domenica, 25 febbraio 2007

Questo racconto, spero il primo di una lunga serie, è un racconto parallelo, ovvero un racconto che ha un suo gemello, simile e diverso, su un altro blog, quello di Davila.
Stanotte, abbiamo scelto insieme una canzone e ci siamo "sfidati" a mettere su "carta", sotto sembianze di racconto breve, quello che la canzone scelta ci ha ispirato a livello emozionale, ovviamente senza comunicarci nulla prima, nè durante la scrittura dei testi, così da non influenzarci a vicenda.
Insomma, un libero sfogo della fantasia... e sarà carino per me confrontare le diverse sensazioni che la musica può dare a due persone differenti.
Beh, non vi resta che dare un'occhiata al frutto della nostra collaborazione a distanza, se v'interessa questa specie di esperimento notturno... buona lettura.

"Non è un segreto che le stelle cadano dal cielo..."
(Ispirato a "The Fly - U2")

Non avrebbero mai creduto di far l'amore, non quella notte.
Non dopo essersi persi, ritrovati e poi persi ancora in giri di vite vorticose, divise da giorni lontani, da un passato mai condiviso eppure immaginato insieme tante volte; vite spezzate da un presente sempre in fuga e da un futuro che appariva sfocato all'orizzonte, incerto quanto il flusso di pensieri di un folle nel pieno del delirio...
"Sei più attraente di sempre", le disse, sorridendo con quell'aria scanzonata di chi vuol mostrare una sicurezza che forse non ha del tutto, offrendole da bere.
"Neanche tu scherzi...", rispose lei, stringendo il bicchiere tra le mani, celando l'imbarazzo di doverlo guardare dritto negli occhi.
Non avrebbe ceduto al desiderio di abbandonarglisi tra le braccia, non gli avrebbe dato quella soddisfazione di renderlo padrone del suo corpo prima ancora di averglielo mostrato nella sua sfacciata e delicata nudità.
No. Voleva resistere alla più grande tentazione della sua vita; e ora che ce l'aveva a portata di mano, di labbra, quella tentazione così disperatamente voluta e cercata andava tenuta a freno, almeno per un po', per dimostrare a se stessa, prima ancora che a lui, di essere una donna forte... una donna forte.
Come in un sogno, che non ha inizio nè fine, la loro presenza in quella stanza non aveva una valida spiegazione, niente di razionale che potesse in un certo senso giustificare la loro contemporanea risata sommessa all'interno di quattro mura sconosciute, il loro comune stupore, il desiderio strisciante che si palesava in ogni gesto.
Un'utopia del pensiero, un non-luogo dell'immaginazione si era appena concretizzato sotto i loro occhi, lasciando al posto del vuoto dell'attesa la pienezza di una situazione tanto vera, quanto difficile da credere.
"Questa notte ci sarà l'eclissi...", disse, guardando al di là dei vetri, con gli occhi puntati alla Luna, per evitare di fissare quella donna che l'aveva sempre fatto impazzire.
"Beh, vuoi dire che così come sono apparsa, sparirò?", lo provocò lei, girandogli intorno, muovendo lenti passi, accompagnati dal rumore dei tacchi dei suoi decolléte sul parquet. Schioccò la lingua, asciugando una piccola goccia di vino rosso, che le stava scivolando sulle labbra.
Lui si voltò e restò a guardarla in silenzio, mentre lei faceva quel semplice e sensuale movimento per inumidirsi le labbra. Sapevano di Chianti, lui ne riusciva a sentire il profumo, misto a quello dei suoi respiri.
Spense la luce.
"Il nostro mondo è al buio, stanotte...", le si avvicinò, posandole una mano sui fianchi, giocando con le dita al di sotto della maglia di lei, nella penombra di una Luna che stava per spegnersi e di luci di strada, che lanciavano raggi e riflessi sulle pareti scure della stanza.
"Non so perchè siamo qui...", si lasciò prendere, esitando solo un istante, presa alla sprovvista.
"Non importa perchè... ci siamo e basta...noi due". La strinse a sè, con quella stessa mano che le carezzava i fianchi un attimo prima, sfiorandole con l'altra i capelli che le si erano sparpagliati sulla fronte.
Il seno gli premeva sul petto. Come un fulmine, la voglia di essere la sua stessa pelle s'impossessò di lui.
Fu in un attimo che la schiena di lei si trovò saldata alla parete adiacente alla finestra. Il suo corpo stretto in una morsa di passione, fatta da un muro freddo e da un altro corpo, caldo, quello di lui, che le era addosso e le rapiva baci dalla bocca, senza possibilità di chiedere alcun riscatto per quell'anima che a poco a poco s'allontanava da lei, per unirsi a quella di lui, prepotente e desiderosa di completarsi in un amplesso di sensi fuori da ogni razionale controllo.
L'eclissi di Luna durò il tempo di un lungo bacio dato nell'oscurità e occhi che, chiusi, non videro, si ritrovarono a schiudersi vicini, incrociandosi in un angolo di quella stanza, ora più luminosa.
Due ombre si stavano amando nella notte senza conoscersi davvero, due ombre si stavano fondendo in un'erotica danza, nere ed armoniose, sul bianco dell'unica parete toccata da un deciso cono di luce.
Un mucchio di vestiti cadde a più riprese sul legno lucido, calpestato ora solo da due piedi ben saldi al suolo.
Lei era avvinghiata attorno al suo corpo, svestita, seduta sul davanzale del grande arco vetrato che dava sul mare. I fiori le solleticavano le natiche, era piacevole l'alternanza tra il tocco delicato dei petali e quello accattivante di mani mai stanche.
Sì, sentiva le sue mani dappertutto e le lasciava fare. Sicure e audaci, dispensavano malizia sottoforma di carezze che mai avevano ricevuto le sue curve di donna.
Ogni finestra accesa delle case sull'isola di fronte, adagiata sulle onde, sembrava spiarli con lascivia e ogni alito di brezza pareva volesse partecipare all'estasi di passione, regalando bividi intensi a quelle carni nude, esposte alla frescura della notte.
"Stiamo cadendo dal cielo..."
"Brilliamo come stelle che bruciano..."
"Io brucio di te..."
Scivolarono lungo la parete più scoscesa del burrone della passione, travolgendo ogni resistenza, ogni dubbio, scatenando una frana di irresistibile seduzione, che li sommerse completamente.
Le morse il collo, succhiando la pelle di quella donna che sapeva d'amore, che sapeva d'amare.
Era così arrendevole e sensuale, che ogni suo gesto era un invito a continuare, ad andare oltre, alla ricerca di un piacere intenso, mai provato prima, mai condiviso fino alla perdita della consapevolezza di se stessi, smarriti nell'ossessione di possedersi, lasciando il mondo fuori.
E mentre l'Universo fuori esplodeva verso l'Infinito, il desiderio implodeva in quella stanza, lasciando tra le macerie di quella pazza notte un uomo e una donna decisi ad amarsi fino alla fine del mondo...




 

giovedì, 22 febbraio 2007

PLANETARIUM DISSIDIUM
(seconda parte)

"Capitano, più di così non posso, sei a 10 metri dal campo gravitazionale del Gak, devo fermarmi!"
"Ancora un paio di metri, Symbel, il braccio meccanico non arriva nemmeno a sfiorarlo, il Gak!"
"Non posso, Capitano, la Nave sta tremando tutta, non riusciremmo a resistere un istante di più a questa forza d'attrazione, se mi avvicino ancora! Verremo inghiottiti entrambi, torna a bordo, per favore, risali!"
"Symbel, per tutti gli asteroidi!! Ricordati che sei tu ad essere ai miei ordini, non il contrario! Dunque, aziona l'altro reattore posteriore immediatamente e fai trazione, poi, avvicinati di un paio di metri ancora, ti ho detto, un paio di metri soltanto!"

---- PLUS 2 METRES ---- ENTER - START ENGINE -

"Sì, così, bravo! Posso quasi toccarlo!!"
"Capitano, non riesco a sentirti, il rumore è assordante!"
"Riesco quasi a toc... car... loooo! Spingi ancora un po'!"
"Cos'hai detto?!???"
"Pochi centimetri e ne prenderò un frammento! Pochi centimetri!!"
"No, Capitano, siamo al limite, il computer di bordo segnala l'Errore 00897, il campo gravitazionale è troppo potente, le lamiere metalliche stanno cedendo e le apparecchiature elettroniche sono tutte tiltate! Andiamo via! Via da qui!"
"Symbel, dannazione, ce la posso fare, muovi quel fottuto braccio meccanico più avanti, mi regge!"

- SYSTEM ERROR - DANGER - SYSTEM ERROR -

"Capitano, sto perdendo il controllo della Nave!!!"
"Symbel, schiaccia il pulsante verde sul portellone dell'uscita d'emergenza, lo vedi??? Schiaccialo, ti dico, schiaccialo! Smagnetizzerà la Nave, muoviti!"
"Non posso muovermi, Capitano! Il campo gravitazionale mi tiene incollato alla plancia, non posso muovermi, non posso muovermi!!!"
"Symbeeeeeeel!!!!! Fa' qualcosa, il braccio metallico si sta staccando, ci sto finendo dentro, Symbel!! Aiutami, ti prego, aiutami! Il Gak mi sta risucchiando, aiutami!!"
"Heryn??? Capitano, bisogna avvisare Heryn! Heryn, qui Nave Base, ovunque tu sia, riesci a sentirmi?!? Heryn, siamo in avaria, sono Symbel!! Heryyyyyyyyyn!!!!"
"Noooooooo!! Symbeeeeeeeeeel!!! Ci ha presiiiiii!!"
"Capitanoooooooo!!!... ... ..."



-------- QUARTIER GENERALE DEL PLANETARIUM DISSIDIUM --------

"Ottime notizie: il Capitano Jack Davon e il suo secondo, Symbel Crewn, sono in nostre mani, Lavor. Li abbiamo catturati, il Gak ancora una volta ha funzionato!"
"Lo vedo, Krandel, lo vedo... lavoro eccellente... con i presuntuosi si fa presto a chiudere la partita..."
"Sarà difficile farli parlare, però... sai quanto me che la fama di questo Davon è ben nota in Kosmos..."
"Ho sentito parlare di lui, sì... ma non sarà certo la fama da eroe di tutti i mondi, che inspiegabilmente lo precede, a farmi passare la voglia di interrogarlo come so... ha parecchi segreti da svelarci, il buon Capitano, non trovi, Krandel?"
"Sono riuscito a captare pezzi di conversazione tramite le onde elettromagnetiche delle loro trasmittenti... Davon ha parlato del Gak, pare sappia riconoscerlo da qualche dettaglio chimico-fotonico..."
"Dettaglio?? Ho sempre odiato i dettagli... ma... avanti, Krandel, parla, continua. Che hanno scoperto sul Gak?"
"Lavor... non mi è stato facile decifrare le loro parole: sai che su Mercurio parlano una diversa lingua, i mercuriani si rifiutano di usare la Space Koinè, il linguaggio del popolo di Kosmos... ho capito ben poco di quel che hanno detto e poi le vibrazioni del campo gravitazionale del Gak disturbavano la trasmissione e io... io..."
"Tu, cosa, Krandel?! Tu, cosa?!? Incapace!"
"Ma, Lavor... io ho tentat..."
"Taci, Krandel. Non ho intenzione di sentire altre sciocchezze. Le tue informazioni a questo punto sono poco affidabili, non m'interessa sapere altro. Tutto ciò di cui ho bisogno me lo farò dire direttamente dal Capitano Davon... il nostro Jack ci racconterà tutto quel che sa sul Gak, vedrai... TUTTO..."



-------- STIVA DEL BATTELLO SPAZIALE PLANET ATTACK 135 --------

"Krandel, qui è Amnyus. I prigionieri sono stati purificati dalle scorie radioattive, stanno riprendendo conoscenza. Attendo istruzioni, passo"
"Amnyus, qui è Krandel, ricevuto. Scendiamo nel cunicolo immediatamente, Lavor ha un po' di domande da fare ai nostri ospiti... a tra poco, passo e chiudo."
"Era il Dr.Amnyus, Lavor. Dice che i prigionieri si stanno risvegliando. Credo sia il caso di approfittare dello stato di semi-incoscienza in cui si trovano, per far loro qualche domanda, dovremmo sbrigarci..."
"Calmati, Krandel, calmati... questa tua agitazione innata è da sempre la mia più grande perplessità nel proporti avanzamenti di carriera nella piramide di comando... autocontrollo, Krandel, autocontrollo. E' questo che ti manca da quando sei tra noi. Scenderemo quando saranno completamente svegli"
"Cosa?!?"
"Il Capitano Davon è abbastanza furbo da poterci ingannare in qualsiasi momento, non occorre che sia dormiente o sveglio per tenerlo a bada... occorrono le sue stesse doti di astuzia e attenzione..."
"La tua sicurezza di riuscire ad ottenere subito ciò che vuoi quasi mi spaventa... stai sottovalutando i nostri nemici, Lavor, lo stai facendo... e se accadrà qualcosa all'equipaggio per queste tue leggerezze, io..."
"Tu...??"
"Nulla. Scendiamo quando vuoi, va bene così, come vuoi tu"
"Adesso... adesso, Krandel, scenderemo adesso... li guarderemo risvegliarsi, sarà romantico, vedrai..."
"Stai sbagliando, Lavor..."
"Vedrai..."


FINE SECONDA PARTE...

 

[torna alla prima parte]

 





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lunedì, 19 febbraio 2007
Di ritorno da una due giorni capitolina... Roma è sempre bellissima.

Di sera, poi, ha una magia che la rende amabile, potente, ricca di fascino e storia, come forse nessun'altra città al mondo.
I tanti, tantissimi turisti mettono allegria, danno un senso di fierezza nel sentirsi italiani, perchè almeno per l'arte e la storia non ci batte nessuno, diciamolo.
Passeggiare tra i pittori a Piazza Navona fa sognare, ammirare la Fontana di Trevi spiazza e non poco, per quanto sia maestosa; entrare nel Pantheon, anche se visto miliardi di volte, lascia sempre il segno e naturalmente, anche se non sono credente, assistere ad un Angelus in San Pietro è comunque emozionante, perchè vedere un vecchietto che, per quanto io non condivida minimamente tutto quel di cui è portavoce, è il CAPO di un potenziale esercito sterminato... mi ha fatto effetto, sì.
Così come mi ha fatto effetto vedere tanta gente ammassata e con lo sguardo verso la finestra da cui parla ogni domenica, quasi attendessero davvero un'apparizione divina... mi sono fatto tante domande in merito, ho osservato tanti atteggiamenti, reazioni emotive, sguardi, ma non ne voglio parlare qui, altrimenti non ne esco più da una questione del genere. Dico solo che è stata comunque un'emozione arrivare a "toccare" con gli occhi una persona che, nel bene o nel male, finirà sulle pagine dei libri di Storia.
Il pretesto per andare a Roma, comunque, e devo dire uno splendido pretesto, è stato la mostra su Annibale Carracci al Chiostro del Bramante. Artista non noto a tutti, perchè ha avuto la "sfortuna" di essere contemporaneo di alcuni grandi maestri della pittura italiana, ovviamente più noti di lui, sia per bravura, anche se a mio parere la differenza è minima, sia per vite tormentate, che il bravo Annibale non ebbe, passando, quindi, più inosservato alle cronache del tempo.

Inutile dire che la mostra è stata interessantissima: tra tutti i dipinti, non ho potuto far altro che "scegliere" quelli su cui soffermarmi di più... e naturalmente, uno dei tanti, è stato "Venere e Satiro con due amorini" o "la Baccante".
Credo di aver sostato (tra l'altro forse in sosta vietata, visti gli sguardi irrequieti di chi tentava di capire perchè non mi spostassi da lì) per circa venti minuti davanti a questo quadro, ad ammirarne l'atmosfera cupa e giocosa al tempo stesso, la perfezione del tratto dell'artista nel disegnare i muscoli e le espressioni dei protagonisti della tela. Sono rimasto colpito dalla linguetta dell'amorino in basso a sinistra... simpaticamente lussurioso... e dire che Freud fu criticato per i saggi sulla sessualità infantile agli inizi del XX secolo... invece, c'era chi già aveva provveduto, circa 500 anni prima e neanche troppo inconsapevolmente, a rappresentarla in modo così ingenuo eppure così diretto. Inequivocabile, a mio parere, poi ognuno interpreterà come crede quella faccina di bimbo tra il godurioso e il faceto.
Il bello delle mostre d'arte è vedere radunata gente che ama il "Bello", inteso come categoria estetica, pura e immutabile. Lasciarsi trasportare in altri mondi, in altre epoche, provare ad "entrare" in quelle tele, scegliendo se essere spettatore esterno o se immedesimarsi in uno dei protagonisti... beh, io sarei stato l'amorino zozzone, inutile sottolinearlo... è questo che mi piace di una mostra: la fantasia che sprigiona nelle menti degli astanti, la fusione tra popoli diversi, il culto del passato, la potenza creatrice dell'Arte.
Non posso che consigliare, a chi ne abbia la possibilità, di fare un salto a questa mostra... ci sono dipinti dai maggiori musei di tutto il mondo, c'è una collezione di disegni e di studi che è a dir poco fantastica e in ultimo, e non è un dettaglio trascurabile, la mostra è collocata in un edificio storico che di per sè merita già una visita, quindi, uno spettacolo nello spettacolo... Chiostro del Bramanteconsigliatissimo anche un buon bicchiere di vino stesso all'interno della vineria-caffetteria del Chiostro... ottimi stuzzichini, scelta di vini eccellente e contesto suggestivo... che volete di più? E per quanto riguarda la compagnia, la mia è stata deliziosa... e vi consiglio di attrezzarvi anche in questo, eh?











Prossima tappa Palazzo dei Diamanti a Ferrara... mostra sul Simbolismo. Sembra imperdibile, date un'occhiata...


sabato, 17 febbraio 2007
Mi sento particolarmente fiero del nuovo look dell'header del mio blog... e a chi mi scupiazz' l'idea gli deve veni' 'nu muviment' sprupuzziunat' d' panza che le mutantine ci devono diventa' di un marrone intimenticabbbilo...
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categoria:jack e il look del blog
venerdì, 16 febbraio 2007

PLANETARIUM DISSIDIUM
(prima parte)

 


"Credi che quello sia Plutone?"
"Ne so quanto te, ci siamo persi, Symbel..."
"E il radar cosmico?"
"Non dà segni di vita..."
"Ah, bene..."
"Già, bene, benone..."
"Non lo so, Capitano, ma io non mi scoraggerei, ho la netta sensazione che ci siamo..."
"Beato te che ce l'hai, questa sensazione... io ne ho un'altra ed è completamente diversa dalla tua..."
"Ovvero?"
"Ovvero... nulla, dai..."
"No, Capitano, dimmi a cosa stai pensando, siamo rimasti a bordo in due ormai, ho diritto di sapere quel che può accaderci... ci hai nascosto troppe cose e sai meglio di me che cosa è successo su Nettuno"
"Lasciamo perdere... Vedi quelle due nebulose in lontananza, Symbel?"
"Sì, sono abbastanza grandi e ci stiamo per avvicinare a loro... non ti convincono, Capitano?"
"No. Non mi convincono affatto. Quella non è materia stellare... quella roba è il Gak..."
"Il Gak???"
"Sì... il Gak... non ne hai mai sentito parlare?"
"Ma sì che ne ho sentito parlare... però sapevo che le distese di Gak si trovassero nei pressi di Urano, non da queste parti..."
"E chi ti dice che quel pianeta laggiù non sia proprio Urano, Symbel?"
"Se così fosse, Capitano, saremmo in un bel cazzo di guaio... gli abitanti di Desdemona e Titania sono in guerra tra loro..."
"Il governo di Urano non è mai stato capace di tenere a bada i dissidenti dei suoi satelliti... rischiano la guerra civile, il bollettino del Mars Journal parla di centinaia di morti e feriti e dell'innesco di focolai bellici anche su Umbrel, Cordelia e Oberon da parte delle cellule di rivoltosi del Planetarium Dissidium..."
"Ho sentito parlare di questo gruppo eversivo, il P.D., così si firmano... pare facciano sul serio. Non hanno scrupoli e il Gak l'hanno messo in circolo loro nello spazio, dico bene, Capitano?"
"Purtroppo, sì, Symbel... il Gak è una loro trovata..."
"Certo che l'idea di usare detriti cosmici radioattivi per dar vita a delle simil-nebulose planetarie è folle, ma geniale..."
"Hanno attirato migliaia di studiosi da tutti i pianeti dell'Universo con questa tattica del Gak... ogni nave spaziale che gli si è avvicinata è stata inghiottita e depredata di tutta la tecnologia di bordo, permettendo loro di acquisire notevoli conoscenze sul piano informatico..."
"Del resto, i poveri malcapitati pensavano di trovarsi davanti ad una stella morente, vedendo una nebulosa planetaria... non è uno spettacolo che si può ammirare tutti i giorni, Capitano, come biasimarli..."
"Il Gak, però, è riconoscibile, caro Symbel... guarda: vedi quella sottile linea viola che attraversa il diametro di quella prima sfera di gas, che sembra muoversi vorticosamente?"
"Sì... che sta a significare?"
"Quello è uno spettro di luce particolare, visibile solo con il nostro telescopio ai raggi XY3. Indica la presenza di una manomissione della materia da parte di un miscelatore robotizzato; i gas di scarico di quel processo di lavorazione emanano esalazioni inodori e violacee per circa mezzo secolo. Il punto è che questa notizia non è ancora nelle mani della comunità scientifica mondiale, proprio perchè si teme che i comandanti del P.D. abbiano spiee nei vertici scientifici e..."
"Certo, se venissero a sapere che qualcuno è capace di scoprire la presenza di Gak nello spazio, perderebbero più della metà del loro potere..."
"Esatto... noi, però, possiamo ribaltare le sorti di Kosmos, il mondo è nelle nostre mani, se solo riusciamo a capire come disintegrare, e soprattutto con cosa, la materia impura che compone il Gak... sembra indistruttibile per composizione chimica... ma ne sappiamo ancora troppo poco; andrebbe prelevato un campione di quella roba e analizzato in laboratorio, per poter avere informazioni più dettagliate... e forse noi potremmo provare a..."
"Capitano, no."
"Cosa?"
"No, davvero, no. E' troppo rischioso avvicinarsi al Gak; e poi ricordati che dobbiamo raggiungere Plutone, Heryn è lì da sola tra le tempeste di vento stellare, il suo shuttle ha avuto due avarie al motore... non possiamo farla morire lì e se non facciamo in tempo, morirà davvero, che siano i dissidenti ad ucciderla o frammenti di meteore, Heryn morirà!"
"Fidati di me, Symbel... io la amo, non lascerò che muoia lì, la salveremo..."
"Ma... Capitano... ci siamo persi, non sappiamo come raggiungerla, nè quanto tempo ci voglia per Plutone da qui, visto che ormai è chiaro che siamo nel territorio di Urano... e, poi, prima andiamo via da questo posto e meglio è, credimi..."
"Prendi tu il timone, vai alla plancia di comando e fa' quel che ti dico"
"Capitano...ma..."
"Symbel... fa' quel che ti dico, per favore"
"Sì, Capitano... "
"Indosso lo scafandro e vado. Tu tieni i motori al massimo sulla Stasi, fa' in modo che la nave non si muova di un centimetro nello spazio e assicurati che sia ad una giusta distanza per non subire l'attrazione gravitazionale del Gak... io mi legherò alla catena di rimorchio rinforzata e proverò ad avvicinarmi il più possibile, per prelevare un campione di questa misteriosa materia. Se ti accorgi che la catena tira troppo, spostami da lì, prima che si possa spezzare... voglio tornare sulla Luna prima di morire, quindi... stai attento e pronto, dipenderà solo da te se finirò o meno nel Gak..."
"Capitano... "
"Sì, Symbel...?"
"Devi tornare a tutti i costi"
"Tornerò, Symbel, stai tranquillo... tu fai quel che ti ho detto e tornerò"
"Capitano... "
"Sì?"
"Che lo spirito del Mare della Serenità sia con te..."
"Grazie, Symbel, mi affiderò a lui... ora vai alla plancia, io scendo giù e mi lancio all'esterno dal portellone sul retro... nuoterò nello spazio per raggiungere la posizione più adatta per avvicinarmi al Gak senza farmi trascinare dentro... tu tienimi sempre d'occhio e coprimi le spalle, potrebbero esserci dei militanti del P.D. qui intorno, nei paraggi... ricorda, siamo ai confini della loro trappola..."



FINE PRIMA PARTE...




Written by: JackPummarolino alle ore 03:44 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 14 febbraio 2007

SESTA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI
(per la traccia, cliccate
QUI)

[Fuori onda. Operazioni di trucco.]

In quale telecamera devo guardare?
Ah, grazie, questa con le luci rosse? Ma è un'intervista porno? No? Ah. Va bene.
Ok... il trucco è a posto? Sembro abbastanza perfido? Ah sì?
Grazie, signorina, lei ha ottimi gusti... dopo mi darebbe il suo numero di cell.?
Sì, sì, ho capito, stiamo per iniziare con l'intervista... ho capito!
Le luci, ehi... le luci!! Regia??? Vi ho chiesto di abbassarle un po', sono abituato alle tenebre, per favore, ragazzi!
Perfetto... imposto la voce e sono pronto... posso parlare al rovescio che fa più Satana??
No?? No. Ok, ok, nun v'alterate, ok, parlo dritto!

"INTERVISTA CON IL DIAVOLO - VI PRESENTO MIO FIGLIO: JACK"
[prima e ultima, si spera]

3...
2...
1...
CIAK!
MOTORE!
AZIONE!

[Sorriso piacione e diabolico nella telecamera]

Ho sempre pensato che Jack fosse un diavolaccio un po' sui generis... sì, per carità, ci sta bene all'Inferno, non dico di no... vedo che si diverte con gli altri, gozzoviglia, organizza scherzi a chiunque gli sembri adatto ad essere preso di mira come sua vittima predestinata... sembra sereno, sì, ma è come se gli stesse sempre tutto un po' stretto... ogni tanto, infatti, scende qui, nel quartier generale, a rompermi le scatole con le sue malsane idee per "rinnovare" un po' questo posto... non si rende conto, l'esuberante demone, che siamo maleficamente perfetti da anni, da millenni... pensa di poter venire lui e di stravolgere tutto.
Eh no, non va così. Esaltato.
In fin dei conti, però, l'ho prelevato da quello stupido pianeta Terra proprio per queste sue virtù, non posso negarlo... l'arroganza, la superbia, la sfacciata sicurezza nei suoi mezzi, l'egocentrismo sfrenato, la prepotenza e il narcisismo che lo caratterizzano. Un bel mix per un diavolo, non è vero?

[Sguardo alla telecamera con espressione del tipo "Sto andando bene??"]

Se ci mettiamo pure che con le donne, poi, va alla grande e che conosce tutte le peggiori e più spregevoli tattiche di seduzione più tragico abbandono incluso nel prezzo... beh, mica male? Sì, lo so, starete pensando che la mia preferenza verso di lui è spudorata, lo so, lo so... ma mi sto facendo vecchio, i miei 9000 anni e più cominciano a farsi sentire e il fisico non è più quello di una volta... devo pur pensare ad un sostituto, o no?? E Jack, quella carogna, non è affatto inadatto a ricoprire il mio ruolo, anzi... sarà lui il padrone dell'Inferno, quando deciderò di ritirarmi dalle scene degli Inferi, per rifugiarmi in quell'adorabile caverna sotterranea che ho scovato l'estate scorsa su Marte... tutto rosso lassù, l'ambiente farà pure pendant con il mio guardaroba e sarò il più chic del pianeta. Non vedo l'ora.
Il punto, però, è che Jack è totalmente inaffidabile. Ma sì, ve lo sto dicendo, è un pericolo pubblico! Non posso dargli un compito ben preciso, che poi fa di testa sua e prende iniziative che non dovrebbero nemmeno saltargli per la testa. E' questo che mi preoccupa un po' e mi fa indugiare ancora riguardo alla mia permanenza su questo ruvido trono rovente. Sarà che sono pignolo? Forse, ma... questa è l'ultima che ha combinato... sì, ascoltate bene, io non so più come fare!
In parole povere, gli avevo soltanto chiesto di andare a rubare un estintore da qualche parte, andava bene anche solo un secchio d'acqua... sapete com'è, ogni tanto le fiamme eterne mi danno noia e, almeno quando dormo, vorrei stare al fresco... e invece...

"Blazzzzzz!! Hai capito che ti ho detto? Ho una missione da compiere, ha detto il capo"
"Embè, Jack, io che posso farci?"
"Ma ovvio, mi accompagni, no??"
"Io??? Ma l'hai vista la mia gamba in che condizioni è? Quello schifoso di Cerbero mi ha morso di nuovo, io proprio non lo sopporto quel cazzo di cane!"
"E non ho capito, dovrei andare in giro da solo?!? Ma che palle, Blaz, siete tutti dei mosci, quaggiù... e pure tu lo sei... secondo me in Paradiso sono più trasgressivi di voi, pensa un po'..."
"Senti, Jack, non ricominciare con questa storia della trasgressione, eh... ti ho detto che mi fa male la gamba, trovati qualcun altro da trascinare, perchè per quanto mi riguarda dovresti proprio trascinarmi sul serio, ma di peso!"
"Ho capito, ho capito... vado da solo, vado... tanto i compagnucci tuoi mi daranno le tue stesse risposte... chi è intento a trombare, chi a peccare, chi a non fare una mazza e basta... ci vado da solo, DA SO-LO"
"E vai da solo, Jack... quanto rompi, bello mio, porca miseria..."
"Se, se... ciao, Blaz, "divertiti"..."
"Ma, scusa se chiedo, quale sarebbe la tua missione da compiere per Lui?"
"Devo rubare un estintore, dell'acqua, dice che ha caldo"
"Ah... Sì... Interessante... che sballo... che divertimento... questa sì che è una botta di vita... wow..."
"Blaz?"
"Sì, Jack?"
"Fanculo, Blaz"
"Ok, Jack"
"Ciao, Blaz"
"Jack?"
"Sì, Blaz?"
"Fanc...coff coff!! Bleah! Sput!!"
"Non sai neanche mandarmi affanculo che ti affoghi da solo, che tristezza che sei, Blaz..."

Jack gli voltò le spalle, lanciando a terra, indispettito, un sasso che aveva tra le mani. Lui aveva sempre un sasso tra le mani. All'inizio pensavo fosse una sorta di retaggio di timidezza della sua trascorsa vita da umano, per cui egli avesse bisogno di armeggiare con qualcosa tra le mani per non tenerle penzoloni sui fianchi. Poi, scoprii il vero motivo di quei sassi che lo accompagnavano sempre. Timido? Jack?? Naaa. Ma per favore. Quei sassi, in verità, li prendeva dal MURO di pietra della porta di servizio dell'Inferno, porta praticamente sbarrata in eterno, con tanto di divieto assoluto per i diavoli di aprirla. Jack, però, ogni giorno andava lì e smantellava di nascosto un pezzetto di muro, staccando qua e là i sassi mischiati al cemento, convinto che io non lo vedessi... non l'ho ancora mai fermato in questo paziente lavoro clandestino che fa quotidianamente, un po' perchè il muro è indistruttibile e si rigenera da sè, ma anche per lo sfizio di vedere fino a che punto arrivi la sua tracotanza. Pensa di farmela sotto al naso.

Comunque, avevo ascoltato, sorridendo, quella buffa conversazione tra demoni. Jack è inconsapevolmente divertente, quando s'incazza. Lo tenni d'occhio durante tutta la durata della missione che gli avevo affidato. Una missione semplicissima, ma che lui ha reso un pandemonio.
Guardate qui, tra le mie mani... potrete vederlo in questo piccolo vortice mentale che ho creato... vedrete con gli occhi della mia memoria... eccolo, lo vedete? Shhh... sta parlando...

"E adesso dove cacchio lo trovo un estintore all'Inferno?!? Per non parlare dell'acqua. Bah, forse posso andare sulla Terra...?? Eh, magari potessi, è pieno di belle donne lì! Però, Lvcifer non l'ha specificato, in genere è preciso, quindi forse la Terra non è prevista nella mia missione... e, poi, l'ultima volta che ci sono andato, sono tornato giù dopo un mese e Lui si è incazzato come un caimano e me lo sono sorbito per tutto il mese dopo... devo provare a fare una toccata e fuga senza essere visto. Non la reggerei un'altra ramanzina di quelle, sono stufo..."

Jack tornò nella sua caverna per indossare il mantello rosso che aveva fregato a Superman, perchè gli dava una certa sicurezza in missione; quel mantello se l'erano giocato a poker, una sera che Superman era solo Clark Kent; quel povero ragazzo senza i superpoteri non sapeva imbrogliare... Jack, invece, imbroglia da dio, ops... da diavolo, sempre e comunque. Oh, guardate... subito dopo aver imprecato contro di me, Jack uscì dalla sua caverna-letto e si diresse nella caverna-guardaroba, dove c'era il suo specchio, ormai consunto, tante le volte che ci si ammirava dentro.



"Bello, 'sto mantello, che figata... mi sta una meraviglia... e bravo il signor Kent, la prossima volta ci giochiamo la tutina blu... chissà che sballo con la J al posto della S..."

Mentre si dava arie da gran figo davanti allo specchio della caverna-guardaroba, sfarfallando con il suo mantello rosso, si chiuse alle sue spalle la porta del camerino. La CHIAVE, ovviamente, era dall'altro lato della porta. Gli feci un piccolo dispetto, uno scherzetto innocente: la girai nella toppa e gli sussurrai "Buona fortuna, Jack...".

"Cazzo!! Ma non vale così! Apri, bastardo di un Diavolo, apri!!"

Mi sono goduto la scena per un po'. Diciamo che l'ho messo proprio alla prova, volevo vedere cosa si sarebbe inventato per venir fuori da quel buco roccioso.

"Quando sarò fuori di qui, Lvcifer vedrà il bordello che gli monto all'Inferno, vedrà! Gli organizzo una rivolta di diavoli che se la sognerà nei millenni a venire, 'sto stronzo..."
"Ehilà, dici "stronzo" al tuo papino?"
"Oh!! Sei qui! Stronzo! Fammi uscire!"
"Jackino, Jackuccio... dai, vammi a prendere l'estintore e un po' d'acqua, su..."
"E se apri, magari ci vado, no?!"
"Non apro, ma tu vacci lo stesso..."
"Ma come credi che io ci poss.. ma che cazz... dico io, queste sono pareti infernali, non posso oltrepassarle!!! Mi senti???"
...
"Mi stai sentendo o no?!? EHIIIIIIIII!!!!"
...

Stavo zitto. Jack, dopo l'ennesima spallata alla porta, si accasciò al suolo e cominciò ad inveire in silenzio contro di me.
Il camerino della caverna-guardaroba era molto angusto e lui, grande e grosso, ci stava scomodo tutto raggomitolato... così, pestò forte il tallone sul suolo dalla rabbia e... vide il terreno sbriciolarsi sotto i suoi piedi...
Diede un secondo pestone, quasi per assicurarsi di non aver soltanto immaginato quel cedimento del pavimento. Di nuovo la terra gli franò sotto ai piedi. Un senso di felice incredulità gli piombò nel cervello.
Si alzò di scatto e cominciò a scavare a mani nude, accorgendosi che l'argilla e i sedimenti rocciosi venivano via con estrema facilità, tanto che dopo circa mezz'ora passata a scavare, Jack finalmente vide aprirsi un buco nel suolo... non molto grande, una sorta di cunicolo che portava da qualche altra parte... ma chissà dove...
Curioso com'è, iniziò a scavare ancora di più, per vedere quel cono di pietra buio, velato di luce arancione, dove conducesse...

"Ah ah!! Brutto stronzo, t'ho fregato... bene, bene, bene... adesso esco di qui e l'estintore lo vado a portare a tua sorella, che ne ha bisogno... vecchio rincoglionito, il troppo calore t'ha bruciato il cervello... SPUT! Cacchio, la terra in bocca... SPUTT!! Che schifo..."
"Aò! Aò, voi de sopra! Che la volemo smette' de fa' cade' er terreno in CASA mia, 'mbè???"
"Eh??? Chi è là??? Chi c'è???"
"Come chi è là e chi c'è!! Chi ssssei te, piuttosto! A maleducatooo! A screanzatooo! Ho pulito du' minuti fa er terrazzino!"

Jack si affacciò con la testa nel cunicolo.



PPPUMMFFF!

Una scopa salì velocemente su per il cunicolo e colpì in pieno viso Jack, riempiendogli la faccia di polvere e terriccio umido.

"Ahi!!! Porca zozza, ma sei impazzita?!? Mi fai male!!"
"Tiè! Tiè!! Toh!!! Toh!!! E toh!!! A brutto 'nfame!!"

PPPUMMFFF!!! PPPPUMFFF!!!

"Ahi! Ouch!! Bast'!!! Piano!! Ok, ok!! Fermati!! Fammi almeno scendere giù da te, posso spiegarti tutto, ma smettila con questa scopa, ti scongiuro, mi stai sfigurando, ma che maniere!"
"Fermo lì, sa'??? Nun te crede de mette' 'e zampacce tue zozze e luride sul pavimento mio pulito pulito, sa'?!"
"Senti, calmiamoci un attimo, ok? Io mi chiamo Jack, qua la mano..."

Allungò il braccio giù per il cunicolo, per tendere la mano all'anziana e peperina signora che abitava nel sottosuolo dell'Inferno e...

"Ma sei pazza!!! Ahi, mi hai morso!! Ma roba da matti, io non ci scendo più giù da te, hai capito?!? Chissà che altro mi fai, belva assassina!"
"Ahahahah! Oh per tutti li sorci!! Ma Giacomino, sei teee!! Vie' qua, bello de zia, vie'... e chi ttt'aveva riconosciuto con tutta quella barba in faccia?! Mamma miiiiia, come te sei fatto bello, fatte vede' un po' da zia tua, fatte...?? Bello, Giacomino de zia, bello... "

Zia Fuxinella, colei che aveva allevato Jack durante i suoi primi mesi di permanenza all'Inferno, lo strattonò giù dal cunicolo per la contentezza e iniziò a sbaiucchiarlo qua e là, come se Jack fosse ancora il suo piccolo nipotino di 100 anni... ma ormai Jack è un uomo adulto, va per i 750... capirete l'imbarazzo...

"Dai, zia Fuxi, non mi chiamare Giacomino, lo sai che mi dà fastidio, io mi chiamo Jack!"
"Sì, sì, sì, amore de zia tua, te chiamo Jack, te chiamo come te pare a te, ma mò 'ndo vai?? Resta a magna' qua da zia tua, che t'ho fatto er pollo alla diavola come te piace a te, su... è quello de paese, coi cosciotti teneri teneri che so' 'na meraviglia... ma nun ce posso penzà, come te sei fatto grande... vie' qui..."

Sbaciucch, sbaciucch, sbaciucch... slrrrr... slrrrrr...

"E che ce fai da 'ste parti, ammore de zia, eh? Dillo a zia tua..."
"E, zietta cara, c'ho un problemino... Lvcifer m'ha teso un tranello..."
"Anvedi 'sto zozzone de Luciano, non cambia mai, aò..."
"Zia, non lo chiamare Luciano, quello già è incazzoso! Che brutto vizio che hai con 'sti nomi, tu... eh!"
"E che ce voi fa', Giacomi', io so' vecchia, mica m'arricordo li nomi strani di tutti 'sti diavoli... solo il tuo, bello de zia, solo il tuo..."
"E dai, su... basta... "
"Ma allora, che devi da fa' pe' usci' da 'sto tranello de Luciano l'anfamone?"
"Devo trovare un estintore, ma va bene anche dell'acqua, qualcosa che sia capace di spegnere le fiamme dell'Inferno nella sua stanza da letto, dice che non riesce a dormire, se non ci sta un po' di fresco..."
"Estintore?!?! Acqua?!?! Ma che s'è scemunito forte Lucia'??? Che ce lo sai che per millenni m'ha rotto li cojoni, perchè annaffiavo le piantine mie belle coll'acqua e lui stava sempre a di' che l'acqua all'Inferno 'sti cazzi che nun ce po' sta?! Ma 'nvedi questo... mo' rivole l'acqua, rivole! E che spaccasse er muro, allora! No???"
"Il muro?? Di che muro parli, zia Fuxi?"
"Come de che muro parlo, tesoro de zia... quello che ogni giorno vai a sfascia' con le manine tue, no?? Che poi, dico io, nun te lo potevi trova' un passatempo 'n po' più divertente, Giacomi'? Che vai a sfascia' i muri te? Che te sei fatto 'n'impresa edilizia?"
"Zia, sii seria un attimo, ho una certa fretta, perdonami... che c'è dietro a quel muro?"
"Ma Giacomi', allora sei de coccio daveeero... ce sta l'acqua, Giacomi', l'acquaaaa...! Vie' co' mme, te faccio vede' 'na cosa che forse te piacerà..."

Zia Fuxinella prese Jack per mano e lo portò dentro casa... arrivati alla finestra della piccola cucina, zia Fuxinella gli mostrò qualcosa in lontananza con il dito indice puntato tra gli alberi...

"Che, la vedi quella, Giacomi'?"
"Quella chi, zia?"
"Ma no 'na baldracca, Giacomi', te stavo a di' della FORESTA... che la vedi, no?"
"Eh, sì che la vedo, è immensa..."
"Allora, stamme bene a senti', che io 'ste cose nun te le dovrei da di', che poi Luciano me fa du' cojoni da paura, perchè dice che parlo troppo e nun me faccio mai li cazzi mia, ma te sei er nipotino mio e co' te ce posso parla' come me pare..."
"Ti ascolto, zia, grazie... allora, dimmi della foresta..."
"E che te dico, amo'? La devi da attraversa'..."
"E poi?"
"E poi, poi, poi... mo' me chiedi troppo, bello de zia tua..."
"Ma zia, almeno dimmi in che direzione devo andare, cosa devo cercare... dammi una mano, per favore, ti prometto che mangio tutto il pollo alla diavola..."
"E ce fai pure la scarpetta dentro ar sugo, eh? O sinò nun parlo mica, eh?"
"Promesso, pure la scarpetta nel sugo"
"Bravo, bello de zia, assettate..."
"Facciamo quando torno, dai, che poi si fa tardi e ho paura nel bosco di sera"
"Ma che stai a frequenta' di nuovo quella che cinguetta? Come se chiama, 'a Gigliola?"
"Ma no, che hai capito... dai, dimmi che devo cercare..."
"Teso', tu che devi cerca', l'acqua? E vai, vai a cerca' l'acqua, che zia tua nun te sta mandando allo sbaraglio, va', va'... damme un bacio e va'..."
"Grazie, zia Fuxi... e conservami il pollo, smack!"

Jack fece una corsa fino alla foresta e si fermò di botto ad osservarla, quasi disperato. I rami erano talmente fitti e aggrovigliati che si rese conto dell'impossibilità di passarci attraverso a mani nude. Occorreva qualcosa che li tagliasse, che li recidesse in modo netto e che gli permettesse di procedere spedito tra la vegetazione.
Tornò, sempre correndo, dalla zia... bussò alla porta e...

PPPPUMMFFFF!!

"Zia!!! Ahi, di nuovo!!! Ma che sei matta con 'sta scopa!!"
"Uh, amo', e mica me penzavo che eri te n'artra vorta?? E scusa, Giacomi', te sei fatto male? Ma che voi de nuovo qua, nun dovevi anna' a cerca' l'acquetta, bello de zia?"
"E sì, dovevo andarci, porca Eva, ma..."

PPPPUUUMMMFFF!!!

"Ma dannazione!!!! AHIA!!"
"Nun me nomina' quella sgualdrina qua in casa mia, sa'???"
"Vabbe', vabbe', ho capito... veniamo al dunque, prima che mi fracassi il cranio... che ce l'hai qualcosa che taglia le erbacce?"
"Er tosaerba mio nun t'o posso da', perchè me serve, me ce depilo... famme penza'... cortelli nun ne uso, perchè da quando zio tuo se tagliò la gola me fanno 'mpressione... vediamo che ce posso ave' più... ah, che voi questo???"
"Un pesce SPADA???? E che ci faccio con un pescespada??"
"Nun me fa' esse' burina, Giacomi', che ce voi fa'? Ce tagli le piante, no?? Tie', va' mò, va'..."
"Vabbe', proviamo... grazie... e butta 'sta scopa, zia!"
"Ciao, amo', ciao... bona fortuna..."

Jack tornò nella foresta, armato del suo fido pesce spada, che inaspettatamente si rivelò più tagliente di una sciabola.
Falciando la vegetazione qua e là, Jack camminò per ore tra le fronde, girò in lungo e in largo, si perse più volte e tornò ciclicamente negli stessi punti in cui era già passato in precedenza.
Sfinito, esausto e scoraggiato, si stese su un giaciglio di foglie secche e piccoli ramoscelli e cadde addormentato per giorni... vi sarete resi conto che non è riuscito a portare a termine la missione che gli avevo dato, io non ho visto nè estintori, nè acqua in camera mia... e per di più, non è ancora ritornato, chissà dov'è andato a nascondersi per la figuraccia... beh, gente, questo è tutto, come si dice... that's all, folks!

[Sorriso vittorioso di Lvcifer nella camera n.1]

APPLAUSI DEL PUBBLICO IN SALA

[Lvcifer sta per alzarsi dalla poltrona da dove aveva fatto l'intervista, quando improvvisamente sente alle spalle un rumore di calcinacci che si sbriciolano rapidamente, come pressati da una potenza immensa... una parete dello studio televisivo inizia a tremare vistosamente. Si apre una crepa che corre veloce dal basso verso l'alto. Una seconda crepa s'incrocia con la prima. Tutto lo studio televisivo inizia a tremare come se un grosso terremoto ne stesse minando le fondamenta alla base. Un boato assordante s'avvicina sempre di più, il panico si diffonde tra gli astanti... e...]

SPPLLLLAAAAAASSSHHHHHHHHHHHHHHH!!!!



[Il pubblico vide una sagoma delirante, con un sasso tra le mani, cavalcare l'onda anomala in sella ad un curioso pesce spada, con tanto di occhiali da sole e sorriso fashion... era sempre stato il suo sogno quello di impersonare per un giorno il palestratissimo squalo della Maui & Sons...]

"Lo tsunami!!!!!! Aiutooooooo!!"
"LVCIFERRRRR!!! ECCOTI L'ACQUA!!!"
"Dannazione, Jack!!! Sei sempre il solito, avevo detto un secchio, un estintore, non un LAGO!!!"

[Jack aveva dormito un bel po' in quella foresta, ma alla fine, aveva ripreso a camminare senza sosta e dopo lunghe ricerche, si era trovato di fronte un enorme bidet, di dimensioni davvero spropositate, che racchiudeva tutta l'acqua che Lvcifer aveva per millenni negato alle lande Infernali... e dove l'aveva trovato, il bidet? Ma dietro al muro che ogni giorno aveva tentato di sfasciare... no? Se lo sentiva che quel misterioso muro nascondesse qualcosa e infatti... Gettò, poi, il sasso in aria, cantando a squarciagola "All in all it's just another brick in the wall... we don't need no education..."].

[I soccorsi ritrovarono negli studi questa, in mezzo alla devastazione e al Nulla...]



[Zia Fuxinella s'incazzò da morire con Giacomino suo, la scopa nun gliela doveva frega'...]












lunedì, 12 febbraio 2007
Perchè Ikea è da denunciare. Perchè i traslochi sono una maledizione divina. Perchè una nipote come la mia lo è ancora di più.

VENERDI' MATTINA...

DRRRRIIIINNNNN...!
"Sì, pronto?"
"Zio! Zioooo!! Ehi, zio, ciao!! Hai da fare?"
"Ehi, ciao, tesoro... sì, avrei da far..."
"Ah, ok, sei libero, allora te lo dico!"
"Veramente ti stavo dicendo che ho da f..."
"Ho fatto il trasloco!! Sono nella casa nuova! Devi assolutamente venire a vedere com'è venuta!"
"Francesca, ho da fare..."
"C'è un casino tremendo, tutti gli scatoloni, wow, che bordello!"
"Francy, sono allo studio, mi hai sent..."
"Ti ricordi che ti avevo detto del muro storto??"
"FRANCESCA!!!"
"Dimmi, zio, dimmi, madò come sono contenta! Ma che strilli?"
"Ti posso chiamare dopo, sto lavorando?!?!"
"Ah, scusa, non avevo capito..."
"E se tu non mi dai il tempo di aprire bocca, bella mia, eh... ti chiamo dopo, su..."
"E ma ho fatto il trasloco, la casa è pronta!"
"TI CHIA-MO DO-PO, AZZ!"
"Miii, okkkkkeeeeiiii... ma chiamami, eh???"
"Sissignora"
"Non ti dimenticare!!!"
"Taci, a dopo!"
"Prrrr!!"
CLICK.

Ovviamente mi sono dimenticato di richiamarla. Il giorno dopo, cioè sabato scorso, mi richiama lei. ALLE 8 DEL MATTINO.

DRRRRIIIINNNN... (squilli a volontà...)
"Sì, pronto... zzzZZZzzz..."
"Ziooooo!"
"Ah... sei tu... zzzZZZzzz..."
"Eh, sono io!! Ti sei dimenticato di chiamarmi, sei sempre il solito!"
"Ma che ore sono?"
"Sono già le 8:00!!"
"GIA'?!?! France', bella dello zio, ma tu stai bene con la testa? E' sabato, stavo nel meglio del sonno!"
"E ma tanto ora sei sveglio... sei pronto?? Tadàààà!! Notizia! Domani mi aiuterai a montare i mobili di Ikea! Vero, zio? Vero?"
"Eh?!?!?! Che cosa?!?!"
"E dddddaaaaaiiiiiii... ti prego, ti supplico, ziuccio, dai, tu li monti benissimo, tu sei bravissimo, sei il migliore..."
"Sì, sì, vabbe', non m'allisciare, s'è capito l'andazzo... verrò dopo pranzo, dai, ora fammi riposare..."
"Ah, non la mattina??"
"Francesca?!?!"
"Ok, ok, è domenica, ok, ho capito, ok... facciamo dopo pranzo, ti aspettiamo a casa, grazie!"
"Chi? Ti aspettiamo chi?? Non stiamo solo tu ed io?"
"No, ci sono le mie amiche, ci aiutano!"
"Quelle papere delle tue amiche?"
"Daiii, più siamo e prima finiamo, su!"
"Va bene, va bene... a domani, mo' famm' durmi'..."
"Antipatico..."
"Scassapalle..."
"Antipaticissimo..."
"Se non attacchi immediatamente, i mobili te li monti da sola, domani..."
CLICK.

Simpatica bbbastarda di nipote. Dopo nemmeno due minuti... BEEP BEEP!

SMS:"Un bacio al mio zietto adorato... è stupendo chiuderti il tel in faccia, avendo pure il tuo permesso. Francy."

Crollo in catalessi sul cuscino e mi riaddormento, pensando per qualche minuto all'incubo di dover lavorare in mezzo ad un gruppo di oche starnazzanti e ovviamente incompetenti, il che significa "perderò tutto il pomeriggio di domenica in casa con quelle".

DOMENICA POMERIGGIO...

Arrivo sotto al palazzo della nipote scassapalle.
Parcheggio la moto, la zona è un po' desolata a quell'ora e la incateno per bene ad un paletto, roba che per fregarmela dovrebbero sfondare l'asfalto. Soddisfatto del mio lavoro anti-mariuoli, mi dirigo verso il portone... non c'è il citofono, la chiamo sul cell. ...

"Francy, a che piano? Non mi ricordo..."
"ECCOTIIII!!! Ragazze, eccolo, è arrivato!"
"Francy????"
"Eh, sì, zio... sali al quarto piano, ti aspettiamo fuori alla porta!"
"Ok..."

Chiudo la chiamata. Rimango un attimo perplesso per tutto quell'entusiasmo sentito dalla cornetta alla notizia del mio arrivo e comincio a salire le scale, quasi preoccupato che stiano organizzando uno scherzo da farmi.
Palazzo antico nel centro storico, senza ascensore, con scale alte e strette. Una vera poesia per i polmoni.
Già dal primo piano sento le voci delle ragazze, risatine varie, gridolini idioti e simili scempiaggini femminili.
Secondo piano: il tutto è più amplificato.
Terzo piano: il tutto è amplificatissimo e penso ai poveri vicini, poi d'un tratto sento "STUNF!" e un "NOOOOOO!!! MA PPPPPORCA EVAAAA!!!" e un silenzio tombale.
Quarto piano: dal primo gradino intravedo le ragazze, ben 5, accovacciate per terra in posa da disperate....
Le guardo, tra l'incredulo, il disperato e il divertito...

"No... non mi dite che..."
"Zio... sì..."
"Ciao, Jack... "
"Jack... benarrivato... ", una di loro, Luciana, mi dà un bacio; l'ho vista mezza volta in vita mia, ma ok.
Due mi salutano, ammutolite, con un gesto della mano, accovacciate sulla rampa delle scale.
"Zio, siamo rimaste chiuse fuori..."
"Ma com'è possibile, dico io?!?! Ma come si fa ad essere così mongole?!? Siete in 5 e nessuna che abbia pensato alle chiavi?!"
"E ma ormai è successo, che t'incavoli a fa', dai..."
"Ah, io vengo fino a qui e non mi dovrei incavolare che siamo rimasti fuori?"
"Guarda che è il male minore, questo, Jack...", mi dice Luciana, strofinando la sua mano sulla mia schiena. Uè.
"In che senso, scusa?", le chiedo, scostandomi un po'.
"Nel senso che le chiavi sono rimaste nella toppa della porta e si sono girate, non cascano, se le premiamo con questa...". Luciana mi fa vedere una sua forcina per capelli.
"Dai un po' qua..."

Prendo la forcina e mi metto ad armeggiare vicino alla porta. Poi, le guardo con aria che definire incazzata e sbalordita per la cretinaggine dimostrata è poco... mi guardano a loro volta tutte e cinque... silenzio per un attimo... poi, scoppio a ridere con le lacrime e non mi fermo più, loro idem.
Continuo ad armeggiare vicino alla porta, tra un'imprecazione e l'altra, finchè la chiave dall'altro lato finalmente casca sul pavimento e dall'esterno si sente il magico tintinnio "liberatorio".
Tiro un sospiro.

"Hai lasciato il doppione delle chiavi a tua madre, spero...", chiedo, già convinto dell'inutilità della domanda.
"Ehm... "
"Francesca, te l'avevo detto giorni fa di lasciargliele, ma porca miseria, come si può essere così capa fresca...!"
"E ma io ho un'idea per rimediare, te la dico?"
"Sentiamo la brillante idea del genio di famiglia..."

Mi siedo, sconsolatissimo, sulle scale e aspetto che inizi a parlare.

"Vedi, da questa finestra si vede quella del mio bagno... è aperta, capisci?"
"E con questo?"
"Dovresti entrare in casa dalla finestra del bagno, zio, è semplice"
"Cosa?!?!"
"Sì, guarda qui... c'è una tettoia sotto a questa finestra e arriva fin quasi alla mia, secondo me ce la puoi fare, dai, alzati, vieni a dare un'occhiata...", mi fa segni con le mani, tutta eccitata.

Mi affaccio dalla finestra delle scale e vedo sotto di me una lamiera di ferro ondulata, tutta piena d'acqua piovana, erbaccia, completamente arrugginita e traballante, che arriva quasi, e dico QUASI, alla finestra del bagno di casa di Francesca. Tra la lamiera e quella finestra, infatti, c'è un salto di circa un metro con sotto il vuoto. IL VUOTO.
Mi viene un crampo allo stomaco, immaginandomi in quella situazione folle.
Guardo giù: è altino, c'è un triciclo abbandonato. Mi vedo spiaccicato al suolo con un bambino che mi passa su con quel triciclo che fa molto Shining e il piccolo che gioca a fare il pirata della strada sotto gli occhi dolci di sua madre. Mi dico di NO.

"Ma tu sei pazza! Ti ricordo che stiamo al quarto piano, non se ne parla proprio!"
"Francy, ma dai, guarda là, è alto e poi questa tettoia è semifradicia, è tutta arrugginita, come fa, ha ragione...", dice Vienna. Che cazzo di nome è Vienna? Comunque, mi dà ragione e, quindi, mi sta simpatica a pelle.
"Ecco, vedi, te lo stanno dicendo anche loro, non se ne parla proprio, ora chiamo il fabbro e lo facciamo venire qui", dico con tono deciso.
"Seee, di domenica?? Ma chi ci caga di domenica?", ribatte Francesca.

Provo intanto a chiamare non uno, ma due fabbri. IL NULLA.

"E se chiamassimo i vigili del fuoco?", suggerisce Viviana.
"Sì, dai, chiamiamo i vigili del fuoco, è l'unica soluzione...", fiocamente consigliano le altre.

A quel punto mi blocco. Comincio ad immaginare la scena dei vigili del fuoco che ci vengono a salvare, prendendoci per culo per l'accaduto e prendendosela innanzi tutto con me, unico uomo adulto della situazione, con commenti del tipo "Ma guarda a 'sto coglione, in mezzo a tutte 'ste donne rimane chiuso fuori... ma che strunz'...".
Così, un impeto di orgoglio maschile s'impossessa di me: mi faccio coraggio e salgo sul cornicione.

"Zio, che cacchio fai???"
"Come che cacchio faccio? Vado, no?"
"Daiiii, noooo!!"
"Zitte, se no cambio idea in un attimo! Ora vado, basta!"

Mentre sto in piedi sul cornicione, una dirimpettaia mi guarda, allibita.

"No, signora, buonasera, non mi voglio suicidare..."
"No, no, fate con comodo, non vi volevo inibire..."
"Signo', ma che state dicendo! Siamo rimasti chiusi fuori, abbiate pazienza!"
"Fate, fate, ma io non guardo, perchè mi fa un poco impressione, io soffro di lentiggini... arrivedeCCi..."

Le ragazze cominciano a ridere per questa frase devastante. La signora, poverella, anziana e probabilmente analfabeta, non ha avuto la minima idea di essere stata altamente comica con le sue "lentiggini".

"Se non la smettete di ridere, io cado giù, cretine"
"Stai attento, ti prego!", sussurra Vienna, e in quel momento mi sento tanto Indiana Jones.
Metto un piede sulla lamiera di ferro. Sento un non incoraggiantissimo TRAC!
Mi attacco allo stipite della finestra con tutta la forza che ho e metto giù anche l'altro piede.
Altro TRAC!, ma stavolta meno forte. Il peso si è assestato, la lamiera sembra reggermi. Sembra. In ogni caso, sono qui a raccontare, quindi capirete che alla fine mi ha retto, ma... aspettate...

"Bravo, ce l'hai fatta! Cammina sotto muro!", mi urla Francesca con dei sussurri per non svegliare tutto il palazzo.
"E ti pare mai che mi metto a camminare in punta punta, scema?!?!?", le rispondo con gli stessi sussurri urlati, incazzatissimo, senza nemmeno girarmi per non perdere l'equilibrio.
Arrivo al salto.

"Chi cazz' m' l'ha fatt' fa'!", dico a bassa voce, ma non troppo. E' una frase che, preoccupantemente, mi ripeto spesso.

Non posso darmi lo slancio, perchè altrimenti sfondo la lamiera, ma non posso nemmeno solo allungare la gamba, perchè altrimenti mi strappo un muscolo e non ci arrivo.
Resto un attimo lì a pensare, appoggiato al muro, con il terrore che qualcuno dei condomini possa vedermi. Ringrazio gli dei che esista la santa pennica pomeridiana domenicale.
Ad un certo punto, si riaffaccia la signora di prima, mi vede in piedi sulla lamiera ed esclama "Uh, Gesù, Gesù!!!".
"Signo', ma non avevate detto che non guardavate? Facitm' 'o piacer', jatvenn' a là vicin'!".
La signora si fa il segno della croce e si leva dalla finestra.
"Zio!!! Zioooo!!!! C'è un gatto nero dietro di te, non ti muovere in fretta che si spaventa, ti spaventi tu e ti fai male!"
"Che cazzo, pure il gatto ci voleva!!"

Mi giro e vedo il gatto che mi guarda con un'espressione come a dire "Ma ch' cazz' staje facenn'???".
Non essendo un amante dei gatti ed essendo un napoletano scaramantico, non prendo di buon auspicio la presenza di quella bestiola dietro di me.
Comunque, smetto di angustiarmi: ormai o salto o salto, perchè il coraggio di girarmi e tornare indietro, rischiando che la lamiera non mi regga, non ce l'ho.
Mi dò un piccolo slancio su una gamba, allungo l'altra verso il cornicione della finestra del bagno e TRAC!
"AAAAHHHHHHHHH!!!!", uno strillo di terrore delle ragazze spezza il silenzio.

La lamiera si piega in giù dove prima c'era il mio piede d'appoggio, PRIMA, appunto... mi attacco al davanzale della finestra che miracolosamente sono riuscito a raggiungere e mi ci aggrappo e me lo stringo come fosse la donna più sexy del mondo.
Dietro di me un applauso isterico delle ragazze.
"Bravooooo!!!! Evvaiiiiiiiii!!! Miticooooooo!!!"
"Ma 'ste cretine!! State zitte, che ci vedono!!"

Mi tiro su con le braccia e finalmente entro nel bagno di casa.
Mi siedo un attimo sul bidet per smaltire la tensione. Mi viene improvvisamente voglia di fare cacca, poi guardo la tazza ed è lercia, così mi passa subito la voglia di fare cacca.
Mi affaccio alla finestra, le guardo, finalmente più rilassato, e inizio a fare loro gesti non ripetibili in codesta sede.
"Per me potete pure rimanere lì, care...", dico con aria di vittoria.
"DAAAAIIIIII!!! Ci mettiamo ad urlare, nostro eroe, vieni a salvarci!", le aizza Francesca.

Per evitare ulteriori figure di merda, vado subito verso l'ingresso per aprire quella cacchio di porta.
Spalanco la porta, appunto, e mi metto in posa da macho man fashion che mostra i muscoli.
Le ragazze entrano in stile mandria di gnu assatanati e mi abbracciano, zompettandomi intorno.
Ammetto che in quel momento mi sono sentito molto narcisamente oggetto del desiderio di tutte loro, l'ormone si è disorientato per un attimo, poi l'ho rimesso a cuccia.

Tra una risata e l'altra, cominciamo a spaccottare tutti i mobili da montare... il caos regna sovrano in questa minicasa dalle pareti dai colori improbabili... viti e bulloni ovunque, istruzioni di montaggio, le ragazze che cantano, qualcuna che mi sta addosso tipo zecca cavallina e amenità varie.
Me le schiodo di dosso, mandandole in un'altra stanza a montare qualche scemenza, altrimenti non riesco a lavorare bene.
Sto tranquillo giusto dieci minuti, che poi...

"Jack, ti dà fastidio se sto qui con te?"
"No, Luciana... ma perchè, di là non hai da fare?"
"Beh, sì, ma ce la fanno anche da sole, sono in quattro... tu, invece... ti dò una mano?"
"No, grazie, faccio da solo..."
"E vuoi un caffè?"
"Ma la cucina non è agibile, dove me lo fai, il caffè?"
"Te lo vado a prendere giù al bar, no?"
"Ma no, stai qua, grazie, va benissimo senza caffè..."
"Sei sempre carino, tu... però se cambi idea, te lo vado a prendere..."

Mi guarda, anzi, mi scruta proprio. Faccio finta di non accorgermene e continuo a lavorare.
Un po' di silenzio.
Poi, riattacca.

"Sei stato davvero coraggioso prima, sai?"
"Incosciente, direi, il coraggio è altro...", le sorrido come a dire "uaglio', sei bellella, ma mo' mi fai lavorare o no?", comincio a sentirmi in imbarazzo e cazzo, cazzo, cazzo.
"Comunque, mi sono preoccupata da morire, ma sapevo che ce l'avresti fatta... fossero tutti così i 40enni..."
"Cara... ne ho ancora 39, eh, non cominciamo..."
"Ah, ma guarda che uno come te va bene pure a 50, sai?", mi blocco un attimo per l'affermazione buttata lì per gioco, lei ride e diventa rossa. La vedo male. L'ormone si riagita.
"Non hai caldo tu, Jack?"
"Beh, no, è tutto aperto qui..."
"Io sì..." e sbottona la zip della felpa. Il body bianco è LEGGERMENTE trasparente e faccio di tutto per non far cascare l'occhio dove NON DEVE cascare.
"Ora mi sa che ho caldo anch'io...", le dico, divertito. Lei fa la compiaciuta dall'aria vittoriosa.
In quel momento mi sono passate in mente immagini decisamente "calde"... e chissà che altro avrei detto, se il mio very hard stream of consciousness non fosse stato interrotto da un tremendo... PATATRACCCC!!!
"Che diavolo è stato?!?!?", ho urlato, in preda al terrore, visti gli antefatti.
"Zioooooo! Si è sfasciato il guardaroba!!!"
"Oh dio!", esclama Luciana, mettendomi una mano sulla spalla... aridaje...
"Giù le maaaaaani, ahhh...", penso tra me e me, poi mi alzo di scatto e vado a vedere che è successo.
Un macello. UN VERO MACELLO.
Il guardaroba è completamente divelto, perchè le cretine, a cui avevo detto di non toccarlo, lo hanno iniziato a montare, sbagliando i pezzi... che disastro...
Passo il resto del pomeriggio a montare da solo, mentre loro, rassegnate ormai all'idea di essere delle perfette e inutili deficienti, mi fanno compagnia, torturandomi con una marea di domande personali di TUTTI i tipi e quando dico TUTTI è proprio TUTTI.
Poco dopo ora di cena decido che non ce la faccio più e che s'interromperanno i lavori.
Scendiamo giù, faccio per salutarle, ma...

"Jack, sei a piedi anche tu? Vieni con noi?", chiede Sandra, un'altra delle idiot girls.
"No, io sono in moto..."
"In moto? E ora lo dici?!", esclama Luciana.
"E che dovevo mettere un avviso in prima pagina sul Corriere della Sera?"
"Dai, adesso ovviamente scroccherò un passaggio, lo sai?"
"No, non lo so e poi chi ti dice che io voglia darti un passaggio?"
Lei caccia fuori la lingua, le altre ridono.
"Potrei volere anche io un passaggio", dice Vienna.
"No, io a te in Austria non ti ci porto con la moto, eh?"
"Scemoooo!"
Alla fine Luciana prende l'iniziativa, mi si attacca addosso, si mette a braccetto e dice "Beh, noi andiamo!"
"Beh, ha detto che noi andiamo...", dico dopo di lei e ridono.
Le altre ovviamente la prendono in giro in tutti i modi possibili.
Salgo in moto, lei si sistema dietro di me, mi si attacca al bacino a livello di sanguisuga assatanata e prima di partire via, Francesca, da degna nipote, urla alle mie spalle...
"ZIOOOOOO!! NON FRENARE DI CONTINUO PER LE ZINNEEEEEE, TI CONOSCOOOO!!!"

Donne...
domenica, 11 febbraio 2007

Nightswimming deserves a quiet night...

Quante notti della mia vita ho passato a pensare al buio? In quante di queste ho nuotato con la fantasia nella calma di tenebre dolci, pacate? Ho piroettato nel vuoto, corso senza meta ad occhi chiusi, saltato di dirupo in dirupo, sfiorando il baratro e poi fuggendo via dal pericolo imminente con un guizzo di volontà. Ho sfidato le più crude verità, dilaniandomi la