lunedì, 23 luglio 2007

Raccolgo con immenso ritardo, seppur con piacere, un invito fattomi dalla DamaDelLago, riguardo ad un test psico-musicale... ecco di seguito le mie scelte...

Il primo "disco" acquistato? "Queen" - Queen

L'ultimo disco ascoltato? "Glittering Prize" - Simple Minds

La tua copertina preferita? "The Miracle" - Queen

La miglior colonna sonora? "Out of sight" - David Holmes

Il peggior cantante di tutti i tempi? Sono indeciso tra la Pausini, Zarrillo, Antonacci, Masini e compagnia bella del gruppo "siamo squallidi e ne andiamo fieri"

Il peggior gruppo di tutti i tempi? I Ricchi e Poveri???

Il miglior cantante di sempre? Freddie Mercury

La miglior cantante di sempre? Tina Turner

Miglior gruppo di sempre? I Queen

La canzone che vorresti fosse stata scritta per te? "You take my breath away" - Queen

La canzone che ti fa venire in mente l'infanzia? "Johnny B. Good" - Chuck Berry

La canzone che riassume la tua adolescenza? "Baby get it on" - Ike & Tina Turner

La canzone con cui vorresti addormentarti? "Safe" - George Michael

La canzone che vorresti per un tramonto? "Take my breath away" - Berlin

La canzone più brutta di tutti i tempi? "Il carrozzone" - Renato Zero

La canzone che non vorresti sentire mai più? Una che cantavano all'asilo e faceva più o meno così "In cucina cucinavaaa, mamma buona era leiiii..." che tristezza!!!!

La canzone che ti mette ottimismo? Club Tropicana - Wham!

La canzone che vorresti al tuo matrimonio? "A day in the life" - The Beatles (ma tanto non mi sposerò mai!)

La canzone che vorresti al tuo funerale? "Breakthru" - Queen

La canzone che descrive un momento della tua vita? "Freedom '90" - George Michael

La canzone che più ti piace nella collezione dei tuoi genitori? "Little Wing" - Jimi Hendrix

La canzone che piace ai tuoi genitori nella tua collezione? "Guardian Angel" - Masquerade

La canzone che ti fa venire in mente la tua prima "cotta"? "Un'avventura" - Lucio Battisti

La canzone che ti fa venire in mente una tua "ex"? "The captain of her heart" - Double

La canzone che non conosceresti se non fosse per un amico? "Listen up!" - The Gossip

La canzone che ti fa pensare al sesso? "Aquarius" - Alejandro De Pinedo

La canzone che ti fa pensare alla solitudine? "Something" - The Beatles

La canzone più triste? "A whiter shade of pale" - Procol Harum

La canzone per quando sei incazzato? "Scandal" - Queen

La canzone con il miglior inizio? "Easy lover" - Phil Collins

La canzone con il miglior finale? "One" - U2

La canzone da ascoltare con gli amici? "All night long" - Lionel Richie

La canzone da cantare sotto la doccia? "Mystify" - INXS

La canzone che ti fa venir voglia di ballare? "Gimme more" - Dale Arden

La canzone con il testo più originale? "Wrapped around your finger" - The Police

La canzone che è un'ottima cover? "Since I don't have you" - Guns 'n' Roses dall'originale di Art Garfunkel

Su cui fare l'amore? "Beyond the sunset" - Jo Manji

La canzone più nostalgica? "Daniel" - Elton John

La canzone col titolo più bello? "Sympathy for the Devil" - The Rolling Stones

La canzone da sapere a memoria? "Bohemian Rhapsody" - Queen

La canzone su un vero amore? "Every breath you take" - The Police

La canzone storica per eccellenza? "Strangers in the night" - Frank Sinatra

La canzone che ti è stata dedicata? "The Great Pretender" - Freddie Mercury

La canzone più inquietante? "Until it sleeps" - Metallica

La canzone che ascolteresti mentre sei nello spazio e si sgancia il cordone che ti lega alla navicella? "Rocket Man" - Elton John

La canzone che odiavi ma adesso ami? "This ain't a love song" - Bon Jovi

La canzone che più ti estranea dalla realtà? "Broken Lands" - The Adventures

La canzone da ascoltare mentre guidi? "You're the first, the last, my everything" - Barry White

La canzone che ti fa più paura al buio? "Goodbye Horses" - Q Lazzarus

Il miglior duetto? "Every time you go away" - George Michael & Paul Young

La canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente? "Absolute Beginners" - David Bowie

La canzone da dedicare al tuo peggior nemico? "Psycho Circus" - Kiss

La canzone per una dichiarazione galante? "Something about the way you look tonight" - Elton John

La canzone da ballare al buio abbracciati? "If we fall in love tonight" - Rod Stewart

La canzone perfetta per un party? "I'm your boogie man" - KC & The Sunshine Band

La canzone da suonare a tutta forza? "Vertigo" - U2

La canzone più tormentone del momento? "Grace Kelly" - Mika

La canzone più struggente? "I will always love you" - Whitney Houston

La canzone che ti dipinge a pennello? "Englishman in New York" - Sting

La canzone che vorresti aver scritto? "Innuendo" - Queen


A questo punto, se per caso passeranno di qui, coinvolgo nel test Blixxxa, Blossom80 (quando tornerà dalle vacanze), Cappuccina, Davila, TheCozzy.
Se non fosse che non mi sopporti (ma anch'io sopporto poco te) e che probabilmente non passi mai di qui, mi piacerebbe che rispondessi anche tu, "esperta" di musica, anche se tutto ciò è abbastanza improbabile e forse stupido, giusto? Ammesso, poi, che tu capisca che ce l'ho con te, adesso...

Written by: JackPummarolino alle ore 16:04 | Permalink | commenti (13)
categoria:about jack, jack e la musica
venerdì, 20 luglio 2007

El Bairro Alto

Luis passava le notti a suonare la sua chitarra classica in quella buia taverna del Bairro Alto, in Rua São Pedro de Alcantara. Si guadagnava da vivere così. Ogni notte, seduto sul suo sgabello di lucido legno di ciliegio, stringeva al petto la chitarra, imponendole il ritmo del suo sangue. Le sue mani agili scorrevano sui tasti, graffiando gentilmente le corde di metallo e pizzicando quelle di nylon con acuti penetranti. La sua musica si diffondeva in quell'antico quartiere di Lisbona, aleggiando tra i tavoli, carezzando le pieghe delle vesti delle donne, scintillando nelle fiamme delle romantiche e sensuali candele, accese tra i volti di persone intente a ridere e conversare in un vocio perpetuo, che sembrava assecondare le note di Luis senza disturbarle, anzi, pascendosene.
Ogni sera una donna. Luis sapeva incantarle con il suo sguardo assorto nel vuoto, che guizzava all'improvviso in bagliori di luce intrigante. Come rapito dalla musica, muoveva il collo con fare lento, sinuoso, schiudendo appena le labbra quando accompagnava le note con un sottile filo di voce, inspiegabilmente timido, e regalando un istante dopo un sorriso galante a colei che lo stesse osservando più intensamente. Il rituale era sempre lo stesso: un gioco di sguardi fintamente distratto, poi sempre più voluto, a tratti sfuggente, fino a diventare magnetico e imprescindibile. Luis era bravissimo a creare un'atmosfera seducente intorno alla sua figura. Pelle scura, barba incolta di un paio di giorni, camicia bianca di lino, decisamente sgualcita, adagiata fuori dai jeans stretti e occhi lucenti anche al buio, pur neri come la pece, erano le sue credenziali per notti di sesso garantito, l'unica cosa che a lui interessasse davvero. E anche quella notte stava per concludersi con lo stesso gran finale. Suonava una vecchia melodia spagnola, un flamenco diverso dal solito, con scatti ritmati da far saltare le corde dello strumento all'improvviso, proprio come scattavano i brividi sulla pelle della donna che quella notte lo stava stuzzicando con un sottile linguaggio del corpo, nonostante le fosse seduto accanto un uomo dall'aria fin troppo sicura di sè. Luis le teneva gli occhi puntati addosso, lasciandoli cadere sapientemente, di tanto in tanto, nella scollatura di lei, abbozzando un sorriso divertito, quando la vedeva agitarsi furtivamente, seduta ai tavolini proprio sotto al piccolo palco di legno della taverna.
La punta della lingua di lei scivolò fuori dalle labbra per raccogliere una gocciolina del rhum che stava sorseggiando. Luis la fissò. La donna, poi, presa dall'eccitazione, iniziò a giocare con il bicchiere ghiacciato, premendoselo sul seno, mentre la condensa sulla sua pelle si trasformava in gocce d'acqua scivolanti nella piega dei seni, impregnandole il merletto che incorniciava il suo splendido decolléte. Le gambe accavallate strinsero le pieghe del vestito, che si tirò su, lasciando scoperte cosce d'ebano, su cui le luci arancioni delle candele creavano sottilissimi riflessi di luce, che catturavano lo sguardo di Luis, che ormai suonava quasi per inerzia, preso dal fascino di colei che gli era davanti.
Entrambi guardarono l'orologio del locale, famoso per non aver le lancette e che dava, quindi, la sensazione di trovarsi in un luogo senza tempo... era un vezzo del proprietario, Don José, un uomo sulla sessantina, che aveva viaggiato tutta la vita in giro per il mondo, finendo poi per fermarsi a Lisbona, vittima d'amore di una di quelle bellissime donne del luogo, che sanno di Storia e d'Oceano.
Che ora fosse, Luis non lo sapeva. Solitamente smetteva di suonare solo quando vedeva fuori dalla taverna il solito lembo di cielo cambiare colore e passare dal bruno notturno intenso al blu chiaro tinto di rosa di quelle lente aurore portoghesi. Fuori era ancora buio, la notte sarebbe stata ancora lunga e solo pochi eterni minuti erano trascorsi da quando lui e quella donna avevano dato inizio al clandestino gioco di seduzione.
Don José, alticcio come al solito, da dietro al bancone dei liquori fece cenno a Luis di fermare un istante la musica. Luis terminò il pezzo, si nutrì del caloroso applauso degli astanti, sfoderando un sorriso sicuro e compiaciuto; saltò giù dallo sgabello e con passo scattante s'avvicinò accanto alla donna seduta al tavolino. Avanzò verso di lei senza smettere di penetrarle l'anima con lo sguardo, ma lei non abbassava il suo, sfidando una plausibile reazione del suo compagno quasi ubriaco e infastidito dalla presenza distante della sua donna, che pareva essere intenta in tutt'altri pensieri. La strattonò leggermente, prendendole un braccio, e le rubò un bacio forzatamente, lasciandole sulle labbra la sua saliva ad alto tasso alcoolico. Luis per un attimo si fermò, stupito da quell'intimo moto di gelosia che lo pervase alla vista di quella scena. Geloso non lo era mai stato in vita sua, se non quell'unica volta che aveva amato, perciò non capiva e aveva paura. Proprio la gelosia lo aveva trascinato in fondo ad un burrone di litigi ed incomprensioni con quella donna che gli aveva fatto perdere la testa, cambiandogli la vita. Scrollò il capo, si lisciò il tessuto della camicia, che gli aderiva appena al petto accaldato, passò accanto a quella donna, che dopo il bacio aveva smesso di guardarlo, e ne udì il nome: Marilena. La superò di due passi e si voltò per guardarla senza essere visto... ma si sbagliava. Marilena era lì, girata sulla sedia, con il viso rivolto verso di lui. Gli sorrideva. Luis ricambiò il sorriso e andò verso il bancone per farsi dare dalla bella Juanita, giovane nipote di Don José, un fresco bicchiere di Porto. Immancabile il bacio sulle labbra tra i due, un tempo amanti, ora buoni amici, legati da una perenne attrazione fisica. Ogni sera, Juanita riusciva a capire immediatamente quale donna Luis avesse puntato e anche stavolta sapeva per chi sarebbero state le attenzioni dell'esuberante chitarrista della taverna di suo nonno. Marilena Simenaos, la moglie di uno degli armatori più ricchi di Lisbona. Un pezzo grosso del commercio d'esportazione, un uomo scaltro, arricchitosi al casinò di Estoril per pura abilità nel barare; un tizio che sapeva il fatto suo, che aveva fatto di quella affascinante popolana, incontrata anni addietro in un locale a Coimbra, la donna più invidiata della città, per la vita sfarzosa che le faceva condurre. Crociere da favola in yacht, serate mondane, continui regali, ma un'infinita solitudine scintillante di diamanti avvolgeva i pensieri di quella mora dagli occhi caldi e malinconici.
Don José salì sul palco, tenendo tra le mani un calice colmo di vino rosso, sul quale tintinnava con un paio di chiavi per attirare l'attenzione degli astanti. 

"Señoras y señores, esta es una noche muy especial... es un gran placer para mi haber aqui, en la Taberna de São Jorge, el señor Simenaos, hoy es su... sì, sì, bueno, he comprendido, no en español, ok ok... dicevo, oggi il signor Simenaos compie 45 anni e ha voluto festeggiare con noi questo bel traguardo, che non sarà certo l'ultimo in una vita brillante come la sua, piena di successi, fortuna e de la Providencia de Dios! Brindiamo!".
Un applauso scrosciò allegramente nella sala piena di persone e poco illuminata. Tutti gli amici del signor Simenaos, che occupavano la gran parte della taverna, s'alzarono in piedi con i calici pieni di vino e liquori, pronti a brindare alla spensieratezza di quel momento di festa. Luis scorse Marilena nella folla e, armatosi di due bicchieri di vino, s'inoltrò tra spalle e lunghi capelli, tra corpi ilari e accaldati, fino a raggiungerla e a starle davanti.
Con un sorriso la invitò a brindare, offrendole il calice di Porto, ma lei inaspettatamente gli prese dalle mani quello in cui lui aveva già bevuto e se lo portò alle labbra, gustandone il contenuto. Quando staccò l'orlo del bicchiere dalla bocca, Luis gliel'asciugò con un pollice, cingendole delicatamente il mento. La tentazione di baciarla davanti a tutti gli pervadeva le carni. Uno sguardo allarmato di Juanita, però, lo raggiunse nell'oscurità e Luis fece appena in tempo a togliere la mano dal viso di Marilena, allorchè suo marito la cinse per un istante in vita, ignaro di quel che stava per succedere a pochi metri da lui, urlandole qualcosa nell'orecchio, tentando di sovrastare con la sua voce stridula la musica che ora risuonava nell'ambiente, proveniente da quattro casse piazzate agli angoli della volta di tufo colorata d'arancione fuoco.
Simenaos si perse di nuovo tra la folla di amici, che gli baciavano le guance sudate per augurargli fortuna e prosperità... mentre il seno prosperoso di Marilena pressava sul tessuto del suo vestito, ora che Luis l'aveva stretta a sè per ballare quella musica gitana che riempiva l'aria. Il vestito di lei frusciava tra le gambe e aderiva alle sue mutandine, quando Luis insinuava una sua coscia tra le sue e le rubava il respiro, strusciandogliela volutamente sulla parte più calda del suo corpo, mentre con una mano le teneva la nuca e con l'altra le carezzava i fianchi, facendola scivolare sulle natiche della donna, ogniqualvolta qualcuno si frapponesse tra i loro corpi e gli sguardi indiscreti.
Un morso sulle labbra. Fugace, appassionato, voluto più che mai. Sapevano di rhum e di Porto. Un altro ancora, stavolta succhiandogliele, mentre la trascinava, ballando, dietro una tenda color porpora, che separava l'ambiente principale dalla stanze di Don José, dove il vecchio era solito far di conto a fine notte, ringraziando São Jorge per il lauto incasso.
In un attimo il corpo di Marilena fu preda delle mani di Luis, che ne sbriciolava le difese, riducendolo un agglomerato di muscoli tesi e carni roventi, splendidamente torniti in una silhouette di donna dalle curve mozzafiato.
L'urlo strozzato di piacere che fuoriuscì dalla bocca di Marilena, quando Luis cinse nella sua i capezzoli di lei, s'adagiò sulle loro pelli, avvizzendole prima in mille brividi e distendendole, poi, in voluttuosi abbracci e giochi di lingue audaci, mai sazie di assaggiare l'altrui corpo, in un miscuglio di profumi aspri e dolci, di sudore, eccitazione, fragranza fruttata dei cocktail serviti fuori, al bar, e fumo di sigari, che aveva impregnato le tende della piccola saletta di Don José. La schiena di Marilena s'inarcò lascivamente fino allo spasmo, mentre Luis la teneva premuta contro una parete, stringendole le cosce aperte tra le mani e possedendo con infinito desiderio il suo corpo vibrante. Baci bollenti saturavano l'atmosfera suadente, parole infuocate correvano lungo i timpani di lei, presa sempre più dalla frenesia di sentirsi addosso le mani scure di quell'uomo, che a suo modo la stava amando come mai nessuno aveva fatto. Una passione travolgente eppure delicata la stava piacevolmente sfiancando, le aveva fatto dimenticare d'essere una donna sposata, era come se non lo fosse mai stata, provando dentro di sè il benessere di quegli abbracci sconosciuti e così veri...
Il fruscio della tenda, che si scostò appena, lasciò passare una folata d'aria calda, che sfiorò i corpi dei due amanti avvinghiati... un improvviso odore pungente di sudore e uno scintillio metallico catturarono lo sguardo di Luis... un respiro pesante...
Uno sparo.

[Musica: Rajamanta - Digitano & Cdm - Cafè del Mar vol.9]

mercoledì, 18 luglio 2007
Ossessioni di un uomo alla soglia dei quarant'anni. Ne sono tante, me le sto contando ogni giorno.
Cose che fanno tutti, più o meno, e cose un po' fuori dal normale, credo, ma di certo non starò qui ad elencarle, so solo di averle.
Le sensazioni che le accompagnano sono ciò che poi le distinguono in grottesche o in malinconiche.
Lo specchio, infatti, m'accompagna in ogni situazione grottesca, com'è facile immaginare: il capellaccio grigio che alberga, malcelato insieme ad altri perfidi compari, tra la chioma delle tempie è il mio saluto mattutino "Ciao, Jack, ti stai facendo vecchio, tiè!". Lo guardo, il più evidente, me lo stringo tra pollice e indice della mano destra e mi dico che lo strappo... "sì, ora lo strappo, 'sto stronzo..." e mentre sto per tirare, gli occhi si posano sul mento e tra i peli della barba incolta vedo minuscoli lampi di luce grigia... anche tra la mia barba nerissima, accarezzata più volte da mani disinibite e desiderose, che la trovavano "sexy", s'annida il maledetto germe della vecchiaia, che mi sussurra "E' inutile che strappi quel capello, tanto ci sono io a ricordarti la Verità..." e così non strappo più niente e resto a guardarmi, ad osservarmi; mani puntate sul marmo del lavello del bagno, braccia tese e petto nudo grondante d'acqua. Gli occhi si fissano e si trapassano al di là dell'immagine riflessa e se m'incanto, riesco a vederli in un viso da bambino, quello che sotto sotto nascondiamo tutti... anche il mio è lì, trasfigurato oggi in quello pressochè identico di mio figlio, e riesco a ritrovarlo, se mi fermo a ricordare e vado oltre le piccole rughe che timidamente fanno capolino intorno agli zigomi. Penso e sento d'esserlo ancora, un bambino. Vivo le giornate con la smania di far qualcosa di bello, di entusiasmante. Ho paura, una paura fottuta, della noia, della sedentarietà, di tutto ciò che non cambia e si fossilizza, annientando ogni forza vitale intorno a sè. Capitano giorni in cui riesco a combattere la stasi, tuffandomi nel divenire del mondo, nella caoticità di un pensiero diverso dall'ordinario, che mi porta su sentieri nuovi e mi fa conoscere cose e persone interessanti o mi fa scoprire nuovi aspetti di cose e persone a me già note. Tutto ciò che di improvviso e di straniante mi capita mi lascia sempre dentro un arricchimento, anche se al momento magari soffro del repentino mutamento della realtà intorno a me... e ci sono giorni, invece, dove mi sembra di morire dentro, di non sapere che strada prendere, di non volere nemmeno qualcuno che mi dica cosa fare per non sentirmi così, perchè so che la spinta deve venirmi dal profondo. Non sono mai stato uno che segue il gregge e credo che mai lo seguirò. Quand'è così, mi rendo conto dell'inutilità di tanti pensieri che faccio e di tante azioni che compio meccanicamente. L'alienazione è una gran brutta bestia, su questo Marx aveva davvero ragione. Mi mancano persone fuori di testa, fuori dagli schemi. Vorrei qualcuno capace di osare con me, qualcuno che voglia fare una stronzata di cui non doversi pentire per tutta la vita, qualcosa che non faccia male ad altri, ma nemmeno a me o a chi è con me... vorrei partire e non tornare per un po', vorrei lasciare il segno, "to be someone in the history of this stupid world", vorrei non dovermi più sentire oppresso da troppi problemi da risolvere, per poter semplicemente danzare per casa intorno ai divani, come ho fatto qualche sera fa con mio figlio, forse l'unico che al momento sappia starmi vicino senza pretendere nulla, se non tanti sorrisi, che gli dò volentieri.
Vorrei che lui non sia come me, vorrei che sia più spensierato, meno incline a riflettere su ogni minimo dettaglio della propria esistenza, così che se la goda al meglio, non certo come sto facendo io da un po' di tempo a questa parte, che sono diventato un maestro nel cercarmi casini da risolvere e che dopo puntualmente mi spompano l'anima.
Fa un caldo esagerato, tra un po' suda pure il ventilatore che ho puntato in pieno viso.
E questo caldo mi scatena un solo, dannatissimo istinto... un desiderio folle e continuo di far l'amore, di sentirmi gocce di sudore lascivo addosso, provenienti da un corpo di donna che impazzisca sul mio, per il modo in cui lo tocco, per il modo in cui mi ci muovo dentro, per il modo in cui le mie labbra lo percorrono, lasciandogli segni roventi del passaggio sulla pelle, per il modo in cui lo posseggo... mio.
Affermazione impopolare, ma tanto qui ci passa ormai poca gente a leggermi, dato che non sono un perfetto splinderiano "lettore-commentatore a raffica", scrivo più che altro per me, quindi posso dirlo: sono bravo a far l'amore, anzi, sono bravissimo. Ci metto passione, ci metto voglia smaniosa, perchè l'unico mio scopo è far perdere la testa a chi mi sta sopra, sotto, accanto, addosso...
Sì, quante chiacchiere, voglio solo fare l'amore... e vorrei farlo con lei, che, dannazione, non c'è.

lunedì, 16 luglio 2007
Devil and the deep blue sea behind me
Vanish in the air you'll never find me
I will turn your face to alabaster
When you find your servant is your master

Oh, You'll be wrapped around my finger...

Written by: JackPummarolino alle ore 15:01 | Permalink | commenti (4)
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