Piccolo breviario di aneddoti su rotaia.
C'è da fare una premessa sulla Circumvesuviana.
La Circumvesuviana, per chi non è di Napoli e dintorni, è un ameno trenino, più simile ad una metropolitana che ad un treno, che collega il centro cittadino con i paesi che brulicano alle falde del Vesuvio (per la serie: "viva la sicurezza e la lotta all'abusivismo edilizio").
Com'è noto, l'interland napoletano non è dei migliori socialmente parlando, dispiace dirlo, ma è così. Questo comporta che la media dei passeggeri che salgono e scendono dai treni della Circumvesuviana sia a dir poco "colorita" nei modi e negli atteggiamenti.
So già che questo post potrà apparire classista o cose del genere, ma vi prego di non fermarvi alle apparenze, anche perchè un fondo di verità, pur nelle generalizzazioni, c'è sempre, e poi in fondo si gioca.
Viaggio in Circumvesuviana tutti i giorni, sabato compreso, accidenti alla zozza, ormai da due settimane, e dovrò farlo ancora, ahimè; ma già in queste due settimane credo di aver incontrato tutti i tipi umani possibili e non posso proprio far a meno di descriverli per sommi capi, ad imperitura memoria di queste mie osservazioni da passeggero assonnato, ma non troppo.
Naturalmente, non posso esimermi dal descrivere lo stesso tipo umano sia in versione mattiniera (poco dopo l'alba), sia in versione friccicarella ad ora di pranzo, quando riprendo il treno per tornare a Napoli.
1) LA DESPERATE HOUSEWIFE DE' NOANTRI
(mattina): trattasi di casalinga, sicuramente disperata, dall'aria stanca, sfatta e incazzosa più che mai, generalmente accompagnata da prole urlante in dialetto stretto, che non vuole andare a scuola. La suddetta signora è stracarica di buste di plastica, che non si sa cosa ci tenga dentro, ha il trucco sciolto sotto agli occhi, il che valorizza le sue naturali occhiaie, il rossetto sbavato, per via della merendina che mangia svogliatamente, visto che uno dei pargoli non la vuole più, ed è vestita in modo molto "casual", nel senso più stretto del termine "casuale", ovvero ha acchiappato i vestiti nell'armadio in stile mosca cieca, 'ndo cojo cojo. La retina dei passeggeri resta spesso definitivamente impressionata, nonchè traumatizzata, dal feroce accoppiamento di colori.
(ora di pranzo): la casalinga disperata sale a metà percorso, strattonando i bambini, più urlanti del mattino, perchè eccitatissimi per la scuola finita, e dando loro calci nel sedere e scappellotti dietro alla nuca, accompagnati da un ultrasuono del tipo "Mo' si nun v' stat' zitt', v' vott' a copp' 'o tren', uagliu'!!!". Amore di mamma... da notare che generalmente la casalinga si è pettinata a quell'ora, cosa che la mattina non aveva fatto, e il suo capello unto risalta di più, se tirato all'indietro con centomila mollettine, pinzettine e fermaglini di strass. Di strass. In pieno giorno. W la finesse e la sobrietà.
2) IL FRAVECATORE
(mattina): dicesi "fravecatore", dal verbo dialettale "fravecare", ovvero "lavorare con fatica", l'operaio, il lavoratore dipendente sfruttato e palesemente sottosalariato, che si alza dal letto al mattino come se dovesse andare al patibolo, roba che se Marx lo vedesse, gli direbbe che è ora di provarci di nuovo con la rivoluzione proletaria. Il fatto è che i fravecatori sono troppo stanchi e alienati pure per quella e gli risponderebbero "Carle', ma vatt' a piglia' nu cafè e nun c' sfotter', ca stamm' chin' 'e suonn' ca'... zzzZZZzzz...". Il fravecatore si addormenta sistematicamente sul sedile, scomodissimo tra l'altro, del treno, poggiando la testa contro i luridi finestrini tutti zozzi di murales e di scazzimma varia, dovuta a mancate pulizie di mesi e mesi. Anche il fravecatore è generalmente vestito alla Arlecchino, ma essendo uomo si nota meno l'eccentricità del look. Inutile dire che si scaccola continuamente. Provo spesso a seguire la traiettoria della caccola, per evitare di ritrovarmela appiccicata sulla borsa o di sedermici su, quando, schifato da rigurgiti trattenuti di cappuccino e passatina di dito nell'orecchio cerumato da parte del suddetto fravecatore, decido di spostarmi altrove per evitarmi un conato mattutino. Occhio da triglia e sbadiglio in stile ippopotamo alla fonte sono all'ordine del giorno per questo tipo umano.
(ora di pranzo): il fravecatore a quest'ora è leggerissimamente più sveglio, ogni tanto riesce pure a stare con gli occhi aperti per dieci minuti di seguito. Stringe spesso tra le mani uno sfilatino pieno zeppo di mortadella, salame, peperoni, melanzane, carciofini e chi più ne ha più ne metta; ma il modo che ha di mangiarlo, nonostante le leccornie citate, farebbe passare la fame pure a qualche povero bambino affamato del Biafra: il fravecatore addenta il panuozzo con vorace sfacciataggine, slurpazzando qua e là il pane, lasciando fili di saliva ad ogni morso, che manco Spiderman, sbriciolandosi dappertutto; e la cosa peggiore di tutte sono le unghie a lutto che spiccano sul colore chiaro del pane... e poi che ve lo dico a fare che spesso il panino è condito dalla solita caccola? Eh, sì... perchè forse lo sfilatino acquista un retrogusto più genuino, se lo si tocca con il dito che è appena stato usato per la scaccolata. Sarà una ricetta da provare, un modo subliminale per suggerirmela, credo. Ad un certo punto, poi, gli squilla il cellulare e generalmente è la moglie, che, incazzata, gli urla qualcosa al telefono e lui con aria rassegnata annuisce tra un grugnito e l'altro, fino a che chiude la telefonata ed esordisce con una sfilza di epiteti elegantissimi, mormorati sottovoce, in direzione della sua simpatica signora. Quando è amore, è amore...
3) IL TAMARRO LOCALE SPONSOR UFFICIALE DELLA D&G TAROCCATA
(mattina): l'età media del tamarro locale va dai 16 ai 40. Ci possiamo trovare di fronte a due tipi di tamarro in base all'età: il tamarro adulto, che nemmeno lo descrivo, tanto è ridicolo, e il tamarro studentesco, che ha l'attenuante della giovane età; il tamarro studentesco s'acchitta per andare a scuola manco fosse una discoteca: strafirmato, generalmente brillantinato, con capello a cresta da pollo Amadori, tutto improfumato che pare una damigiana di Tommy Hilfiger ambulante, scarponi da trekking tipo Timberland, jeans attillatissimi a strizzargli il pacco e giubbottone con pelliccia di vera volpe squartata a contornare il viso lampadato, rigorosamente brufoloso e pieno di cicatrici. Ah, e gli occhiali enormi con montatura bianca, terrificanti, li vogliamo tralasciare? No, direi di no, sono fondamentali.
La parlata del suddetto tamarro è generalmente muta, nel senso che si esprime a suoni gutturali (Mhh, ghh, ah, eh, oohh, uè, azz) con i suoi compagni di branco (e dico apposta branco), con cenni della testa da bulletto o con gesti altamente eloquenti e significativi, realizzati tirando su il dito medio della mano destra, ma va bene pure la sinistra. Quando parla, poi, quelle rare volte, viene da pensare che sarebbe stato meglio se fosse rimasto zitto, un po' per quel che dice (il calcio è l'argomento più profondo che la sua mente riesca ad affrontare), un po' per COME lo dice. Ogni due parole c'è una trucidata a colorire il tutto. Istruttivo ed interessante dal punto di vista linguistico-semantico. Lobotomizzato andante, decisamente assonnato, sembra spesso che stia pensando di mettere una bomba nella scuola, per avere una buona scusa per sfogare i suoi istinti violenti repressi e per zomparsi l'interrogazione di matematica.
(ora di pranzo): lo si vede entrare nel vagone con una mano sul pisello, che si ravana nelle mutande per cercare quel che resta del suo pacco strizzato dai jeans dopo cinque ore di scuola. La cresta se n'è leggermente scesa e l'occhiale è diventato opaco di ditate, perchè tutti i suoi amici tamarri hanno fatto a gara per indossare i suoi splendidi occhialini. A quest'ora il tamarro gira sempre in branco ed è estremamente chiassoso, vedi cori delle squadre di calcio locali, epiteti alle compagne di classe più bestie di lui, tutte scosciate e seminude, con tanto di chewingum ruminato tra i denti e risate sguaiate, roba che da adulte saranno delle vere signore.
4) LA VECCHINA RINCO
(mattina): la vecchina rinco si vede poco di mattina, poichè a quell'ora sta beatamente nel letto o a smazzarsi di fatica a fare i servizi in casa. Le poche vecchine che si vedono sono praticamente innocue, perchè troppo immerse nell'atmosfera onirica delle prime ore del mattino.
(ora di pranzo): la vecchina rinco all'ora di pranzo gira generalmente stracarica di sacchetti della spesa, tanto che la gobba le sale fin sopra alle orecchie; parla da sola o tenta di attaccare bottone con qualcuno (chissà perchè, io sono sempre tra i bersagli preferiti), oppure la si trova spesso in compagnia di un'altra vecchina rinco e le si può ascoltare nei loro discorsi di una volta: "ehhh... perchè quando andavo io a piedi al santuario di Pompei era tutta un'altra cosa... ehhhh... perchè a mio marito ogni tanto vengono ancora i momenti che vuole fare quelle cose là, ten' 'a capa fresc'... ehhh... perchè il ragù come lo faccio io... ehhhhhh... perchè mio figlio si è accattato il cellulone con il televisiono sopra e vede i filmi... ehhhhh... perchè seconTo me non si dovresse pagare il biglietto quando il treno fa ritardo, perchè co' Mussolin' nun 'o facev' 'o ritard'... ehhhh... ma 'stu bellu giuvinott' chi o sap' ch' lavor' fa, eh... (parlando di me con l'altra vecchina rinco, frase tipica per attaccare bottone)".
Tutti questi discorsi, da notare bene, vengono affrontati URLANDO A DIECIMILA DECIBEL, COME SE IN TRENO FOSSERO TUTTI SORDI COME LORO!!! Che sfinimento...
5) LA PROFESSORESSA GNO**A (non scrivo tutto il termine non per pudore, ma perchè ho visto che mi vengono a visitare i malatoni che cercano su google i video zozzi delle maestrine ingrifate!)
(mattina): ce ne sono tante di professoresse su questo treno, molte provenienti da Napoli, che vanno a lavorare nelle scuole di provincia. Non sono certo tutte gno***e, ma tra le tante spicca proprio la figura della professoressa gno**a. Una ho avuto il piacere di consocerla. Giovane, in media tra i 28 anni e i 40, ben vestita, curata, sguardo attento, piena di scartoffie su cui fa segnacci con il pastello rosso, walkman nelle orecchie, scollatura generosa ma non troppo, come a dire "guardate che sono bona, però non lo metto troppo in mostra perchè so' di classe e chic". Eh sì, ok, ammettiamolo, sei di classe e chic. Infatti, la professoressa gnocca, quando capita di avercela di fronte, è l'unica bella visione che mi si para davanti durante il tragitto.
La professoressa gno**a tende molto a giocare di sguardi. Ovvio che giochi anch'io a quel punto ed il bello è beccarla a scrutarmi e poi a far finta di niente. Spesso passa qualche alunno che la saluta e lei, timidamente, ricambia e cerca di non accollarsi il lecchino addosso, che vuole giustificarsi per i mancati compiti prima ancora di entrare in classe.
La professoressa gno**a, quasi sempre single o solo fidanzata, non aspetta altro che qualcuno, possibilmente un uomo piacente, le dia a parlare. Sto parlando di me, è chiaro. Inutile che ridete, io piaccio alle professoresse gnocche, uomo distinto e fascinoso, aò. E io lo faccio, attacco a parlare. Mai deludere una signora, giusto?
La prof. ci tiene a mostrare la sua immensa cultura, mi spara citazioni auliche, sorride maliziosamente, e tac! Lancia domande personali in modo "velato". Al che penso che sia il caso di affrettare il viaggio e comincio a guardare nervosamente fuori del finestrino. Odio quando mi si chiede se io sia sposato, mi viene l'orticaria.
Per fortuna, scendo sempre prima io, così saluto, sorrido e prendo una boccata d'aria. Scampato pericolo, anche se... mica male la prof., a suo modo sexy...
(ora di pranzo): salgo sul treno e la trovo già seduta che si sbraccia "Dottore, dottore! Sono qui, le ho tenuto il posto..." e sfodera un sorrisone. Mica posso dire di no? Vado e mi siedo. Dopo le cinque ore di scuola, la professoressa gno**a è forse più carina, più naturale, meno in tiro... e poi è completamente esaurita dai ragazzi, quindi, non ha la forza di fare domande personali e mi racconta più che altro aneddoti scolastici divertenti. Accavalla di continuo le gambe, il che fa molto basic instinct, e quasi quasi mi salta l'ormone, ma poi... "Professoressa!! Anche lei qui!! Prof., ci possiamo sedere, le facciamo compagnia?" e così, dopo uno sguardo un po' "disperato", mi presenta i suoi ragazzi, che ci allietano il viaggio con le loro battute tra il simpatico e il leccaculo.
Il saluto è sempre languido e ammiccante "Arrivederci... dottore...". Wow...!
E questo è tutto, per ADESSO... urge doccia, ho combinato un macello in cucina, adios.