lunedì, 21 maggio 2007

Se potessi scegliere chi essere, oggi, direi Napoleone. Sono sempre stato affascinato dalla sua figura, tanto che alle elementari piansi, ma di un pianto tristissimo, quando la maestra spiegò le vicende della sconfitta di Waterloo.
Immaginate, però, dopo Lipsia che faccia fecero i re d'Europa, che tanto s'erano affannati a far fuori Napoleone, quando dopo l'esilio all'Elba, se lo rividero sul trono di Francia, acclamato dai francesi...
Ecco, io vorrei far assumere quell'espressione inebetita e preoccupata ad un paio di persone che proprio non sopporto ultimamente.
Dopo, poi, non mi offendo nemmeno, se mi mandano a Sant'Elena a calci nel sedere, tanto il 5 maggio è già passato e poi io ci sto bene da solo, non creperei lì.
Che poi, a pensarci bene, ora mi sta venendo in mente che Sant'Elena sia stata la prima vera isola dei famosi... che Napoleone sia stato anche un precursore dei reality?
Ho deciso. Aujourd'hui, je suis Jackpoleon Pummaparte.

domenica, 20 maggio 2007

TAXI DRIVER... UCCIDITI.

C'è da dire, per cominciare, che a me i tassisti non sono mai stati simpatici.
Da oggi, poi, ancora di meno, visto che uno di loro ha avuto la carineria di mettermi sotto.
Per fortuna, niente di rotto, anche se molto di ammaccato, ma la dinamica dell'incidente è stata davvero assurda, ridicola, evitabilissima, se non fosse che al mondo ci sta gente che dorme in piedi ed è completamente idiota.
Ebbene sì, mi ha investito mentre ero fermo, FERMO, all'uscita del mio parco. Lui, il cretino, stava facendo retromarcia, per far manovra nello slargo del cancello del mio parco, appunto. Peccato che proprio in quel punto ci fossi io sulla mia moto, intento a guardare che non passassero automobili per immettermi sulla strada principale.
L'imbecille, però, che fa? Pensa bene di fare la retromarcia, correndo, senza guardare indietro, nè dallo specchietto, nè girando quel collo taurino che gli avrei spezzato a cazzotti, e così, non vedendomi proprio, urta con il culo della sua macchina il culo della mia moto... che culo, eh? Non contento, però, cosa fa ancora? Mica si ferma? Nooo... insiste! E così, quella che era solo una bottarella, diventa proprio una specie di onda anomala di metallo, che mi scaraventa per terra e quasi mi pesta. A quel punto, dò un urlo, perchè poco ci è mancato che mi mettesse sotto per intero.
Intanto, io ero disteso per terra, con il braccio che per istinto ho messo sotto alla testa per proteggerla (molto carino che ora io abbia il braccio tutto sfasciato di graffi ed ematomi), una gamba sotto alla moto e l'altra penzoloni sul sedile e praticamente sotto al paraurti della macchina. Ho pensato d'essermi rotto il piede, quando l'ho visto incastrato là sotto e sentendo una fitta tremenda alla caviglia... il tassista ciccione scende dalla macchina e comincia a dirmi "non sono stato io!!". Io, che già stavo come un pazzo per l'accaduto, l'ho guardato e gli ho urlato "E sei non sei stato tu, allora chi cazzo è stato, eh????" e lui muto. Poi farfuglia qualcosa, per dire che, sì, è stato lui, ma che non l'ha fatto apposta. E ci mancherebbe pure, penso, no? Scosta il catorcio di macchina, che intanto si era sistemata con una ruota sulla ruota della mia moto, e viene a darmi una mano per rialzarmi da terra. In tutto questo, io stavo andando a teatro!!! I miei jeans, da che erano celeste chiaro, dopo la caduta sono diventati grigio scuro, si sono strappati e il sangue del ginocchio li ha tutti imbrattati. Allegria. La polo, idem, strappata sulla spalla.
Quando mi sono visto così conciato, una volta realizzato che per fortuna non mi ero rotto niente, ho dato completamente in escandescenza e gliene ho dette di tutti i colori, a quello stronzo. Come si fa ad essere così coglioni e buoni a nulla, dico io???? Il tizio, forse spaventato da tanta incazzatura, allora che fa a quel punto? Mi alza la moto da terra e prova ad accenderla, ma... la moto naturalmente non parte dopo quella botta, non parte manco a pagarla, visto che per terra giace sotto di lei una chiazza d'olio da paura.
Gli dico di lasciar perdere, di metterla sul cavalletto, mentre mi sono riseduto ancora per terra per il male al ginocchio, e quello che fa??? Sbaglia a mettere il cavalletto e me la fa cascare di nuovo! Ma vaffanculo, va... gli imbranati andrebbero soppressi in questi casi, ma in modo violento, aggiungo.
Mi prendo i suoi dati personali in preda alla rabbia, lui continua a dire che non l'ha fatto apposta e io, che gli avrei sparato un calcio nel sedere per mandarlo al diavolo, mi trattengo a stento.
Poi, se ne esce con una proposta... mi chiede dov'è che stessi andando e si offre di accompagnarmi.
Lo guardo, sorpreso, e mi dico che finalmente ha fatto una cosa giusta, così accetto il passaggio, sia perchè la moto ormai era andata, sia perchè ero in tremendo ritardo e non avrei saputo come altro fare.
Così, gli dico di aspettarmi, mi vado a cambiare i vestiti distrutti e torno su, mezzo zoppicante.
Entriamo in macchina e lui che fa??? Accende il tassametro! L'avrei ucciso in quel momento.
Al che m'incazzo proprio, infatti, e gli dico che non solo mi ha sfasciato la moto, non solo mi stava azzoppando di brutto, ora gli dovevo pure pagare la corsa??? E lui mi risponde "Ma no no, è stato un riflesso incondizionato...", ma mettitelo dove sai, il riflesso incondizionato, famm' 'o piacer'.
Bilancio finale: arrivo a teatro in ritardo, zoppico che sembro uno sciancato, ho il collo incriccato, c'ho rifuso una polo e un jeans, la moto non parte e domani mi frego, ho graffi, bomboloni e lividi sparsi dappertutto, compresi due cavoli di bitorzoli sulla gamba destra e uno sul ginocchio sinistro, che mi fanno un male cane, ma più che altro mi fanno anche tanto incazzare, e per finire lo spettacolo a teatro l'ho visto per metà, perdendo pure la voglia di restare a mangiare dopo con gli amici, perchè mi giravano troppo le palle.
Per finire in bellezza, naturalmente sono tornato a casa in taxi, al cui tassista ho dovuto lasciare pure una lauta mancia, perchè, guarda caso, poverino, non aveva proprio il resto. Ma andassero a cagare, scusate il francesismo.
Non vedrò mai più Taxi Driver.
Finito lo sfogo.

giovedì, 10 maggio 2007
Oggi mi sento decisamente anticlericale. Più del solito. Mi sento anche interessato al Nulla.
E la cosa più grave tra le tante, ma non per me, è che ho voglia di peccare. In che modo non importa. Anzi, importa solo a momenti, come adesso, che ho voglia di "peccare" con del sano e travolgente sesso fine a se stesso.
"E prenditelo, no?". La solita voce fuori campo che rompe le palle. Questa non è la voce della mia coscienza, questa è semplicemente la voce di chi non si fa mai i cazzi propri. E' un vociare continuo, v'assicuro, mi dà fastidio.
Comunque, no, non me lo prendo, il sesso, adesso. Perchè ne ho voglia, sì, ma sotto sotto non mi va di giacere tra le cosce della prima tizia che mi capita tra le mani. Potrei scegliere di invitare la collega dello studio accanto, in quel paese del cacchio dove sto lavorando, a bere un drink, per poi assaggiarlo all'improvviso dalle sue labbra al tavolino del bar, perchè tanto so che non riceverei uno schiaffo in cambio. Potrei, sì, ma non adesso. Voglio un gioco di seduzione, voglio una donna che mi faccia accendere lo sguardo, per poi spegnermelo, chiudendomi gli occhi con infiniti baci. Umidi. Caldi. Provocanti. Non so dove sia questa donna che sappia quasi controllare i miei pensieri, comandarli a bacchetta, per poi saper gestire la mia naturale ribellione. Non tollero le imposizioni, eppure m'intriga da morire chi tenta di imporsi su di me. Questa donna... non so adesso cosa stia facendo... e chissà se lei sa che la sto desiderando. Lei esiste, lo so, ed è lontana.
Se fumassi, ora mi accenderei due sigarette e le fumerei a mani alternate, seduto sulla ringhiera del mio terrazzino, e guarderei la distesa immensa di blu davanti a me: fingerei che una sigaretta sia il Bene e l'altra il Male e so che aspirerei a pieni polmoni il fumo del Male e mi lascerei bruciare tra le dita il Bene, ridotto ad inutile cenere, fetida di catrame e di nicotina di seconda mano.
E in quella nuvola di fumo ondeggiante in vortici e spirali, che soffierei a labbra strette, vedrei me stesso. Vedrei i miei occhi che scrutano intorno e scelgono di far finta di non vedere tante cose che non mi piacciono, perchè spesso so che è inutile scagliarcisi contro.
Come epifanie di joyciana memoria, gli oggetti mi appaiono davanti e prendono forme che non gli sono proprie o mi parlano di eventi che non esistono, se non nella mia fantasia. Un gatto mi sorride con espressione beffarda, un libro mi rimprovera duramente, la mia penna si stufa di scrivere e beve il suo inchiostro in segno di sciopero, i miei occhiali da sole si appannano e mi fanno camminare al buio, il Vesuvio erutta lava di nuvole nere, il mare mi s'increspa addosso e mi trascina giù, dove tutto è azzurro, come la maglia del Napoli che indossa sempre il mio bambino durante le partitelle di calcio con gli amici.
Ho la sensazione di svenire, di voler svenire, per perdere conoscenza e coscienza, coscienza di me, che forse non ne ho proprio o ne ho troppa e quasi essa s'annulla da sola con la sua stessa potenza, perchè incapace di tollerarsi.
Il cervello, intanto, continua a legiferare e a comandare cosa io debba o non debba fare, eppure nel cuore e nelle carni un turbinio di passioni ha già deciso quel che voglio, ha già deciso chi e cosa prenderò, per espandermi nel mondo o per rifugiarmi in un angolino di Universo, e come i bambini, nonostante tutti mi vedano, dire che mi sono nascosto e che non ci sono più, sorridendo dell'incredulità altrui...

mercoledì, 09 maggio 2007

No, non posso crederci, io ho una cognata tutta scema.
Da una telefonata si possono capire tante cosette...

Jack:"Cognatina? Ciao, come va?"
Cognatina:"Ma ciao, tesoro, tutto bene e tu?"
Jack:"Bene, sì, diciamo bene... che stai facendo?"
Cognatina:"Mi anticipo un po' di cose per la cena..."
Jack:"E che si mangia stasera da te?"
Cognatina:"Pasta e piselli...", sorride.
Jack:"Mado', bella mia, quanto sei maliziosa, che te ridi?"
Cognatina:"Ma no... dai, sei tu che ridi, io non ho detto nient... oh!!! Cavolo, mi è entrato un pisello dentro!"
IO RESTO DI SASSO PER UN ATTIMO.
SCOPPIO A RIDERE.
IDEM LA COGNATINA SCEMA.
Jack:"Ma che sei scema, zozzona! Hai un pisello dentro??? E come ci si sente ad avere un pisello dentro, eh?"
Cognatina:"Daiiii, smettila! E' che lo stavo sbucciando e mi è saltato nel reggiseno!"
Jack:"Mamma mia, ma che gli fai a 'sti piselli... li fai pure saltare... wow, che donna, peccato che tu sia già impegnata con mio fratello, perchè il salto del pisello io non l'ho mai provato..."
Cognatina:"Ti prego, smettila, soffoco! E' che me lo sentivo dentro e allora ho detto così... ohi, nooo, ho peggiorato le cose..." e attacca a ridere come una matta, roba che un altro po' e rimaneva secca per asfissia al telefono.
Jack:"Vabbe', cara, quando ti si riaccende il cervello, chiamami tu... e senza piselli in mano"
Cognatina:"HUAHUAHAUHAUHAUHAUA!!!"
Click.
Click.

We are family, I've got all my COGNAT with me...

martedì, 08 maggio 2007

DRINK COCACOLA...

Ho sempre amato le vecchie pubblicità della
CocaCola. Quel sapore un po' vintage, i colori tenui, le espressioni ammiccanti e invitanti dei protagonisti delle immagini. Tutto un messaggio, neanche troppo subliminale, per dire al consumatore "Bevila e starai anche tu così come loro". Lui un provolone, lei una gnoccolona. Sicuramente anni fa la CocaCola era un qualcosa di eccezionale, per uomini e donne abituati a barcamenarsi nella selva dei sapori al massimo tra vini, liquori, qualche succo di frutta e la sacra acqua. Qualche volta penso all'espressione del primo uomo che l'abbia provata... se avete letto la storia di come nacque, magari anche voi riuscirete a pensare alla faccia stralunata del primo sorseggiatore.
Tra i tanti manifesti pubblicitari che ho trovato in giro durante le mie ricerche perditempo, questo è quello che mi ha colpito di più. Inutile chiedere perchè, magari il motivo è più semplice del previsto: mi ci rispecchio a pieno!
Premeso che io ADORO il fisico da pinup e quella biondona non è niente male (ma meglio le more, m'attizzano di più), premesso che mi piace molto anche la CocaCola, premesso che, fossi quell'uomo della pubblicità, la canottiera sinceramente me la sarei tolta, direi che potrei sostituirmi anche subito al tizio mediterraneo... e in stile Mary Poppins & Bert, ora salto nell'immagine e prendo il posto di lui... ho deciso che mi chiamerò Cary, in onore del mitico Grant che rubava i cuori delle casalinghe americane in quegli anni... lei la chiamerò Betty, che fa molto Boop e molto USA style...
Che dialogo si potrebbe immaginare tra questo provolone e questa maliziosa bambolina bionda tutta curve?
Let's see...

(Rumore dell'oceano in sottofondo, vociare di gente in spiaggia e musica dei Beach Boys, proveniente dagli altoparlanti del bar su palafitte...)

"Wouldn't it be nice if we were older, then we wouldn't have to wait so long, and wouldn't it be nice to live together, in the kind of world where we belong...


Cary scende due gradini e si dirige verso la panchina di cemento sulla terrazza del bar, che aveva occupato con le sue cose. Stringe tra le mani una bottiglietta di CocaCola ed è pronto a stapparla e a goderne la frizzante freschezza, quando da lontano vede due gambe lunghe e dei fianchi da paura adagiati sulla spalliera della sua panchina. Il radar provolonico si accende, Cary torna indietro di corsa al bar, scavalca dei bambini in fila per i gelati e si fa dare da Timothy, il ragazzo del bar, un'altra bottiglietta di CocaCola ghiacciata.
"A buon rendere, amico...", gli strizza l'occhio e corre via, togliendosi gli occhiali da sole.
Pochi balzi scattanti tra la folla, per poco non inciampa, sorriso piacione stampato sul viso e mani semicongelate dal ghiaccio delle bottiglie, che si sta sciogliendo pian piano sotto i raggi del sole, gocciolando dai polsi di Cary.
La ragazza bionda vede davanti a sè un uomo che la guarda con aria divertita. Strabuzza gli occhi, quasi offesa da tanta sfacciataggine nello sguardo di colui che le sta di fronte, e volta la testa in direzione opposta, fingendo un vago disinteresse, misto a tensione...

Cary:"Posso sapere il nome di colei che mi sta stirando il telo da mare con le sue leggiadre grazie?"
Betty:"Posso sapere il nome di chi ha intenzione di importunarmi con una scusa così banale? Questo è il mio telo"
Cary:"Ah, davvero? Mi chiamo Cary, comunque, e questo non è il suo telo. Il suo è lì, guardi, volato in spiaggia...". La ragazza si volta di scatto, schiaffeggiando inavvertitamente il viso di Cary con i suoi capelli.
Cary sorride nel vederla così agitata.
Betty:"Ma lei è davvero un maleducato, sa?! Me l'ha lanciato giù di proposito per mettersi al mio posto?!?"
Cary:"Che cosa va a pensare? Sarà stato il vento, signorina, il vento... ma il suo nome?"
Betty:" Mi vada a prendere il telo e glielo dirò..."
I due si guardano come a volersi sfidare. Gli occhi di Cary percorrono velocemente il corpo della ragazza, che arrossisce e malcela l'aria lusingata da quelle attenzioni così dirette.
Cary balza giù dal pontile del bar e corre in spiaggia, ustionandosi i piedi, a recuperare il telo.
Torna su e trova Betty tutta sorridente.
Cary:"Il suo telo, eccolo qui... allora?? Il suo nome, su, non voglio scuse..."
Betty:"Me l'ha macchiato di CocaCola... lei è davvero un disastro... "
La macchia ha la forma di una B stilizzata.
Betty:"Mi sa che la CocaCola le sta suggerendo il mio nome... vi siete coalizzati?"
Cary:"Ah, sì? Una "B"... Barbra, Bea, Belinda...? E, comunque, mi scusi per la macchia, posso farmi perdonare offrendole un sorso di CocaCola dalla bottiglia incriminata?"
Betty:"B come bottiglia... B come bottiglia bollente ormai... ma grazie, accetto volentieri..."
Cary:"Bollente, sì..."
Betty:"Come il suo sguardo, caro... la smetta di scrutarmi così... "
Cary:"E non posso, sto cercando di indovinare il nome..."
Betty:"E da cosa lo vorrebbe indovinare, sentiamo? I miei seni non parlano mica..."
Cary sorride e le poggia il collo della bottiglia sulla spalla, facendo scivolare le goccioline lungo il braccio...
Cary:"Il tuo nome o continuo... B. ..."
Betty:"Sarei tentata di non dirtelo... B di Betty..."

Cary continua a sfiorare il corpo di Betty con l'orlo umido della bottiglia, mentre piccole gocce di CocaCola fuoriescono e si adagiano sulla pelle di lei, che, ancora incredula, si abbandona ai giochi di quello sconosciuto dalla pelle abbronzata... gli occhi non si staccano gli uni dagli altri, il vento sibila tra le loro labbra sempre più vicine, la CocaCola inizia a sfiatarsi, loro no...

To be continued... in your fantasy... maybe...

Allora, chi vuole un bicchiere di CocaCola?

sabato, 05 maggio 2007

THE FAIRY FELLER'S MASTER STROKE - Richard Dadd

 

Uno dei dipinti più "folli" e cesellati che la mente umana potesse creare, a mio parere uno dei più interessanti, che ho avuto la fortuna di ammirare qualche anno fa alla Tate Gallery di Londra. Non a caso, il pittore inglese Richard Dadd, da bravo folle qual'era, diede spazio a tutta la sua fantastica pazzia in questo quadro ricchissimo di particolari, simbolismi e apparenti insensatezze. Quando si dice "la follia del genio"... diciamo che questo è un tipico esempio.
Ben 9 anni della sua giovinezza, trascorsa in manicomio per aver assassinato il padre in preda ad un raptus di pazzia, Dadd li dedicò alla realizzazione di quest'opera dal sapore magico, misterioso e alquanto ambiguo. Difficile spiegare il perchè della scelta del soggetto, forse un perchè non c'è affatto, ma è innegabile che la scena sia decisamente singolare ed è carino poter ammirare l'azione da un punto di vista privilegiato, in quanto più alto rispetto alla folla, il che permette all'osservatore di diventare non tanto parte del momento, quanto attento "giudice" di esso.
L'immagine purtroppo rende male la bellezza dei tratti ed è poco pratico da qui apprezzarne ogni singolo e lavoratissimo dettaglio, ma esistono in rete delle immagini migliori, più grandi, e ho scoperto proprio oggi che la stessa Tate Gallery offre la possibilità di acquistare online delle stampe dei quadri che contiene al suo interno, quindi, chissà... magari, oltre a me, a qualche altro splinderiano verrà voglia di comprarne una di quest'opera in particolare...
Altro motivo per cui andai alla ricerca di questo quadro nei meandri della Tate è il riferimento musicale ad esso collegato: non mi dite, infatti, che non avete mai ascoltato la bellissima The fairy feller's master stroke dei mitici QUEEN!
E' impressionante come musica e parole abbiano saputo fondersi a meraviglia in quella canzone, per descrivere in modo perfetto l'atmosfera concitata e allo stesso tempo eterea ed ovattata del momento in cui il taglialegna scaglia la sua ascia su una nocciolina. Nel testo della canzone si possono ritrovare tutti i personaggi presenti nel quadro, ognuno descritto con un paio di aggettivi o una frase ironica, in tipo stile glam-dandy dei Queen anni '70. Insomma, s'è capito che questo mix d'arte e musica m'ha esaltato parecchio? Penso proprio di sì...
Che altro aggiungere, poi, se non il testo della canzone, invitandovi a trovare nel quadro i personaggi menzionati dalla magnifica e inconfondibile voce di Freddie? Buona ricerca!

-The Fairy Feller's Master Stroke -
QUEEN

He's a fairy feller
The fairy folk have gathered round the new moon shine
To see the feller crack a nut at nights noon time
To swing his ace he swears, as it climbs he dares
To deliver...
The master-stroke

Ploughman, "waggoner will", and types
Politician with senatorial pipe - he's a dilly-dally-oh
Pedagogue squinting wears a frown
And a satyr peers under lady's gown, dirty fellow
What a dirty laddie-oh
Tatterdemalion and a junketer
There's a thief and a dragonfly trumpeter - he's my hero
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend
The nymph in yellow "can we see the master-stroke"
What a quaere fellow

Soldier, sailor, tinker, tailor, ploughboy
Waiting to hear the sound
And the arch-magician presides
He is the leader
Oberon and Titania watched by a harridan
Mab is the queen and there's a good apothecary-man
Come to say hello
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend
The nymph in yellow
What a quaere fellow
The ostler stares with hands on his knees
Come on, Mr.Feller, crack it open if you please...


venerdì, 04 maggio 2007

Resti a guardarmi

con occhi di sfida,

sfoderi armi

di seduzione infida...

Un sussuro suadente,

le pelli s'infiammano

d'un bacio rovente

di labbra che amano.

Written by: JackPummarolino alle ore 21:56 | Permalink | commenti (4)
categoria:jack poeta improvvisato, jack e la donna immaginaria, inside jack
martedì, 01 maggio 2007

Domenica 29 aprile (x LettriceM), giornata al Comicon, interessantissima mostra del fumetto, organizzata nella splendida cornice di Castel Sant'Elmo, qui, a Napoli. Ho trascinato un po' di gente e ci sono andato di corsa. Non potevo mancare neanche quest'anno, visto che non ne ho persa una sola edizione, e questa volta, poi, bisognava a tutti i costi esserci. Perchè? Beh, perchè l'ospite d'onore era nientepopodimenoche... Go Nagai, il mitico disegnatore di Mazinger, Devilman, Goldrake, Jeeg Robot e altri cartoni e manga ancora. Come perdere l'occasione di vedere di persona colui che, grazie alla sua fantasia, è stato capace di tenermi incollato alla tv, da ragazzo, quando nemmeno con le catene ero in grado di star buono e fermo in un posto?
Il simpaticissimo disegnatore giapponese si è prestato ad applausi, foto, interviste, con quei modi tipicamente "inchinevoli" degli orientali che fanno sorridere, forse perchè ormai un po' fuori dal tempo; vederlo a pochi passi da me, poi, m'ha fatto un certo effetto... pensavo tra me e me, guardandolo, "Chissà cosa diavolo gli passasse per la testa, quando ha inventato tutti quei personaggi...". Avrà avuto un'infanzia travagliata e terrificante? Sicuramente il post-atomica in Giappone non deve essere stato facile, questo forse (anzi, direi sicuramente) spiega le tante visioni apocalittiche presenti nei suoi cartoni, qualche volta anche un po' angoscianti. In ogni caso, le persone fantasiose hanno tutta la mia ammirazione e lui la ha.
Divertente anche il Cosplay Challenge, sempre nell'ambito della mostra, una gara di costumi ispirati agli eroi dei cartoni e dei fumetti, con tanto di giuria pronta a votarli. Bravissimo e simpaticissimo il ragazzo che ha impersonato Naruto... era identico e per me è stato il migliore. Notevole pure la gran gnocca della presentatrice, che era vestita da Incantevole Creamy, con le calzettine gialle, la gonnellina bianca svolazzante, parrucca viola e scarpe con tacco rosse... mi veniva voglia di cantarle in faccia "Parimpampù, eccomi qua, parimpampù, trombiamo qua!", ma mi sono contenuto.
Vedere all'opera tra i banconi i vari fumettisti è stato troppo bello... osservare la decisione del tratto, la sicurezza nel tracciare linee e cerchi sui fogli, da cui poi facevano uscire dei volti in meno di un minuto con pochi piccoli movimenti di chiaroscuro... insomma, dei mostri di bravura, e io ho scopiazzato un po' di tecniche, che spero di mettere presto in pratica, non appena avrò un po' più di tempo per me... se disegno con l'ansia addosso di dover fare tutt'altro, poi mi viene la deboscia e lo faccio male, eh.
Tra le tante tavole viste alla mostra, comunque, spiccavano quelle del bravissimo Enki Bilal, di cui un'illustrazione, non a caso, è stata scelta per la brochure di presentazione della manifestazione... ve la ripropongo qui, perchè la trovo veramente intensa e soprattutto interpretabile in tantissimi modi... mi piacerebbe sapere cosa v'ispira, oh miei cari lettori che passate di qua...