THE THIRD DAY - NAPOLI - VIENNA - NAPOLI
Cap.1: COME DICEVA LA RETTORE... "DI NOTTE SPECIALMENTE... SI CADE!"
Durante la notte, dopo l'incontro giapponese di fuoco, ovviamente dormo malissimo, un po' agitato, un po' teso, diciamolo pure, un po' ingrifato. Così, quasi all'alba, anche se fuori è ancora tutto buio, mi alzo per la pipì di rito, dopo aver bevuto drinkssss su drinkssss. Cammino un po' a memoria nella stanza buia, cercando di non svegliare Marcello, che dorme come un porco. TUNF. Piede netto nella gamba della sedia. "Cazzo che male!", sussurro. Sento Marcello che fa "Hmmmm...", ma non si sveglia. Mezzo zoppicante, vado in bagno e faccio la mia sana pipì, quasi ad occhi chiusi, che è un miracolo che io abbia centrato il bersaglio. Mi guardo allo specchio, ho tutto il petto sudato, sempre per quella cazzo di coperta, che è più calda di un altoforno, e decido di darmi una bella sciacquata. Dormo da sempre senza pigiama, porto solo i boxer per andare a letto, così, per non farmi la doccia, che avrebbe fatto troppo casino a quell'ora, metto un telo per terra, mi ci piazzo su e comincio a lanciarmi vere e proprie "coppate" d'acqua con le mani, bagnandomi tutto per togliere via il sapone.
Faccio un lago a terra e poi, per stare un po' più fresco, non mi asciugo del tutto, solo petto e schiena e pure in modo sommario.
Cosce e gambe restano bagnate e naturalmente anche i piedi. Chiudo la luce, apro la porta del bagno ed esco da lì, per tornare a letto.
Ora, i piedi bagnati su un finto parquet sono micidiali. Praticamente i talloni si trasformano in rollerblade posseduti dal demonio e si scivola che manco a Gardaland. Faccio due passi non esattamente stabili, penso "Forse avrei dovuto asciugarmi meglio i piedi..." e nemmeno il tempo di dirlo, FIUUUUUMMMM!! scivolo tremendamente, faccio un balzo per tentare di tenermi in piedi, ma... SBAMMMM!!! Mignolo netto sulla ruota del trolley di Marcello, lasciato amorevolmente al centro della stanza, c'inciampo dentro definitivamente e PATAPAMMM!!! finisco lungo lungo per terra, che per poco non mi sfascio tutta l'arcata dentale! Il rumore assordante (immaginate circa 89 kg che cascano di botto per terra in piena notte, con un silenzio tombale) fa saltare dal letto Marcello, che urla "Chi cazzo c'è qui dentro!!!! Esci fuori, stronzo!!" e si alza in piedi sul letto, accende una luce e si mette in assetto da guerra, con i pugni serrati a cazzotto. Poi, vede che sono io e comincia a ridere come un dannato, cascando dal letto, perchè mette un piede nel vuoto... finisce per terra a farmi compagnia e restiamo lì a ridere per almeno cinque minuti, senza la forza di alzarci... immaginate un uomo peloso, bagnato e in boxer, sprosciuttato per terra a quattro di bastoni e un tizio losco dalla improponibile capigliatura semibionda, con un pigiama da ergastolano e la scoreggia facile durante le crisi di risate, che gli ride in faccia, disteso sul pavimento... che spettacolo indecente...
Ci rimettiamo a letto, ma praticamente è impossibile dormire, perchè ogni tanto viene una crisi di risate ad uno dei due, che in quel modo sveglia l'altro e si finisce per restare svegli fino a che fa giorno, con la voglia tremenda di raccontare la scena megagalattica agli altri... indimenticabile, semplicemente indimenticabile.
Cap.2: ANIMALISTI SI NASCE, NON SI DIVENTA...
Decidiamo di andare a Schönbrunn. Il collegamento è perfetto dalla nostra fermata di Hello Kitty, quindi, ci occorre solo attraversare la strada e ficcarci nel treno. La cosa carina è che, dirigendoci verso la stazione della metro, passiamo davanti ad una porta, dove c'è una puzza tremenda di escrementi. Alessandra mi guarda inorridita, passandoci davanti.
"Ma che schifo, secondo me questi non hanno i bagni" dice, con la mano sul naso.
"Ma no, questo è Marcello che ne ha sganciata una" dico.
"Sì, vabbe', però non dirlo a tutti così, e dai! Volevo mollarla di nascosto!" subito sta al gioco, Marcello, quando si tratta di puzze e peti vari.
Mentre disquisiamo amabilmente di gas intestinali davanti a questo palazzo fetido, passiamo davanti ad una porta gemella di quella di prima, pochi metri più giù. Karin è in testa alla fila, sempre incazzatissima con me, perchè la sto tenendo un po' a distanza dopo il fattaccio, e... BRRRRRR!! IHIHIHIHI! (Questo sarebbe un nitrito di cavallo, eh?). Un grosso cavallo bianco caccia la testa fuori dalla porta e sembra alquanto incazzato, scalpita.
"Aiutooooooo!!" urla Karin, facendo un salto in aria per la paura, proprio scena da candid camera.
Marco, che stava accanto a lei, si piega per terra dalle risate, mentre a Fabiana vengono le crisi isteriche, perchè da animalista convinta, quando vede quella povera bestia incatenata, con Karin che per di più gli ha strillato in faccia, spaventandola, vorrebbe organizzare un raid per liberare il cavallo e portarselo a Schönbrunn con noi.
"Jack, ti prego, entriamo e togliamogli la catena!"
"Ma che sei scema? E' proprietà privata, qua c'arrestano e ci mandano in un campo di concentramento, lo sai?"
"Che stai a di', liberiamolo!" e mi trascina dentro a questa specie di androne di palazzo, usato come stalla. Cosa abbastanza insolita per essere comunque nel centro di una capitale europea. Ci guardiamo un attimo intorno e vediamo che il tutto è un deposito di carrozze d'epoca. Bellissime, di quelle con le lanternine ai lati. Ci sono ai lati delle mangiatoie e parecchio fieno, si vede che gli altri cavalli erano già in giro.
"Dai, basta, usciamo, che cazzo ci facciamo qua dentro?!?"
"No, Jack, ti scongiuro, salviamo almeno lui, liberiamolo e poi scappiamo..."
"Tu non ci stai con la testa..."
"Pensa se ci fossi tu incatenato!"
"E che sono un cavallo, io?!?"
"Ma no! E' per dire!"
"Ragazzi??? Ma che state facendo lì dentro??" ci chiama Diego da fuori.
"E che ne so?!" dico io da dentro, abbastanza spaesato e alterato.
"Dai, basta, ora lo libero, aiutami"
"Se passiamo un guaio, sappi che dirò che la ladra di cavalli sei tu, hai capito, scema?"
"Sì, sì, tu però aiutami, prendi quelle chiavi, ha un lucchetto alla caviglia, guarda! Ma che stronzi, povero cavallino mio, piccolo, tenero, cucciolo, vieni qui da mamma..." e Fabiana comincia a fare una serie di coccole a quella bestia puzzolente e secondo me pure sfottutissima dalla nostra presenza lì. Quasi sotto costrizione, ma sotto sotto desideroso di fare una cazzata pure io, mi chino per terra per liberare la caviglia del cavallo dalla morsa delle catene, ma... SLAAAAAAAAPPP!
"Che schifo!! CHE SCHIFOOO!! M'ha leccato!! Questo stronzo m'ha leccato l'orecchio!!"
"E si vede che è donna, mica scema!" guardo sotto, ma vedo un pisello di cavallo grosso COSI'.
"Altro che donna, questo è ricchione! Guarda un po' sotto che c'ha?? Non è un pisello, quello, è un missile patriot, ma quale donna e donna!" e mentre sono intento ad asciugarmi l'orecchio dalla slinguazzata del cavallo del gay pride, con Fabiana che ride e accarezza la bestiola (all'animaccia sua), entra un tizio pelato, grasso e baffuto. Il proprietario del cavallo.
"Ein zwei drei fier!!" (io questo ho capito, ma il tizio ci ha in realtà urlato qualcosa in tedesco, che secondo me voleva dire "chi cazzo siete e cosa cazzo ci fate dentro alla mia stalla!".
Mi ricompongo, tentando di sorridere, e chiedo al tizio se parli inglese. Lui risponde sì solo annuendo, ma tiene in mano un rastrello del fieno. La vedo veramente male. Per tentare di non prenderle, m'invento che Fabiana è un po' fuori di testa, molto malata, e che aveva sempre desiderato vedere un cavallo da vicino e accarezzarlo, così ci eravamo infilati nella stalla, del resto aperta, per poter fare due coccole all'animale.
"Davvero bello, complimenti, lei ci sa fare con gli animali, lo tiene benissimo..." tento di arruffianarmelo. Lui grugnisce, ma sembra averci creduto. Fabiana, per rendere il tutto più credibile, lancia uno strillo di gioia. Io mi cago sotto, già teso per tutte le palle che ho dovuto sparare per pararci il culo, il tizio fa un salto di paura pure lui, e il cavallo quasi scalcia, spaventato forse più di tutti.
"Andiamo, dai... ringrazia il signore... arrivederci, signor proprietario del cavallo, arrivederci e ci scusi ancora, eh, graaazie..."
"Arrivederci, arrivederci..." dice Fabiana "Cazzo, 'sto scemo è arrivato quando stavamo quasi per farcela!"
"Tu sei una criminale e io che ti sto pure a sentire sono un coglione, ecco cosa sono, un coglione. Andiamo, va', prima che questo chiami la polizia e sono cazzi... fossimo stati a Napoli e mò ci credevano... aspetta e spera..."
"Vabbe', dai, è stato divertente, no? Non ti sei nemmeno dovuto lavare le orecchie, ci ha pensato Furiacavallodelwest!"
La spingo letteralmente fuori dalla stalla e fuori non troviamo più gli altri.
"Dove cavolo sono andati tutti?" e dopo un attimo sento un fischio. E' Marcello, nascosto dietro ad un angolo di un palazzo.
Li raggiungiamo e lui ci dice "Ce ne siamo scappati, quando abbiamo visto il tizio... vi ha menati?"
"Mavaaaffaaaanculovaaaa..." e ci ridono in faccia.
Finalmente Schönbrunn, dopo essermi ripreso dall'avventura ippica durante il tragitto in treno, passato ad immaginare le micidiali conseguenze che ci sarebbero potute essere, se avessi davvero liberato quel cavallo. Ma come cacchio m'è saltato in mente, dico io, di starla a sentire!!
Cap.3: "MICA CI SARA' LA NEVE A SCHONBRUNN?" - "NAAAAAA..."
Per carità. Solo i tetti bianchi, della roba bianca ammucchiata ai lati delle strade... sarà zucchero filato, no? Un cazzo di freddo che manco al polo nord!!!! Accidenti!
Schönbrunn è immensa, una tenuta fantastica. Il parco è perfettamente tenuto, sebbene gli alberi siano spogli, e l'atmosfera un po' cupa e tetra che danno al tutto il cielo grigio, la neve per terra e delle nerissime cornacchie appollaiate sui rami secchi e precisamente potati, ci dà la sensazione di essere finiti in una specie di incubo di bambini. Sapete quelli in cui poi gli alberi si animano e diventano cattivi, oppure quelli in cui gli uccelli diventano carnivori e sbranano tutti? Ecco, così. Noi camminiamo, alziamo gli occhi e "CRAAA! CRAAA!!" le cornacchie ci cazziano, quasi seccate dalla nostra presenza nei loro territori.
"Ma che razza di bestie odiose!" sbotta Karin e ploff, una cagatina sul suo cappotto. Che ridere!!!
Lei va nel panico, tra l'altro nessuno l'aiuta, allora prendo una manciata di neve da terra e gliela spiaccico sulla cacchetta, sperando di lavarla via con un paio di fazzoletti.
"Ghhh... che schifo..."
"Jack, ti prego, toglimi questa porcheria di dosso..."
"Sì, sì, non preoccuparti, viene via..." e mi viene da ridere.
"Ma che ridi, scusa?? Mi poteva andare nei capelli!"
"Appunto! Dai, scusa, scusa, smetto..." e Karin mi odia ancora di più, ma apprezza il mio nobile gesto di toglierle la cacca dal cappotto.
Camminando nel parco, stando bene attenti a non far incazzare le cornacchie, ci imbattiamo in una simpaticissima famigliola di scoiattoli. Ornella prende dei biscotti che aveva in borsa e glieli porge. Incredibilmente, le bestiole non si spaventano e le prendono i biscotti dalle mani... che carini! Altro che cornacchie. Tra bestie varie, finiamo all'ingresso dello zoo.
"Dai, ci andiamo?" chiedo io, in un impeto di infantilismo, che mi sento tanto mio figlio, quando dice "Paaaaaapiiii, andiaaaaamooo allo zoooooooooooooo?". Gli altri acconsentono, Fabiana storce un po' il naso, ma dopo quello che ha combinato con il cavallo, non ha voce in capitolo.
"Non chiedermi di andare a liberare gli ippopotami, perchè ti dò in pasto ai leoni, te lo giuro" le sussurro, tenendole il braccio in una mano con finto fare minaccioso. Lo zoo è davvero ben organizzato e pulitissimo, gli animali, nonostante la cattività, stanno in spazi belli grandi, sebbene molti stiano tutti rannicchiati in casupole per il freddo. I pinguini, invece, se la godono come i pazzi e fanno un casino della malora, saltando e tuffandosi dappertutto nell'acqua ghiacciata della loro piscina. Come un fesso, sono rimasto a guardarli per quasi dieci minuti, invidiando le loro evoluzioni subacquee. Idem con i leoni e le tigri... che animali fantastici, sarei rimasto ad osservarli tutto il giorno. Fine dello zoo e sosta su gelide panchine nel parco di Schönbrunn, per ricaricarci. Si torna al centro di Vienna.
Cap.4: FAR FINTA DI SBAGLIARE METROPOLITANA E' UN OTTIMO METODO PER RIPOSARSI UN PO' AL CALDUCCIO
Vogliamo vedere il Danubio e così decidiamo di farci un metropolitana-tour lunghissimo, per arrivare fino al fiume, poco fuori dal centro città. Sbagliamo mille volte la metro, alla fine ci arriviamo, fa un cazzo di freddo esagerato e le ragazze si rifiutano di passeggiare sul fiume, tra l'altro enorme, e così ritorniamo nel sottosuolo viennese e ci facciamo un altro lunghissimo metropolitana-tour per tornare al centro storico. Io m'addormento in treno. Ho pure sognato in quei minuti di sonno confuso, tutto imbacuccato nel mio cappotto, sciarpa e cappello... ma ricordo che ho dormito meravigliosamente, sebbene per pochissimo tempo. Mi sveglia, però, una crisi di tosse paurosa, di quelle che non riesci a fermarle nemmeno con una patata in bocca, con due litri di sciroppo, con un calcio nel culo o quant'altro. Dovevo tossire. E tossire fortissimo! Tutti i passeggeri mi guardano, sebbene io tenti di tossirmi dentro alla sciarpa per attutire il rumore, però ormai sono stato etichettato come l'untore della metropolitana e non ho scampo, mi linciano tutti con gli occhi. "Voglio scendere..." piagnucolo in mente, mentre le mie corde vocali sono devastate dai colpi di tosse a mitraglietta. Che vergogna, che palle!
Cap.5: SE SI VA A VIENNA, NON SI PUO' NON ANDARE ALLA MITICA PASTICCERIA DEMEL... ANCHE PERCHE'...
"Dai, ragazzi, altra torta, altro giro!" dico, appena usciti dalla metro, in piena Stephansplatz.
"Sì, dai, siamo a due passi da Demel, non possiamo perdercelo!" commenta, entusiasta, Ornella.
Così, mano nella mano, ci improvvisiamo capi della spedizione dolciaria e conduciamo, ormai senza cartina, manco fossimo viennesi d.o.c., la ciurma alla pasticceria storica Demel. BEL-LIS-SI-MA!!!!
Che arredamento, che dolci, che cameriere gnocche, che cucina a vista con tanto di chef superpuliti e superprecisi con le decorazioni! WOW! Insomma, bellissimo! Trovare posto per otto persone non è un'impresa facile, ma la gentilissima signorina addetta proprio alla sistemazione dei clienti (esiste la professione di "sistematrice di clienti" da Demel, che lusso) ci porta al piano di su e ci trova due tavolini perfetti per noi, contornati da dei divanetti di legno a muro, ricoperti di un tessuto porpora sicuramente del secolo scorso a guardarne l'usura.
Cioccolata calda con Baileys e panna più torta al caffè e alle noci per me. Gli altri ci danno di sacher e truffel, io volevo provare una cosa nuova e bene ho fatto, perchè quella torta era uno schianto! Ma non era l'unico schianto lì, ahimè... chi ti vedo entrare da Demel? Chi si siede accanto al nostro tavolo??? Assurdissimo, incredibile, magnifico, fantastico... la giapponese della sera prima... sì, proprio lei.
Ci guardiamo con un'aria che definire sorpresissima è davvero poco. Faccio quasi per alzarmi, poi Ornella mi tiene, avendo colto in che stato confusionario fossi e mi dice "Madonna santa, ma il marito tu proprio non lo vedi, eh?". Mi risistemo subito sul divanetto e la guardo. Lei mi sorride, sembra davvero felice di esserci ritrovati così per caso, dopo quel ballo insieme, che sapeva tanto di unico e ultimo incontro nella vita. La ragazzina mi saluta cordialmente con una mano, togliendosi dalle orecchie le cuffie del suo tecnologicissimo iPod di ultima generazione, e si siede accanto alla mamma, sempre stupenda nella sua classe infinita. Il padre mi dà le spalle, manco si è accorto che le sue donne mi conoscono, meglio così.
Mi distraggo da morire a guardare quella donna, lei fa altrettanto, con molto meno sfacciataggine di me, naturalmente, ma mi guarda e ha un sorriso carico di tensione. Decido che devo fare qualcosa, vorrei tanto riparlarle, anche perchè se il Destino ha deciso che ci si dovesse incontrare di nuovo in una città straniera per entrambi, doveva pur voler dire qualcosa, no? Dunque, perchè sputare in faccia alla dea Fortuna? Non sta bene, va ringraziata ed aiutata.
"Mi scusate un secondo? Approfitto un attimo per andare al bagno...", dico agli altri, alzandomi e sgusciando fuori da quel groviglio di gambe umane e gambe di legno dei tavolini. Ornella capisce al volo cosa mi passi per la testa. La guardo e le lancio uno sguardo che vuol dire soltanto "lasciami fare e poi vedrai". Uscendo dalla mia postazione, sono costretto a passare accanto al tavolino di lei. La guardo dritto negli occhi, sperando che capisca che vorrei mi seguisse. Mi dirigo verso la vetrina dei dolci, perdo un po' di tempo lì intorno, fingendo di scegliere la mia fetta di torta, poi vado verso la toilette. C'è un po' di fila in questo corridoio elegantissimo, tutto illuminato con piccole lanterne fioche, che si riflettono in due grossi specchi d'epoca gemelli. M'appoggio al muro, ormai sicuro che lei non verrà, che non abbia capito, o che, pur avendo capito, non abbia voglia di riparlarmi, e invece... il suo accento inglese un po' insolito alle mie spalle.
"Che strana coincidenza ritrovarsi... non crede?"
"Buonasera, madame Japan... davvero un piacere rivederla, non l'avrei mai detto..." sorride per il soprannome appena datole.
"Nemmeno io... è stato molto bello, ieri, ballare con lei..."
"Sì... se posso dirglielo, ci ho pensato tutta la notte..."
"Lei ha pensato a me tutta la notte?"
"Sì, gliel'ho appena detto, non mi crede?"
"Non lo so, ma sì... perchè non dovrei, l'ho pensata anch'io ed è fantastico che lei sia qui"
Ce la caviamo alla grande con l'inglese, però, non essendo per entrambi la lingua madre, mi rendo conto di quanto siamo costretti a dirci le cose in maniera molto diretta, senza troppi giri di parole, che forse non sapremmo mescolare bene insieme. In effetti, non m'è mai successo di dire ad una perfetta sconosciuta, in modo così netto, di averla pensata tutta la notte, però le circostanze del caso... insomma, lo imponevano e credo che lei abbia sentito la mia stessa necessità di semplificare il dialogo il più possibile.
"Lei è davvero una donna molto affascinante, ieri sono rimasto colpito dalla sua grazia nei movimenti, dalla sua bellezza non comune"
"Grazie... sa, anche lei... insomma, è un bel tipo..."
"Se non fosse tutto così assurdo, la bacerei, sa?" le sorrido, appoggiato al muro di lato, accanto a lei, che mi è di fronte nella stessa mia posizione, speculare.
"Forse è assurdo non farlo, questo è proprio uno strano incontro... sa che non ci rivedremo mai più? Domani è il nostro ultimo giorno qui a Vienna, poi andremo via..." mi si avvicina.
"Anche per me domani è l'ultimo giorno..." m'avvicino di più anch'io. Mi guardo intorno, ci sono un sacco di cappotti che ci coprono, e persone in fila, gente in sala, non ci vedrà nessuno, se non sconosciuti, che staranno ad osservare un europeo dai tratti mediterranei che tenta di sedurre una splendida donna dai tratti orientali. La bacio. E' un bacio morbido, lungo abbastanza da poterne ricordare il sapore. Le tengo una guancia tra le mani e l'avvicino di più a me, per non smettere di gustare quelle labbra. Mi sento una sua mano sul bacino, accelera per un attimo l'intensità del bacio, come preludio della fine di quel momento pazzesco, e si stacca dolcemente da me.
"Doing so, you'll drive me crazy..." respira e si sistema i capelli, rossa in viso. E' meravigliosa.
Le dico che non le chiederò certo scusa per l'azzardo e mi appoggio di nuovo al muro, quasi a voler riprendere fiato anch'io dopo quel momento di desiderio folle appena vissuto. Resta a guardarmi un attimo, poi si mette in fila per il bagno delle donne, dandomi le spalle. Io non mi muovo da lì. Lei dopo un paio di minuti entra in bagno, poi esce e passandomi davanti, mi dice l'ora del suo volo, aggiungendo "Spero di incontrarti in aeroporto... altrimenti, a chissà quando, uomo italiano..."
"Jack..." le dico il mio nome.
"Madame Japan..." e lei non mi dice il suo. Torna al suo tavolo. Dopo un minutino, torno anch'io, ma evito di incrociare il suo sguardo, così come evito di raccontare agli altri l'accaduto.
I miei amici, poi, vogliono andar via. Nell'infilarmi il cappotto, i nostri occhi s'incrociano di nuovo e lei mi regala un sorriso che credo non dimenticherò mai più...
Cap.6: ALBERTINA E LUNA PIENA SULL'OPERA, IL MOMENTO PIU' BELLO...
Dopo aver fatto scorta di regalini vari da Demel, è la volta del museo Albertina, dove c'è una collezione di quadri d'arte moderna veramente invidiabilissima e meravigliosa. C'erano proprio quasi tutti i big e la cosa grandiosa è che questa collezione è un'ex collezione privata dei Batliner, dei ricconi sfondati, che l'hanno data in prestito permanente al museo... come cazzo fa un privato ad avere tutti quei capolavori?!?!? Pure io li voglio! Comunque, a parte la bellezza del tutto, all'Albertina trovo pure il "mio" Delvaux con il suo magnifico "Landscape with lanterns"... mi ci siedo davanti. Che quadro. Purtroppo, si fanno le 18:00 e i tizi della sorveglianza ci dicono che è ora di uscire dalle sale, così saluto quei capolavori e dopo aver comprato l'immancabile catalogo della mostra, ci dirigiamo sulla terrazza del museo, che affaccia proprio di fronte all'hotel Sacher e all'Opera. E sul tetto dell'Opera, che ho già definito forse il pi&u