, ma tu sei convinta che sia adatto?" e cazzo!!! Mi mordo la lingua per quel maledetto "tu". Lei sgrana gli occhi, come a dire "ricordati che mi devi dare del LEI qui!" e ride. Io mi squaglio, mi dò del coglione e provo a resistere alla tentazione di scoppiare a ridere pure io, perchè se no non mi fermo più. Provo a raddrizzare il tiro, dandole subito del "lei" con un'altra frase, ma per fortuna la signora Alba non deve aver sentito.
Arriva Sara.
Baci e abbracci con la prof., io ripenso sempre al mio lapsus e mi dico più sto zitto e meno guai faccio.
Diego, per fortuna, non c'è proprio, è al lavoro altrove. Niente scene di gelosia.
Dopo andiamo a prenderci un caffè tutti e tre, ricordando i tempi della scuola, e io mi sono dato diecimila morsi sulla lingua, per darle quel cacchio di "lei", tutte le volte che mi ci rivolgevo, tanto che Sara ad un certo punto mi fa "Jack, ma che hai oggi? In certi momenti ti si inceppa la lingua. Sei emozionato, confessa, eh?" l'avrei voluta strozzare. L'altra perfida rideva a crepapelle, trattenendosi a stento, tanto il problema non era il suo, ero io a dover fare i salti mortali per creare una scissione nel cervello e riconsiderarla solo una prof. e non l'amore mio!!!
Dopo, l'accompagno dalle sue amiche, dove aveva appuntamento.
La saluto tristemente, dicendole con aria affranta "credo proprio che passerà molto tempo prima di rivederci..." e lei si attapira tutta, mentre io in mente mia sghignazzo, perchè so già cosa sto per fare.
"A che ora tornerai da quest'incontro con le amiche?"
"Alle 20:00 circa sarò a casa, ti chiamerò, voglio sentirti, mi mancherai..."
La bacio e me ne vado... ma mica a casa mia??? No! Avevo delle visite in zona, me le sono fatte e non mi sono preso nemmeno i soldi dai miei pazienti, perchè ero particolarmente contento e loro avranno pensato che io sia impazzito, e poi alle 19:50 zac!! Mi sono appostato sotto casa sua per aspettare che rientrasse... e precisa come un orologio svizzero, com'è nel suo stile, alle 20:00 spaccate la vedo svoltare l'angolo, mentre cammina a testa bassa... incrocio le braccia, non la chiamo, sorrido, aspetto che mi guardi: mi guarda.
Devo mica dirlo che m'è saltata al collo di felicità? Vabbe', l'ho detto ormai. Però, il resto non lo dico, giuro...
Così come i politici tentano di recuperare le discariche napoletane, senza riuscirci, io e chi vorrà di voi proveremo a recuperare un posticino qui su splinder, forse, riuscendoci.
Serve solo tanta voglia di cazzeggio e idee da vendere, per trasformare quello che era un gioco a punti in un semplice, ma piacevole luogo di scambi.
Naturalmente, l'iniziativa è aperta non solo agli ex di Couples, ma a tutti coloro che vorranno unirsi e fare gruppo. Insomma, vale la regola delle feste a scrocco "PORTA CHI TI PARE".
Si parlerà di tutto, di niente e di ciò che c'è in mezzo tra il tutto e il niente.
Vi aspettiamo!
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"Dans ma maison tu viendras
Je pense à autre chose mais je ne pense qu'à ça
Et quand tu seras entrée dans ma maison
Tu enlèveras tous tes vêtements
Et tu resteras immobile nue debout avec ta bouche rouge
Comme les piments rouges pendus sur le mur blanc
Et puis tu te coucheras et je me coucherai près de toi
Voilà
Dans ma maison qui n'est pas ma maison tu viendras."
(Dans ma maison - Jacques Prévert)
Racconto e mi racconto tanto, in questi giorni. Lo faccio scrivendo, anche se qui ci finisce solo una minima parte di quel che scrivo nelle mie notti insonni e inquietantemente felici.
Avrei bisogno di parlare, me ne accorgo; ma non è facile. Temo, a volte, di risultare troppo pressante, di dire troppo, di dire troppo poco, ho perso un po' la fiducia nelle persone che si dichiarano "schierate" al mio fianco e, poi, nel bel mezzo della battaglia, quando sto per vincere, mi lasciano solo. Mica è capitato una sola volta, tutto questo; dovrei essere vaccinato, eppure non è così, ogni volta è uno strappo. Forse, ho nel dna il destino del condottiero solitario? Le guerre, belle o brutte che siano, le devo affrontare da solo, godendo i frutti della vittoria in gloriosa solitudine o leccandomi le ferite sanguinanti per la sconfitta in un silenzioso e malinconico vuoto? Non lo so, eppure so che mi piacerebbe tanto poter condividere con qualcuno che davvero mi voglia bene questo mio periodo pieno di emozioni, emozioni fuori dal comune.
Il punto è che, probabilmente, ma di questo non ne sono, poi, così certo, sono stato io stesso ad allontanare le poche persone che avrebbero potuto starmi accanto, anche solo per ascoltarmi dieci minuti, per farmi dare sfogo ai miei deliri di felicità, di frustrazione, di paura, di armonia. Li abbiamo tutti, credo, e li ho anch'io, non vedo perchè non dovrei. Se l'allontanamento è stato causato da me, l'esame di coscienza è sempre in corso, non nego mai le mie responsabilità; ma se l'allontanamento è dovuto all'incapacità di relazionarsi con questo "diverso" me, allora sinceramente non so proprio che farci, sta alle persone che hanno scelto di camminarmi lontano capire cosa vogliano davvero.
C'è chi è andato via, sbraitando e facendomi sbraitare per la rabbia e l'incredulità; c'è chi, invece, formalmente c'è, ma di fatto non c'è più come prima, perchè un muro di sottile ghiaccio ci divide; c'è chi c'è, anche se poco gradito, e non fa troppa differenza per me che sia presente o meno; c'è chi, invece, a sorpresa si è mostrato presente con allegria, condividendo pensieri intimi, giochi, prese in giro, come se si fosse amici da sempre, eppure non è così... ma le probabilità che un rapporto che nasce bene si evolva ancora meglio sono tante e io ci spero; e poi c'è chi è troppo preso dai fatti propri per ricordarsi che esisto, ma queste persone hanno tutta la mia comprensione, perchè sono fatto anch'io così: prima io e poi gli altri; vale, dunque, il viceversa.
Chi mi resta? Mi resterebbe la mia SpiritoLunare, incredibile nipotina dalle mille facce, ma ha tanti di quei casini pure lei, in questo periodo, che ci manco solo io con i miei racconti; ha già il suo bel da fare e ce la sta mettendo tutta, io posso aspettare; e, poi, c'è R., il mio tesoro di bambino pestifero.
Quanto parliamo, lui ed io... di tutto, velatamente gli confido anche i miei segreti e lui, che capisce che gli stia dicendo qualcosa di molto serio, fa il faccino concentrato e dopo magari mi lancia pure qualche perla di saggezza. Ci coccoliamo un po', la sera, quando sono a casa e non ho ancora voglia di aprire i libri per studiare, per preparare questo benedetto congresso scozzese, che mi sta facendo dannare, ma che spero mi darà soddisfazioni; ci teniamo stretti stretti, mentre parliamo della nostra doppia vita su Marte, giocando con la navicella che gli ho regalato a Natale... naturalmente, quella nera dei cattivi la sto usando sempre io, come avevo pronosticato.
Quando si diverte molto, all'improvviso mi urla, per scacciare l'emozione, "Papi, ti voglio bene benissimo!!" e mi abbraccia, ridendo forte, di una risata impacciata e timida, perchè quasi si vergogna dello slancio affettuoso che non è riuscito a contenere. Qualche volta, mi dà pure delle sonore capocciate, perchè mi si butta addosso con una tale foga, che lo trattengo a stento. Ridiamo un bel po', poi scatta la mia vendetta a colpi di morsicini, pernacchie in pancia e solletico a tradimento.
Entra la mamma in salone "Non lo sfrenare, poi non dorme più..." - "Tranquilla, ci penso io" le rispondo, pensando "Ma perchè non ti fai i cazzi tuoi, visto che non lo porti tu a letto? Facci giocare." e continuo a strapazzarlo. Mi piace sentire le sue manine che mi danno gli schiaffetti sulla faccia, mentre mi dice "Papi, smettila, papi!!! Pungi, smettila!!" ridendo come un pazzo.
Penso che vorrei avere anche lei con noi due e allora il mondo sarebbe tutto su quel divano e il resto non m'importerebbe. Un giorno, chissà, forse le farò conoscere mio figlio, ora è presto. E magari ce ne andremo insieme da qualche parte, in qualche bel posto; forse, ce ne andremo al mare; ma andrà bene anche in montagna, in pianura, in collina, sott'acqua, tra le nuvole, nelle viscere della terra, dove loro due vorranno, io li porterò.
E sarò felice, come adesso, seppur fondamentalmente solo.
Bisogna saper stare da soli, bisogna aver fiducia nelle proprie forze, perchè, alla lunga, sono l'unica cosa su cui davvero possiamo contare.
"A casa mia, che non è casa mia, tu verrai"
UN INSOLITO TEST...
Su invito della dolcissima e gnocchissima DamadelLago, la mia prima vera "scoperta" splinderiana, che ancora mi sta accanto dopo ormai due anni di "conoscenza", paziente e imperterrita, mi sono messo a compilare questo insolito test musicale, divertendomi e stupendomi un bel po' per gli esiti.
Se avete voglia e tempo da "perdere", eccovi le istruzioni, che ho ricopiato dal suo blog.
Vi consiglio di provarlo...
ISTRUZIONI PER L'USO:
1. Impostate il mediaplayer sulla riproduzione di tutti i brani sottomano nel vostro pc
2. Impostate il mediaplayer su "riproduzione casuale"
3. Ad ogni domanda premete "avanti"
4. Usate il titolo della canzone come risposta, anche se non ha senso: è questo il divertente!! Vi è permesso poi fare commenti…
E guai a chi bara!!!
P.S.: aggiunta mia... non barate sul serio, il divertimento sta proprio nel lasciar fare al Caso!
Come ti senti oggi?
Shape of my heart - Sting
Eh sì, cominciamo benone, bravo il mio iTunes... mi sento un malinconico giocatore d'azzardo, oggi, e sul panno verde si puntano i sentimenti.
Dove arriverai nella tua vita?
Do you want to - Franz Ferdinand
Sì, voglio, non dovete chiedermelo, io voglio sempre. Da qualche parte arriverò.
Come ti vedono i tuoi amici?
I've been loving you too long - Otis Redding
Mi hanno amato troppo? Forse, sì, qualcuno ha sprecato tempo appresso a me, qualcuno si è pentito, ma sono certo che m'hanno voluto bene, qualcuno anche per troppo tempo, come canta Otis.
Ti sposerai?
It must have been love - Roxette
Avrei potuto, incredibile questa canzone che è capitata... è stato amore, ma ero troppo giovane, il tempo è passato ormai.
Qual è la canzone adatta al tuo migliore amico?
People have the power - Patti Smith
Sì, perfetta per Marcello, una potenza della natura.
Com'è la tua vita?
Ricordati di me - Antonello Venditti
E' fatta di ricordi intensi, come è questa canzone, capitata a fagiolo; e continuo a stupirmi delle coincidenze di questo test. La memoria è la mia salvezza, non voglio dimenticare, tutto è degno d'essere ricordato. Ricordatevi pure voi di me, nel bene e nel male.
Com'è stato il tuo liceo?
More than words - Extreme
Più delle parole... già... quante cose non dette al liceo, ma stanno uscendo tutte fuori. Sempre più inquietante il test, voglio proprio vedere cos'altro uscirà fuori.
Qual è la tua filosofia di vita?
Innocenti evasioni - Lucio Battisti
Cazzo! Niente di più veritiero!
Qual è la cosa più bella dei tuoi amici?
Let's get it on - Marvin Gaye
La cosa più bella è che "continuiamo" insieme a vivere, ad emozionarci, nonostante le incomprensioni, perchè con gli amici veri è così che va...
Che hai in programma per questo week end?
I can't make you love me - George Michael
Veramente, il programma del week end sarebbe di farti innamorare ancora di più di me, ma se la canzone dice che non posso farmi amare da te, allora mi rassegno... ci hai creduto???? No? Brava! Pessima scelta, iTunes!
Come ti va la vita?
The more you live, the more you love - A flock of seagulls
E' azzeccata questa: più si vive e più si ama e viceversa. Lasciamo perdere la capigliatura dei Flock, però...
Che canzone verrà suonata al tuo funerale?
Stand by me - Ben King
Ci può stare... non è nemmeno troppo triste, è appassionata. Ma vorrei Breakthru dei Queen, che qualcuno lo dica, il giorno del mio funerale, ci tengo!
Come ti vede il mondo?
Latin lover - Gianna Nannini
PAZZESCO. No comment.
Cosa pensano realmente di te i tuoi amici?
Fable - Robert Miles
Pensate che io sia una favola? Ma grazie, cari...
La gente, segretamente, ti brama?
Two people - Tina Turner
Uhm, "due persone"... può darsi? Qualcuna che segretamente voglia un rendez-vous amoroso con me?
Come si può essere felici?
My girl - The mamas & the papas
Si può essere felici proprio con la donna che si ama, perfetta la scelta, stavolta.
Avrai dei figli?
Strawberry fields forever - The Beatles
Ne ho già uno, meraviglioso, ma non mi dispiacerebbe vedermi intorno altri piccoli fragolini... per sempre.
Qual è il tuo più grande segreto?
Lost in you - Rod Stewart
E ma se lo dico così, con 'sta canzone adattissima, non è più un segreto, porca eva...
Qual è la canzone del tuo peggior nemico?
Enjoy the silence - Depeche Mode
Perfetta, bellissima canzone, per invitare gentilmente al silenzio, prima che io gli spacchi le cosce.
Com'è la tua personalità?
Dreamer's ball - Queen
E dai, si sa, sono un sognatore, questa scelta è veramente un colpo basso...
Che canzone verrà suonata al tuo matrimonio?
Gloria - U2
Aridaje con il matrimonio, però, incredibile, è uscita una canzone con venature religiose... insomma, devo proprio sposarmi???
Non nomino nessuno, ma se qualcuno dei possibili lettori farà questo test, sarà così carino da lasciarmi un commento, così io andrò a leggere molto volentieri i risultati usciti fuori?
Aggiornamento dell'ultimo minuto, prima che lo porti a letto, per non dimenticare:
"Papi, a chi scrivi?"
"Eh? Che hai detto?"
"Papi, ho detto: a chi scrivi i messaggini?"
"A una mia amica"
"Del cuore?"
"Sì, abbastanza..."
"Hai la cottona per lei?"
Silenzio. Infame!
"Ma no, ma che cottona per lei... che dici..."
"Stai ridendo, papi, ti ho beccato, ti ho beccato!"
"Non ho alcuna cottona, R., punto e basta."
"E posso vedere che hai scritto nel messaggio, allora?"
Attimo di panico, il mio messaggio non era esattamente casto.
"Ehm... sì, solo un momento, finisco di scriverlo, così lo leggi tutto intero, ok...?"
"Ok!" e aspetta, tutto sorridente e curioso. Mi scruta.
"Quanto ci metti, papi!!!"
"E un attimo, ho detto!"
Scrivo di fretta e furia, invio, senza nemmeno badare bene al destinatario, sicuro che fosse tutto giustissimo. Scrivo, poi, un nuovo sms fasullo da fargli vedere.
"Tieni, leggi, impiccione."
"Allora, c'è scritto... " e legge l'insignificante sms che avevo inventato al volo.
Dopo nemmeno due minuti, mi arriva una risposta...
"Dai qua, per favore, lascia..."
"No, papi, io leggo, io!"
"Ma te lo faccio leggere dopo, promesso, dammi qui, che tu per sbaglio lo cancelli!"
"Ufff... va beeeeene!"
Molla il cellulare, mi guarda con aria circospetta, io leggo il messaggio.
E' lei.
Uh... wow... acc... gulp! Sudo freddo per ciò che leggo, tento a malapena di darmi un contegno, sposto subito il messaggio nella cartella archivio e ne pesco uno a casaccio da fargli leggere, uno di Marcello, un sms possibilmente innocuo... almeno speravo...
"Quando usciamo di nuovo con quelle due sorche da paura delle gemelle Rindaldi? La rossa te la darebbe con contorno di patatine novelle, capisc' a me!" legge R. ... io mi metto le mani nei capelli.
"Papi, che vuol dire sorche?"
"Ehm... ah... no, ci ha mancato una "p", voleva dire "sporche", capisci..."
"Sporche? Non si lavano le gemelle?"
"Eh no, non molto..."
"Puzzano di patate novelle?"
"Più o meno, tesoro, più o meno... e dai, per piacere, molla il cellulare di papà, vai a giocare... per piacere!"
ARGH!!!! Mai la tecnologia in mano ai bambini. Mai.