sabato, 31 marzo 2007
Non mi sembra vero, sono sopravvissuto ai primi dieci giorni di trasferta. Che il sabato sia con me, per il potere dell'ozio! Fa molto He-Man... eh?
Questo periodo è uno di quei classici periodi che si possono soltanto definire "del cazzo", per rendere bene l'idea di cosa essi siano, e i motivi di questa definizione potrebbero essere infiniti, ma non starò qui ad elencarli o il post mi verrà chilometrico.
Sono stanco, questo si sa, e chi mi sta vicino lo vede con i suoi occhi. Sono assente, spesso dormo in piedi, sono distratto, cosa che non fa proprio parte di me, un paio di volte mi sono pure addormentato davanti al pc, mentre lavoravo, mentre scrivevo o addirittura mentre chiacchieravo con qualcuno, e la mattina all'alba sul treno vado avanti e indietro con la testa ciondolante, roba che quasi mi spezzo il collo, "scapuzzeo" lungo il tragitto, come si dice qui, e una volta di queste già so che mi addormenterò di brutto durante il viaggio e mi ritroverò sperduto al capolinea della corsa a km e km dalla mia città... e vogliamo parlare del sogno che faccio tutte le mattine, di me che non sento la sveglia e perdo il treno stesso??? Sarà esaurimento nervoso? Se non è questo, è di certo un parente prossimo. E, quanto al sonno, non è narcolessia, no: è solo sfinimento allo stato brado!
Il posto dove sto lavorando, poi, è veramente moooolto "ameno"... roba da suicidarsi, ma tant'è... un piacere ad un amico non si nega mai e mi tocca andare fino a che la mia presenza lì sarà necessaria.
Spero solo che questi turni massacranti finiscano presto, perchè altrimenti urgerà un ricovero immediato per me in un ospedale psichiatrico... ma non uno semplice, uno giudiziario!
Sto trascurando una bella fetta della mia vita. Sto trascurando un po' mio figlio. La sera, quando torno semidistrutto, mi salta addosso, si arrampica come una scimmietta su di me e vuole giocare... "Papi, giochiamo???", urla... e sì, giochiamo, tesoro di papà, sempre che io non m'addormenti sulle costruzioni e sulle macchinine. Lui vede che sono sfinito e mi dice "Ok, oggi fai tu i buoni e io i cattivi, sei troppo addormentato per inventare le vendette malefiche" e da lì capisco che pure lui mi vede diverso e prova, a suo modo, a prendersi cura di me... oggi pomeriggio, per esempio, mi ha preparato il caffè... no, non con la moka, lui ha solo 8 anni e un bambino di 8 anni che fa il caffè ristretto non l'ho ancora mai visto... per lui "fare il caffè" vuol dire prendere una tazzina, riempirla di acqua calda di lavandino, schiaffarci dentro trecento cucchiaini di zucchero e colorare l'intruglio con due o tre cucchiaini di caffè CRUDO.
Mescolare bene il tutto e servire all'ignaro papà.
Me l'ha portato sul vassoio dei puffi che usa lui per fare colazione e mi ha detto che era un caffè "ristretto"... non sa nemmeno che vuol dire "ristretto", ma il curiosone sente che al bar lo chiedo sempre così e quindi...
Ho dovuto berne un po' (tralascio commenti sul sapore), perchè mi ha fatto troppo intenerire, non avrei mai potuto rifiutare un'attenzione così dolce, se la sarebbe di certo presa e non avrebbe avuto torto... mi sa, però, che presto dovrò insegnargli a caricare bene la macchinetta napoletana, così se proprio gli andrà di farmi il caffè, me lo farà come si deve, no? E comunque meno male che ho lui...
Quanto al mio cuore... sto trascurando un po' anche quello, ma ogni tanto canticchio una canzone, che basta ad attenuare le distanze e i forzati silenzi.
"Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre".
E tu lo sai.

P.S.: Il sogno è iniziato, ieri notte... ho tirato su l'ancora e ora sono pronto a navigare in questo nuovo mare, non importa quali sorprese mi riserverà... accetterò tutto, nel bene e nel male, voglio mettermi in gioco, è questo l'importante, mi fa sentire vivo... e poi sento che stavolta posso farcela, pare sia il mio momento per tante piccole cose.

See you when I'll be famous, guys...


giovedì, 22 marzo 2007

Sono di quelli che quando passa il treno, sistematicamente lo perde.
Un po' per andar controcorrente, un po' perchè spesso il mio passo non è quello della vita frenetica di tutti i giorni e il treno parte, mentre io dietro mi sbraccio e corro invano... un po' perchè, in fin dei conti, molti treni li ho voluti perdere apposta, forse per scoprire quanto sia più bello percorrere la stessa strada camminando a piedi, lentamente, e non sfrecciando su gelide rotaie, perdendosi il paesaggio intorno.
Il paesaggio intorno... lo guardo, l'osservo nei dettagli, anche quando non mi piace affatto. E l'osservo proprio per non farmelo piacere ancora di più, suona strano, ma non lo è; perchè tanto alla fin fine i difetti saltano all'occhio attento, sempre e comunque. A me piace scovarne, ci rido su, gli altri mi scrutano da lontano con occhio torvo, non capiscono, mi reputano un tipo strano, sicuramente diverso dal solito e, quindi, da tenere particolarmente sotto controllo, anche se non mi conoscono affatto, ma... io passo oltre e vado via; è anche questo il bello di camminare da solo, poter non dare spiegazioni di ogni singolo respiro che emetto.
Ho i miei tempi.
Decisioni di una vita prese in un istante, decisioni di un istante prese in una vita, che poi è cambiata inevitabilmente nell'attesa di qualcosa che non c'è... e chi è che non oscilla sulla fune dell'incertezza e improvvisamente sfiora a tratti il baratro di ciò che è certo e non si può più cambiare? E chi l'ha detto, poi, che non si possano cambiare certe cose... tutto cambia, "tutto scorre", "panta rei", "panta lone"... il mio di adesso è un jeans. Si sta per strappare su una tasca posteriore... troppo tempo seduto o troppi calci nel culo dalla vita? Non saprei scegliere tra le due cose, ma non mi piacciono entrambe, quindi, non scelgo, epoché per me e giù il sipario.
"C'è del marcio in Danimarca"... solo lì, Amly? No, mio caro, no... il marcio è ovunque, chiamerò il mondo Danimarca, senza offesa per i Danesi. Il punto è imparare a conviverci senza affogarci dentro. Non con i Danesi, con il marcio. Chi lo disprezza non vuol affogare. 
Oggi, tentare di educare un figlio a disprezzare il marcio intorno a sè, a distinguerlo innanzi tutto, e a non farne una bandiera da ostentare è sempre più difficile, ma almeno come padre so di non aver fallito per ora, almeno non ancora.
Lo guardo crescere e vedo in lui il bambino pieno di sogni che ero io, ci somigliamo tanto. Quanti di quei sogni che mi riempivano i pensieri d'infanzia ho realizzato? Forse due, forse potrei addirittura ridurre a uno la cifra... sì, direi uno. Avere un figlio. E gli altri sogni? Non li ho buttati, no; uno lo sto accarezzando proprio in questi giorni, ma non so come andrà e ho anche paura di buttarmi, a dire il vero. Fa poco macho dirlo, lo so, ma ho paura, che posso farci. Perchè quando un sogno si realizza, rischi di non aver più niente a cui pensare prima di dormire e questo non mi piace. Fortuna che di sogni pazzi e irrealizzabili io ne abbia anche troppi e, prima di chiudere gli occhi, ci sarà sempre un'immagine spensierata per me, una fantasia forse puerile, ma che faccia star bene, a farmi compagnia in questo mondo che non mi è mai piaciuto... e che ora mi piace ancora meno.
Un cattivo infinito, anelito d'irraggiungibile perfezione, uno sforzo continuo verso tutto ciò che è Utopia... questo sono adesso.
E non sarò mai quello che avrei voluto essere.

martedì, 20 marzo 2007

 

Nuvole di seta grigia
ricoprono il tuo corpo
disteso e stremato.
Stilla perle di sudore
di una lunga notte
di memorie e di passioni
di parole e di respiri
bruciati a rischiarare
le tenebre tra i muri
di una stanza silenziosa.
Nasconde occhi chiusi
il buio di un soffitto spento
e mani serrate tra loro
e pelle calda di carezze
mai stanche di sfiorare
tutto ciò che prima
non avevo osato amare.


martedì, 20 marzo 2007

OTTAVA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI
(per la traccia clicca
QUI)

IL RICORDO SFUGGITO ALLE SABBIE DEL TEMPO

Avevo scelto fin da quel primo respiro d'aria terrestre di non contare gli anni, i giorni e i minuti che mi sarebbero rimasti da vivere su quel pianeta fino al momento della mia "chiamata", del mio ritorno a "casa".
Mai un compleanno festeggiato, mai un anniversario da ricordare, che in qualche modo m'avesse fatto fare mente locale sul tempo trascorso, mai un orologio al polso; e se mi capitava di vederne uno per strada o se qualcuno, chiacchierando ignaramente, mi metteva al corrente del momento storico in cui stessi vivendo, scappavo via, disperato davanti alla minaccia di quell'immaginaria clessidra, che lasciava scorrere, impietosa, la sabbia nella mia mente. Sapevo che quella sabbia avrebbe sommerso ogni mio ricordo, una volta terminata la mia vita sulla Terra. Quella clessidra era il mio tormento più profondo.
"Cento anni", m'aveva detto SuperIperUranio...

"Vivrai cento anni sulla Terra, Jack. Vivrai come tutti gli altri uomini, ma ritornerai qui, e quando accadrà, la tua memoria verrà azzerata... potrai conservare un unico ricordo di quest'esperienza che ti sto offrendo. Sappi sceglierlo con cura e farne tesoro per la tua eterna vita ultraterrena. E ora vai, Jack, per ora il tuo tempo all'Inferno è terminato, un nuovo mondo t'aspetta ed è pronto ad accoglierti..."

"E' tutto chiaro, Capo... dimmi quando dovrò partire"
"Stai già partendo, Jack..."
"Ma... non capisco, che vuoi dire?"
"Aspetta e vedrai..."
"Non fare scherzi, mi manca l'aria qui... c'è puzza, sto male... che sta succedendo???"
"E' il tuo apparato respiratorio da umano, Jack, sta già avvenendo la trasformazione nel tuo corpo..."
"Che trasformazione, scusa... ma che stai dicendo...? A-aiutami..."
"Stai diventando un uomo... un uomo vero, Jack, quasi vero... è così che vivrai, un uomo tra gli uomini..."
"Per favore, mandami subito su quel dannato pianeta... per favore... so-soffoco... non ce la faccio più a stare quaggiù, soff-o-co!"
"Vai, Jack, vai... e non dimenticarti delle mie parole... scegli un ricordo davvero speciale, dovrai custodirlo per sempre... per sempre-e-e-e-e-e..."

Uno squarcio nel cielo plumbeo dell'Inferno s'aprì sopra ai miei occhi, increduli dopo le ultime parole del Capo, e in un lunghissimo istante fui praticamente risucchiato da quel buco nero, che man mano diventava blu oltremare nella rapida risalita. Acqua intorno a me, ma la puzza di zolfo continuava a persistere. Non riuscivo a capire. L'ultimo tratto della corsa verso l'alto fu velocissimo e tra miliardi di bollicine d'aria e riflessi della Luna nell'acqua, schizzai fuori da quel lago e volai per qualche metro su nel cielo senza capire nulla di quanto stesse accadendo.
Ricaddi dopo pochi istanti nel placido specchio d'acqua.
Il rumore del mio tuffo all'indietro fu l'unica eco che si sentì nei paraggi di quella natura che pareva deserta.
Riemersi e con il viso a pelo d'acqua mi guardai intorno... folta vegetazione e un lago dalla forma molto vicina ad un cerchio perfetto sembrava apparirmi, guardando le rive ben levigate ed omogenee. Un cratere. Un ex cratere che Madre Natura aveva reso un lago vulcanico; e quell'odore di zolfo derivava forse dall'intima essenza di quell'acqua: il fuoco.
Stanco e frastornato, mi tirai fuori dal liquido trasparente e sulfureo. Avevo paura di quel luogo ignoto, ma mi sembrò abbastanza desolato per sfuggire ad occhi umani e per proteggermi da qualsiasi incognita di quel nuovo mondo. Mi spogliai dei miei abiti bagnati e li lasciai ad asciugare alla brezza della notte, appesi ad un ramo. Mi stesi sull'erba ed assaporai i nuovi odori intorno a me e il silenzio, placido e perturbante.
E dormii nervosamente fino al mattino dopo, senza aprire più gli occhi, per sfuggire al buio di quelle tenebre non familiari alle mie pupille.

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Un rumore di foglie secche calpestate mi destò dal sonno, lasciandomi in un vigile torpore.

"Comme j'étais en train de vous dire, c'est le Lac d'Averno, celui que les Antiques Romains croyaient
être l'entrée de l'Enfer, vu le caractéristique et inquietant paysage naturel qui l'entoure..."


Fui definitivamente svegliato da alcuni passi, strascicati sul sentiero sterrato a pochi metri dalle siepi che mi nascondevano, e da quella voce dall'accento francese, che con toni allegri e fermi catturava l'attenzione degli astanti. Mi strofinai inavvertitamente gli occhi con le mani sporche di terreno, mi bruciarono un bel po' e corsi a sciaquarmeli vicino alla riva tra un'imprecazione e l'altra, tanto che mi parve che la donna m'avesse sentito e visto, perchè s'arrestò nel parlare per un attimo e si guardò attorno con aria circospetta.
"Il y a des animaux étranges ici...", disse, sorridendo, al suo gruppetto di persone. Animale strano a me? Bah!
Mi chinai più che potessi dietro una siepe di mirto e rimasi in silenzio a guardare la scena al di là delle fronde, con un ginocchio nell'acqua e l'altro schiacciato contro il mio petto. La donna, tornata rilassata, aveva ricominciato a narrare al gruppo di turisti le vicende di quel luogo dove ci trovavamo tutti, che ora avevo appreso chiamarsi Lago D'Averno. Diceva che anticamente era considerato dai Romani l'ingresso per il mondo degli Inferi.
"Sono rimasto chiuso fuori casa, allora...", pensai per un istante, divertito all'idea di quella leggenda. Ricordandomi, però, della notte precedente, ebbi un piccolo sussulto e mi resi conto che tanto leggenda forse non era, quel che s'erano tramandati i Romani di generazione in generazione: avevano colto la Verità senza saperlo. Conoscevano l'ingresso dell'Inferno, quel lago dall'acqua sulfurea e dalle strane venature grigiastre, sbocciato come un liquido fiore dal cratere di un antichissimo vulcano morto anzitempo. Ed io ero sbocciato dalle sue acque a nuova vita.
Mi sentii forte in quel momento, consapevole della mia intima essenza demoniaca, presi coraggio e mi tirai su per aprire le braccia al cielo, quando credetti che i turisti si fossero allontanati. Scattai in piedi con un gran sorriso, strinsi i pugni in segno di vittoria, per la grande possibilità che m'era stata data, ed esultai, quando, però...

"E lei chi è?!?!", urlò la donna, puntandomi l'indice contro e rimanendo immobile a fissarmi.
"Eh?? Chi??"
"Lei!!"
"Oh, parbleu, cet homme est nu!", bisbigliarono due turiste di una certa età, sconvolte dalla visione di un uomo senz'abiti addosso in un luogo pubblico.
"Cazzo... ehm, pardon, mesdames, pardon!"
"Che diavolo ci fa lei nudo in mezzo alle frasche?!"
"Eh, appunto, che Diavolo ci faccio nudo in mezzo alle..."
"Senta, io chiamo la Polizia, se non mi dà una spiegazione convincente!"
"Non sarà mai convincente la mia spiegazione, signorina! E si giri, per favore! Mi faccia recuperare i miei vestiti!"

Qualcuno mi osservava con gli occhi sbarrati, qualcun'altra rideva, rossa in viso, altri ancora mormoravano che fossi pazzo.
Mani serrate a coppetta sulle mie pudenda, mi voltai di scatto e corsi dietro ad un cespuglio, per tentare di recuperare i vestiti sul ramo, lì dove li avevo lasciati la notte precedente.
Una famigliola di rondini, però, aveva gradito molto la mia camicia e l'aveva usata come bagno pubblico aviario.
"Signorina? Mi scusi, ma prima, durante la sua bellissima spiegazione, ho sentito che diceva che il nome "Averno" deriva dal greco "Aornos", ovvero "senza uccelli", giusto?"
"Certo, giusto, ma che c'entra?"
"Guardi un po' qui la mia camicia? Questa secondo lei è cacca di balena?"

Alla vista di quella camicia imbrattata di sterco d'uccelli, la donna rise di gusto insieme agli altri, che avevano afferrato qualche parola del nostro discorso.
Un turista francese m'offrì gentilmente una sua maglietta e, resomi conto che l'iniziale diffidenza nei miei riguardi era scemata almeno un po', iniziai a raccontare una storia plausibile, per giustificare la mia presenza in quel posto, io che fino a pochi minuti prima non avevo nemmeno uno straccio addosso.
Mi ricordai che sulla Terra faceva ancora scandalo andare in giro nudi... ovvio che avessi suscitato scalpore, gli umani hanno nel dna il ricordo del peccato originale.

"Le sta un po' stretta questa maglietta... qual è il suo nome, signor giro-nudo-per-le-rive-dei-laghi?", mi chiese con fare indagatorio e divertito la donna. Occhi grandi e scuri, capelli ricciolini e un sorriso da far sciogliere i ghiacci polari in un istante.
"Mi chiamo...", non sapevo se dirle il mio vero nome o mentirle. Mi scostai un po' da dosso il tessuto della maglietta, che aderiva al mio petto. Mi stava davvero stretta e lei mi stava guardando... che gli allenamenti nella palestra infernale potessero dare buoni risultati anche sulla Terra non c'avevo pensato mica...
"Allora, lei si chiama?"
"Mi chiamo Jack, piacere... e lei, signorina nel-Lago-d'Averno-non-ci-sono-uccelli? Come si chiama?", sorrisi.
"Io mi chiamo Giada, piacere mio...", sorrise anche lei, imbarazzata e piacevolmente colpita da quel feeling che s'era instaurato a pelle in pochissimi minuti.
"Viene con noi in giro a scoprire le bellezze del Lago o vuol prima spiegarci cosa ci facesse nudo in mezzo alle piante, signor Jack?"
"Beh, io ero nudo perchè... perchè, insomma, ieri notte sono venuto qui per fare delle foto in notturna, ecco, e... sì, cioè, sono cascato in acqua, poi ho messo i vestiti ad asciugare e mi sono addormentato distrattamente... sì, proprio così è andata..."
"Ah, capisco... proprio così è andata... e, mi scusi se insisto, ma la sua macchina fotografica dov'è?"
"..."
"Allora?"
"E' sott'acqua", trattenni il respiro, le stavo sparando veramente grosse.
"Sott'acqua?? Le è cascata nel lago?"
"Eh sì... ha visto che sfortuna?"
"Beh, mi dispiace tanto..."
"Non si preoccupi..."
"Lei, però, non sembra affatto dispiaciuto della perdita...", incalzò la donna, sempre più incuriosita.
"E lei fa tantissime domande...", risposi, guardandola dritto negli occhi e usando quella particolare luce che solo le pupille diaboliche riescono ad emanare. Quella luce magnetica a cui gli occhi umani non sanno resistere.
"Posso venire in giro con voi? Questo posto m'interessa molto e vorrei saperne di più... poi, lei, Giada, racconta le meraviglie di questi luoghi in un modo davvero interessante..."
"Mi sta adulando, Jack?"
"Sì..."
"Le riesce benone, vedo, è il suo secondo mestiere, dopo quello di annegatore di macchine fotografiche?"
"Mi porta con il suo gruppo o no, Giada?", la sfidai, tirando su il sopracciglio destro e lisciandomi la barba.
"Affare fatto, lei ora è dei nostri, Jack...", mi prese per un braccio e mi portò davanti alla fila di persone insieme a lei.
Guardavo i suoi piedi camminare all'unisono con i miei. Passi piccoli, scattanti, per tenere alto il ritmo della camminata tra i sentieri accidentati, immersi nella vegetazione. L'Averno, un paio di metri più sotto, luccicava sotto i raggi del sole caldo di un mattino di giugno. Lo zolfo era nell'aria, mi pareva d'essere ancora a casa, il distacco con l'Inferno era stato brusco, ma meno del previsto. Forse tutti i Diavoli venivano mandati qui per il primo giorno di tirocinio? Non lo sapevo e non aveva poi tanta importanza; stavo bene, la Terra cominciava a piacermi, così come come cominciava a piacermi Giada, affascinante quarantenne con la freschezza stampata sul viso, come avesse avuto quasi la metà dei suoi anni.
Fu singolare l'attrazione indescrivibile che provai per quella donna, cosa che non mi capitò più negli anni a venire, con nessun'altra.
L'ascoltavo parlare al gruppo dei turisti francesi con quel suo accento fluido, con quella "erre" che lasciava scorrere, delicata, tra la lingua e i denti. Provavo a non guardarla, per concentrarmi solo sulla sua voce... e me la sentivo dentro, vibrare fin nei miei polmoni a rubarmi il respiro, al pensiero di quelle labbra sulle mie.
"Tu comprends le français, Jack?", si voltò di scatto verso di me, cogliendomi perso tra le mie fantasie.
Riuscii ad emettere un flebile "oui", fissandola, turbato. Percorsi con gli occhi il suo viso, ne ammirai la genuinità dei tratti, le accarezzai il collo con lo sguardo e me lo riempii dei suoi seni.
"Très bien, Jack... allons, mesdames et messieurs... nous sommes presque arrivés à la zone du pic nic...", con un ampio gesto delle braccia invitò il gruppo di turisti a seguirla. Non si accorse che il nodo della sua camicetta s'allentò per quello. Pochi passi ancora e secondo le sue indicazioni ci saremmo sistemati a mangiare un boccone sulle rive del lago, nell'area pic nic del parco naturale.

"Mangia con noi, Jack?"
"Beh, in realtà io non avevo previsto di rimanere qui fino ad oggi e non ho con me nè soldi, nè cibo..."
"I soldi non occorrono, adesso, e io posso offrirle uno dei miei panini, se le va..."
"Se ci diamo del "tu", dirò che mi va..."
"Se ti va..."
"Sì, mi va... grazie... posso sedermi qui?"
"Certo... vieni, ti faccio spazio sul mio pareo...". Le agili e sottili dita di Giada sistemarono le pieghe del suo coloratissimo pareo sull'erba, preparando un piccolo giaciglio per il frugale pranzo. L'aiutai e fu quella la prima volta in cui le nostre mani si sfiorarono.
Ricordo che trascorremmo tanto tempo a parlare sottovoce di noi, lei mi raccontò tanto di sè, io m'inventai una vita, un personaggio, un'anima. E lei s'innamorò di quell'anima, come io della sua, con la paura nel mio cuore che un giorno avrei dovuto per forza abbandonarla.
Decisi in quel momento che, nonostante fosse solo il mio primo giorno sulla Terra e che forse avrei potuto fare migliaia di esperienze più belle da conservare nella memoria, Giada e quell'unico giorno trascorso con lei sarebbero stati il mio ricordo da portare negli Inferi allo scadere dei cent'anni.
Volli vivere quei momenti al massimo dell'intensità, non sciupai un solo secondo di quella giornata, dedicandola tutta alla passione, nel senso più alto che gli umani danno a questa parola: desiderio, tensione e splendida sofferenza.
Restai ad ascoltarla mentre parlava e lei ne era contenta e sorpresa. Le regalai tutta la mia attenzione e mi resi conto che sbirciavo ogni particolare delle sue espressioni, per far sì che mi restassero perfettamente impresse nella memoria anche a distanza di tempo.
Chiusi gli occhi. Strinsi le palpebre fortissimo, come facevo all'Inferno da bambino per scatenare piccoli terremoti, uno dei primi giochini che m'insegnò mio padre. Avrei voluto un terremoto anche allora, per far scappare tutti in preda al panico e poter rimanere solo con lei; ma sapevo in cuor mio che i miei poteri diabolici li avevo persi nel momento in cui ero schizzato fuori da quelle acque sospese tra Inferno e Realtà... eppure...
La terra tremò. Il rumore di una sirena d'allarme riecheggiò tra gli alberi. Le persone urlarono e fuggirono come impazzite. Un terremoto. Credetti di essere tornato un demone, per essere riuscito a scatenarlo, e mi toccai la testa, passando una mano tra i capelli per sentire se ci fossero gli spuntoni delle mie vecchie corna ormai scomparse, ma di loro nessuna traccia. Ero ancora un uomo. E quel terremoto, allora? Tutt'ora non me lo spiego, fatto sta che ottenni quel che volevo: restare da solo con lei in mezzo a quelle meraviglie della Natura.
Per tutta la durata del sisma, Giada non si staccò dal mio braccio, che stringeva per la grande paura. Naturalmente io non ne avevo, ma mi finsi spaventato, come ogni altro umano al mio posto sarebbe stato. Ci ritrovammo vicinissimi. Bastò un attimo per abbracciarla più forte, per sentire il suo respiro fuso al mio, fino a cogliere la morbidezza delle sue labbra, desiderose di posare un bacio sulle mie; leggero e delicato, quasi incredulo dapprima; appassionato ed irriverente, poi, dopo che la strinsi forte a me in un impeto di voluttà. La volevo mia.
Morsi, che furono avide carezze dei miei denti sulla sua pelle di seta, e le mie mani, furiose cacciatrici delle sue curve di preda seducente, l'esplorarono in ogni angolo di corpo, strisciando sotto alla sua camicetta ormai sbottonata, per slacciare quell'insieme di pizzi e trasparenze che le velavano il seno.
In un groviglio di membra, me la ritrovai addosso, nuda, sensuale, bellissima, pronta ad offrirsi a me, un perfetto sconosciuto che la stava amando e che l'avrebbe amata per sempre, ero certo di questo dentro di me. Ero certo d'amare, io che non l'avevo ancora mai fatto. Lei, dal canto suo, sentiva quanto io fossi devastato dal suo fascino prepotente e giocava... giocava con le sue movenze invitanti, con le parole, sussurrate, a volte incomprensibili, che mi porgeva sulla bocca, sfiorandomela con la punta della sua lingua, come fosse un vassoio per servirmi ciò che le suggeriva l'anima. Quell'anima che avrei certamente corrotto, se non me ne fossi innamorato all'istante e senza via di scampo.
I raggi caldi del Sole mi scottavano la schiena, mentre m'insinuavo tra le sue cosce tese e il calore che emanava quella donna era pari alle fiamme dell'Inferno, bruciavo dentro per lei. Bruciava la mia mente, traboccante di sentimenti fino a quel momento ignoti, ma meravigliosi. Bruciava la mia bocca, che l'assaggiava ovunque, come per rubare brandelli di carne a quel corpo, indelebili tracce mnestiche nella confusione dei ricordi. Perchè il Tempo tende a sfumarli e a renderli nebbia opaca e senza colori... ma Giada non avrebbe fatto quella fine, Giada l'avrei ricordata per l'eternità.

La lasciai addormentata nuda sull'erba, così come lei aveva trovato me, proprio in questo punto dove siamo seduti adesso; e andai via senza lasciar tracce. Sapevo che l'avrei fatta soffrire e sapevo che avrei sofferto anch'io di quel distacco così brusco, ma scelsi di combattere quell'amore appena nato, che in realtà m'aveva già battuto lui stesso, obbligandomi silenziosamente ad imprimermi nell'anima quei momenti fugaci, vissuti in una calda giornata di giugno tra le braccia di quell'unica donna che riuscì a solcarmi il cuore, lasciando un segno indelebile del suo passaggio nella mia vita di essere umano.

Ecco, ora conosci il mio ricordo speciale da salvare, messaggero Hermes. Sono passati esattamente cent'anni da allora, visto che tu sei qui con la tua clessidra vuota tra le mani, ed io ricordo tutto perfettamente, come vedi. Non ti resta che cancellarmi tutti gli altri pensieri dalla memoria, adesso, il mio tempo quassù è finito e ho fatto quel che dovevo. Puoi riferire al Capo che sto tornando all'Inferno.

[Jack si alza in piedi, butta via sull'erba i suoi vestiti, dopo aver usato un lembo della camicia per asciugare via una lacrima. Dà un ultimo sguardo al paesaggio intorno, sorride amaramente, e passi lenti s'avvicina alla riva del Lago d'Averno. Senz'altra esitazione, s'immerge nelle sue profondità e sparisce per sempre tra i placidi riverberi dell'acqua...]

"Comme j'étais en train de vous dire, c'est le Lac d'Averno, celui que les Antiques Romains croyaient
être l'entrée de l'Enfer, vu le caractéristique et inquietant paysage naturel qui l'entoure..."

Written by: JackPummarolino alle ore 04:05 | Permalink | commenti (4)
categoria:angeli e diavoli, i racconti improvvisati di jack
sabato, 17 marzo 2007
Mattinata all'ipermercato...

"Papiiiiiiiiiii!!! Svegliati, dai, dai!!!" (zomp zomp zomp... la belva comincia a saltare sul letto)
"Mmmmmh... stai buono, su, è presto..."
"Uffffff, papiiii, è sabato, hai capito? Ehi, è sabato, dobbiamo giocare!"
"DOBBIAMO?", penso...
"Guarda, papi, apri gli occhi! Suplex!!!! SBAM!!!", prende un cuscino, lo fa diventare il suo nemico di wrestling e me lo schianta addosso, facendo pure il countdown e il gong...
"Deng deng deng!! E vince! Vince l'imbattibile! Papi, hai visto che mossa so fare??? Papi, hai guardato? Hai guardato davvero o per finta?"
"Mmmmh... sì... sì..."
"Ehi!! Tu dormi!! Allora, andiamo a giocare a fare la spesa? Ti posso fare la ciacionata, papi?"
A quel punto la piccola peste mi si butta addosso e mi fa la ciacionata.
Dicesi "ciacionata" un miscuglio di coccole e mazzate, vale a dire mani in faccia, dita nel naso, nelle orecchie, pure negli occhi, sbavacchiate, pizzichi, leccate, morsi, cazzotti, pernacchie, abbracci, solletico e cose del genere... a quel punto è impossibile non svegliarsi, così lo acchiappo e gli faccio io una mossa di wrestling, conto pure fino a 3 e vinco, obbligandolo ad andare a fare subito colazione, perchè a quel punto non avrebbe avuto senso gingillarsi per casa con la peste ipereccitata, avrebbe sfasciato di sicuro qualcosa... e così siamo usciti di lì a poco, direzione Ipercoop.

In macchina...

"Papi, io guido, vero?"
"Tu hai la patente, per caso?"
"Sì, sì"
Lo guardo con aria esageratamente sorpresa e incalzo...
"Ma dai, che bravo! E quando l'hai presa?"
"Domani"
"Ma come, domani? Siamo ancora ad oggi... forse ieri?"
"Sì, ieri, volevo dire ieri!"
"E allora io sono il vigile, fammi vedere la patente o ti faccio la multa"
Si mette le mani in tasca, tutto sicuro, e tira fuori una figurina di calciatori azzeccata su un foglietto di carta piegato in due, con su scritto il suo nome con tanto di cognome taroccato: R. Calaiò.
Il solito Calaiò, giocatore del suo cuore del Napoli, che è praticamente diventato il suo alterego.
"Ah, bene bene, signor Calaiò... questa patente è un po' strana, ma... forse... la multa..."
"No, signor vigile, la multa no, devo prendere i bambini a scuola, per favore!"
Quando ha pronunciato questa frase, ho iniziato a ridere, perchè è una delle mie scuse predilette da dire ai vigili nei momenti di panico, quando la multa sembra quasi assicurata.
Partiamo, gli faccio cambiare le marce... grattate continue e se la ride, al che decido che forse è meglio smettere (la macchina è nuova, non per altro!).
In macchina si parla della sua nuova amica del cuore (c'è stata una drastica sostituzione con la vecchia fiamma che l'ha tradito... donne), parliamo dei prossimi Lego che gli piacerebbe avere (che sola), di qualche sconto per punizioni che si sono accavallate per tutti i guai che fa e poi mi racconta una sfilza di aneddoti di scuola, barzellette e... canta. E quando canta, c'è da morire dalle risate, chiude pure gli occhi!

Arriviamo all'Ipercoop...

"Papi, io guido il carrello o sto dentro?"
"Facciamo nessuna delle due?"
"E dai, papi, ma allora che sono venuto a fare, ehi!", perchè giustamente all'Ipercoop mica si va a fare la spesa? No! Si va per farsi un giro sul carrello, ovvio.
"Va bene, scegli tu..."
"Dentro, ma in piedi, perchè seduto è da piccoli!"
"Ma che in piedi e in piedi, tu caschi!"
"Allora in piedi dietro al manubrio, così facciamo le impennate!"
"Siamo al supermercato, non in una pista di motociclismo! Forza, salta su e stai buonissimo"
"Sì...", quando dice solo "sì" mi preoccupo.

Tra gli scaffali...

"Papi, compriamo questo? Papi, lo sai che queste merendine buonissime non le ho mai provate?"
"E come fai a sapere che sono buonissime, se non le hai mai provate?"
"E perchè ho fatto una magia con il naso e ho sentito l'odorino", che paraculo, sempre la risposta pronta.
"Papi, pure questo... e questo, questo qui e questo qua... tutto ci compriamo, vero?"
"Allora, se dobbiamo comprare tutto, compriamo pure i formaggi puzzoni, vero?"
"No, quelli noooo!! Che schifo! Bleahhh! Bluuuhh!!", comincia a fare gesti plateali di vomito.
Una signora ci guarda divertita, le due bambine che sono con lei se la ridono ancora di più, guardando R. che continua a pseudovomitare e a dire "Formaggi puzzoni, vi odio!"
"Guarda che le bambine stanno ridendo, stai facendo lo scemo e ti prenderanno in giro, eh?"
R. si gira di scatto verso le bambine e le guarda, serissimo.
"A voi piacciono i formaggi puzzoni?" e le bambine giù a ridere ancora di più. A quel punto attacca a ridere pure R. e posso garantire che ha una risata contagiosissima.
La scena è simpaticissima: ci sono queste due bambine biondissime attaccate al carrello della mamma, che ridono come ossesse, mentre mio figlio s'improvvisa buffone di corte e continua a parlare di formaggi puzzoni con modi alquanto spiritosoni.
La mamma, biondissima anche lei, s'avvicina e dice a voce bassa "E' una tragedia far la spesa con un diavoletto così, immagino, eh?" e io non posso che confermare con un sorriso rassegnato.
R. scende dal carrello e va dalle bambine con in mano una confezione di budini Nesquik.
"Lo sapete che ieri ne ho mangiati quattro di questi e ho fatto la cacca tutta liquida?"
"R.!! Ma che stai dicendo, chiedi scusa!", ma le bambine sono già a terra che si spatasciano dalle risate.
"Papi, possiamo fare la spesa con loro?"
Che cazzo di domande mi va a fare, dico io?!?!?
"Ma lasciale stare, che avranno tante cose da comprare anche loro... forza, saluta e andiamo"
"Signore?", mi chiamano le bambine.
"Sì?", sorrido divertito per quel "signore".
"Lo sai che noi possiamo fare la spesa con voi?"
"Ma davvero? E avete chiesto alla mamma?"
La mamma diventa viola e fa cenno di no con la testa, sorridendo.
"Sì, abbiamo chiesto", dice la più pimpantella.
"Ah, beh... se avete chiesto, come potrei dire di no a due signorine così carine?"
"Evvaiiiii!", urla R., come se quelle due bambine le conoscesse da sempre.
"Volete venire a vedere il banco dei formaggi puzzoni?" e le due bimbette stavolta ridono più forte, quasi avessero preso coraggio.
"Non dovete correre, è chiaro? Guai a te, R., se non ti vedo a due metri da me, vedi quanta gente c'è?"
"Sì, papi, sto qui, giuro", prende una delle bimbe per il cappottino e comincia a correre verso il banco dei formaggi "puzzoni". L'altra li segue. La mamma fa un gesto con la mano come per dire "ferme!", ma invano.
"R.!!!! Che t'avevo detto, torna qui!"
"Vaaa beeeneeee..." e facendo un gesto semidisperato con le braccia, tipo un "non mi fai fare mai niente!", urta una pila di scatole con dentro delle macchinette da caffè... il panico totale... la fila oscilla, io la guardo, atterrito, mi ci tuffo su e l'abbraccio. Scatole salve.
Le bimbe ridono fortissimo, dando pacche sulle spalle a R., dicendogli "sei troppo simpatico, sei troppo simpatico!". Ma 'ste bastarde! Invece di calmarlo, così me lo gasano!
Comunque, le tre belve si calmano un po', la mamma mi racconta qualche episodio di vita disperatamente al femminile e da che ero convinto di avere in casa una specie di animaluccio, mi rendo conto che tutto sommato sono fortunatissimo ad avere un maschietto e non due isteriche e volubili creaturine bionde come quelle due diavole travestite da angiolette.
Alla cassa si facevano le boccacce tra di loro, poi ci siamo finalmente salutati nel parcheggio e abbiamo pure scoperto di abitare vicini.
"Mamma, possiamo invitare R. a mangiare a casa nostra?"
E' nato l'amore... e quel nanetto gnomo come risponde????
"Solo se sugli spaghetti non ci mettete i formaggi puzzoni!!".
Ridono, ride, rido...



Written by: JackPummarolino alle ore 13:23 | Permalink | commenti (8)
categoria:about jack, le giornate di jack, jack non sta mai tranquillo
venerdì, 16 marzo 2007

Dell'Entusiasmo. La spinta verso e dentro sè.

Non so quanti grecisti e latinisti passeranno di qui, questa non vuole essere una lezione di filologia, ma per i non addetti ai lavori, sia comunque un riferimento l'immagine qui di fianco... trovo che sia sempre bello andare alla ricerca dell'etimologia delle parole, io che le amo, se ben usate.
ENTUSIASMO. Questa è la parola che più mi piace.
Ciò che di più bello ci sia nell'animo umano, ciò che ci spinge a fare qualcosa dando il meglio di noi stessi, il massimo, senza risparmiarsi mai, perchè si ha uno scopo ben definito e lo si porta avanti con fierezza. Fierezza.
La compagna ideale di Entusiasmo. Volontà è la loro figlia prediletta.
Parlo di entusiasmo perchè in giro ne vedo poco, sempre meno, in tutti i settori del vissuto quotidiano. Quanto io m'incazzi di tutto ciò non è un mistero.
Non so se sia un morbo diffuso, questo lassismo generale del pensiero, questa specie di lentezza cerebrale, di appiattimento, che cozza contro ogni mio modo di vedere la realtà. La realtà stessa, infatti, infetta, ogni giorno m'appare sempre più piatta, salvo rare eccezioni, che sto ben attento a tenermi strette vicino.
Fatto sta che è disarmante vedere, soprattutto nella maggior parte dei più giovani, ma non solo loro, va detto, la mancanza di ogni spinta vitale verso ideali che trascinino, verso modi d'essere carismatici e indipendenti, che si distacchino dai modelli del cazzo, pardon, che propongono cinema e tv. Il gregge di cui parlava Nietzsche c'è sempre stato e mai sparirà.
L'unica spinta entusiastica che riesco a vedere negli esponenti di "spicco" delle nuove generazioni è quella verso le boutiques di alta moda: l'esercito di D&G, di Cavalli e di non so chi altro, tutti paillettati, esteticamente perfettissimi, esemplificazioni in carne ed ossa di pagine di rotocalchi da parrucchiere.
Sono stronzo a dire così? Può darsi. Sto generalizzando? Può darsi, ma non m'importa, perchè come al solito vorrei provocare, per far indignare chi non è così vacuo dentro, e spingerlo a reagire. Difficile, lo so, questo è solo uno stupido blog senza pretese, ma ho voglia di scrivere tutto questo, oggi, e che nessuno s'offenda, tanto, come si dice, me ne fotto, giusto? E' questa la mentalità imperante, il "me ne fotto".
Avere un progetto nella testa, un ideale da portare avanti, niente di trascendentale, per carità, ma qualcosa che dia un senso alle giornate e che faccia maturare dentro... vorrei intorno a me persone con queste idee nell'anima. Persone attente a quello che hanno intorno, disposte a conoscere e a rispettare ciò che è altro da sè. Vorrei sentirmi attorniato da persone "divinamente ispirate", entusiaste ed entusiasmanti, appunto, che propongano, stimolino, divertano, coinvolgano, stupiscano... agiscano.
E sarebbe divertente fare un discorso così nel bel mezzo di una folla, per vedere alla domanda "quanti di voi si ritengono pieni di entusiasmo?" le mani che si alzano, agitate, per farsi vedere... e poi? Quanti avranno detto la verità?
Riempirsi la bocca di belle parole è facilissimo per tutti, metterle in pratica è cosa per pochi, a quanto pare. E dove sono quei pochi, allora? Li cerco ogni giorno nelle piccole vicende quotidiane e quando, aiutato dal Caso, trovo uno di loro, uno di questi silenziosi militanti del PCF (Partito Cervelli Funzionanti), provo ad interessarlo, provo a "circuirlo", se mi si passa il termine, provo ad entrargli nella mente, incuriosendolo, dandogli quel che posso offrire di mio, per arricchirmi di tutto ciò che so già che potrà insegnarmi, anche soltanto con uno sguardo... uno sguardo vincente.
E non importa se chi incontrerò non saprà insegnarmi niente di concreto o se non saprò farlo io per lui, perchè basterà condividere quello che si ha già, insieme, spinti dall'Entusiasmo.
La Conoscenza, poi, verrà da sè...


mercoledì, 14 marzo 2007
LEGGERE(ZZE) ED(ELL') ESSERE

Capitano momenti della vita in cui mi sento Leopold Bloom. Sfiduciato, insoddisfatto, in preda alla caducità degli eventi.
Altri in cui Dr.Jekyll s'impossessa di me e si dispera della complessità dell'anima duplice che m'alberga dentro, mentre Mr.Hyde, fuori di me, ma pur sempre me, se la ride subdolamente del disagio che provo.
Quando divento Gregor Samsa ho paura dei mutamenti. Mi chiedo perchè intorno nessuno mi capisca e sto attento a non venir schiacciato da pregiudizi e paure altrui.
Golan Trevize mi aiuta a fuggire di qui, mi lancia nello spazio infinito. Ulisse mi riporta sempre a casa, inevitabilmente, dopo utili e inutili giri di vite. Mi trasformo in Lucio e il mio asino m'accompagna in mondi dove regna l'ironia. Frivolo e divertito, mi maschero e lascio che Dorian giochi con il mio corpo, in un impeto di narcisismo.
Parlo alla Luna, se decido di errare per l'Asia con abiti da pastore e gregge di ricordi al seguito, e sprofondo in abissi di distruzione, se voglio essere il Dottor Kerans... forse il mondo un giorno davvero sarà sommerso e io annegherò con esso.
Acab, quando inseguo un sogno impossibile, Humbert Humbert, quando ho perso la testa per donne che m'hanno bistrattato e sedotto con finto candore, il Capitano Nemo, quando solco i mari sulla mia barca e immagino di finire in terre lontane, in paesaggi esotici e remoti, dove diventare Jim Hawkins, seguire una fantomatica mappa e sprecare divertenti attimi di tempo alla ricerca di tesori che non esistono.
Sentirmi Fridolin, spaesato dalla profondità del mio inconscio, che potrebbe nascondere inviolabili segreti che ancora non m'è dato di sapere. E Lamberto Laudisi mi aiuta a dirvi che io sono così come mi vedete, mentre io "vi vedo affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così".

Written by: JackPummarolino alle ore 01:50 | Permalink | commenti (4)
categoria:i deliri di jack, inside jack, jack ogni tanto pensa
domenica, 11 marzo 2007

PUBBLICITA' PROGRESSO A FAVORE DELLA LINGUA ITALIANA

Siete stanchi di leggere commenti dislessici nei vostri post?
Siete stufi di tentare di interpretare frasi che suonano più o meno così "caio, tsoro, come sstai'? Volvo dirti che sno nadata a letto peresto ieri"?
Sì?
Avete detto sì???
Bene! Questo è il post che fa per voi, care amiche ed amici.

RIBELLATEVI!


Ribellatevi alla disgrafia da blogger assonnato e stralunato, ribellatevi contro coloro che v'imbrattano i post con commenti dalle parole incomprensibili, ribellatevi contro colei che è la fondatrice di questo pericolosissimo movimento eversivo, che semina equivoci e incomprensioni nella lingua italiana: sì, sto parlando proprio di lei, DAVILA DE ROJA!
Protestate, quindi, contro la sua nuova lingua, che sta prendendo il sopravvento sulla Rete, attirando un sempre più grande numero di fedeli: il DAVILESE.
Aggiungi nel tuo blog questo banner in segno di protesta contro colei che istiga le folle a distruggere la lingua italiana con il suo turpe e contagioso lnguagigio. Pocro cane nn risco piùù a scirivere... è trmenedo, avte vitso?

 


Se anche voi vi ritrovate commenti dislessici nel blog e siete stufi di tutto ciò, questo è il banner che stavate cercando... :D

  

Dai, ammazzami ora...

sabato, 10 marzo 2007

Quello che le donne MI dicono...

Niente di che, sia chiaro, solo un breviario senza pretese e leggermente esaltato (perchè no?) delle frasi più udite negli ultimi anni, da quando ho smesso di fare la brava personcina e mi sono dedicato all'arte del cazzeggio "amoroso". Questo, però, non vuol dire che io non abbia il cuore con i battiti accelerati, se penso a qualcuna, adesso, eh...
Avvertenza: questo post è sconsigliato a chi non mi conosce almeno un po', potreste farvi una pessima opinione di me (ovvio) e potrei passarci per doppiamente narciso ed egocentrico ai vostri occhi... ma non serve raddoppiare la dose, garantisco personalmente...


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Donna: "Hai un modo davvero irresistibile di corteggiare le donne, non ti si può non cedere, sei troppo scemo!"
Commento mio: ma insomma?? Che vuol dire "troppo scemo"?? Tsk, per una volta che sembra ti facciano un complimento, dopo ti danno subito la batosta.


Donna: "Sei completamente inaffidabile, io con uno come te non ci starei MAI"
Commento mio: in genere, chi mi dice questa frase, dopo un paio di settimane che non la calcolo carinamente, inizia a provocarmi. Uhm. Le donne sono quasi sempre molto stabili, W la coerenza, eh?


Donna: "Secondo me, finora nessuna donna ti ha capito davvero... tu sei un uomo speciale..."
Commento mio: il sorriso da crocerossina che fanno mentre pronunciano queste parole è qualcosa di altamente pericoloso. Significa "Non preoccuparti, caro, come ti amerò e ti capirò io... ehhhhh (sospiro innamorato) non mi schioderò più di torno e avremo tanti bei bamboccini!". ARGHHHHHHH!!!!!


Donna: "Perchè mi stai guardando così? Sai che poi io..."
Commento mio: eh?? E come ti dovrei guardare, bella mia, se hai una scollatura che un altro po' ti si vedono pure le ginocchia? Diamine.


Donna: "Io odio gli uomini che non decidono mai dove portarmi e lasciano fare tutto a me. Ah, volevo dirti che per stasera... vorrei andare a mangiare lì, poi a vedere quel film lì, poi magari salutiamo quelli lì, poi facciamo un giro lì e poi beh... mica hai qualche proposta, vero? Ma non decidi mai niente nemmeno tu?"
Commento mio: ma l'uomo sono io o sei tu? Ma mi fai parlare o mi vuoi costringere a chiuderti la bocca a modo mio (no, non pensate male)? E perchè io sono uscito con te, femminista nostalgica del cacchiummm, nipote di qualche suffragetta uccisa calpestata da un corteo di lesbiche impazzite? PERCHE'??


Donna: "La prima volta che t'ho visto t'ho trovato veramente insopportabile, sai...". Sguardo languido, mano sul mio petto. Variante: seduti di fronte, il suo corpo proteso verso di me, sorriso ammiccante con bocca a cuoricino.
Commento mio: a parte che io SONO insopportabile, ma poi, dico io, perchè non me lo dici chiaro e tondo che ora sei pazza di me? CONTORTE. Siete contorte, mie care.


Donna: "Sai che stamattina t'ho pensato?"
Commento mio: ah ah ah. Solo stamattina? E su, giochiamo a carte scoperte, dimmi che sono il tuo sogno erotico 24 ore su 24 e non se ne parli più, che si passi ai fatti.


Donna: "Tu ci credi all'amicizia tra uomo e donna? Noi siamo amici, vero?"
Commento mio: se ti dico che ci credo, ci resti di merda, perchè speravi in un mio abbraccio con tanto di caschè e bacio, mentre ti sussurro che non ci ho mai creduto e che ti ho sempre desiderata. Se ti dico che non ci credo, mi dici che sono un porco maialone e magari mi molli pure un cazzotto nello stomaco e non me la dai più per i prossimi dieci minuti. Resta il fatto che aspetti comunque che io ti zompi addosso, punto.

Donna: "Non si capisce mai se stai scherzando o sei serio, questo mi dà enormemente fastidio. Ma mica ci stai provando con me? No, fammi capire!"
Commento mio: e tu perchè ti scaldi? E perchè sei andata a dire alla mia migliore amica che ti piace tanto questo mio modo di fare e ora a me dici il contrario? E perchè mi vuoi mettere alle strette? E perchè mi reputi così fesso? E perchè, se ci provo con te, per caso ti dà fastidio? Ma statt' zitt', iamm' bell'. Ahhhh...



Donna: "Scommetto che sei tanto romantico e che quest'aria da duro cinico ce l'hai solo per difenderti..."
Commento mio: brava, mia cara. Sei un passo avanti rispetto al resto dell'universo femminile, hai capito che ho un animo nobile, gentile, dolce e tenero, ma... a letto come te la cavi?

PAFFFF!!!!!!!

Questo è il rumore del ceffone che ogni donna che passerà di qui mi regalerà in pieno volto, tutta fintamente imbronciata, in segno di protesta verso il maschilismo imperante di questo post. Ebbene sì, provocazione lanciata: è guerra, pazze schizzate che non siete altro!!!




 

giovedì, 08 marzo 2007
Conosco quel modo che hai di guardarmi. Mi ci sono perso miliardi di volte in quegli occhi ammiccanti, li ho chiusi con dei baci e ho aspettato che si riaprissero, sorridenti, per baciarli ancora in momenti rubati alle regole della buona società... e stamattina li ho avuti addosso di nuovo, dopo tanto tempo, per dei maledetti minuti che non passavano mai.
Avere uno sguardo come quello sul proprio corpo può far impazzire un uomo e tu lo sai. E tutto iniziò proprio con uno di quei tuoi sguardi, tutto solo per i tuoi occhi. Hai sempre quella camminata sexy, che tutti si girano quando passi; è stato l'unico pensiero che m'ha fatto sorridere, rivedendoti. Foolin' around, everywhere I go you're the only, only, only sexy lady... te la cantavo sempre, che ricotta squagliata che ero. So che te lo ricordi e magari il pensiero di quei tempi t'intenerisce, sempre che tu sia ancora capace di provare tenerezza. Permettimi di avere qualche dubbio.
Sai come ridurre schiavi di una passione che non porterà mai a niente di buono, che recherà con sè sogni spezzati ed illusioni troppo ingorde di trovare una via d'uscita dal pantano dell'immaginazione... illusioni poco adatte alla vita di questo mondo, per chi non sa rassegnarsi alla ben più complessa realtà.
E io sono uno di quelli che non sanno rassegnarsi fino in fono alla sfacciata durezza della verità dei fatti... ecco perchè mi hai battuto e hai vinto, alla fine. O, almeno, credi di... adesso, non sono più così convinto d'essere stato io il perdente.
Non è un parlar facile a cose finite, questo, è semplicemente un ricordare per me stesso. Ricordare l'uomo che ero, o forse soltanto un ragazzo, dovrei dire, guardando come si siano cicatrizzate bene le ferite che hai lasciato, incurante, bella e sprezzante, come sei sempre stata e sei ancora.
Peccato che non mi freghi più.
Peccato anche che tu non mi possa leggere, adesso, o forse no, ne rideresti e provocheresti ancora, e io non voglio questo.
Peccato, poi, che io non ti porti abbastanza rancore da distruggerti, così come tu continui a voler distruggere me. Io non so farlo, per fortuna, e non m'importa di imparare l'arte di rovinare le vite agli altri, anche se saresti una docente preparatissima in stronzologia applicata.
Stammi lontano.
Non c'è più nulla che io possa fare per te, nulla che abbia voglia di dirti, di darti; nulla da condividere, nè materia, nè pensiero.
Una volta, sono stato un castello di morbida sabbia tra le tue mani e m'hai potuto sbriciolare e ricostruire a tuo piacimento tutte le volte che hai voluto. Adesso, mi dispiace, ti farai del male, se solo proverai a far breccia in mura di dura pietra. E se dovesse venirti in mente di scavalcarle, non riuscendo a buttarle giù, sappi che cadrai di certo ed io non sarò dall'altra parte a raccoglierti tra le mie braccia, è finito il tempo, quello nostro; adesso, vivi il tuo, ma senza di me.
E lasciami in pace.