Avvertenze: post ancora più lungo del precedente, ma ormai chi ha letto il primo non può non leggere il secondo!
LISBONA - MADRID - NAPOLI
Il viaggio per Lisbona inizia da Puerta del Sol, a Madrid, dove noi otto, mezzi rincoglioniti per la notte brava e per le due scarse ore di sonno, ci dirigiamo, tra una zukkulona e l'altra di Calle Montera, verso lo stazionamento dei taxi, per prenderne un paio in direzione Barajas. Quello su cui saliamo io e le tre ragazze è davvero da film. Al volante, infatti, c'è un tizio dai tratti cileni, peruviani o non so che, con gli occhi stretti e la faccia butterata, capelli nerissimi e baffetto alla Hitler sudamericano, che ha uno sguardo da drogatone davvero inquietante. Faccio per mettermi io seduto avanti vicino a lui, quando poi Santa Flavia dice "Preferisco stare avanti, soffro un po' l'auto..." e così le cedo il posto e mi piazzo dietro.
Fabiana ed io ai lati, Ornella al centro, proprio in direzione dello specchietto retrovisore, da cui il tassista inquietante lanciava occhiatacce da brivido, senza proferire parola, ma solo mugugnando improvvisamente tra i denti.
Proprio questo mugugnare ci ha un attimo scossi. Non si riusciva a capire se lo facesse perchè trovava bone le ragazze e quindi il suo "hmmmm" fosse un commento di apprezzamento fisico oppure perchè forse era stato concepito da una delle ex guide di Plaza de Toros degli anni '50 e un toro stesso.
Fatto sta che i primi "hmmmmm" Santa Flavia li tollera abbastanza, poi al quinto/sesto "hmmmm" si gira dietro e dice con il labiale "aiuto, cazzo, è arrapato!". Ornella, che sta seduta al centro, prova a sporgersi in avanti per verificare effettivamente l'arrapamento del tassista porcone, ma lui la fulmina dallo specchietto retrovisore e le fa un sorriso sdentato da paura, mentre gli occhi rimangono impenetrabili e serissimi, nonostante la smorfia semidivertita della sua boccaccia putrida. Ad un certo punto, io inizio a ridere senza riuscire a smettere, perchè nella tasca laterale dello sportello di Santa Flavia, seduta davanti a me, vedo una scatola di preservativi e gliela indico, facendo scivolare la mano sotto al suo braccio... Santa Flavia fa un salto e lancia un urletto e il tassista fa una cazzo di frenata tremenda, mormorando qualcosa in spagnolo bestemmiante, chiedendo cosa fosse successo a Flavia per farla saltare così di paura e lei, fissandolo con gli occhi strabuzzati, dice "nada, mira adelante!" e il tassista fa "hmmmmmm" al che io dietro scoppio a ridere, trattenendomi a più non posso.
Finalmente arriviamo a Barajas, solita fila per il check-in e poi sosta colazione in un baretto dell'immenso aeroporto. Pipì di rito, ma siamo già in ritardo, così che io comincio a mettere fretta a tutti, che invece dicono "ma dai, c'è tempo, manca ancora mezz'ora all'imbarco"... certo, mancava ancora mezz'ora, ma bisogna trovare il gate in quel labirinto di scale mobili e porte scorrevoli! E infatti, mentre al check-in ci avevano detto di andare al gate H, sul display c'è scritto che l'imbarco del nostro volo è al gate M. Ora, il gate H e il gate M sono praticamente uno a nord e uno a sud, il che significava che bisognava prendere la "metro" interna dell'aeroporto per andare da un capo all'altro. Facciamo una corsa per entrare nel treno e andiamo al gate M, dopo qualche minuto di corsa su rotaie, ma... una volta giunti al gate M, il monitor ci dice che il volo per Lisbona della Vueling è di nuovo stato spostato al gate H!! Cazzo, cazzo, cazzo!
Ci rifiondiamo al treno, ma nel frattempo si è fatta una fila di persone immensa, tutta gente che pure aveva sbagliato per colpa di queste indicazioni idiote dei display. Per di più, il treno non passa, ci sono dei guasti sulla linea, dice la voce stronza al megafono, così la folla s'accalca e cresce ancora di più e serpeggia un pericoloso nervosismo tra gli astanti, tutti in procinto di arrivare tardi al proprio cancello d'imbarco e quindi di perdere l'aereo! Santa Flavia comincia a dare in escandescenza, prendendosela con Fabrizius El Jamòn, dicendogli con tono acido "Ma perchè siamo venuti qui! Perchè!! Adesso che si fa, se perdiamo l'aereo?? Io volevo andare a Fatima!!!" e Fabrizius la guarda senza rispondere con un'aria di sonno da spanciarsi dal ridere. Dopouna ventina di minuti di attesa, il treno finalmente arriva, ma s'ingaggia una lotta fratricida tra tutti i passeggeri per cercare di entrarvi e di non perdere il proprio aereo. Scene da film comico si palesano sotto i nostri occhi. Persone che fingono di non star bene provano a passare più avanti, ragazzini s'infilano tra le gambe dei presenti, ciccioni che spingono, tamarri che pressano... alla fine, noi otto riusciamo ad entrare, perchè io e Don Diego abbiamo letteralmente fatto da Mosè che divide le acque (noi però abbiamo usato gli spintoni, ehm... occhio per occhio, spintone per spintone!). Nel treno si sta come sardine, c'è una puzza di sudore nauseante e vedere le facce di panico delle persone che pensano di aver perso l'aereo è abbastanza angosciante. In tutto questo baccano, pressata accanto a me c'è una signora italiana che parla al cellulare, accento del nord, molto chiccosa, sui 47 anni più o meno, ma davvero affascinante... ci si guarda per un po', al che, per ingannare l'attesa, penso "quasi quasi ci provo, tanto per vedere che riesco a combinare in pochi minuti!" e così le sorrido con aria da uomo vissuto, come a dire "e che vuol farci, signora, un po' di pazienza...". La signora ricambia con un sorriso decisamente convinto, al che inizia la fase provolonica:
Jack: Anche lei ha sbagliato il gate per Lisbona?
Signora: Sì, non me ne parli, ho paura di perdere il volo, mi aspettano lì...
Penso allora che sia sposata o che abbia un compagno che l'attende a Lisbona e per un attimo mi scoraggio, poi guardo le mani attaccate al sostegno del treno e non ha la fede. La donna ora è visibilmente agitata.
Jack: Vedrà che non perderemo il volo, stia tranquilla. Vuol mettersi qui, davanti a me? C'è un po' più di spazio, dovesse fare qualche frenata brusca il treno, al massimo la reggo io...
Signora: Grazie, mi sposto, ho questo tizio accanto che emana un tanfo...!
E mi sorride. Il suo spostarsi avanti a me è per forza di cose uno strusciarsi moooooolto eccitante, perchè la signora lo fa guardandomi negli occhi!!!! Al che mi presento, porgendole la mano semistorta, perchè troppo pressati.
Jack: Comunque, vista la situazione così scomoda, posso almeno ritenermi fortunato di essere schiacciato da lei... piacere, io mi chiamo Jack...
Signora: Il piacere è tutto mio, Valentina... ops!! Mi scusi!
Il treno fa una brusca accelerata per partire e la signora Valentina mi si aggrappa ad una spalla. Mi giro per caso verso Adrianao, che sta poco più a destra, pressato da due omaccioni, e mi dice con le labbra "il solito culo hai!".
Jack: Si regga pure, non si preoccupi, mi mantengo io all'anello, al massimo cadremo indietro su quei due tizi grassocci, dovremmo cascar comodi, no?
Signora: Beh, io cascherei su di lei, non avrei di che lamentarmi, no?
Il viaggio prosegue per quei pochi minuti con una strana atmosfera di complicità con una perfetta sconosciuta, scambiandoci sorrisi, battute e conversando sulle bellezze della Spagna. La signora Valentina ama l'arte almeno quanto me e parlarle di quadri è estremamente piacevole, anche perchè è estremamente piacevole pure guardarla in quella posizione così ravvicinata!!!
Quando il treno si ferma, poi, la signora si stacca lentamente da me... sto per salutarla, quando mi dice...
Signora: Facciamo un pezzo di strada insieme, tanto andiamo allo stesso gate, così continuiamo la nostra gradevole conversazione?
Jack: Ma certamente, prego, dopo di lei...
Cazzo, mica sono scemo, che dico di no?!? Mollo spudoratamente indietro il mio gruppazzo, lanciando un'occhiata complice ad Ornella, che s'improvvisa capobranco e guida gli altri dritti dritti al gate H, stando poco dietro di me e della signora fascinosa. Lei parla, parla, parla... parla talmente tanto, che passiamo davanti al gate H e lei nemmeno lo vede, così devo fermarla e sorridendo le faccio notare che purtroppo non siamo al Prado, ma che siamo arrivati. Così lei mi lascia inaspettatamente un suo biglietto da visita, leggo che è una gallerista, e dice semplicemente "Se le va di bere un drink insieme, mi chiami a Lisbona, uno di questi pomeriggi che sarà lì... è stato davvero un piacere incontrarla, ci rivedremo in Portogallo al recupero bagagli, no?". Le dico che la chiamerò certamente, le stringo la mano con moooolta intensità e la lascio salire sull'aereo... rimango un attimo imbambolato, poi mi giro e vedo i ragazzi che si sbracciano più dietro e dicono "i biglietti li hai tu, provolo'!! Sbrigati!!!" e così mi metto in fila, smetto di pensare alla gnocca e mi preparo al secondo volo, che per fortuna va liscio come l'olio.
Al recupero bagagli effettivamente rivedo questa Valentina, che nel frattempo ha sciolto i capelli ed è ancora più... più... più! Prendo anch'io un mio biglietto da visita, ci scrivo su una cosa e torno a salutarla per lasciarglielo.
Lei legge la frase (ve la dico?!? Ihihihih, curiosi, eh???), mi guarda con fare decisamente SEXY, mi dice "allora ci conto per quel drink..." e mi ringrazia, mandandomi un bacio con la mano mentre va via. Volete leggere che le ho scritto? Ma quanto mi date? Niente?!?! Ma come niente, questa è una lezione di seduzione in piena regola, gli uomini che leggono dovrebbero pagarmi! Vabbè che qua ormai passano solo donne... e vabbè, toh, leggete:
"Per un attimo ho sperato che perdessimo l'aereo e restassimo a Madrid. Lei mi deve una visita insieme al Prado, se lo ricordi, come io mi ricorderò di Lei."
Così si seducono le donne, così, così!!!
Mi riprendo un attimo.
Dicevo... recuperati i bagagli, altro taxi per Lisbona, ma stavolta il tassista è meno inquietante di quello madrileno del "hmmmmm", anzi, è un tipo strano, un po' freak, un po' figlio dei fiori, un po' rockettaro, insomma, una specie di sballato, che tiene la musica a palla in macchina e si chiama naturalmente nel più tipico modo portoghese, Josè Paulo Da Silva Galanha. Dato che il signor Josè si sente Schumacher sul circuito portoghese di Estoril, comincia a correre come un pazzo e noi arriviamo in pochissimi minuti al nostro albergo, o meglio una "Pensao", situata proprio in pieno centro, dietro la Praça de Figueira, una piazza un po' vecchiotta, con un grosso edificio, pare un ex ospedale, quasi tutto decrepito e sventrato dal devastante terremoto del 1755, che distrusse gran parte della città, che da allora è rimasta tale, poca roba è stata completamente riparata e ricostruita.
Proprio per via di questo terremoto e del degrado serpeggiante tra le strade, la città di Lisbona assume per certi versi un aspetto leggermente tetro, misto ad un fascino di fondo davvero indiscutibile, che la rende un luogo di fusioni culturali, di stili di vita diversi, di pelli, usanze, suoni e colori. Il castello di Sao Jorge la domina dall'altro di una delle sette colline e da lassù la bandiera portoghese svetta e protegge la città.
Arrivati alla Pensao, ci accoglie un tizio con la faccia da rabbino ebreo, che biascica a stento due parole di inglese, l'italiano e lo spagnolo manco a pagarlo, ma inaspettatamente parla francese, così per quel poco che so, uso il mio francese pezzotto per comunicare con lui, visto che il portoghese parlato è praticamente incomprensibile con la pronuncia che hanno.
L'attesa per le stanze è un po' lunghetta e così ce ne andiamo in giro per i dintorni, ma quando usciamo dalla pensao notiamo un "dettaglio" che a prima vista non avevamo colto all'arrivo: una sfilza di mignottao meravigliao tutte in posa sul lato opposto del marciapiede, IN PIENO GIORNO E IN PIENO CENTRO, seminude e pronte per la trombata mattutina.
I papponi seduti poco più in là rendevano l'atmosfera ancora più truce e squallida, al pensiero di quelle poveracce costrette a prostituirsi. La cosa atroce è che la polizia è passata in auto lì davanti a noi e non ha battuto ciglio. Che sia legale la prostituzione in Portogallo? A dire il vero non mi risulta, però... boh?
Passiamo davanti a quel manipolo di delinquenti e prostitute come se nulla fosse, cercando di non guardarli troppo, perchè pare che i delinquenti portoghesi siano facilmente pronti alla rissa... e infatti... dopo vi dico.
Abbiamo girato per la Praça de Figueira, il Rossio, con la sua bellissima vecchia stazione dei treni, Restauradores, poi la Rua Augusta, dove abbiamo mangiato in una lurida taverna tipo Gigino il Troione, fino ad arrivare a Praça do Comercio, da dove finalmente vediamo il fiume Tejo e la riva opposta, su cui svetta il Cristo Rei. Poco più a destra, il Ponte del 25 Aprile unisce le due sponde con le sue due lunghe braccia di metallo. Vedere i bambini con la pelle scurissima che fanno il bagno nel fiume è stato troppo carino, ci è sembrato davvero di non essere in Europa, ma in Brasile, per l'atmosfera respirata. In più, vedere spesso dei cartelli con su scritti annunci di vendita di case di vacanze proprio in Brasile, ci ha fatto sorridere, nonchè ci ha fatto avere la consapevolezza di stare in una terra di confine, dove inizia l'Oceano Atlantico e l'infinita sua bellezza.
L'attrazione per l'Oceano è stata ciò che mi ha guidato nella scelta dei primi luoghi da visitare. Ho praticamente imposto a tutti gli altri di andare subito alla splendida Torre di Belém, posta proprio alla foce del Tejo, dove il fiume e l'Oceano si baciano placidamente. Prima di arrivare alla Torre, siamo passati per il monumento ai navigatori e alle scoperte marinare, enorme, massiccio, con la sua forma di barca a vela stilizzata e tante figure umane scolpite nel marmo, accalcate e indaffarate in vista della "partenza" alla scoperta di nuovi luoghi e guidate da un capitano che svetta a prua. Bellissimo. E da lì, proseguendo dritto, si arriva alla "mia" Torre di Belém, quella che i navigatori salutavano prima di prendere la via del mare, mandando un bacio alla Madonna scolpita sul davanti del monumento, senza sapere di ritornare vivi o di non ritornare affatto.
Siamo stati tanto tempo in quel posto... il sole già basso ha conferito all'atmosfera la giusta luce per sognare tramonti d'oltreoceano, la sabbia splendente di riflessi accecava piacevolmente la vista ed io non ho resistito dal toccare quelle acque gelide... mi sono chinato sulla sabbia, piedi scalzi nell'acqua e mani strette intorno a manciate di sabbia... e davanti a me, nell'emozione di aver toccato l'Atlantico, il mare in cui si è inabissata la terra più affascinante e discussa del mondo, Atlantide, si sono palesate due bellissime conchigliette, messe vicine e quasi apposta davanti a me... mi hanno subito colpito e le ho prese, un po' a malincuore per averle strappate al loro Oceano, ma felice di poterle portare a casa con me, in ricordo di quel magico pomeriggio.
Non sarei più andato via da lì, ma purtroppo le tabelle di marcia dei viaggi vanno rispettate o non si vede più niente e io non sopporto di tornare a casa senza aver visto tutto il visibile!
Così, rimesse le scarpe, c'incamminiamo verso il vicino Monastero dos Jerònimos, con un chiostro meraviglioso e degli esterni davvero incantevoli.
Tornati al centro con il tram 15, affollatissimo, ci dirigiamo da Praça Do Comercio alla Rua Augusta e, camminando, ci ritroviamo proprio sotto all'Elevador di S.Justa, una torre metallica con ascensore, costruito da un allievo di Gustave Eiffel.
Inutile dire che da lassù abbiamo ammirato un panorama mozzafiato... la sconsiglio a chi soffre di vertigini, infatti Fabrizius per poco non ci sveniva per terra!
Subito dopo, stanchi per il viaggio, decidiamo di comprare dei panini da mangiare al volo prima di rientrare, ma mentre camminiamo per le stradine perpendicolari alla Rua Augusta, c'imbattiamo in certi tizi davvero loschi.
Questi dapprima ci offrono droga, io rifiuto con decisione e faccio per passare avanti, poi mettono una bustina di cocaina in mano a Diego, che reagisce bruscamente e la tira addosso a quello che gliel'ha messa tra le mani.
Uno dei ceffi indica le ragazze e le accerchiano in tre di loro, al che la vedo proprio brutta e dico ai ragazzi, in napoletano stretto per non farmi capire, che ho un coltellino svizzero in tasca in caso di estrema necessità e che dobbiamo buttare mazzate fortissimo, altrimenti non ne usciamo interi. Ci siamo cagati sotto, superfluo dirlo, ma dovevamo reagire per forza, anche perchè la stradina era buia e non c'era gente, se non le persone sedute ai tavolini sulla via principale, ma troppo distanti da noi, e pur vedendo la scena pericolosa, di certo non si sarebbero alzati.
I tre stronzi provano a toccare le ragazze, che si mettono ad urlare e a scalciare alla cieca, al che io e Marcello ci buttiamo su di loro, menandoli a tutta forza, mentre Diego, Fabrizio e Adriano se la vedono con gli altri 6 o 7, ora non mi ricordo, comunque erano una decina circa.
Le abbiamo prese di brutto, ma le abbiamo anche date. Tra gli strilli delle ragazze e le mazzate che hanno preso, se la sono data a gambe. Ho colpito uno di striscio con il coltellino, non so manco io come sia riuscito a prenderlo e a compiere quel gesto, ma la paura è stata più forte di me. Alla fine, io me la sono cavata con un taglio sul braccio, perchè un armadio umano di due metri mi ha spinto in un muro di quelli ruvidi e mi sono sgrattuggiato tutto, mentre Marcello è uscito con uno zigomo viola. Gli altri tre le hanno prese di più, ma comunque niente di rotto... di rotto ci sono stati due nasi di quegli stronzi, uno rotto molto volentieri da me e l'altro da Diego. Le ragazze stanno bene, per fortuna, ma dopo quest'episodio non hanno più voluto uscire di sera a piedi, per paura di incontrare di nuovo quei brutti ceffi.
Quella sera siamo tornati di corsa in albergo, senza nemmeno mangiare, e rientrando, sotto la nostra Pensao abbiamo trovato un vero e proprio quartiere a luci rosse, uno schifo assurdo. Di notte, poi, deve essere pure successo qualcosa, perchè abbiamo sentito sirene e urla fortissime... insomma, l'accoglienza della prima notte a Lisbona non è stata delle migliori, ma tutto sommato ne siamo usciti indenni e la brutta esperienza non ha sporcato il ricordo dei bellissimi posti visitati prima.
Il secondo giorno inizia con l'escursione al santuario di Fatima, tappa imprescindibile per Santa Flavia, che ha accettato di venire in Portogallo solo perchè così poteva andare lì. Non sono molto entuasiasta all'idea di questa escursione, perchè avrei preferito fare altro, ma comunque sto zitto e vado, anche perchè ho deciso sempre tutto io e per una volta, se po' pure fa' che mi faccio i fatti miei, o no?
Arriviamo al Jardim Zoològico, dove fuori c'è lo stazionamento dei pullman della Rede Expressos e saliamo su quello che porta a Fatima, così che dopo un'ora e mezza di viaggio siamo già lì, immersi nel verde e nella innegabile misticità del luogo. Visitiamo la Basilica, le tombe dei pastorelli e mentre loro girano, io leggo un opuscolo con su scritta la storia del luogo... ovvio che io, da buon semiateo, non creda a tutto, ma un fondo di verità di certo ci sarà stato. In attesa che gli altri tornino dal giro, io mi siedo su una panchina e mi metto a disegnare quel che vedo intorno. Sì, vacanza particolarmente ispirata all'arte!
Mentre disegno, sento parlare in francese dietro di me... riconosco da un particolare, il "ouais", la provenienza delle signorine, ovvero la città di Lyon, e per sfizio glielo chiedo... e le signore rimangono colpitissime dal fatto che un italiano abbia indovinato dal loro accento di quale città della Francia fossero! Effettivamente non è che io sia un genio linguista, eh... mi sono accorto di questa cosa, perchè ho una mia cara amica di lì, che mi parla sempre con la sua RRRRR moscia e il suo "ouais" tipicamente lionese, al posto del più classico "oui", che mi ha fatto da "spia"!
Un po' di chiacchiere con le francesine e poi si torna al pullman, dove ci pappiamo un colossale gelato.
Ritorniamo al centro di Lisbona e andiamo nei quartieri Baixa e Chiado, dove tutti sono fashion e chic, i negozi sono scintillanti, caratteristici e carini. C'imbattiamo nel Cafè Brasileira, che ha la statua di Pessoa fuori in mezzo ai tavolini, dove anticamente si riunivano tutti i letterati. Si respira una bell'atmosfera serena, rispetto a quella cupa e pericolosa della notte prima. Giriamo un po' per negozi e poi parte il giro di chiese, perchè Santa Flavia, pur essendo stata due ore a Fatima, ancora non era sazia. Vediamo TUTTE le chiese anche qui e in particolare ci fermiamo quasi mezz'ora nella chiesa di Sant'Antonio, patrono della città, a cui lei, per motivi personali, è molto devota. Du palle esagerate nell'attesa fuori alla chiesa... riprendo il mio blocchetto e ricomincio a disegnare. C'è una bellissima ragazza sui 20 anni, seduta poco lontano da me in attesa del suo pullman... le faccio uno schizzo veloce, sistemo il ritratto e glielo regalo. Lei mi regala un sorriso bellissimo e io me ne vado via contento in giro per i dintorni della chiesa, aspettando la Vergine Flavia.
Finalmente uscita dalla chiesa, con intorno una luce celeste e mistica, dice "Ora sto a posto, portatemi dove volete, non fiato più". AMEN!!!!!!!!!! Diciamo in coro! E così me li "prendo" e me li porto su per la collina del Castello di Sao Jorge. BELLISSIMOOOOOOO!!!
Il panorama pazzesco, le torri, i vecchi pozzi, le rovine, i cannoni... davvero splendido, ci sarei rimasto ore lassù, mi sentivo tanto un cavaliere delle crociate, pronto a difendere il territorio dall'assalto dei mori! Anche se, visto il mio colorito, mi sa che potrei fare meglio il moro, piuttosto che il crociato... ehm!
Finita la visita al castello, dove Marcello ha rischiato più volte di cadere dalle ripidissime scalinate di tufo, siamo scesi di poco lungo la collina, per raggiungere il Miradouro de S.Luzia, una balconata ricoperta di azulejos, le mattonelle dipinte tipiche che decorano la grandissima parte degli edifici di Lisbona, da dove si vede un diverso scorcio di panorama, fatto di vecchi tetti, una cupola bianca di una chiesetta graziosissima e tanti fiori di bouganville intorno. Mi sono letteralmente innamorato di questo belvedere... tanti bei pensieri mi hanno accompagnato davanti a quella vista.
La sensazione diffusa che si ha a Lisbona è quella di aver viaggiato nel tempo di almeno 20 anni, ma forse anche di più... i palazzi decrepiti, molti disabitati, con le finestre rotte, i pilastri consunti e gli azulejos caduti e spaccati danno l'idea del Tempo che si è fermato e gli stessi ritmi di vita degli abitanti sono blandi, tranquilli, niente di frenetico e di "metropolitano", tanto che Lisbona non dà mai l'idea di essere una capitale. Questo mi è piaciuto tanto di lei.
La sera, poi, ce ne andiamo al Bairro Alto, dove camminando m'imbatto in Rua Sao Pedro de Alcantara, quella di cui avevo scritto nel mio racconto prima di partire!!! E' stato emozionantissimo vedere davvero un posto che io avevo solo immaginato, scrivendo... e la cosa carina è stata che il luogo è davvero molto molto simile a come l'avevo immaginato, non sono rimasto per niente deluso, anzi!
Il Bairro Alto, poi, è un pullulare di localini, tavernette, bar, tutti molto caratteristici e pieni di gente, dove si beve buon vino, si mangiano specialità tipiche e si ascolta musica lenta, allegra, rilassante, tipo le sonorità brasiliane, nonchè il Fado, la musica tipica del luogo. Tanti artisti di strada improvvisano canzoni con i passanti, Diego, Marcello, Ornella ed io ci aggreghiamo a due chitarristi che cantano "Knockin' on heaven's door", facendo controcanti e dando il tempo, divertendoci come bambini e attirando lo sguardo di altri passanti, che poi si uniscono a cantare subito dopo Wish you were here e The sound of silence... è stato un momento di unione intenso e simpatico, con gente da tutto il mondo fusa insieme dalla musica.
Restiamo tutta la notte a ballare in uno di questi localini, dopo aver cenato in un altro ancora, tra l'altro buonissimo... e chi incontro, destino assurdo, in questo locale? La signora dell'aeroporto, Valentina! Mi vede lei da lontano, io a dire il vero avevo deciso a malincuore di non chiamarla, forse per una sorta di diffidenza, mi saluta e si avvicina con aria fintamente minacciosa. Un po' dispiaciuta che non l'avessi chiamata, mi "bacchetta" allegramente e per farmi perdonare, la invito per un ballo, che più che un ballo è il prosieguo di quella chiacchierata iniziata in aeroporto, ma stavolta il tema centrale non sono i quadri, quanto le nostre vite. Tante domande con la consapevolezza di avere poco tempo a disposizione, tanta curiosità, come se si fosse riallacciato un discorso temuto definitivamente perso, e di nuovo quella strana complicità di chi crede di "conoscersi da sempre". E' stata la frase che ci siamo detti di più, tra un bicchiere e l'altro, ballando. Quella donna racchiudeva in sè le caratteristiche di alcune donne che mi sono rimaste nel cuore, chi per un motivo, chi per un altro, e forse per questo l'ho sentita così vicina e per un attimo ho desiderato di avere più tempo per conoscerla. In ogni caso, sarebbe stato senza senso, io a Napoli, lei a Pavia, naaaa... pure divorziata... ma chi lo passa 'sto guaio??? Mi sono fatto bastare quella notte. Che cosa sia successo, anche qui, non lo saprete MAI!!
Alcuni di noi sono tornati prima alla Pensao, mentre Marcello, Diego ed io siamo rientrati all'alba, anche se ognuno per conto proprio, ma la cosa fortissima è che ci siamo ritrovati alla reception intorno alle 5:30 a distanza di due minuti l'uno dall'altro, manco ci fossimo dati appuntamento! A quel punto, siamo rimasti seduti su un muretto fuori all'albergo a raccontarci, senza dettagli naturalmente (!), le rispettive avventure da conquistadores... mi è sembrato di avere almeno 15 anni di meno e mi sono sentito meravigliosamente bene.
Il terzo giorno lo dedichiamo alla Lisbona moderna. Zona dell'Expo, Oceanario, centro Vasco Da Gama e i vari Padiglioni. Prendiamo la Linea Rossa, che ha all'interno delle stazioni particolarissime, tutte decorate, ma la migliore è proprio la finale, Oriente, dove c'è un murales ispirato ad Atlantide. Ci sono rimasto un bel po' davanti (l'ho detto, su certe cose sono peggio di un bambino) e gli altri che mi chiamavano "Jaaaaaaackkkk!! Andiamoooo!!!" e io "E uffaaaa!!!". Ci mancava solo che mi mettessi a strepitare e a battere i piedi per terra!
Da lì, andiamo all'Oceanario, l'acquario con la vasca più grande d'Europa. Le varietà di pesci sono infinite, ma a dire il vero me l'aspettavo più bello. Detto tra noi, a parte la particolarità che ha di aver ricreato degli ambienti climatizzati con i climi dei vari oceani, il nostro acquario di Genova è molto più ben fatto!
L'unica cosa che mi ha fatto sognare davvero è stata la vasca con i pesci delle Azzorre... sigh... che tristezza stare così vicino alle isole dei miei sogni e non esserci andato... ma ci tornerò!
Dopo l'acquario, ci fermiamo a fare due passi nei giardini che costeggiano i padiglioni dell'Expo. In questi giardini ci sono delle fontane fatte a forma di vulcano, che "eruttano" acqua dal cono e poi all'improvviso spruzzano una quantità d'acqua immane, come se fosse un'esplosione, con tanto di scroscio enorme dopo per terra, con l'effetto di bagnare, ma soprattutto di spaventare i passanti!! E infatti abbiamo assistito per un buon quarto d'ora a scene da candid camera, perchè le persone che non sapevano dell'esplosione d'acqua, passavano beatamente sotto la fontana e poi dopo ci rimanevano secche sotto, bagnate fradice e spaventate da morire! Un sacco di gente cadeva per scappare, visto il pavimento scivoloso, bambini atterriti con delle facce assurde, alcuni scoppiavano in lacrime, altri, dopo lo spavento, scoppiavano a ridere senza fermarsi più e restavano ad attendere la prossima esplosione... insomma, uno spasso...
Ce ne andiamo a mangiare, poi, nel grandissimo centro commerciale Vasco Da Gama, dove troviamo un self service carinissimo, il Sò Peso, dove prendiamo tutto ciò che ci va, pagando alla fine in base al peso del piatto... i piatti delle ragazze erano intorno ai 150 grammi di roba, poi a salire Fabrizius, Diego e Adrianao, con i loro buoni 400/500 grammi circa, mentre io e il mio fidato compare Marcello avevamo piatti da più di 700 grammi!! Che porconi!
Dopo la mangiatona, abbiamo lasciato che le ragazze comprassero un po' di regalini e noi uomini ce ne siamo andati in giro a vedere le "bellezze" del luogo... le portoghesi sono delle bonazze da pauraaaaaaaaa!!!
Nel tardo pomeriggio, rientramo alla Pensao, paghiamo e ritiriamo i bagagli, per dirigerci all'aeroporto per il rientro serale a Madrid.
All'aeroporto di Lisbona Ornella diventa ufficialmente Cornella. Dopo averci già deliziati con le sue note performances scaramantiche, perchè convinta che una tizia di nostra conoscenza che non abbiamo voluto portare in viaggio con noi ci abbia mandato quintali di sfighe, dà il meglio di sè, davanti ad una figura umana non meglio identificabile.
Ci passa sotto il naso un ragazzo magrissimo, altissimo, scheletrico, tutto vestito di nero, con una faccia pallida da paura, dei capelli lisci e lunghi e con addosso una mantella nera lunga con cappuccio, tipo quelle che si usano nei fumetti dark per rappresentare la morte!!! Lo vedo e dico "Cazzo, fammi fare una grattatina, non si sa mai..." e ridiamo. Poi Ornella si gira, lo vede anche lei e comincia a dire "Maròòòò, ma questo è fuori!! Così è sicuro che casca l'aereo, non dovrebbero permettere agli schiattamuorti di girare così liberamente negli aeroporti, porta seccia, porta sfiga, porta jella, levatemelo da sotto, santa miseria!!!" e prende dalla borsetta un corno rosso piccolino che porta sempre con sè e comincia a fare "Pufff Pufff Pufff", puntando il corno contro il darkettone macabro, come se gli stesse spruzzando addosso qualche sostanza antisfiga con il cornetto. Io le blocco le mani, perchè lei lo fa senza fregarsene che tutti la stiano guardando... vero è che in corpo avevamo un bel po' di Porto e di Martini, bevuti al bar prima dell'imbarco, quindi stavamo un pochino fusi e allegrotti, ma lei proprio dava segni di squilibrio! Il tizio tra l'altro la vede e le alza il dito medio, giustamente, al che io mi accascio a terra dalle risate e mi devono quasi tirare su, perchè piango da morire per la scena.
Certe volte penso che se mi vedesse mio figlio, chiederebbe di cambiare padre... o, visto il tipetto, gli piacerei ancora di più???
Comunque, passata la fase corna e stracorna contro il darkettone, c'imbarchiamo, dopo aver fatto una corsa, tanto che c'hanno pure chiamato al microfono come ultimi passeggeri attesi (che figura di merda) e dopo un'oretta siamo già a Madrid, che ci offre uno scenario insolito, ovvero l'aeroporto desolato. Arriviamo alle 2:00 del mattino, quindi, c'è poco caos... al contrario, ci sono tantissimi accampamenti "rom" di gente che dorme sulle sedie, per terra, nei sacchi a pelo, in attesa, come noi, del volo del mattino che sta per arrivare. Anche noi troviamo delle poltrone, dopo un bel po' di giri a vuoto, dato che erano tutte occupate, e ci sistemiamo per la notte... prima di provare a dormire, Marcello decide di aprire la sua valigia per controllare se si siano rotte le due bottiglie di liquore alla ciliegia che aveva comprato e... sì, si sono rotte!
Non sto a dirvi le sue imprecazioni, ma non sto a dirvi nemmeno quelle delle due donne delle pulizie, che avevano appena lucidato quel pezzo di pavimento!! Una di loro, infatti, è venuta di corsa contro di noi, armata di spruzzino e di aspirapolvere, quasi come se volesse farci fuori! Dice qualcosa in spagnolo velocissimo, che nemmeno io capisco per il troppo ridere, a Marcello, che inizia a dire come un cretino "Perdoname, por favor, perdoname, por favor!!", manco avesse davanti a sè un boia inferocito, pronto ad aspirargli gli organi vitali con il suo folletto! La signora, una cicciona madrilena bionda, pulisce di nuovo il tutto e finalmente, dopo esserci sorbiti le sue giuste imprecazioni, proviamo a stenderci. Piuttosto che sulle sedie, scomodissime, io gonfio il mio cuscinetto da mare e mi metto per terra, su un pareo, steso dietro alle poltrone, un po' per stare più al buio e un po' per non stare proprio davanti a tutti come un porco addormentato... ma non l'avessi mai fatto... dopo manco un'ora di pace, si siedono sulle sedie davanti a me tre cinesi tamarri, che iniziano ad URLARE proprio, perchè discutono di non so che cazzo di cosa, riuscendo a non farmi chiudere occhio! Stronzi! E secondo voi, allora, che faccio?? Ovvio. Disegno. Chi? I cinesi del cazzo. E poi? E poi dopo strappo il disegno per la rabbia.
Passa la notte, tra i cinesi rompipalle che continuano a discutere e le signore che sfrecciano sulle macchinine elettriche che puliscono il pavimento. Rinuncio definitivamente a dormire e fattesi le 6:30 del mattino, chiamo gli altri e andiamo tutti al check-in. Fila immensa, piena di gente assonnata e dall'alito di fogna!
Arrivati al gate d'imbarco, mi sento osservato... mi giro e chi trovo???? Una mia compagna delle elementari che non vedevo da secoli!! Simona, così si chiama, è più o meno identica alla bambina che ricordavo... mi guarda ancora, ride e salta dalla sedia, urlacchiando "Ma tu sei... Jack! Cavolo, ma non sei cambiato affatto, gli stessi occhioni da peste!" e così ci abbracciamo, contentissimi dell'incontro davvero inusuale, visto che in tanti anni a Napoli non ci siamo MAI visti, pur abitando non troppo lontani l'uno dall'altra, e ci andiamo, invece, ad incontrare nientepopodimenoche a Madrid!
Felici per esserci rivisti, chiacchieriamo di tante cose, gente che conosciamo in comune, vecchi aneddoti addirittura sulle maestre e il tempo passa veloce, tanto che alle 8:00 c'imbarchiamo e dopo un quarto d'ora siamo già in volo per la nostra bella Napoli...
Che dire, il viaggio è stato fantastico, come tutti i viaggi, che arricchiscono l'anima di chi ha voglia d'avventura... i luoghi splendidi, la compagnia piacevolissima come sempre e nel mio cuore, adesso, immagini nuove si sono sedute accanto ad altre indelebili che mi porto dentro da sempre... auguro buon viaggio a tutti gli avventurieri del mondo, che in questi giorni stanno per lasciare le loro terre alla ricerca di nuove, intense emozioni.