giovedì, 25 gennaio 2007
Gli occhi puntati sul lucernario. Riesco ad intravedere le stelle attraverso il vetro spesso, tra le foglie di edera che si sono aggrovigliate alle tegole del tetto di casa tua e lo coprono in parte. Bello che questa casa abbia una finestra sul cielo, un cielo da poter ammirare restando distesi sul tuo letto sempre sfatto.
Il buio è intorno e solo un lieve fascio di luce, proveniente dalla porta del bagno non perfettamente chiusa, fa dilatare e restringere di nuovo le mie pupille. Occhi che ti guardano attraverso le pareti. Non chiudi mai del tutto la porta, è un modo carino che hai di non mettere alcuna barriera tra noi.
Sento l'acqua della doccia scrosciarti delicatamente sulla pelle.
Chiudo gli occhi e una scia profumata del bagnoschiuma che usi mi penetra nelle narici. Mughetto...
Provo ad immaginarti, nuda, immersa in una nuvola di vapore acqueo, che sussulti ad ogni tocco delle tue mani insaponate sul tuo corpo, pensando siano le mie, avide, su di te. Provo a sentire il desiderio che hai di me, che tutta quell'acqua non è in grado di lavare via, perchè è impregnato sotto pelle ed è lì che deve rimanere. Provo a resistere all'attrazione che il tuo corpo, calamita di gravità, esercita sul mio, che sembra volersi alzare da quel giaciglio di lenzuola pulite, per sporcarsi del piacere di averti addosso, disobbedendo alla mente, che chiede di prolungare l'attesa di averti mia.
Mi accarezzo il petto. Lo faccio sempre, quando ti penso e non ci sei; lo faccio, per sentire quel calore che tu sai darmi anche quando sei lontana. M'addormento e ti vedo davanti ai miei occhi... eterea, sfuggente, di quella sensualità prepotente che sembra finta, tanto è cruda, e invece esiste; è quella che sa travolgere. E' quella che io amo.

Labbra bagnate scivolano sul mio collo, capelli umidi si posano sul mio viso, un corpo sinuoso mi sta addosso... e si muove, invitandomi a seguirne il ritmo. Ho voglia di seguirlo, di assecondarlo e di mutarlo improvvisamente, per scuotere i brividi accumulati sulla tua nuca e lasciarteli sciogliere lungo la schiena. Mani decise, carezze mai stanche, morsi che parlano di baci troppo desiderati nel tempo, ora esplosi... ti prendo il viso tra le mani e ti bacio come so, mentre mi rotolo sul letto abbracciato a te, per finirti addosso.
Stringi le gambe, le serri attorno a me e senza che me ne renda conto, sei di nuovo tu che mi sei addosso. Sorridi, stai vincendo ancora... ancora tu...
"Shhh... tieni gli occhi chiusi... ora, sei mio...".



Sì, tuo.



giovedì, 25 gennaio 2007

Un episodio mattiniero, giusto per non dimenticare...

Ieri mattina, dopo la doccia, m'asciugavo, bel bello, i capelli con il phon, cosa che tra l'altro non faccio quasi mai, ma ieri avevo un freddo pazzesco e non volevo beccarmi un'emicrania assicurata, lasciandomi i capelli bagnati in testa.
Insomma, asciugo, asciugo... da un po' di tempo a questa parte, il beccuccio del mio phon si è leggermente "slabbrato". Dilatazione molecolare per il calore, usura, insomma, ogni tanto il beccuccio salta per aria e si va a fare un giro sul pavimento, mentre con saldo gioco di polso mi sconquasso i capelli con l'aria calda. E mentre dapprima sento solo il classico FOOOOUUUUUUUU... quando parte via il beccuccio sento un assordante FUUUUAAAAAAA!!! E così spengo, raccolgo il beccuccio, mi scotto le dita con il beccuccio, ovviamente rovente, riattacco il beccuccio e riprendo ad asciugare la ribelle capigliatura.
Ma ieri... ieri non ho avuto il piacere di scottarmi le dita con il beccuccio bollente, perchè, mentre muovevo il phon, fischiettando e guardandomi allo specchio, il FOOOOUUUU diventa FUUUUAAAAA, ma...

tu tu tu tum cha cha cha cha... tu tu tu tum cha cha cha cha... zaaa zaaaaaaaa... zaaa zaaaaaaaa... 
dlan dlan dlan dlan dlan dlaaaannnn... blan blan blan blan blan blaaannn...

(...Musica di Momenti di Gloria by Vangelis per chi non avesse colto...)

...scene al rallentatore tipo moviolone di Biscardi...

...il beccuccio salta via dal phon, puntando pericolosamente verso la tazza del water, attratto dall'acqua, generatrice di vita...

...sguardo allibito e incredulo per la disgrazia totale che stava per accadermi...

...gesto involontario quanto felino del mio gomito sinistro, che picchia contro il beccuccio, lanciandolo più su in aria, tipo colpo di tacco alla Maradona drogato...

...il beccuccio volteggia nell'aire, beato e felice della sua prossima caduta nel trasparente liquido, contornato di candido bianco ceramicoso, contenente capelli castani di Codesta che s'era appena pettinata e, non si sa come, o forse sì, perchè mio figlio ci sputa dentro per lavarsi i denti, dato che non arriva al lavandino, chiazze di dentifricio verdastro Mentadent, che prevenire è meglio che curare...

...mi riguardo nello specchio, terrorizzato,  il tutto nel giro di pochi, eterni attimi...

...mi dò del "coglione...!"...

...SPLASH...

...leggiadro è il tuffo, soave l'impatto con l'acqua, morbido l'immergersi del beccuccio nella zozzimma...

...imprecazioni sottovoce, ma nemmeno tanto, proprio un attimo prima che si consumasse la tragedia...

un "NOOOOO..." strozzato in gola, che ha reso il tutto ancora più patetico...

...funerea, dapprima, la mia espressione...

...poi, incontenibili risate...

...uè, è finita la musica di Vangelis, smettetela di fare quella faccia inebetita...

Dopo questi intensissimi momenti, ho iniziato a ridere a crepapelle, accasciato nel bagno, con le mani sulle ginocchia e le lacrime agli occhi, mentre tentavo di distinguere il beccuccio in mezzo all'orrido miscuglio.
Accorrono Codesta, la mia "Signo'" delle pulizie e il piccolo R. ... mi guardano. Il primo a ridere è ovviamente R., che accompagna le risate con continui "BLEAHHHH!! BLUUUHHHH!! CHE SCHIFOOOO!!".
Rido ancora di più, ripensando alla scena.
Codesta, inorridita, dice "Guarda che io i capelli con quel coso non me li asciugo più, eh??"
"E perchè, secondo te io sì?!?", le rispondo, senza smettere di ridere.
Ride un attimo anche lei, poi giusto per fare sempre la scassacazzi, mi dice "Ma smettila di ridere come un cretino, fai qualcosa, no?!?". Eh. Fai qualcosa. E che faccio???
"Papi, lo lasci a bagnomaria?", dice R., forse senza nemmeno essersi reso conto di aver fatto una battuta mondiale.
Non riesco nemmeno a rispondergli, mi manca l'aria per le risate. Quando mi prende la crisi isterica ridacchiona è la fine, mi possono dire qualsiasi stronzata, io rido come un ossesso e chi mi conosce lo sa, purtroppo.
La Signo', comunque, si offre di togliere lei il beccuccio incriminato dalla tazza, ma mi sembrava poco carino delegarle la risoluzione della mia cazzata mattutina, quindi, mi sono armato di guanti e scopettino e ho recuperato l'UFO da solo.
Inutile dire che mi veniva da vomitare. Vi risparmio i dettagli.
Dopo aver ripescato il coso, l'ho avvolto in DUE buste di plastica e l'ho gettato ben chiuso in un sacchetto della spazzatura.
Al lavoro, mi veniva ancora da ridere... sono un caso perso, lo so.

lunedì, 22 gennaio 2007

Giornata cortissima, oggi, quasi quasi mi metto a fare la ola da solo sul divano, sono troppo contento di questo mio insolito, per quest'ora, ozio lavorativo. Fossero tutte così brevi, le mattinate, forse sarei meno esaurito. Eh?? Io? Meno esaurito??? No, eh? No. Il mio esaurimento è una conditio sine qua non del mio incredibile fascino, quindi, me lo tengo stretto. (Bisogna autocelebrarsi ogni tanto, visto che una cosa carina non ce la dice mai nessuno, "manco a pagallo aò", come dicono a Roma... o no? Sì.).

E meno male che la mattinata lavorativa è finita presto... dico "meno male" per due semplici motivi: il primo, non così strano a leggersi per chi mi conosce, è che ho dormito praticamente NIENTE. Sono andato a letto intorno alle 6. A letto, poi, per modo di dire... una doccia veloce e poi steso nella penombra di un'alba che già avanzava con prepotenza tra le fessure delle imposte di camera mia. Ho preso sonno per un paio d'ore, pure meno. Il risveglio è stato a dir poco ATROCE.
Il secondo motivo... ha a che fare con il risveglio ATROCE. Anzi, è proprio il risveglio ATROCE.
Perchè un risveglio sia veramente ATROCE occorrono pochi, ma essenziali ingredienti. Eccoveli di seguito.

Ingredienti per un risveglio ATROCE:

  • Una persona che non sopporti assolutamente, che ti sveglia di soprassalto
  • Un rumore infernale e improvviso
  • Un caos dionisiaco che ti pervada l'anima, le orecchie, le viscere e il fisico tutto ancora addormentato
  • Un mal di testa sensazionale, che il Moment a vederlo se ne scappa piangendo
  • Qualcuno che canta Gigi D'Alessio
  • Un caro aspirapolvere che si accende proprio nel momento in cui hai realizzato che forse quel casino era solo un brutto sogno e non la dura realtà che ti dà il buongiorno

Tutte queste cosettine carine, il solito fortunato, lo so, stamattina le ho avute io.
Narro i fatti.
Da qualche giorno a questa parte, dei "simpatici" operai stanno rimettendo a nuovo l'esterno di casa mia. E fin qui, tutto a posto. Il problema è che questi operai, oltre ad essere tremendamente rumorosi e canterini (sanno, infatti, tutto il repertorio di Gigi D'Alessio a memoria), sono anche molto mattinieri, il che non collima esattamente con i MIEI tempi tecnici di risveglio.
Nei giorni scorsi hanno dolcemente picconato, delicatamente trapanato, sofficemente scaricato calcinacci, il tutto con una leggiadria che Carla Fracci a paragone è un pezzo di piombo di 300 kg, scagliato da un'altezza di 1000 metri. Mi rendo conto che il lavoro da operaio sia faticoso e rumoroso per natura, però tutte queste sane attività i miei adorati operai le fanno negli orari più consoni a provocarmi un'incazzatura paurosa, ovvero al mattino prestissimo e dopo pranzo, quando uno vorrebbe farsi beatamente rincoglionire dalla pancia piena e da quella beata sensazione di pace con il mondo. E invece NO. Si sente TRRRRRR!!!! FRRRRR!!!! TRRRRR!!! BOOM! BOOM! BOOM! TUM TUM TUM!!! POW!!! SCRASHHH!!!! E 'A LUNA ROSSA M' PARL' 'E TEEEEE... FEMMENAAAA TU SI 'NA MALAFEMMENAAAAA... Un inferno.
Ma venendo a stamattina... oggi era il turno del... eh sì, signore e signori, del MARTELLO PNEUMATICO.
Voi direte "Ma no, dai, forse non erano le 7.30 del mattino, eri tu che nel rincoglionimento da sonno hai visto male l'ora ed era mezzogiorno passato...non si usa il martello pneumatico alle 7.30...".
E no... erano PROPRIO le 7.30 del mattino.
Fatto sta che nella catalessi completa del sonno, non ho colto le avvisaglie di quello che stava per succedere, ovvero la precedente picconatura prima di scassare tutto con il martello pneumatico. Io dormivo.
All'improvviso, invece, sento... TRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T!!! TRRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T!!!
E poi sento un urlo. Un urlo di donna. L'urlo di colei che vive, mio malgrado, in casa mia.
"Tua moglie?"
No, non è mia moglie, non siamo sposati.
"La tua fidanzata?"
Nemmeno, non siamo fidanzati.
"La tua ragazza? La tua compagna?"
Non siamo ragazzati e nemmeno accompagnati.
"Insomma, ma chi cazz' è???"
La genitrice, vabbè, diciamo mamma, di mio figlio.
Situazione complicata, non fatemi spiegare.
Insomma, CODESTA, la chiamerò così per evitare altri imbarazzi, inizia ad urlare.
"AAAAAHHHHH!!!! IL TERREMOTOOOOO!!!!"
Salto dal letto, il primo pensiero è per mio figlio. "Devo salvarlo", mi ripeto in testa tipo i robot nei film, che dicono a raffica "Devo uccidere Mr.X, devo uccidere Mr.X".
Le coperte mi volano per terra, resto per qualche attimo seduto al centro del letto, tentando INVANO di capire cosa stesse succedendo, il perchè di quel rumore assurdo e soprattutto cosa c'entrasse il terremoto presunto, urlato da CODESTA. I peli del petto mi si rizzano per lo spavento, mi prende un torcimento allo stomaco, che per poco non ci resto secco e non me la faccio sotto, per la mossa di viscere surriscaldate dalla paura che mi attanaglia la panza e quando sto per alzarmi di corsa dal letto, per andare in camera di mio figlio, sento un operaio che canta "Non dirgli maiiii che siamo stati a letto per un giorno interoooooooo..." e così capisco tutto... 'sti cazzi che è il terremoto, sono gli stronzoni mattinieri.
A quel punto, però, mi alzo lo stesso per un altro semplicissimo motivo. Fare un cazziatone a quella cretina di CODESTA, che mi ha fatto morire di paura.
Esco dalla mia stanza per andare nella sua, cammino in boxer e scalzo per il corridoio a passo spedito e semibarcollante, cercando di andare a tempo con il TRRRRRRRR!!!! T-T-T-T!! TRRRRRRRRR!!! e all'improvviso me la trovo di fronte, mezza rincoglionita pure lei, che con un tono molto english mi guarda e fa...
"No, sai, scusami, è che ho avuto un risveglio un po' brusco per via di questi rumori e mi sono spaventata, sembrava ci fosse il terremoto, stanno martellando proprio gli esterni in corrispondenza della mia stanza..."
A quel punto la guardo anch'io, con fare molto, ma molto english, e le sussurro più incazzato che mai:"Tu non stai bene, tu sei pazza".
"Ma Jack, mi sono spaventata, te l'ho detto!"
"Ma ci mancava poco che chiamassi i pompieri e la protezione civile!"
"Sei il solito esagerato, uff!"
"Ah, io sono esagerato, IO?"
"Attenzione... WWWWOOOOOOOOOFFFFFFFF!!!"
"Ah, buongiorno, signora... già qui? Non l'ho sentita arrivare con tutto questo baccano..."
"Buongiorno, dotto', eh, avit' raggggion', stann' facenn' nu burdell' 'e pazz'... mò però devo passare da qui con l'aspirapolvere, luat' nu poc' 'e piedin' a lloc', jamm' bell'..."
WWWWWOOOOOOOOOOOOFFFFFFFFFF!!!
TRRRRRRRRRRRRRRRRR!!! T-T-T-T-T-T!!!!!
JACKKK, PORTI TU R. A SCUOLA, VEROOOOOOOO???
Avrei voluto rispondere con un urlo, ma mi pareva di contribuire al terribile inquinamento acustico che stava intossicando il mio cervello.
"Sì. Sì. Sì. Faccio tutto io. Basta che me ne vado da questo folle raduno di audiolesi!".
"Ciao, papi, hai visto che rumore? Sembra un mostro che ci sta per venire a mangiare, questo TRRRRRR!!!, vero?", sorride mio figlio, divertito per il baccano, con la bocca sporca di nutella, mentre tenta di infilarsi lo zainetto sulle spalle, pronto per andare a scuola.

Questa è stata l'unica cosa carina che ho sentito in mattinata...

Davvero un piacevole buongiorno...



Written by: JackPummarolino alle ore 14:11 | Permalink | commenti (18)
categoria:about jack, le giornate di jack, jack criticone, jacks incazzescions
domenica, 21 gennaio 2007

Perchè le donne, si sa, amano la sfacciataggine. Amano quella gentile prepotenza che dà sicurezza e protezione. Amano lo spirito d'iniziativa, amano essere trascinate, travolte.
Amano chi sa sorprenderle, chi le incuriosisce con atteggiamenti tra lo strano, il pazzoide e lo sfuggente, molto meglio se sfuggenti lo si è davvero e non solo per far scena, perchè poi sa di stupido. Amano chi sa farle ridere, anche coprendosi di un ridicolo che ridicolo non è. Amano chi le priva dei pensieri più cupi e le fa sognare, regalandogliene di delicati e colorati, esclusivi... sì, amano essere uniche... e alcune non sanno che lo sono a priori, uniche, anche se ancora non c'è per loro qualcuno che le ami come vorrebbero.

Sembra banale, scontato, quel che sto scrivendo, e forse lo è davvero, ma viene da chiedersi perchè noi uomini non ci comportiamo sempre, o almeno nella maggior parte dei casi, seguendo queste semplici direttive per rendervi felici, oh donne, esseri immondi trabordanti fascino che non siete altro (non tutte, per fortuna).

C'è un certo tipo di "fascino" maschile, invece, se così vogliamo chiamarlo, che colpisce SEMPRE una donna, o meglio, un certo tipo di donna... ovvero una donna affascinante a sua volta.
Si può pensare che io parli di una sorta di metodo seduttivo studiato a tavolino, pronto all'uso nelle occasioni più propizie e valido universalmente, ma non è esattamente questo il fascino di cui parlo.
Il fascino che può "sfruttare" un uomo dei nostri tempi è per me sinonimo di "galanteria".
Dove stanno più gli uomini galanti? Prima era più complicato sedurre una donna, erano tutti, o quasi, galanti. Dovevi distinguerti per altro, quindi, per far breccia nel cuore di una gentil pulzella.
Oggi, invece, che c'è un'invasione di "truzzi", non c'è niente di più facile per sedurre una donna che essere galanti. Possono riuscirci anche i meno scaltri e i meno belli, provare per credere. E per "galanteria" non intendo solo essere un uomo tutto sorrisi ed accondiscendente, ma badare a quei piccoli gesti che fanno sentire una persona importante, gradita, desiderata. I dettagli.
Esempi semplici? Dall'aspettare agli appuntamenti senza sbuffare per il matematico ritardo al versare il vino, dall'accompagnarle la sedia mentre s'accomoda all'ascoltarla con attenzione, anche quando ci fa due palle così sui suoi problemi personalissimi, tipo ciclo, menopausa, capelli, amiche, pelle secca, pelle grassa, trucchi, film d'amore e tutte le possibili stronzate immaginabili. E, soprattutto, ascoltarla davvero quando ci parla di sè, di cose serie, dove mette il cuore solo nel fidarsi a dircele, perchè in quel momento lei si mette in gioco e dobbiamo farlo anche noi. I rapporti paritari sono belli per questo, perchè si rischia alla stessa maniera lo sputtanamento totale e ci si lega davvero.
E bisogna interessarle, le donne, altrimenti scappano. Cultura. Una parola magica che oggi viene usata troppo poco, perchè si punta su altro, vedi griffes, ville, auto, regaloni e via dicendo... ci sono donne che si accontentano di questo o che sanno apprezzare solo questo, verissimo; ma per fortuna, ci sono donne splendide, meravigliose, sensibili... e non comprese. Non pretendo di comprenderle tutte io, ci mancherebbe; Madre Natura non mi ha dotato fino a tal punto, in tutti sensi intendo, ehm... però le osservo. E penso.

Sono alcuni giorni che mi capita di assistere in diversi contesti sociali a scene improponibili, roba che, per quanto mi riguarda, scredita tremendamente la categoria del "maschio italiano seduttore". Maschio italiano seduttore... ma dove?!?!? Ma quando mai il maschio italiano è un vero seduttore??? Forse un tempo lo era... quando gli inglesi facevano della "gaiezza" una bandiera da ostentare; quando i francesi erano troppo snob per sputtanarsi a corteggiare spudoratamente una donna, temendo un rifiuto; quando i tedeschi erano ancora lì che sognavano di far l'amore con Eva Braun, vestiti da SS; quando gli americani erano troppo ubriachi per capire quello che dicevano, in preda ai loro deliri di onnipotenza; quando i greci e gli spagnoli erano troppo sporchi e rozzi, e gli africani troppo dotati, da far male. Non è così? Ovvio che provoco, ma un fondo di verità c'è... ce la si cavava alla meno peggio in questo marasma, noi, popolo di santi e navigatori... e veniamo ai nostri giorni, a questo sfascio totale che è diventato il rapporto uomo-donna tra i 30/40enni... i più grandi li salvo.
Ho visto conoscenti zittire pubblicamente le fidanzate/mogli dopo qualche uscita non felicissima, ma che comunque non meritava mortificazioni del genere; ho visto uomini lasciare palesemente e imbarazzantemente in disparte le proprie compagne, per mettersi a parlare di calcio con gli amici; ho visto uomini camminare per strada dieci metri avanti alla propria donna, per la noia di attendere i suoi tempi, diversi, magari per farle pesare il gusto di guardare una vetrina; ho visto uomini vantarsi di aver scopato "bene" e velocemente, così da vedere in tempo le partite su sky... avrei voluto chiedere alle loro donne quel "bene" a cosa corrispondesse; ho visto uomini affermare con fierezza di andar a dormire presto la sera, così da non dover assistere al momento in cui la loro donna entra in camera da letto "senza trucco", in versione zombie. Come se loro fossero tutti splendidi e aitanti. Mah. La cosa triste è che non sto facendo esempi inventati, assolutamente no; sto solo riportando quel che ho sentito con le mie orecchie nel corso di alcune edificanti chiacchierate tra persone "rispettabilissime". Forse le peggiori.

Avrei voluto ribattere con la MIA visione delle donne a tutto questo maschilismo di quattro soldi, a tutta questa meschinità imperante e cameratesca che si crea nei dialoghi tra "uomini". Mi sono anche chiesto quanto sia vero in percentuale tutto quello che ho visto e sentito da questi ammassi ambulanti di testosterone decerebrato e mi sono chiesto anche, però, come si possa, da parte di entrambi i sessi, ridursi così, a sopportarsi, abbrutendosi. Mi sono chiesto PERCHE' VOI DONNE LASCIATE FARE E DIRE CERTE COSE ASSURDE AD ALCUNI UOMINI PREPOTENTI ED ARROGANTI E POI VE LA PRENDETE PER NULLA, QUANDO VI SI TRATTA CON TUTTA LA GENTILEZZA DEL MONDO. No, vi prego, spiegatemi perchè. Da solo non ci arrivo e credo che mai ci arriverò.
Non ho risposto, comunque, in quei discorsi. Sono stato zitto, sorridendo sotto i baffi, senza dare spiegazioni del mio malcelato divertimento. E non l'ho fatto, intendo rispondere, perchè credo sia fiato sprecato. Alla fine ognuno fa un po' quello che gli pare, soprattutto nei rapporti personali, però mi fa sul serio sorridere ascoltare questi ometti, perchè chiamarli uomini è troppo, quando si lamentano che non c'è passione nei loro rapporti di coppia e che sognano di trombare con la Bellucci in cima ad una palma da cocco alle Maldive... nemmeno se le donne fossero dei robot le si potrebbero programmare alla passione con dei presupposti così squallidi. Non lo capiscono, però... pigrizia o...?




domenica, 14 gennaio 2007

QUARTA PROVA DI ANGELI E DIAVOLI

La traccia della prova è la seguente:

"E se al posto di Virgilio fossi stato mandato tu a fare da guida a DANTE?
Accompagnalo a fare un giro nel Girone o Cielo a cui sei preposto e, utlizzando lo schema metrico e ritmico della Divina Commedia, racconta la tua giornata da guida e le Sue impressioni su quello che gli mostrerai".

Ora, premesso che la Divina Commedia in generale non l'ho mai amata tanto al liceo, pur apprezzandone molto "l'Inferno", non ritengo che Dante vada ossequiato ed osannato eccessivamente, un po' alla "benigniana" maniera, per capirci, perchè resto sempre dell'idea che doveva trombarsela, Beatrice, e forse in quel caso avrebbe scritto qualcosa di più commestibile, angosciando meno gli studenti di decine e decine di generazioni. Comunque, in ogni caso, onore al merito, ci mancherebbe; almeno ha reso grande l'Italia agli occhi della letteratura mondiale, ma dicevo che, non adorandolo, non mi sono sentito più di tanto in colpa a bistrattarlo un po' nei miei aulici versi, che a breve leggerete; nè spero me ne vogliano i cultori del genere, essendo questa mia opera frutto di un ludico diletto (sono entrato nel personaggio con 'sti termini, eh?).
In più, ai fini del gioco, aggiungo che ho evitato volutamente di scegliere un girone infernale in particolare, in quanto il mio ruolo di diavolo godurioso mi ha creato un po' di difficoltà nella scelta, appunto, poichè teoricamente andrei bene per tutti i gironi e per nessuno, non esistendo in sè il peccato della Goduria. Bene. Detto questo, buona lettura a chi vorrà cimentarsi, e mi raccomando, apprezzate la sapiente metrica, o lettori, 'he il bischero di Dante me l'invidierebbe 'odesta versione della su' bislacca 'ommedia!

Nel mezzo del camin di mia zia Rita
vi ritrovai una belva zozza e oscura,
ché la diritta via avea smarrita.

Assodato che n'ebbi gran paura,
ignorando di costei la provenienza,
cominciai a gridar senza misura,

che la belva m'urlò "Santa pazienza!"
mirando il mio incredibile terrore...
"Ch'uomo siete? Temete l'apparenza?"

M'accorsi poi del mio fatal errore
quand'una lacrima sul di lui viso
pulì la pece e mi rischiarò il cuore.

"Io son Dante" e m'accennò un sorriso.
"Ma Dante chi?" risposi assai stupito...
"Inferno, Purgatorio e Paradiso!!!!".

Per la svista rimasi un po' contrito,
ma s'avvicinommi il sommo scrittore
e fece un gesto con il medio dito.

"Non aggiungo altro, sono un signore!"
indignato, diss'il sommo poeta
e guardommi con fare indagatore...

"Necessito una guida, sii cometa..."
e mangiò l'alloro che avea in fronte.
"Il cappello non si mangia, è seta!"

E sfilato il copricapo corsi giù,
mentre Dante dalle finestre urlava
"Tu! Vieni qui o ti manderò a fancu'!"

Fu da allora che non capii una fava.
Al fiorentino ridiedi il cappello,
chiedendogli che cosa m'aspettava...

Spaccatomi sul capo il suo ombrello
disse, stanco, "Virgilio si è ammalato,
devi guidarmi senza far bordello

nelle terre dell'Inferno infuocato.
M'hanno detto in giro che sei un diavolo,
e tu non mi dirai che m'hann fregato...

Su, dai, esci da sotto a quel tavolo!
Vieni qui, ti dirò... sei un bel ragazzo..."
"Brutto ricchionazzo, io non ti provolo!"

Indietreggiai, per sfuggire al pazzo
e temendo per il mio deretano
urlai "Guai, se tiri fuori il cazzo!".

S'era eccitato, ma bloccò la mano;
così che gli proposi "Sarò guida,
ma solo se mi starai ben lontano".

Dante, non avvezzo al tono di sfida,
ghignava, scartando una caramella.
"Non capisco neanche un po' perchè rida".

"Lascia stare, ce l'hai una mortadella?
Ho da riempir un vecchio sfilatino..."
"Vecchio, che ti verrà la salmonella,

se solo gli darai un morsicino...".
"Bando alle ciance e andiam, mio cavaliere,
portami via con te, Pummarolino...".

Camminammo con espressioni austere,
cercando il feroce e infernal ingresso,
ma c'imbattemmo in luride balere,

dove Dante ballò come un ossesso,
mangiò e bevve vino a perdifiato,
ma all'improvviso scappò dentr'al cesso...

Da fuori s'udì il tremendo conato,
sussultai e andai in bagno a controllarlo:
disteso sulla tazza, lui, beato.

Dovevo a tutti i costi rianimarlo
e per farlo chiamai due pulzelle,
una di nome Ugo e l'altra Carlo,

che entusiaste per com'erano belle,
s'adagiarono sul corpo di Dante,
attente a rifuggir le sue ascelle.

"I baci no. Ha l'alito pesante",
commentarono, seri, i travestiti.
"Non mi dire che tu sei il suo amante!"

Mi guardarono sorpresi, inibiti.
"No, no, viaggio con lui verso l'Inferno".
Ugo e Carlo si tolsero i vestiti.

"Siam le regine del piacere eterno,
quel che desideravi l'hai trovato..."
Le colpii con un pugno nello sterno.

Dal gran baccano fatto, frastornato,
il poeta s'alzò d'un tratto in piedi
ed io, pulito il sangue e incavolato,

dissi "Dove cazzo vai? Ora siedi!"
"Ma no, io all'Inferno devo andare!"
più non so quanti cazzotti gli diedi.

Vagammo senza meta vers'il mare,
Dante disse "Vorrei fare un bel tuffo,
all'Inferno non fannomi lavare,

acqua non c'è e devo farmi il ciuffo,
io vorrei tanto presentarmi bene,
con 'sto cappello sembro Grande Puffo...".

Così decisi e andammo a Fregene...
Fu proprio uno spettacolo indecente,
tutt' il tempo stette a sciacquarsi il pene!

Fui sconvolto. Uno spaghetto al dente
con tutte quelle cozze era perfetto,
attaccate al moscio scroto pendente.

E maremma, non l'avessi mai detto,
apparvero il Vissani e il buon Marchesi,
con tanto di presine e grembiuletto,

pronti a cucinarmi quel che non chiesi,
ma solo orribilmente immaginai,
staccando i frutti dai coglioni appesi.

Presi fiato e 'l Paradiso bestemmiai,
sicchè dall'alto scese la Beatrice,
presa dall'odio e incazzata più che mai...

"Oh, guarda! La mia bella meretrice!"
gridò Dante in preda all'ubriachezza,
a colei che del suo Amor fu creatrice.

"Un tempo eri un uom' di tal bellezza"
indignata, disse la sacra donna,
"Guardati adesso, sei una schifezza!!!"

Il vento alla signora alzò la gonna...
Fu davanti a noi un gran spettacolo
e a Dante si rizzò "Perlamadonna!"

Gli astanti gridarono al miracolo!
Erano anni che non gli tirava
e con le donne avea 'st'ostacolo...

Fu per questo ch'agli uomini si dava,
pronto ad offrir il suo anal pertugio
a chi volea inzupparvi la su' fava.

Gran pietà mi fece e cercai un rifugio
per gli amanti adesso ritrovati.
Portai via con me Cerbero, il segugio,

e dissi "Cane, lasciam' gli innamorati
e portami all'Inferno prim' che puoi,
pare che qui sian' tutti sciroccati...!

Meglio così, dovea venir con noi
il poeta de' Guelfi e Ghibellini,
però sta lì che pensa ai cazzi suoi!

Preferisco ch'andiam tra i libertini
a goder nel giron' de' lussuriosi
anzichè guardar lei fargli i pom... odorini".

 

P.S.: Mi perdonino le gentil' pulzelle per le goliardiche volgarità...

Written by: JackPummarolino alle ore 18:38 | Permalink | commenti (20)
categoria:angeli e diavoli, i deliri di jack, jack nel cast del reality
venerdì, 12 gennaio 2007

[Jack Pummarolino "Il violinista" - Acquerello su carta - 11 Gennaio 2007]

Potrei aver voglia di te,
adesso,
lontana e non mia.
Cela il desiderio,
come sai, come fai...
ma non a lungo,
e lascialo esplodere,
su di me,
dentro te,
come non fosse stato mai
altro che questo tra noi.


giovedì, 11 gennaio 2007

La CARISSIMA Blixxxa mi ha gentilmente costretto (sotto ricatto di sfiga mortale e perenne) a raccogliere l'invito per un'amena catena di Sant'Antonio, a cui, purtroppo, non mi posso assolutamente sottrarre, perchè la sfiga mi è antipatica e già ce n'è abbastanza in giro. Sarò ugualmente costretto a girarla ad altre cinque persone, che spero non me ne vorranno (non troppo, almeno)!
(Blixxxa, amore di Jack, comincia a scappare...)

1) Dormo ogni tanto nella vasca da bagno. Non che non abbia un letto, eh, sia chiaro, ma dato che mi capita spessissimo di non dormire di notte e di smettere più o meno all'alba di fare le attività che mi hanno notturnamente impegnato (pc, musica, disegno, scrivere e cazzate varie), non mi ficco a letto, dovendomi alzare dopo circa un'ora per andare a lavorare e mi dico "Quasi quasi mi faccio un bel bagno caldo e rilassante, così mi riposo almeno un po'...". Mi ficco nella vasca, dopo aver fatto un casino immane per riempirla (strano che nessuno mi picchi), e mi appapagno nella schiumosissima acqua calda, in preda a brividi di sommo piacere godurioso e penso, penso, penso... (non dico a cosa!)... fino a perdere completamente coscienza e... RONFFF...FIUUUU...RONFFFF... FIUUU... e poi dopo un po'... DRRRRIIIINNNNN!!!!
"Eh... sì... pronto... chi è...", stroppicciata di occhi con schiuma sulle mani, poi dopo gli occhi mi bruciano, sbadiglio semitrattenuto.
"Ma dottore, sono io, la sto aspettando allo studio! E' tardissimo, c'è gente che già è qui da un po'! Che faccio???"
"Ah! Oh! Porc... Ma che ora è?!? Mi scusi, arrivo! Abbia pazienza, offra un caffè a tutti, arrivo subito!"
Mi sciacquo furiosamente, mi alzo dalla vasca con tanto di onda anomala, scanso una scivolata sul marmo del pavimento, corro per casa, urto sistematicamente la mia signora delle pulizie che in quel momento è arrivata, le urlo "Buongiorno, signora!!" e lei "Dotto', piano piano, nun currit' 'ngopp' 'a motociclett'!!" e volo a lavorare con i capelli ancora bagnati. Ma fa sexy. E fa anche bronchite.

2) Mi dà tremendamente fastidio essere sfidato con aria da "tanto ti batto, tanto vinco io". Scordatevelo, più fate così, più vi distruggo al 100%.

3) La domenica mattina, che mio figlio ovviamente non va a scuola, salto in piedi sul letto insieme a lui e facciamo il wrestling. Io sono sempre Hulk Hogan, lui cambia ogni volta. Bandieruola.

4) La Novalgina assoluta mi fa vomitare. Metto sempre le gocce in un cucchiaio immenso di nutella.

5) Mi piace troppo osservare il cielo e tutte le cose che ci vagano in mezzo, animate e inanimate. Sogno spessissimo di volare, ma in realtà non amo affatto prendere l'aereo.

Dimenticavo... passo il testimone a:

LaDamaDelLago, Chiral, Narcysa, Elisasempre, Dreca. (Mi dispiace per voi!)



Written by: JackPummarolino alle ore 15:23 | Permalink | commenti (13)
categoria:about jack
martedì, 09 gennaio 2007

Patrick Süskind. Il Profumo. Un percorso mentale nel mondo dell'olfatto, il più fine dei sensi, il più antico nell'evoluzione delle specie viventi, il più raffinato, se usato con sapiente maestria.
A dir poco uno dei libri più belli ed affascinanti che io abbia mai letto, non mi sento di dire altro su questo capolavoro di Süskind, che iniziai a leggere appena uscì e poi l'abbandonai, perchè mi legava ad una persona di cui mi fidavo e che, invece, mi fece un bel servizietto. Adesso, però, sono grato a quella persona per il semplice fatto che ebbe l'intuizione di regalarmi questo libro già allora, sapendo che mi sarebbe piaciuto; in fin dei conti, mi conosceva troppo bene per non immaginarlo e così andò a colpo sicuro. Quella copia l'ho persa, a dire il vero, forse l'ho buttata, chissà che fine le ho fatto fare, ma ironia della sorte, questo libro mi è stato ri-regalato a Natale da un'amica e a quel punto mi è parso proprio un segno del destino: "Jack, 'sto libro te lo devi leggere per forza e basta", m'è sembrato dicesse. E durante la lettura, mi è successa una cosa insolita: ho divorato le prime 200 pagine circa e poi mi sono fermato volutamente per un paio di giorni e sinceramente non saprei spiegarmi bene il perchè, visto che non l'avevo mai fatto prima. Sotto sotto credo sia accaduto perchè mi dispiaceva abbandonare la storia, finendola, ma non ne sarei così sicuro di questa spiegazione. Resta il fatto che in quei due giorni, sembrerà assurdo, non ho fatto altro che pensare al possibile finale della storia, impedendomi con una serie di violenze psicologiche (direte "questo è pazzo", lo so) di aprire l'ultima pagina del libro e sbirciare. No. Volevo immaginare. E ho immaginato... e mi è piaciuto, mi è piaciuto inventare nella mia fantasia tanti possibili scenari per il finale, tanti risvolti, dal drammatico al grottesco, modi in cui io avrei portato avanti la storia o in cui l'avrei finita con un gran colpo di scena. E poi una sorta d'illuminazione, quasi una persecuzione. Vedo in tv uno spezzone dell'omonimo film tratto dal libro, che io non ho volutamente visto al cinema, perchè intendevo prima leggere e poi "vedere": e vedo una scena soltanto, quella del protagonista che, da solo, scala una cima di una montagna e arrivato fin su, grida all'immensità desolata dinanzi a lui il suo nome "JEAN BAPTISTE GRENOUIIIIIIIIIIIIILLEEEEE!!!". Che meraviglioso senso di onnipotenza... mi ha letteralmente pervaso ed è da allora che ogni tanto immagino me su quella vetta a urlare il mio nome al mondo deserto, come ne fossi il padrone, ed in un certo senso nel libro è proprio questo il senso di quella scena, il fittizio dominio del mondo, in un luogo lontano miglia e miglia dagli uomini, dai loro profumi, per chi un odore proprio non ce l'ha e fugge quelli altrui. Io un odore ce l'ho, a differenza del "buon" Grenouille, ma per un giorno mi piacerebbe sentirmi l'unico uomo sulla faccia della Terra. Comunque, allucinazioni a parte, mentre leggevo mi è venuta voglia di dipingere una scena del libro. Sempre a Natale, mi hanno regalato un set di acquerelli Cotman, a dir poco bellissimi... ho preso un cartoncino, un pennellino sottilissimo e un solo colore dei miei acquerelli, un marrone, il "Burnt Humber".
Sono fiero del risultato, tutto sommato. Sicuramente sarà privo di tecnica per un occhio esperto, essendo io un semplice "pittore" (e urgono le virgolette) amatoriale, ma è abbastanza simile all'immagine a cui mi sono ispirato, che ovviamente ho reinterpretato un po' a modo mio, anche in modo leggermente inconsapevole, credo.
Non mi resta che lasciare spazio all'immagine e se qualcuno è in cerca di un libro in cui perdersi, non posso che consigliare di leggere questo "Il profumo"... vedrete che dopo le prime pagine, come è successo a me, inizierete a cogliere le più sottili sfumature olfattive intorno a voi, a cui prima nemmeno facevate caso...

domenica, 07 gennaio 2007
Ho tutta la schiena incriccata da ieri notte, frutto di circa 6 ore passate a suonare ininterrottamente con i miei cari amiconi di sempre... mi sto facendo vecchio, uhm, il fisico regge male! E che dire della voce? Oggi sembro Sandro Ciotti, è ita completamente dopo le performances di ieri. Ehhh... i lati negativi dell'essere lead vocalist... (Un attimo, datemi il tempo di sgasarmi, poi ritorno ad essere "serio", giuro...).
Avevamo un piccolo pubblico, fatto di tre amiche appassionate di musica, pronte a dispensare applausi e critiche all'occorrenza all'interno della piccola sala prove casalinga, nonchè un tecnico del suono veramente d'eccezione. Signore e signori, mio figlio, per gli amici "la peste".
La scaletta delle canzoni era abbastanza varia, abbiamo provato veramente tantissimo prima di essere discretamente soddisfatti dei pezzi scelti e chissà se una di queste sere riusciremo a suonare di nuovo in qualche bel localino carino... non mi dispiacerebbe affatto, in fin dei conti essere una rockstar era il mio sogno nel cassetto e penso che in quel cassetto, il mio sogno, ci resterà per sempre; vedrò di accontentarmi di un plebeo surrogato localesco... per stavolta niente Palasport, niente San Siro e niente Wembley... pazienza, su...
Lo spasso della serata, invece, è stato proprio mio figlio, solito buffone e giullare di corte instancabile (da chi avrà preso?).
Era addetto ad azionare e a stoppare il microfono attaccato al pc per registrare i pezzi. Un vero disastro.
Non che non sia stato bravo, anzi, ma alcuni pezzi ce li ha boicottati di brutto...

"Papi, posso stare qua con voi?"
"No, tesoro, poi ti annoi e non ci fai suonare in santa pace, vai a giocare di là..."
"Papi, no "tesoro", è delle femmine, te lo dimentichi sempre..."
"Ok, niente "tesoro"... dai, vai in camera tua..."
"E papi, e ti prego, e no, e voglio stare qui, e dai, e dai, e dai... e solo un po', cinque minuti, ti scongiuro...", quando attacca con le suppliche è capace di andare avanti ad oltranza.
"E va bene, stai qui... però devi stare buonissimo, hai capito?"
"Sì". Fa la faccina seria, proprio poco credibile visti i suoi precedenti.
"Vieni qua, siediti sul cuscinone e shhh..."
"Posso andare vicino a Fabrizio?"
"No, Fabrizio deve suonare la chitarra e si deve concentrare, stai vicino a me, seduto..."
"E ma pure tu ti devi concentrare, perchè qua posso stare e da Fabri no?"
"T'ho detto stai qui".
"Ok...", ma dopo nemmeno due secondi... "E posso vedere lui come suona la batteria?"
"Ahèèè, R., che ti ho detto due minuti fa??? Devi stare buono buono, se vuoi rimanere qui... quante volte lo devo dire? Ora m'arrabbio".
"Va beeeeneee...". Tace per un attimo, guarda per terra, poi vede le ragazze che gli sorridono e gli fanno l'occhiolino, indicandogli di andare a sedersi vicino a loro... esita per un attimo.
"No, non posso sedermi con voi, devo lavorare pure io con i musicisti, voi fate il pubblico". Usa un tono deciso e quasi seccato, come se l'avessero disturbato durante qualche operazione delicatissima, ovvero intrecciare i fili degli amplificatori tra loro.
"Uè, non toccarli, è pericoloso...".
"E ma papi, io vi voglio aiutare, ti supplico, fammi suonare qualcosa...".
"Ma tu non sai suonare!".
"Sì che so suonare, ti ricordi? Tu me l'hai insegnate cinque canzoni...".
"Eh già, Jack, gliel'hai insegnate, sii buono...", dice Adriano, dando sostegno alla peste.
Tutti ridono. R. non sa se offendersi per l'ilarità generale suscitata dal suo comportamento o se ridere anche lui, perchè è risultato simpatico con le sue lagne contornate da sorriso a mezz'asta. Alla fine decide di regalarci un sorrisino pestifero dei suoi, tra il timido e il "adesso vi faccio vedere io che combino".
"Allora, facciamo così: tu sarai il tecnico del suono. Ti va?", gli dico con aria molto seria, per dare una certa solennità all'incarico che gli avevo appena dato.
"Che vuol dire il tecnico del suono, papi?", mi chiede poco convinto e temendo sia una fregatura. In effetti un po' lo è, ormai la peste mi conosce fin troppo bene.
"Il tecnico del suono è importantissimo, perchè registra le canzoni che suona il gruppo... senza di lui non si può proprio suonare, è veramente indispensabile. Vuoi essere il nostro tecnico?"
"Ok, va bene", dice con tono indagatorio e poi aggiunge "Ma chi era il tecnico, se non c'ero io?"
Indico una delle ragazze a caso. "Lei".
"Allora no, devo farlo per forza io, il tecnico, lei è femmina, e non è un lavoro da femminucce..."
"Eh sì, tu sei uomo, fallo tu...", mi trattengo a stento.
"Che lavoro fa il tecnico? Io non l'ho mai visto un tecnico, me lo spieghi?".
"Devi azionare e stoppare il registratore e, mi raccomando, devi essere precisissimo ad ogni inizio e fine di canzone, capito?".
"Sì, capito, papi... suonate!".
"Ma tu guarda 'sto gnomo...", dice Marcello, dandogli un pizzicotto sulla guancia.
"Ehi, non si danno i pizzichi al tecnico del suono, sei licenziato!". Ride e ovviamente pure noi per questa sua uscita molto manageriale.
Cominciamo a suonare... il tecnico dapprima è serissimo e scrupoloso, poi ci fa una richiesta e da lì non si è capito più niente.
"Suonate The great pretender, per piacere, daiiii... mi piace tantiiiiiiiiiiiiiiissimoooo!"
"E come fa?", lo provoca Diego.
"Fa così... ohhhh yessss aim de gret pritenderrrrrrr uhhh uhhhh..." e fa mossette troppo divertenti, mentre canta.
"Ahhh, ho capito... io la conosco, però chiedi agli altri se la conoscono...", gli suggerisce Diego.
R. va vicino a tutti gli altri del gruppo e fa:"Tu la conosci? Tu la conosci? Tu la conosci?". E per sua immensa gioia, tutti rispondono di sì. Saltella contento e torna al suo posto di tecnico.
Ci guarda, fa il segno che ha acceso il registratore e ci dà il via. Attacchiamo a suonare The great pretender e lui impazzisce. Inizia a ballare per la saletta, zompetta tra i fili, fa le mosse con la bocca, con me che ogni tanto, cantando cantando, gli faccio cenno di stare comunque zitto... ad un certo punto, roteando, casca per terra e rimane steso, imperterrito, a cantare e a muovere a tempo i piedi in aria. In quel momento ho pensato che fosse invasato, posseduto dal demonio. Poi mi sono detto "Beh, ma è figlio mio, che m'aspettavo da questa bestiolina ricciolina?".
Finita The great pretender, voleva miliardi di bis, ma ovviamente non si poteva, noi volevamo provare il resto della scaletta e lui, quasi per dispetto, ci sabotava le canzoni che non gli piacevano, stoppandocele a metà, quasi alla fine, oppure accendendo il registratore fuori tempo... insomma, ci ha fatto ripetere miliardi di volte le canzoni, però lo faceva con una faccina così angelica che le ragazze morivano dal ridere e i miei amici lo istigavano ancora di più a fare la peste. Un bambino così, se vede di suscitare ilarità, non lo si ferma più e così ci siamo tenuti il tecnico completamente fuori di testa... ma qualcosa siamo riusciti a registrarla a dovere, per fortuna... presto, però, gli faremo fare il cantante e io farò il tecnico, così mi vendicherò!
Inutile dire che è andato a letto alle 2:00, quando se ne sono andati musicisti e amiche, continuando a canticchiare "tu rial is de filing of meik bilivvvvvvvv... tu rial uen ai fil uot mai art chent consiglllll... uououoouuu yesss aim de gret pritenderrrrr uuuhhh uhhhhh...".
Written by: JackPummarolino alle ore 19:02 | Permalink | commenti (10)
categoria:amiche ed amici, le giornate di jack
giovedì, 04 gennaio 2007

Voglio tuffarmi in un cratere traboccante di lava con la consapevolezza di non liquefarmi, perchè è altro che mi scioglie... come io sciolgo i nodi di cravatte che non tollero e quelli di scarpe troppo lucide, poco abbinate alla nebbia dei miei pensieri.
Chi siete? Chi diavolo siete, voi, tutti in cerchio a compatirmi? E a compatirmi di cosa, poi? Vi reputate migliori di me, credete che non l'abbia capito? Ombre di voi stessi. Perchè mi guardate così? Non sono poi così diverso da tutti voi, attori di falsa umanità. Eppure non sono uguale ad alcuno e non per ovvie differenze genetiche, ma per tutto ciò che sono e che mai mi riconoscerete come vizio o virtù. Uno dei tanti, questo resto, per chi mi passa accanto e non si ferma.
E allora lasciatemi solo o danzate con me, questo vi chiedo, solo questo; altre alternative non ne ho, non ve ne dò. Restate, ammesso che sappiate danzare immersi nel Caos.
Ho visto le stelle, le ho toccate, erano fredde e brillavano, accecandomi lo sguardo, un tempo timoroso, ora fiero. Ho sfiorato il sole con un dito, l'ho graffiato con le unghie di mani allenate alla violenza e ha sanguinato luce prepotente. Odiate il peccato, non il peccatore. Odiatemi, se vi fa star bene. E non cercatemi, se tutto quel che avete da dirmi è "io".
Mi perdo in gocce di fantasia incomprensibile, assaporo il gusto di sogni inconfessati, scivola l'anima nel ricordo di sè stessa, mutevole, come cambia il vento, che ora soffia troppo forte e si porta via tutti i miei respiri, lasciandomi a labbra schiuse in una gelida notte d'inverno in riva al mare, in cerca di un atomo di ossigeno da regalare ai miei muscoli, contratti da spasmi di insana quiete.
Chiudo gli occhi e getto la testa indietro, con forza, contro il muro. Un secondo colpo, stavolta più forte di prima. Fa male. S
i scuotono i vecchi pensieri calcificati e divenuti scheletri di memorie e ne affiorano di terribili, evolute mostruosità immaginifiche. Nelle orecchie la voce penetrante di una cantante di colore dagli acuti sensuali. Gimme shelter, dammi rifugio, urla. Vorrei urlare anch'io, ma poi chissà cosa mi fareste... non voglio provocarvi più di quanto non stia già facendo, scrutandovi così, con disgustosa, per voi, e disgustata, per me, ilarità. Spalanco le narici e sento un profumo di donna. Me l'hanno portata via, la mia, me l'hanno presa, non è con me e non la lasceranno andare facilmente dalla prigione del Destino. Fasce di contenzione alle caviglie, potrei uccidere chiunque con un solo, stupido, rozzo calcio, adesso. Avete paura di me, ve lo leggo nei pori della pelle, dilatati ad ogni mia emissione di fiato caldo sui vostri visi rarefatti di civiltà troppo comoda per essere davvero civile.
Il pazzo va isolato, il pazzo va sedato, il pazzo va violentato, il pazzo va controllato, il pazzo va abbandonato, il pazzo va ignorato... il pazzo può cambiare il mondo, se solo lo decide.

Written by: JackPummarolino alle ore 04:53 | Permalink | commenti (6)
categoria:i deliri di jack, i racconti improvvisati di jack, inside jack