
Reduce da un pomeriggio di cinema, sommerso dai bambini. Dire che mi scoppia la testa è poco, ma dire che io non mi sia divertito sarebbe veramente disonesto, quindi, ben venga il mal di testa.
Il film incriminato è stato, come potete vedere dalla simpaticissima locandina qui su, "Ratatouille", storia di un topino parigino, che sogna di fare lo chef e si rifiuta di mangiare con le zampette sporche la spazzatura che raccolgono in giro gli altri topini del suo branco.
Come sempre, i cartoni della Pixar sono fatti da dio: immagini realistiche, movimenti perfetti, sincronizzazione degli infiniti elementi della scena a livelli pazzeschi... insomma, graficamente parlando, splendido.
La storia, idem, molto carina, anche se forse un po' complessa da capire in certi punti per il pubblico dei piccini.
Ora, però, non starò certo a riassumere la trama, perchè poi magari passa qualcuno di qua che non l'ha ancora visto, ma che vuol vederlo, e fa bene se mi manda valanghe di bestemmie. Quello che, invece, voglio appuntare qui sul mio blog, ormai diventato il sostituto dei miei vecchi blocchetti, dove annotavo frasi e aneddoti, è qualche parola riguardante l'atmosfera che c'era in sala.
Immaginatene una bella grande, cinema in pieno centro di Napoli, stracolma di bambini emozionatissimi e sull'allegrissimo andante. Stato d'animo che naturalmente era pure dei bambini al mio seguito, ben 5, figlio pazzo compreso. Non era nei programmi andare al cinema, oggi pomeriggio, ma una telefonata in tono supplichevole mi ha fatto per forza cambiare idea, nonostante volessi solo tornare a casa e scaraventarmi sul letto...
"Sì, pronto?"
"Papiii?"
"Chi è? Guardi che ha sbagliato..." ogni tanto dovrò pur prenderlo in giro, no? Tanto lo so che vuole qualcosa, quando mi chiama allo studio.
"Ehi, tu chi sei, io ho chiamato il mio papi, sono sicurissimo, sei un ladro?"
"Sì, sono un ladro, il tuo papi l'ho imbavagliato e ora imbavaglio anche te, se non attacchi subito il telefono"
TUNF!!!
E lo scemo attacca davvero la telefonata. Scoppio a ridere, quasi non ci posso credere che sia così broccolo, e lo richiamo a casa. Mi risponde con la voce preoccupatissima...
"Proooonto... ehi, chi è..."
"Sono papi, non mi riconosci?"
"Papi!! Papi!!! Come hai fatto a liberarti! Sei salvo?!? Sei scappato dai cattivi?!?"
No, non è possibile. Chissà in testa sua che scene da film si stava facendo, tipo:
1) me catturato dagli indiani, che scappavo, lazo alla mano, in sella a Furiacavallodelwest.
2) me tenuto in ostaggio da quelli della SPECTRE, mentre poi fuggo con qualche trucchetto alla James Bond.
3) me rapito dagli alieni, che evado dalla cella fotonica con la forza del pensiero.
Lo prendo in giro, spiegandogli che era uno scherzo e che non ci deve cascare sempre, e poi gli chiedo cosa vuole, perchè abbia chiamato prima.
"Eh, papi, io ti avevo chiamato per andare da Ratatouille"
"Ti ha invitato a casa sua, Ratatouille? Siete così amici?"
"A cinema, papi, che hai capito!"
E s'incazza. Giustamente.
"Ok, ok... e ma io devo lavorare ora, ci andiamo sabato, promesso"
"E nooooo! Dai, papi, daiiiiii, mi hai fatto pure lo scherzo cattivissimo, daiiiii! Ti supplico! Ti preghissimo! Ti scongiuro! Ti strasupplichissimo, papi, e dai, ti prego, dai, dai, dai (x 3000 volte)"
"Va beeeeneee... però non facciamo che ci portiamo sempre cento persone dietro, eh? Scegli solo due amici e ti ci porto con loro. Fatti trovare pronto, passo a casa tra un po'..."
"Sì sì!! Sì sì!! Ciao, papi, fai presto, eh????"
TUNF!!!
Manco il tempo di salutarlo, che mi attacca il telefono in faccia, contentissimo.
Arrivato a casa, dopo aver fatto mille peripezie per sistemare un po' di cose di lavoro, me lo trovo seduto fuori all'ingresso, con altri QUATTRO bambini. E io avevo detto DUE.
Lo guardo con aria interrogativa e lui fa spallucce, poi mi si arrampica in braccio e mi dice nell'orecchio "Si sono messi a piangere, quando hanno sentito che potevano venire solo Gigio e Vale, come facevo a dirgli di no? Tanto paghi tu, papi, oggi hai guadagnato bene o diventiamo poveri?"
"Ok, penso che un piatto di pasta per stasera riusciamo a rimediarlo, ma non farmi più questi scherzetti, perchè domani ci ritroviamo sotto i ponti, eh?"
"Davvero, papi? Siamo poveri?"
"R.!!! E basta, a papà, non cascarci sempre!" e rido.
Lui serra le braccia e mi guarda malissimo, poi gli chiedo un bacio e mi stringe le manine attorno al collo, per poi sbavacchiarmi la faccia con un bacione dei suoi (e io mi squaglio).
Le 5 belve non mi danno nemmeno il tempo di togliermi giacca e cravatta, che mi spingono verso la macchina, perchè siamo potenzialmente in ritardo, se solo becchiamo 5 minuti di traffico. E così sono andato al cinema a vedere un cartone animato che un altro po' in smoking stavo meno elegante e impinguinato.
Arrivati alla sala, dopo tremila giri per trovare un parcheggio, ci facciamo largo tra un'orda di minibarbari assetati di Ratatouille. Il caos di una bolgia infernale forse sarebbe stato più tollerabile per le mie orecchie. Prendiamo posto. Una delle ultime file. Sala strapiena, come ho già detto, e bambini chiassosi più che mai. I genitori, poi, chiassosi più di loro.
Dietro di noi, si siedono due giovani mamme con 4 bambini al seguito, più piccoli dei miei.
Gli sguardi da genitori disperati sono fantastici e io e le due signore ce ne scambiamo qualcuno, sorridendo, perchè vicini nella tragedia. Uno dei bambini appartenenti alle due signore, poi, è talmente piccolo che se sta seduto, non vede manco la ceppa. Così, cosa fa? Decide di stare in piedi, con le braccine appoggiate sullo schienale della mia poltrona e su quella di mio figlio, seduto accanto a me.
Cala il buio in sala, il vociare dei bambini si affievolisce (finalmente) e quando proprio per un attimo si fa buio pesto, si sente un bambino, qualche fila più avanti, che urla, terrorizzato:"AIUTOOOOOO!!! VOGLIO IL MIO PAPAAAAAAA'!!!!!" e tutta la sala scoppia a ridere. Quel povero cucciolo forse stava facendo la sua prima esperienza al cinema e non s'aspettava che gli piombasse addosso l'oscurità, facendosela sotto all'improvviso. Da morire, troppo tenero...
Il film inizia ed inizia subito con scene divertenti (e non di immediata comprensione per i bimbi), così in sala è tutto un "Ma che sta facendo? Perchè fa così? Dove va? Che ha detto? Che significa?", ma la cosa più bella è che io queste domande le ricevo proprio personalizzate, strettamente dirette a me, perchè lo gnomo di bambino, che sta in piedi dietro alla poltrona mia, mi ha eletto suo "spiegastoria" personale e ogni cinque secondi mi chiede cosa stia succedendo. Praticamente, se fosse stato per questo piccoletto, io del film non c'avrei capito un beneamato cazzo, a voler starlo a sentire una continuazione nelle orecchie.
La mamma, ogni tanto, gli intima di non disturbarmi, io ovviamente mi giro e sottovoce dico che non c'è problema, e il bambino, ad alta voce, risponde seccatissimo alla mamma:"Hai visto, mamma? Ha detto LUI che non c'è problema" e altre signore ridacchiano nei dintorni, guardando al buio nella nostra direzione. Ad un certo punto, però, il bambino comincia a chiedere le cose pure a R., che già gelosissimo di quel terzo incomodo tra me e lui, nonchè nervoso per quella vocina nelle orecchie, gli ordina con aria da duro:"Siediti, bimbo, e statti un po' zitto, lascia stare il mio papi, capito? Sei un maleducato, oh!" e si rigira a guardare il film, con aria da uomo adulto che ha appena cazziato un bambino pestifero. Ma tu guarda questo... il bambino, però, si caga sotto e si mette dall'altro lato, ovvero tra me e la mia vicina di sedia, che pure non sembra molto entusiasta di avere l'avvoltoio sulle spalle.
Sullo schermo, poi, appaiono scene concitate di inseguimenti di topi, scope che li vogliono pestare, trappole e cose simili, al che il bimbo fa un saltello di paura e dritto nel mio timpano urla "AAAAAAAAAHHHH! ATTENTOOOOOOOO!!!", facendomi diventare biondo platino per lo spavento.
SPATAPAM!!! E la mamma gli molla uno schiaffetto, urlando sottovoce "Ma che sei matto!!! Chiedi scusa al signore!!", e io mi rigiro e dico che non c'è problema di nuovo, quasi non riuscendo a sentire la mia stessa voce, dopo lo shock uditivo.
Fortunatamente, intervallo... una delle due mamme mi tocca la spalla con un dito, per chiamarmi.
"Signore? Signore, mi scusi, Giancarlo è un bambino molto irrequieto, le sta intossicando il film, vero? Sono mortificata, è che non si calma nemmeno a gridargli in testa..."
"Ma non si preoccupi, signora, ho passato anch'io questa fase di iperattività con mio figlio, la capisco... ma poi passa, eh?" nemmeno il tempo di dirlo, che R. si alza in piedi e comincia a ballare la canzone degli Scissor Sisters "I don't feel like dancing" davanti ai suoi amici, istigandoli a far casino.
Mi volto verso la signora con le mani nei capelli e sussurro a lei e all'amica "Mica c'avete creduto che la fase pestifera passa, eh?" e loro, quasi impietosite dalla visione di me tra 5 minivandali, ridono molto divertite. Il bambino, Giancarlo, per completare l'opera, prende una manciata di popcorn dal suo secchiello e con la manina tutta sudaticcia mi fa "Vuoi?" e mentre me li offre, ne lecca uno.
Rifiuto gentilmente, ridendo, sbalordito dalla serietà con cui ha compiuto quel gesto allo stesso tempo dolcissimo e tamarrello, mentre le mamme sono proprio piegate in due con le lacrime.
Ci presentiamo, scambiamo due parole, poi finalmente il secondo tempo, che va più o meno come il primo, in quanto a caos.
Alla fine, operazione cappottini e cappellini: ispeziono tutti i miei 5 valorosi eroi, per vedere se sono ben coperti, allaccio le scarpe a qualcuno, e mentre sono chinato per terra, cazzarola, un bel paio di gambe accanto a me. Istintivamente le guardo e di chi sono? Di una delle due mammine di prima... "Azz....", mi dico, pensando di non aver approfittato abbastanza prima per approfondire un po' la conoscenza.
"Be', arrivederla, signor papà..."
ArrivederlE, stavo per dire, ancora con il pensiero di quelle gambe in testa, poi mi riprendo un attimo e saluto come si deve.
"Venite spesso qui? Noi siamo già prenotati sabato per il film dei pinguini... lei sarà sicuramente preparato in materia, conosce, vero?"
"Sì, sì, conosco... divideremo le torture anche sabato, allora?"
"18:30?"
"18:30, imprevisti permettendo... allora, a sabato, signore... ciao, Giancarlo, grazie per i popcorn, eh?"
"CCCCCCCCCCCCCiiiiiaaaoooooooooo!"
"Papi, questo bambino è antipaticissimissimissimo, io non lo voglio sabato, eh? Se no gli dò un pugno in bocca"
Eh... i bambini di oggi, tutti così dolci, buoni, pazienti, romantici e amichevoli...

Carino, eh?