venerdì, 29 febbraio 2008
60 giorni da QUEL giorno... quello che preparava l'inizio dei miei momenti più pazzi mai vissuti.
Le vibrazioni del corpo di una donna sono incontrollabili, quando è il piacere che lo devasta.
I profumi che questo emana hanno qualcosa di ancestrale e magico, l'indescrivibile appare sotto ai miei occhi e io non so dargli nome, se non quello di lei, la mia donna.
Oggi, 29 febbraio 2008, giorno fatato dell'anno bisestile, sono due mesi da quando ti ho rivista dopo anni di silenzio.
Che mattinata!!!!!!! Avevi detto che bisognava festeggiare e direi che... sì, abbiamo festeggiato proprio per bene, vero?
Non si dice cosa abbiamo fatto a colazione con la marmellata di arance amare, si può dire solo che mi è piaciuto da impazzire il contrasto dolce/aspro della tua pelle mista a quella densa gelatina arancione...
Il caffè, lasciato gocciolare dal cucchiaino piano piano sui seni, poi, goccia a goccia, era delizioso, lo vorrei bere tutte le mattine così. Ridevi, mi stringevi e "ma le pensi tutte, tu..." dicevi.
Ehilà, ma che leggete voi altri?? Guardoni, vi ho beccato...!
Vabbe', io continuo, tanto qua nessuno si scandalizza, e pure se... piacere di scandalizzarvi!
Nuda su di me, nudo su di te, la fame mai sazia di ogni piega del tuo corpo. Non smetterei mai di giocare ad esplorarlo. Lingua e dita a gara per entrare... quanto tempo abbiamo giocato prima di esplodere con tutti i sensi... quanto tempo... ed è volato via in un soffio, incredibile.
Il pizzo bordeaux mi piace da sempre, ma mica tu lo sapevi... eppure... wow... sei apparsa come una Venere voluttuosa davanti ai miei occhi increduli, nella penombra del salone, giocavi tra le tende. E' bastato prenderti in braccio con passione, per farti smettere di fuggire e di nasconderti, e portarti su quelle lenzuola color pesco, per poi perderci di nuovo l'uno dentro l'altra, pazzi ogni giorno di più.
Sì, io sono pazzo, non riesco a pensare ad altro che a te, ho in testa solo te, scrivo solo di te, voglio solo te, amo solo te. Erano anni che non mi sentivo più così, non riesco a capacitarmi di tutta questa forza quasi animalesca che ho dentro, che mi fa fare i salti mortali anche per stare soltanto un istante con te.
La musica nella tua stanza... un sogno averti tra le braccia.
I biglietti per Roma sul tavolo della cucina, verrai con me, sarà splendido averti accanto in un momento così importante; gli esami insieme alla tua università, la settimana prossima (i tuoi alunni mi odieranno, diranno "ma questo qui che spoglia la prof. con gli occhi, ora, chi è???"); Shakespeare che ci aspetta al Delle Palme... chissà come sarai bella, tra qualche giorno, a teatro, vicino a me.
Hai la classe di una diva d'altri tempi, metti ko folle di ragazzine truccate a festa... il fascino sta nella semplicità, e tu lo sai; la seduzione sta nella consapevolezza di essere affascinanti, nello stile di chi sa essere se stesso, perchè sa di essere un tutto meraviglioso nella propria unicità.
La nostra storia non può restare così, nascosta agli occhi del mondo; tu hai paura di svelarci, temi commenti inopportuni, chiacchiere sgradevoli, ma io lo vorrei urlare che ti amo, e non posso; perciò lo devo scrivere qui, se no mi scoppia dentro e non è giusto soffocare un sentimento così potente.
Che ti frega, amore mio, di chi ci guarderà storto, solo perchè non abbiamo la stessa età? Solo perchè un tempo eravamo tu dalla parte di un muro e io dalla parte opposta? Che t'importa... noi bastiamo a noi stessi, ma io t'aspetto, non forzerò mai le tue scelte, però sappi che il giorno che mi permetterai di presentarti a qualcuno, dicendo con orgoglio "lei è Lu, la mia splendida compagna", io farò un salto di felicità talmente alto, ma talmente alto, che se il cielo ha un soffitto, quel giorno lo scopriremo, perchè mi ci incastrerò con la testa dentro e dovrai riportarmi giù per i piedi. Lo sai che io sono un po' scemo, mi devi tirare tu fuori dai guai, se no ne combino a ruota libera. Che ridi a fare, me l'hai detto già quattro volte che sono un casinista, ho capito!
Magari, un giorno di questi, te le faccio leggere davvero, tutte queste cose che ti scrivo come se tu fossi qui, tanto sono tue, sono solo per te.
Guarda che lo so che ora sei tutta bellona e sexy alla festa di laurea di tua nipote, eh, che credi... guai a te, se fai la provolona con gli invitati maschi, sto morendo di gelosia, ti spezzo le gambine e pure le braccine.
Anzi, quasi quasi ti chiamo a tradimento e ti dico delle cosette nell'orecchio per distrarti, chissà che faccia fai...
"You consider me the young apprentice..." ora, non più...
venerdì, 29 febbraio 2008
"When it gets to much
I need to feel your touch
I'm gonna run to you
I'm gonna run to you
'cause when the feelin's right
I'm gonna run all night
I'm gonna run to you..."
(Run To You - Bryan Adams)
- 7 ore, 40 minuti, 27 secondi...
giovedì, 28 febbraio 2008
"For all my days remaining..."
Le notti di un uomo innamorato sono lunghe, pensierose, qualche volta distratte, altre volte sognanti. Qualche volta bagnate di lacrime silenziose, ma queste non sono per forza lacrime tristi. Spesso queste lacrime sono di emozione profonda, di paura adrenalinica che tutto il bello possa finire da un momento all'altro; è il bambino felice che si nasconde in ogni uomo che fa agire così; quando i bambini sanno che il gioco sta per finire, supplicano in lacrime gli adulti di poter restare a giocare ancora per i classici "5 minutini"... anch'io voglio i miei 5 minutini e quando sarà il momento di andar via, anch'io supplicherò qualcuno con gli occhi lucidi di far continuare il mio gioco, ma a quel punto vorrò che siano infiniti i miei 5 minuti, come le notti passate a pensarti.
Mi sento come se fossi un corpo a me estraneo, mi vedo seduto a questo tavolo, mentre scrivo queste parole con aria assorta, le cuffie nelle orecchie, che mi regalano delle note dense e avvolgenti come sottofondo... "under the arctic fire, over the seas of silence...". Sting è sempre tra i miei migliori amici della notte, con la sua voce pacata e al tempo stesso potente, proprio come l'amore che ho dentro, pacato e potente: sa stare al posto suo, quando non può brillare della luce divina che sprigiona, ma diventa incontenibile, quando il mondo chiude gli occhi e ci lascia soli, me e il mio amore, con lei.
Mi sto guardando: non sono malaccio, anche se ho una macchia di caffè sulla mia camicia a righine celesti. Da qualche giorno, ho il frullino minuscolo che fa la schiumetta nel caffè e stasera m'è scappato di mano; di lì, la mia medaglia di caffeina sul petto, riconoscimento al valore in-civile in cucina.
I bottoni dei miei jeans beige sono in ferie, i piedi scalzi completano l'opera, insieme ai capelli stranamente non in disordine, forse perchè ancora bagnati dopo la doccia. Che ridere, oggi, dover dissimulare i sentimenti e simulare indifferenza davanti a Raffaele, compagno di classe, incontrato per caso, e tuo ex alunno, naturalmente. Tanti caffè in tutta Napoli e pure lui al Gambrinus dove eravamo seduti noi? Sempre fortunati, noi due, amore mio. Non devo più farti improvvisate? Scordatelo.
"E che ci fate insieme, tu e la prof.?" è stata la prima cosa che m'ha chiesto, dopo averti salutata con un bacio che mi ha infastidito fino a volergli spaccare la faccia con la tazza da thé. Ottimo il thé al mandarino, a proposito, ancora più buono se assaggiato dalle tue labbra a piccole gocce.
Non gli abbiamo risposto, lui è rimasto perplesso e non ha insistito. Quanti sguardi complici subito dopo, ti avrei divorata seduta stante. Condividiamo un segreto enorme, bellissimo.
I baci davanti al Maschio Angioino, dove quella coppietta ci ha applauditi timidamente e noi li abbiamo guardati stralunati.
"A che dobbiamo l'applauso?" ho chiesto, ridendo e imbarazzato, tenendoti ancora aderente a me, dopo il bacio strappalabbra che t'avevo appena dato..
"Alla vostra passione incredibile, siete innamorati da poco, vero?" dice la ragazza, una peperina dagli occhi chiari e i capelli rossicci. Io non sono innamorato da poco, ma taccio.
Ridiamo entrambi, io alzo il pollice in segno affermativo e la ragazza incrocia le dita, per augurarci buona fortuna. Tu le rispondi con lo stesso gesto; e sei bellissima.
E che dolce scoprirti così poco pratica delle due ruote... quanto ho riso, vedendoti con quel casco che ti ballava in testa, perchè troppo grande... e tu che non te lo sistemavi, per paura di cascare dalla moto, se avessi smesso di stringermi in vita... "G., dove siamo, non ci vedo!". Sghignazzando, divertitissimo, mi sono fermato, te l'ho sistemato, contorcendomi sulla moto ancora accesa, con le macchine che sfrecciavano accanto a noi e qualche deficiente che ha lanciato apprezzamenti sulle tue gambe leggermente scoperte, tanto che ho risposto chiedendo loro di salutarmi molto affettuosamente mamme e sorelle. Oggi, ho salutato parecchie signore napoletane, mi sa, eh? Il guaio è che tu sei troppo sexy, ti guardano tutti e dovrei fare un omicidio di massa, ma forse non mi conviene, quindi è meglio salutare genitrici e sorelline.
Quanto mi stringevi... proprio come nel sogno che mi raccontasti, quello di noi due in moto, quando ancora non c'era nulla di concreto tra di noi... si è avverato anche questo, hai visto? E la cosa stupenda è che non hai più paura delle due ruote, anzi, quel tuo ultimo sms è stato simpaticissimo. Certo che ti ci riporto sulla "giostra"! Ce ne andremo dappertutto insieme, niente più ci ferma.
Seguiremo le stelle, così come fa il mio sguardo, stanotte, che al di là dei vetri della finestra scruta il cielo e vi si perde dentro, e sapremo dove andare.
Per tutti i giorni che mi restano vedrò il tuo volto, cascate di desiderio mi terranno incollato a te e anche se tu non vorrai esserci più all'improvviso, io saprò che ho amato davvero in questa vita e tutto quel che di bello ora è, mai verrà cancellato, perchè niente è così forte da poter cancellare il sentimento per me più devastante di questa Terra, l'amore che ti porto.
lunedì, 25 febbraio 2008
"G" di Goljadkin...
Niente di più sensuale di voler baciare la propria donna in un luogo pubblico e sapere di non poterlo fare.
Venerdì, si è consumato questo dolce supplizio nella sala conferenze del megastore della Feltrinelli; lì per ascoltare un intervento del bravo Domenico Losurdo sul concetto di "rivoluzione". Interessante ascoltarlo, bellissimi spunti storici sugli avvenimenti rivoluzionari dell'ultimo secolo, ma non è stato facilissimo mantenere l'attenzione, no, no.
"G. ..." nell'orecchio.
"Sì, dimmi..."
"Volevo dirti una cosa importante, avvicinati..."
"Certo..." m'avvicino con l'orecchio alla sua bocca e tremo dentro.
"Stasera, sei bellissimo, stai attento, perchè tra un po' ti rubo un bacio..." e GUUUUUULPPPPPPPP!!!!!!!
Io, come un pollo, davvero avevo creduto che volesse dirmi qualcosa di serio, riguardante la conferenza, e, invece...
E' stato meraviglioso guardarsi di sbieco con la coda dell'occhio, convinti che l'altro non ci vedesse, e invece ieri, tra le risate e i baci, ci siamo confessati che c'eravamo entrambi accorti di tutto.
E, poi, un episodio che sa a dir poco di "infernale".
Venerdì, dopo la conferenza, decidiamo di fare una passeggiata sul lungomare, fino al borgo di S.Lucia.
Arrivati lì, proprio sotto il monte Echia, il luogo del primissimo insediamento greco della vecchia Partenope, ci fermiamo a chiacchierare delle nostre origini "classiche". E' un piacere ascoltarla, sta nel suo, la Grecia è la sua passione. Mentre lei parla, però, noto un uomo stranissimo, che parla al cellulare in maniera confusa e ci fissa, ci fissa senza sosta, e lo fa in maniera molto imbarazzante.
Lo guardo meglio e vedo che mi somiglia in un modo pazzesco. Se avessi bevuto, avrei pensato a qualche scherzo della mia vista, ma ero lucidissimo.
Lo guardo, stupito; lui guarda me, ha negli occhi una strana luce, che inizialmente mi sembra di ansia.
Non dico niente a lei, per non turbarla, e proseguiamo. Dopo un paio di metri, mi volto alle mie spalle, per guardare di nuovo quell'uomo, e lo vedo che ci cammina dietro, sempre guardandoci fisso.
Ci supera e ci sorpassa, guardandoci. Ancora. Stavolta, però, nello sguardo leggo qualcosa di non proprio buonissimo, una specie di sfida. M'inquieto. Con una scusa, faccio rallentare il passo a Lu, così che io possa tenerlo d'occhio; ma lui si ferma. Si gira e ci cammina incontro.
"Che cazzo vuole, questo?? Magari è un suo ex alunno che non sa come attaccare bottone??" e poi, mentre io pensavo tutte queste cose, lei mi guarda e mi chiede "G., ma l'hai notato questo signore che ci gironzola intorno da qualche minuto?" e io annuisco, colpito dal fatto che non l'avesse visto solo lei.
"Tra l'altro ti somiglia tantissimo, è un tuo parente?"
"No, che mio parente, non lo conosco, ma l'ho notato anch'io da un pezzo... non è un tuo ex alunno?"
"No, affatto, non lo conosco proprio... "
"Lo tengo d'occhio io, stai tranquilla" lei sorride un po' ansiosa, poi riprendiamo a parlare.
Il tizio fa in modo di ritrovarsi alle nostre spalle.
Ho l'impressione che ci scatti un paio di foto con il cellulare, ma non ne sono certo, ho solo visto un flash e sentito un rumorino familiare, perchè aveva il mio stesso telefonino e mi è sembrato provenisse da lì.
"G., è ancora dietro di noi che ci segue?"
Mi giro piano, senza dare nell'occhio e lo vedo.
"Sì... facciamo così, entriamo in un bar, se ne andrà via" e così facciamo. Entriamo in un bar per un aperitivo; ma mentre sono alla cassa a pagare, questo tizio entra tutto trafelato e chiede un caffè, alle otto di sera. Un po' strano, il che mi fa pensare che abbia chiesto la prima cosa che gli fosse venuta in mente.
Guarda in un modo fastidiosissimo e volgare lei, mentre riserva per me sguardi quasi malvagi. E non smette un attimo, è insistente come mai mi è capitato in vita mia. Lo guardo meglio: sì, mi somiglia, ha la barba incolta, è alto più o meno come me, occhi e capelli neri, ma è un po' più in carne e ha più rughe, il naso un po' aquilino, diverso dal mio. Tutto sommato, la somiglianza è forte, mi somigliava più lui dei miei fratelli, e questo m'inquieta non poco. Voglio affrontarlo e chiedergli cos'abbia da guardare, ma Lu mi ferma e mi dice che la farei spaventare ancora di più e che non è prudente. Così, me ne sto fermo in silenzio ad osservarlo con la coda dell'occhio, dissimulando la tensione con due chiacchiere. Comincio a pensare tra me e me alle scene iniziali de "Il Sosia" di Dostoevskij, quando Goljadkin incontra di notte il suo sosia, appunto, tra le strade di una Mosca bagnata dalla pioggia, e si spaventa, perchè non capisce se questi esista davvero o se sia solo una proiezione del suo inconscio. Per un attimo, il dubbio l'ho avuto anch'io, lo ammetto, poi il fatto che lo vedesse anche lei, mi ha dato la certezza che non fossi pazzo... o quanto meno che non fossi pazzo solo io.
C'è, infatti, qualcosa di strano che mi tormenta dentro in questo periodo, come se provassi sensi di colpa per qualcosa, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in quest'amore che sto vivendo.
Sempre in un delirio di letteratura russa, penso "Questo è Woland", il diavolo che si manifesta ne "Il maestro e Margherita" di Bulgakov. "Basta, smettila", mi sono detto, questo non è normale, occhi ben aperti.
Comunque, Lu si spaventa di brutto per questo ingresso del tizio nel bar, perchè è ormai evidente che c'abbia puntati e non si capisce cosa voglia, perchè dall'aspetto distinto non sembra affatto un ladro, un drogato o un maniaco.
"Facciamolo uscire prima di noi" le dico "così vediamo dove va e noi andremo dalla parte opposta".
E così accade. Lui esce, sempre fissandoci, perfino da fuori alla vetrina del bar, e sale verso destra. Va via, agitatissimo, sempre con questo dannato cellulare in mano, in cui ripete ossessivamente (e forse parlando con il nulla) "che hai detto????", il che mi fa pensare che sia una telefonata fasulla. Faccio passare giusto un minutino e usciamo dopo di lui, per non perderlo comunque di vista.
Mi giro verso destra e lo vedo, qualche metro più su, immobile, che ci aspetta e ci fissa.
"Andiamo, sta lì, dannazione... scendiamo a sinistra e affrettiamo il passo" dico a Lu, abbracciandola.
Mi giro e vedo che 'sto pazzo ci sta inseguendo, ma di corsa.
Attraversiamo e andiamo sull'altro lato della strada.
Lui attraversa poco dopo di noi.
Cazzo.
Indico in modo plateale un negozio sul lato della strada dove eravamo prima e faccio capire a Lu che dobbiamo attraversare di nuovo. Attraversiamo e lui ci segue pure stavolta. Ormai è ovvio che voglia farci qualcosa o quanto meno spaventarci. E ci sta riuscendo.
Al che mi scoccio, mi giro di scatto e mi fermo. Lo guardo fisso con aria minacciosa. Lui si ferma a una decina di metri da me e riprende quel cazzo di cellulare, fingendo di parlare. A quel punto, penso che sia proprio pazzo e che questo implica pure un certo grado di imprevedibilità nelle sue mosse e, dunque, di pericolosità.
"Ci sono dei taxi più avanti, prendiamone uno e seminiamolo, andiamo" e Lu mi si aggrappa al braccio, atterrita, allorchè dopo il nostro primo passo pure lui comincia di nuovo a camminare a passo spedito dietro di noi.
Entriamo nel taxi, ci chiudiamo subito dentro e quello che fa? Dà un cazzotto sul cofano della macchina, suscitando l'ira del tassista, che esce come un ippopotamo imbufalito dall'auto e gliene dice di tutti i colori.
Il tizio non si scompone proprio e continua a fissarci. Dico al tassista di non badarci, perchè è un fuori di testa e gli spiego l'accaduto, mentre ci porta nel luogo che gli avevo chiesto.
Mai successo niente del genere, ancora ci penso e non so che spiegazione dare. E quella somiglianza è la cosa che più di tutte m'ha scosso.
Fortuna che ieri, a casa di lei, nessuno ci ha inseguiti... si sono inseguite solo le nostre labbra, dappertutto...
Written by: JackPummarolino alle ore 16:09 |
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venerdì, 22 febbraio 2008
Dovrei andare a letto, ma non ci riesco.
Una strana inquietudine mi scoccia, stanotte, non so che voglia da me.
Ho perso l'eclissi, ieri. Ho perso anche la Luna, forse.
Chissà se la Luna sa leggermi ancora.
Succedono tante cose tutte insieme, in certi periodi, e in altri, invece, vorresti una novità, una briciola di novità, e non arriva nemmeno a pagarla. Perchè cazzo deve andare così, non l'ho mai capito. Sarà sempre per il principio "o tutto o niente", ma in fin dei conti va bene così, io ragiono da sempre in questi termini.
O tutto o niente. Da un lato ho tutto, ora, e dall'altro ho niente, m'è rimasto niente.
Sta andando avanti un bel progetto in cui mi sono tuffato. Da qualche giorno, io e mio fratello siamo ufficialmente soci in affari. Speriamo bene, ci crediamo in questa cosa, ed è motivo di unione dopo tanti screzi. E, oggi, mi arriva una mail davvero inattesa, da parte di una donna che per me è stata molto importante, un pilastro di fascino e simpatia. Se mi leggi, lo sai che ce l'ho con te, non ho avuto nemmeno la prontezza di risponderti, poco fa, mi sono appisolato per un po' sul divano e ora eccomi qui, provo a risponderti con un abbraccio nella notte.
Veltroni caccia De Mita. E fa bene. E anch'io caccerò la gentaccia che mi sta intorno, serve aria nuova.
Domani... anzi, tra un po'... conferenza alla Feltrinelli, ci sarà anche lei. Ci rivedremo, finalmente.
Ho quasi paura di tutta quest'emozione che provo nell'attesa, mi sa che sarò insolitamente imbranatissimo.
Pare che mi stia cominciando a venire sonno, me ne vado a dormire, prima che mi passi, sorridendo per un paio di frasette di R., stasera, a tavola.
"Papi, voglio un altro po' di pasta con le zOcchine..."
"Si dice zUcchine"
"Con la ZU?"
"R., ma non esiste mica la lettera ZU, parla bene"
"Come zucculoni?"
"R.!!! Ma dove le senti 'ste parolacce!"
"L'ha detto Ciro"
"E chi è Ciro?"
"Il bidello"
"E a chi l'ha detto?"
"Alle maestre, ha detto che sono tutti zucculoni che se la tirano"
ARGH.
Ma che personcina amabile deve essere, questo Ciro, eh...
Written by: JackPummarolino alle ore 02:30 |
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Così come i politici tentano di recuperare le discariche napoletane, senza riuscirci, io e chi vorrà di voi proveremo a recuperare un posticino qui su splinder, forse, riuscendoci.
Serve solo tanta voglia di cazzeggio e idee da vendere, per trasformare quello che era un gioco a punti in un semplice, ma piacevole luogo di scambi.
Naturalmente, l'iniziativa è aperta non solo agli ex di Couples, ma a tutti coloro che vorranno unirsi e fare gruppo. Insomma, vale la regola delle feste a scrocco "PORTA CHI TI PARE".
Si parlerà di tutto, di niente e di ciò che c'è in mezzo tra il tutto e il niente.
Vi aspettiamo!
www.futonaduepiazze.splinder.com
mercoledì, 20 febbraio 2008
"Dans ma maison tu viendras
Je pense à autre chose mais je ne pense qu'à ça
Et quand tu seras entrée dans ma maison
Tu enlèveras tous tes vêtements
Et tu resteras immobile nue debout avec ta bouche rouge
Comme les piments rouges pendus sur le mur blanc
Et puis tu te coucheras et je me coucherai près de toi
Voilà
Dans ma maison qui n'est pas ma maison tu viendras."
(Dans ma maison - Jacques Prévert)
Racconto e mi racconto tanto, in questi giorni. Lo faccio scrivendo, anche se qui ci finisce solo una minima parte di quel che scrivo nelle mie notti insonni e inquietantemente felici.
Avrei bisogno di parlare, me ne accorgo; ma non è facile. Temo, a volte, di risultare troppo pressante, di dire troppo, di dire troppo poco, ho perso un po' la fiducia nelle persone che si dichiarano "schierate" al mio fianco e, poi, nel bel mezzo della battaglia, quando sto per vincere, mi lasciano solo. Mica è capitato una sola volta, tutto questo; dovrei essere vaccinato, eppure non è così, ogni volta è uno strappo. Forse, ho nel dna il destino del condottiero solitario? Le guerre, belle o brutte che siano, le devo affrontare da solo, godendo i frutti della vittoria in gloriosa solitudine o leccandomi le ferite sanguinanti per la sconfitta in un silenzioso e malinconico vuoto? Non lo so, eppure so che mi piacerebbe tanto poter condividere con qualcuno che davvero mi voglia bene questo mio periodo pieno di emozioni, emozioni fuori dal comune.
Il punto è che, probabilmente, ma di questo non ne sono, poi, così certo, sono stato io stesso ad allontanare le poche persone che avrebbero potuto starmi accanto, anche solo per ascoltarmi dieci minuti, per farmi dare sfogo ai miei deliri di felicità, di frustrazione, di paura, di armonia. Li abbiamo tutti, credo, e li ho anch'io, non vedo perchè non dovrei. Se l'allontanamento è stato causato da me, l'esame di coscienza è sempre in corso, non nego mai le mie responsabilità; ma se l'allontanamento è dovuto all'incapacità di relazionarsi con questo "diverso" me, allora sinceramente non so proprio che farci, sta alle persone che hanno scelto di camminarmi lontano capire cosa vogliano davvero.
C'è chi è andato via, sbraitando e facendomi sbraitare per la rabbia e l'incredulità; c'è chi, invece, formalmente c'è, ma di fatto non c'è più come prima, perchè un muro di sottile ghiaccio ci divide; c'è chi c'è, anche se poco gradito, e non fa troppa differenza per me che sia presente o meno; c'è chi, invece, a sorpresa si è mostrato presente con allegria, condividendo pensieri intimi, giochi, prese in giro, come se si fosse amici da sempre, eppure non è così... ma le probabilità che un rapporto che nasce bene si evolva ancora meglio sono tante e io ci spero; e poi c'è chi è troppo preso dai fatti propri per ricordarsi che esisto, ma queste persone hanno tutta la mia comprensione, perchè sono fatto anch'io così: prima io e poi gli altri; vale, dunque, il viceversa.
Chi mi resta? Mi resterebbe la mia SpiritoLunare, incredibile nipotina dalle mille facce, ma ha tanti di quei casini pure lei, in questo periodo, che ci manco solo io con i miei racconti; ha già il suo bel da fare e ce la sta mettendo tutta, io posso aspettare; e, poi, c'è R., il mio tesoro di bambino pestifero.
Quanto parliamo, lui ed io... di tutto, velatamente gli confido anche i miei segreti e lui, che capisce che gli stia dicendo qualcosa di molto serio, fa il faccino concentrato e dopo magari mi lancia pure qualche perla di saggezza. Ci coccoliamo un po', la sera, quando sono a casa e non ho ancora voglia di aprire i libri per studiare, per preparare questo benedetto congresso scozzese, che mi sta facendo dannare, ma che spero mi darà soddisfazioni; ci teniamo stretti stretti, mentre parliamo della nostra doppia vita su Marte, giocando con la navicella che gli ho regalato a Natale... naturalmente, quella nera dei cattivi la sto usando sempre io, come avevo pronosticato.
Quando si diverte molto, all'improvviso mi urla, per scacciare l'emozione, "Papi, ti voglio bene benissimo!!" e mi abbraccia, ridendo forte, di una risata impacciata e timida, perchè quasi si vergogna dello slancio affettuoso che non è riuscito a contenere. Qualche volta, mi dà pure delle sonore capocciate, perchè mi si butta addosso con una tale foga, che lo trattengo a stento. Ridiamo un bel po', poi scatta la mia vendetta a colpi di morsicini, pernacchie in pancia e solletico a tradimento.
Entra la mamma in salone "Non lo sfrenare, poi non dorme più..." - "Tranquilla, ci penso io" le rispondo, pensando "Ma perchè non ti fai i cazzi tuoi, visto che non lo porti tu a letto? Facci giocare." e continuo a strapazzarlo. Mi piace sentire le sue manine che mi danno gli schiaffetti sulla faccia, mentre mi dice "Papi, smettila, papi!!! Pungi, smettila!!" ridendo come un pazzo.
Penso che vorrei avere anche lei con noi due e allora il mondo sarebbe tutto su quel divano e il resto non m'importerebbe. Un giorno, chissà, forse le farò conoscere mio figlio, ora è presto. E magari ce ne andremo insieme da qualche parte, in qualche bel posto; forse, ce ne andremo al mare; ma andrà bene anche in montagna, in pianura, in collina, sott'acqua, tra le nuvole, nelle viscere della terra, dove loro due vorranno, io li porterò.
E sarò felice, come adesso, seppur fondamentalmente solo.
Bisogna saper stare da soli, bisogna aver fiducia nelle proprie forze, perchè, alla lunga, sono l'unica cosa su cui davvero possiamo contare.
"A casa mia, che non è casa mia, tu verrai"
Written by: JackPummarolino alle ore 13:40 |
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jack tanto per parlare,
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lunedì, 18 febbraio 2008
Sprazzi di ricordi ad alta temperatura, eppure fuori si gela da giorni...
Ogni volta che stiamo insieme, su quel letto tanto immaginato e ora anche mio, ogni volta che camminiamo vicini, senza stringerci, ma lanciandoci sguardi di fuoco ad ogni passo, perchè così ci ameremo senza che chiacchiereranno a sproposito di noi, ogni volta che sento la tua voce di notte, che mi sussurra al telefono le parole d'amore che aspetto da una vita... ogni volta che succede tutto questo e tanto altro ancora, mi chiedo se io esista davvero o se sia solo l'ologramma di me.
Ce lo chiediamo, ridendo, giocando... "ma è vero?". Sì, è vero, è dannatamente vero.
Positano è sempre stata un incanto, ma da quando ci abbiamo passeggiato insieme, giovedì, è diventata il paradiso. Seduta a quel tavolo in riva al mare, eri la dea della notte, pronta ad illuminarmi lo sguardo.
Le candele nei tuoi occhi giocavano a prendere in giro i miei, che si perdevano nel riflesso della fiammella e mi facevano pensare che quel fuoco fosse quello della passione, che bruciava in te, così come in me.
E abbiamo provato a spegnerlo, quel fuoco, invano, con quei baci al sapore di frutti di bosco, in quella stanza profumata, ricavata nella roccia a picco sul mare. Le fragoline sulle lenzuola... "che stiamo combinando..." dicevi, sorridente e bellissima. Non ti rispondevo, se non a morsi, a baci, a carezze mai fatte con così tanto desiderio di far impazzire. E tu sei bella, perchè ti lasci andare, sai cogliere il piacere fin nella sua più piccola goccia, me le lasci bere tutte, invogliandomi ad ubriacarmi con ogni sussulto che fai.
Un mirtillo sulla tua lingua. Me lo fai vedere, i capelli sparpagliati sul cuscino, una perla di sudore sul tuo collo, alla luce della lanterna che era accesa sul terrazzino. Mi chino sulle tue labbra e quel frutto rosso scuro, quasi nero, si scioglie tra la mia bocca e la tua, lasciandoci gustare il suo sapore agrodolce insieme a quello dei baci che ci hanno fusi vicini, addosso.
Non ho mai amato San Valentino, mai. Quello di quest'anno, però, pretesto per portarti via con me, è stato il più bello della mia vita, il più intenso, il più voluto, dove le convenzioni delle feste comandate sono sparite, lasciando posto soltanto al desiderio pazzo di una donna e un uomo che non vogliono altro che recuperare tutto il tempo perduto, per amarsi con tutta l'anima.
E venerdì da te, nemmeno il tempo di riaccompagnarti al mattino, che il pomeriggio ero di nuovo da te. Quasi non mi stai facendo più lavorare, camperò della tua pelle di questo passo. E se così sarà, sarò ricco, ricchissimo, l'uomo più ricco del mondo.
Sul tuo divano. Parlavi, ti raccontavi, cose di te che mai avrei immaginato; mentre ti stringevo con la musica in sottofondo, il cd che ti ho regalato io, sussurravi del tuo passato, in cui io c'ero solo come giovane comparsa. Ti ho ascoltata senza fiatare, solo accarezzandoti la schiena, quando mi accorgevo che tremavi per l'emozione di certi ricordi... mi hai stretto forte all'improvviso e m'hai baciato. M'hai tolto l'anima, gettandoti sul mio corpo, incastrato nell'angolino del divano, e in un attimo mi sei stata addosso, adorabile, sensuale, dolce come nessuna, eppure sconfinatamente maliziosa.
Ci siamo presi così, senza capire cosa stesse succedendo, le lingue intrecciate e le menti annebbiate.
Ti ho presa in braccio, seminuda, ti volevo al buio della tua camera. Entriamo e mi indichi uno stereo nuovo... l'hai comprato per noi, perchè vuoi far l'amore con me con le nostre canzoni anche lì. Lasci partire la musica... "voglio il tuo profumo"... sei di nuovo tra le mie braccia, le cosce intorno al mio bacino, la carica erotica che ti devasta e travolge me.
T'inarchi fino al soffitto, quando scivolo con le labbra dove vuoi. Sai di buono, sai di fuoco. Mi riscopro piromane e ti amo sempre più, mi piaci in fiamme.
E mai sazi, facciamo giocare a nascondino i nostri corpi, fino a che si scoprono, complici le mani, amanti senza fiato.
Mi prendi in giro chiamandomi con mille nomi diversi, tutti quelli dei miei ex compagni di classe. Ridi, sei bellissima, ma io sono geloso, geloso pazzo, potrei ammazzarli tutti, uno per uno.
E, poi, a ripetizione, pronunci il mio nome... lo fai piano... sulla cartilagine delle mie orecchie tese, per ascoltarti i battiti frenetici, sul collo sudato e pulsante, sul petto caldo, a ventosa sull'ombelico, chiuso tra le tue labbra... fino a distruggermi di piacere, per poi regalarmi tutti i tuoi baci.
Sabato, un bacio di nascosto, fingendo di esserci incontrati per caso, eri con le tue colleghe... ti ho trascinata dietro ad una colonna, ti ho chiesto quasi il permesso, con l'aria di chi avrebbe agito comunque, anche davanti ad un "NO", e ti ho mangiato la bocca.
Ne passeranno di giorni, fino a che ti rivedrò... ma venerdì sarai mia. MIA.
Mi fanno quasi male le dita, ho scritto a mitraglietta, ma che è???? Calma e sangue freddo, su... sto SOLO morendo di voglia di TE e anche tu di ME.
E pensami, se no faccio il pazzo.
mercoledì, 13 febbraio 2008
UN INSOLITO TEST...
Su invito della dolcissima e gnocchissima DamadelLago, la mia prima vera "scoperta" splinderiana, che ancora mi sta accanto dopo ormai due anni di "conoscenza", paziente e imperterrita, mi sono messo a compilare questo insolito test musicale, divertendomi e stupendomi un bel po' per gli esiti.
Se avete voglia e tempo da "perdere", eccovi le istruzioni, che ho ricopiato dal suo blog.
Vi consiglio di provarlo...
ISTRUZIONI PER L'USO:
1. Impostate il mediaplayer sulla riproduzione di tutti i brani sottomano nel vostro pc
2. Impostate il mediaplayer su "riproduzione casuale"
3. Ad ogni domanda premete "avanti"
4. Usate il titolo della canzone come risposta, anche se non ha senso: è questo il divertente!! Vi è permesso poi fare commenti…
E guai a chi bara!!!
P.S.: aggiunta mia... non barate sul serio, il divertimento sta proprio nel lasciar fare al Caso!
Come ti senti oggi?
Shape of my heart - Sting
Eh sì, cominciamo benone, bravo il mio iTunes... mi sento un malinconico giocatore d'azzardo, oggi, e sul panno verde si puntano i sentimenti.
Dove arriverai nella tua vita?
Do you want to - Franz Ferdinand
Sì, voglio, non dovete chiedermelo, io voglio sempre. Da qualche parte arriverò.
Come ti vedono i tuoi amici?
I've been loving you too long - Otis Redding
Mi hanno amato troppo? Forse, sì, qualcuno ha sprecato tempo appresso a me, qualcuno si è pentito, ma sono certo che m'hanno voluto bene, qualcuno anche per troppo tempo, come canta Otis.
Ti sposerai?
It must have been love - Roxette
Avrei potuto, incredibile questa canzone che è capitata... è stato amore, ma ero troppo giovane, il tempo è passato ormai.
Qual è la canzone adatta al tuo migliore amico?
People have the power - Patti Smith
Sì, perfetta per Marcello, una potenza della natura.
Com'è la tua vita?
Ricordati di me - Antonello Venditti
E' fatta di ricordi intensi, come è questa canzone, capitata a fagiolo; e continuo a stupirmi delle coincidenze di questo test. La memoria è la mia salvezza, non voglio dimenticare, tutto è degno d'essere ricordato. Ricordatevi pure voi di me, nel bene e nel male.
Com'è stato il tuo liceo?
More than words - Extreme
Più delle parole... già... quante cose non dette al liceo, ma stanno uscendo tutte fuori. Sempre più inquietante il test, voglio proprio vedere cos'altro uscirà fuori.
Qual è la tua filosofia di vita?
Innocenti evasioni - Lucio Battisti
Cazzo! Niente di più veritiero!
Qual è la cosa più bella dei tuoi amici?
Let's get it on - Marvin Gaye
La cosa più bella è che "continuiamo" insieme a vivere, ad emozionarci, nonostante le incomprensioni, perchè con gli amici veri è così che va...
Che hai in programma per questo week end?
I can't make you love me - George Michael
Veramente, il programma del week end sarebbe di farti innamorare ancora di più di me, ma se la canzone dice che non posso farmi amare da te, allora mi rassegno... ci hai creduto???? No? Brava! Pessima scelta, iTunes!
Come ti va la vita?
The more you live, the more you love - A flock of seagulls
E' azzeccata questa: più si vive e più si ama e viceversa. Lasciamo perdere la capigliatura dei Flock, però...
Che canzone verrà suonata al tuo funerale?
Stand by me - Ben King
Ci può stare... non è nemmeno troppo triste, è appassionata. Ma vorrei Breakthru dei Queen, che qualcuno lo dica, il giorno del mio funerale, ci tengo!
Come ti vede il mondo?
Latin lover - Gianna Nannini
PAZZESCO. No comment.
Cosa pensano realmente di te i tuoi amici?
Fable - Robert Miles
Pensate che io sia una favola? Ma grazie, cari...
La gente, segretamente, ti brama?
Two people - Tina Turner
Uhm, "due persone"... può darsi? Qualcuna che segretamente voglia un rendez-vous amoroso con me?
Come si può essere felici?
My girl - The mamas & the papas
Si può essere felici proprio con la donna che si ama, perfetta la scelta, stavolta.
Avrai dei figli?
Strawberry fields forever - The Beatles
Ne ho già uno, meraviglioso, ma non mi dispiacerebbe vedermi intorno altri piccoli fragolini... per sempre.
Qual è il tuo più grande segreto?
Lost in you - Rod Stewart
E ma se lo dico così, con 'sta canzone adattissima, non è più un segreto, porca eva...
Qual è la canzone del tuo peggior nemico?
Enjoy the silence - Depeche Mode
Perfetta, bellissima canzone, per invitare gentilmente al silenzio, prima che io gli spacchi le cosce.
Com'è la tua personalità?
Dreamer's ball - Queen
E dai, si sa, sono un sognatore, questa scelta è veramente un colpo basso...
Che canzone verrà suonata al tuo matrimonio?
Gloria - U2
Aridaje con il matrimonio, però, incredibile, è uscita una canzone con venature religiose... insomma, devo proprio sposarmi???
Non nomino nessuno, ma se qualcuno dei possibili lettori farà questo test, sarà così carino da lasciarmi un commento, così io andrò a leggere molto volentieri i risultati usciti fuori?
martedì, 12 febbraio 2008
Aggiornamento dell'ultimo minuto, prima che lo porti a letto, per non dimenticare:
"Papi, a chi scrivi?"
"Eh? Che hai detto?"
"Papi, ho detto: a chi scrivi i messaggini?"
"A una mia amica"
"Del cuore?"
"Sì, abbastanza..."
"Hai la cottona per lei?"
Silenzio. Infame!
"Ma no, ma che cottona per lei... che dici..."
"Stai ridendo, papi, ti ho beccato, ti ho beccato!"
"Non ho alcuna cottona, R., punto e basta."
"E posso vedere che hai scritto nel messaggio, allora?"
Attimo di panico, il mio messaggio non era esattamente casto.
"Ehm... sì, solo un momento, finisco di scriverlo, così lo leggi tutto intero, ok...?"
"Ok!" e aspetta, tutto sorridente e curioso. Mi scruta.
"Quanto ci metti, papi!!!"
"E un attimo, ho detto!"
Scrivo di fretta e furia, invio, senza nemmeno badare bene al destinatario, sicuro che fosse tutto giustissimo. Scrivo, poi, un nuovo sms fasullo da fargli vedere.
"Tieni, leggi, impiccione."
"Allora, c'è scritto... " e legge l'insignificante sms che avevo inventato al volo.
Dopo nemmeno due minuti, mi arriva una risposta...
"Dai qua, per favore, lascia..."
"No, papi, io leggo, io!"
"Ma te lo faccio leggere dopo, promesso, dammi qui, che tu per sbaglio lo cancelli!"
"Ufff... va beeeeene!"
Molla il cellulare, mi guarda con aria circospetta, io leggo il messaggio.
E' lei.
Uh... wow... acc... gulp! Sudo freddo per ciò che leggo, tento a malapena di darmi un contegno, sposto subito il messaggio nella cartella archivio e ne pesco uno a casaccio da fargli leggere, uno di Marcello, un sms possibilmente innocuo... almeno speravo...
"Quando usciamo di nuovo con quelle due sorche da paura delle gemelle Rindaldi? La rossa te la darebbe con contorno di patatine novelle, capisc' a me!" legge R. ... io mi metto le mani nei capelli.
"Papi, che vuol dire sorche?"
"Ehm... ah... no, ci ha mancato una "p", voleva dire "sporche", capisci..."
"Sporche? Non si lavano le gemelle?"
"Eh no, non molto..."
"Puzzano di patate novelle?"
"Più o meno, tesoro, più o meno... e dai, per piacere, molla il cellulare di papà, vai a giocare... per piacere!"
ARGH!!!! Mai la tecnologia in mano ai bambini. Mai.
Written by: JackPummarolino alle ore 22:41 |
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