Ma tanto torno già tra pochi giorni... che stress, arrrrghhhhh!!!
Buone vacanze a chi parte e rivedrò a settembre... mentre per chi come me avrà un agosto fatto di vacanze turbolente e spezzettate... vi becco presto, non scappate!
Ma tanto torno già tra pochi giorni... che stress, arrrrghhhhh!!!
Buone vacanze a chi parte e rivedrò a settembre... mentre per chi come me avrà un agosto fatto di vacanze turbolente e spezzettate... vi becco presto, non scappate!

Danzare con te in punta di piedi sulla sabbia, che scotta ancora del sole del tramonto... sentirne i granelli scorrere tra le dita, come fossero clessidre di carne di un Tempo senza fine, il tempo che vorrei fosse nostro. Vorrei poter vedere calare la notte e milioni di stelle sui tuoi occhi, chiusi al passaggio delle mie labbra su di loro. Vorrei lasciarmi sfiorare la pelle dal tiepido vento di luoghi lontani, in una semplice terrazza di una vecchia casa ai confini del Sahara. Vorrei che sull'amaca di rete e stoffa consunta che immagino in quella stessa, silenziosa terrazza potessi esserci tu, velata solo da un morbido pareo di trasparentissima seta azzurra... distesa, felice, mia. Ci sarebbero tante altre cose che vorrei, troppe; ma se potessi avere anche solo queste per un unico, maledetto istante, potrei anche smettere di respirare immediatamente dopo, perchè i miei respiri li avrei donati a te, la mia Sfinge persa tra una desolata distesa di ricordi, che come le dune cambiano forma al soffiare del vento, ma restano lì dove sono, per sempre...
Avevo immaginato che oggi sarebbe stato un pessimo pomeriggio e invece, camminando per andare a lavorare...

'Cause I remember when we used to sit
In the government yard in Trenchtown
Oba, ob-serving the hypocrites
As they would mingle with the good people we meet
Good friends we have had, oh good friends we've lost along the way
In this bright future you can't forget your past
So dry your tears I say
No woman, no cry
No woman, no cry
Little darlin' don't shed no tears
No woman, no cry...
Erano in due, un ragazzo jamaicano con calzoni di jeans corti e strappati, tante treccine nei capelli, una chitarra e un sorriso contagioso, e lei, una ragazza minuta, dall'accento inglese, ma chissà di dov'era, scalza, con una minuscola magliettina a righe blu e bianche, la pelle diafana, pantaloni grigi arrotolati ai polpacci, che danzava suonando la sua piccola fisarmonica. "No woman, no cry", ripetevano tra la folla di quella strada del centro, straripante di turisti e di gente del luogo in cerca di buoni affari nei negozi.
Erano felici, pur senza un soldo nel cappellino di lui, che giaceva a terra vuoto nella calura estiva. Cantavano a squarciagola, facendo fermare intorno a loro piccoli mucchietti di persone, che, divertite, stavano ad ascoltare quel duo improbabile di artisti di strada. Cantavano anche gli altri intorno, ragazze e ragazzi, unendosi all'entusiasmo di quel chitarrista sornione e della sua fedele accompagnatrice. Una simpatica vecchietta si era fatta strada nel cerchio di persone, tutte più alte di lei, ma non le importava di essere pressata tra un sedere e l'altro, voleva vedere. E voleva battere le mani a suon di musica, lei che forse quella canzone la conosceva meglio di tutti gli altri, lei che forse da ragazza ci era pure stata a vedere un concerto di Bob Marley e non aveva sentito le sue canzoni solo su cd o in mp3. La ragazza inglese mi ricordava Trilly Campanellino e lui, Little Bob, l'ho chiamato così, un novello Peter Pan dalla pelle scura. Erano pieni di vita. Saltavano a piedi nudi sull'asfalto, incitavano a seguirli in quel reggae improvvisato, sorridevano ai passanti che fingevano indifferenza o disgusto per il baccano, e ringraziavano gli spettatori che li guardavano comodamente dagli "spalti", affacciati ai balconcini dei palazzi d'epoca che davano sulla strada. Qualcuno improvvisamente ha gettato un fiore da una finestra: la ragazza inglese se l'è messo tra i capelli, ha fatto un lieve inchino e ha continuato a danzare, come una ninfa impazzita e invasata dal dio della musica... e per lei quel dio era Little Bob, il suo amico Little Bob, che faceva a botte con la sua giugulare per non stonare proprio quando la folla s'era fatta più cospicua. Era il suo momento di gloria, doveva farcela e ce l'ha fatta. Trilly era felice, lo guardava. "Chissà se stanno insieme", ho pensato, guardandoli così, sentendo a pelle la complicità che c'era tra loro. Little Bob, poi, si deve essere sentito squadrato, forse, e ha cominciato a cantare fissandomi con occhi vispi, così che non ho potuto fare a meno di avvicinarmi di più al gruppo, fare un cenno divertito con la testa alla dolcissima vecchietta scatenata, che mi è finita su un piede, ridendo come una bambina, e unirmi a quelle voci spensierate, pensando a lei... pensando alle volte che l'avrò fatta piangere e nemmeno lo so, e ho cantato anch'io, con un nodo strettissimo alla gola... "No woman, no cry..."
Sarebbe bello, se tutti i pomeriggi potessero essere così, semplici ed intensi...
CAMBIO DI LOOK...
Ed ecco a voi, ladies and gentlemen, il nuovo fashionissimo look del mio schifido blog...
Mi ero proprio scocciato di vedere quei pupazzi ciccioni, avevano il faccino troppo buono e gentile per rappresentarmi a dovere, quindi... ecco un po' di personaggini semiperfidi, che faranno al caso mio... adesso questo template mi piace tantissimo, ma sono sicuro che tra un mesetto o due lo cambierò di nuovo, quindi niente pianti, non vi ci affezionate, anche se è bellissimo... (sempre modesto).
Vi lascio ai miei mostri, fantasmi, gattacci neri attaccati alle palle (per scaramanzia) e stregonerie varie... io mi godo il color lilla, che mi piace tanto perchè mi ricorda la mucca Milka... vado a mangiare un po' di cioccolato, va...!
ENJOY THE MONSTERS!

Nato ieri notte, durante una folle conversazione con una persona che definire speciale è davvero poco, il progetto di creare una casa editrice subacquea ha affollato la mia mente per tutto il giorno.
Ovvio che solo pensarla, una cosa del genere, costringe il limitato intelletto umano ad acrobazie mortali per i suoi neuroni e visto che metterla in pratica sarebbe ancora più improbabile che pensarla, non mi resta che immortalare in modo "letterario" questa grandiosa idea, che i mari di tutto il mondo ci avrebbero sicuramente invidiato...
"Hai preso le bombole?"
"Ma perchè, vieni anche tu? Ma se non sai nuotare nemmeno, per favore...!"
"Senti, scemo, IO so nuotare, fai poco lo spiritoso. Vengo con te, me l'avevi promesso."
"Ah sì? E quando te l'avrei promesso?"
"Ma ieri!!! Non far finta di non ricordartelo, tanto stai ridendo... hmmm, non ti sopporto quando fai così..."
"Ok, ok, dai, ti porto... però ad una condizione..."
"Oh dio, mai niente per niente tu, eh...?"
"Mi fai parlare? Sempre a lamentarsi, 'ste donne..."
"Dai, sto aspettando la tua "condizione", vediamo che genialata dirai, stavolta..."
"Ah ah ah... insomma, puoi venire con me solo se indosserai il costume celeste..."
"Cosa?!?!"
"Sì, hai capito bene, quello striminzito che hai comprato... o quello o niente, se non lo indossi resti a terra...!"
"Sei... sei... non te lo dico cosa sei!"
"Te lo dico io? Sono... simpatico, bello, affascinante, sensuale, bla bla bla..."
"Modesto, scemo, insopportabile, provocatore, bla bla bla..."
"Ahi... ahia! I peli no! Avanti, su, andiamo, comincia a sistemarti le bombole e i pesi, sarà uno spasso vederti arrancare sott'acqua..."
"Taci, ti stupirò. Guarda che io ho fatto nuoto, eh??"
"Sì, me l'hai detto, nella piscina dei piccoli e affogavi pure..."
"Sono pronta, iceberg."
"Ma certo, mocciosa, vedo, vedo... allora, si va? Hai preso il silicone d'alghe e il cemento di salsedine?"
"Sì, li ho messi in quella cesta metallica... ma sei sicuro che un edificio subacqueo si costruisca con questa roba?"
"No."
"Ah, andiamo bene! E come facciamo, se crolla tutto?"
"Ma quando mai crolla tutto nei sogni???"
"Vero, non ci avevo pensato, hai ragione... non sai quanto mi secchi dirti che hai ragione, però, eh..."
"Adesso t'annaffio io, così non ti secchi..."
"Ehi!!! Non schizzare!!! La smetti?!? Uff!!!"
"Che lagna, è un po' d'acqua... pensa che dovremo viverci sott'acqua, io lo faccio per farti abituare, mica per dispetto..."
"Ma quanto sei caro... (odioso)"
"Ti ho sentita."
"Cosa?!?"
"Sì, ti ho sentita. Hai detto "odioso", negheresti?"
"O D I O S O."
"Ecco, così va meglio... andiamo... e non ridere sott'acqua, che poi bevi e tu saresti capace di ubriacarti pure con l'acqua di mare..."
"Ma parli sempre, tu?!?"
"Sì. Sei pronta, mocciosa? Ci immergiamo insieme, stringi bene la corda... ehm... non sul seno, più giù... forza, al mio 3... 3!"
"Aspettaaa! Ma la finisci di fare il cretino?! Dò io il via. 1... 2... 3...!"
...SPLASH...
Nuotammo per molti metri verso gli abissi marini, sfiorando con le mani nude ciuffi ondeggianti di alghe rigogliose, scogli levigati dall'azione delle correnti calde dei nostri mari, incontrando pesci coloratissimi, venuti a salutarci per l'occasione da golfi lontani... i corralli intorno brillavano ai deboli riflessi della luce del sole, che riusciva appena a penetrare in quelle profondità di un blu intenso e pacifico... un gruppo di anemoni discuteva silenziosamente sulla nostra presenza inattesa, mentre un delfino ci scortò fino al luogo in cui, giorni prima, l'avevo già incontrato, mentre cercavo la pianura sabbiosa su cui edificare la mia nuova casa editrice marina. Il delfino sembrò gradire l'idea, quel giorno; aveva stretta tra una pinna e il corpo una vecchia pagina di un quotidiano terrestre e lassù, su quella pagina consunta, aveva imparato a leggere da cucciolo; per anni aveva custodito quel foglio ormai dall'inchiostro sbiadito e l'aveva letto e riletto infinite volte, sperando che un giorno qualche umano avrebbe buttato in mare la pagina successiva a quella che aveva lui, per sapere che fine avesse fatto quel politico con la gobba e gli occhiali, che aveva dato un bacio ad un omaccione che sembrava il fratello cattivo di Mario Merola...
Quando feci capire al delfino cosa intendessi fare in quel piccolo spazietto di sabbia, circondato da alghe e scogli, lui scosse felicemente la pinna dorsale, aiutandomi da quel giorno a trasportare le cose di cui avevo bisogno: rocce, vecchi pezzi di legno, corde, oggetti sperduti nel mare da chissà quanti secoli. Avrebbe finalmente potuto leggere qualcosa di nuovo. Gli offrii un incarico di lavoro. Accettò, colpendomi in pieno stomaco con il musone affusolato. Era un sì, pensai...
"E chi è lui? Non è mica pericoloso, vero?"
"Ti sembra per caso uno squalo bianco?"
"No, ma che c'entra, è enorme e ci gira intorno..."
"Vieni qui, ti presento il nostro correttore di bozze, si chiama Delfi, come l'oracolo, lo conosci? E' lui che mi ha aiutato a trovare questo posto, mi ha illuminato!"
"Ah ah ah, che risate... un delfino che si chiama Delfi... ma sarai scemo sul serio, tu?"
"Non sai cogliere la sottile metafora, tsè... comunque, è innocuo, avanti, presentati, stringigli la pinna, non mi far fare figuracce..."
"Ehm... piacere, signor Delfi, io sono Mocciosa..."

"Ok, ora che ci conosciamo tutti, vogliamo metterci al lavoro?"
"Sì, dai, dai! Io che cosa faccio?"
"Guai?"
"Prrr... uffa!! Dammi un compito o me lo sceglierò da sola, despota!"
"Va bene, va bene... tu chiama i pesci martello-pneumatico dalla grotta e digli di iniziare a scavare qui per le fondamenta; c'è il capo cantiere che ha un debole per te, dice che gli ricordi tanto quella merluzza della sua ex moglie..."
"La merluzza te la tiro appresso... "
"Dai, dammi un bacio, che così lavoro meglio..."
"Ma scordatelo!"
"E dai... solo uno... signor Delfi, per cortesia, si può voltare, chè abbiamo bisogno di un po' di privacy?"
"Ma ti sei accorto che stiamo parlando sott'acqua e non beviamo?"
"E' un sogno, Mocciosa... è il nostro sogno, te lo dimentichi sempre..."
"Hai detto NOSTRO... quando vuoi, sai essere davvero dolce, sai..."
"E tu dammi un bacio come premio per la dolcezza..."
"Sei un provolone pure con 100 metri d'acqua salata sulla testa, non cambierai mai... tiè, smack!"
La guardai compiaciuto, era proprio carina quando si arrabbiava e io facevo apposta il perfido per vedere quel viso fintamente imbronciato. Lavorammo sodo per tutto il giorno, l'edificio cresceva a vista d'occhio, eravamo velocissimi e gli spettatori intorno erano incuriositi per l'innaturale evento che stava accadendo sotto i loro occhi. Uno squalo bianco, poi, fece improvvisamente capolino da lontano: il gruppo degli operai marini si bloccò per un attimo in preda al panico, ma io guardai con fare minaccioso la creatura tutta zanne e pinnacce brutte e le feci il gesto internazionale, valido anche nei fondali marini, a quanto pare, di "ti faccio un culo così, se non te ne vai da qui immediatamente, fottuto baccalà troppo cresciuto!".
Lo squalo scappò in preda al terrore puro, lasciando dietro di sè una puzzolentissima scia marrone.
Le ostriche e le cozze fecero scrosciare il loro applauso in stile nacchere spagnole, le stelle marine si improvvisarono cheerleaders, invocando il mio nome, gli ippocampi fecero squillare le loro trombette e gamberi, granchi e calamari sfilarono in parata militare, eleggendomi Generale dei Generali dell'Esercito dei Sette Mari, facendomi consegnare dal Colonnello De Poliponis dieci medaglie al valore, ovviamente tutte appiccicate sul mio petto contemporaneamente dai suoi sapienti tentacoli.
Dopo un'intera giornata di lavoro, brindammo con champagne salato all'apertura dell'unica sede mondiale della "Underwater Editions", mentre fogli di carta stampata con inchiostro di seppia rigorosamente indelebile cominciarono ad essere letterelamente sparati nel mare dai macchinari tipografici water-resistant, tentando di salire a galla... ci guardammo tutti un po' perplessi... che stava succedendo??? Una voce, improvvisamente, tra le bollicine d'ossigeno...
"Ehm... scusate... ho dimenticato di fare il tetto..."
Dedicated to... my sweet friend Davila
E' una notte strana, questa. Non che sia successo qualcosa di particolarmente eclatante, no, questo no; ma è strana, è una sensazione che ho e che non riesco a spiegare.
Avverto quel particolare stato di "vuoto intorno", che è sicuramente meno pericoloso del "vuoto dentro", ma è allo stesso modo disarmante. Avrei bisogno di un sorriso sincero.
Non c'è un motivo reale per cui ci si senta ogni tanto così, credo; sarà che l'essere umano è fatto per autocomplicarsi l'esistenza e io sono un degno rappresentante della species "homo destruens suum ipsum corpus et animum" (corpus era neutro?!? A senso dico sì, ma magari qualche fresco maturato che passerà di qui mi correggerà e farò una figuraccia...).
Amo la notte e la temo al tempo stesso. Mi costringe a riflettere su tante cose che, durante il giorno, mi sforzo di accantonare, facendo mille altre scemenze, indossando le mie maschere preferite, che tanto piacciono agli altri, pare. Mi chiedo, certe volte, come sarebbe la mia "vita sociale", chiamiamola così, se provassi ad essere SEMPLICEMENTE (semplice a dirsi, appunto) me stesso.
Magari sarebbe un successone, però di fatto non ci ho ancora mai provato completamente, ad essere sempre e comunque me stesso, nel bene e nel male, se non in rari momenti di mancanza di lucidità, dovuta all'alcool o a qualche canzone a me molto cara, che ha saputo sciogliermi completamente (la musica mi fa questo "brutto" effetto).
Credo derivi da questo il mio "vuoto intorno", dal mio non averci ancora provato del tutto. Gli amici, poi... "amici", che parolona... sono due o tre quelli che posso considerare tali, ma non li tratto da tali, perchè temo di poter dipendere dal loro aiuto, un domani, e io voglio essere libero. Lo so, è un ragionamento stupido, ma io ragiono così, ho paura di legarmi troppo agli altri, ho bisogno di mantenere una certa distanza, perchè per me è vitale, gli lascio credere di essere totalmente autosufficiente e tiro a campare.
In realtà lo sono pure, ma mi piacerebbe saper chiedere, ogni tanto, per poter ricevere; parlo, ovviamente, di sentimenti. Non so chiedere, però; questa è la conclusione. Stasera non ho saputo chiedere una cosa che avrei avuto piacere di sapere, ieri lo stesso, non ho fatto una domanda fondamentale ad una persona, perchè il mio cretinissimo orgoglio me l'ha materialmente impedito. Se continuo di questo passo, dovrò cominciare a preoccuparmi... diventerò un glaciale e impassibile automa?
Glaciale a me???? E' come dire "vergine" a Cicciolina... devo darmi una mossa, direi che devo proprio.













NON CI SONO PAROLE, SOLO GRAZIE!
P.S. per la Gallina: adesso te la posso dare la bandiera... ihihihih... 
Who needs you?
Quanta presunzione in quello sguardo, parole che sferzano la pelle come fossero aridi colpi di frusta sulla carne viva... hai scelto il modo peggiore per dirmi una verità ormai scontata, ma, conoscendomi, avresti dovuto sapere che non amo le pillole, tanto meno quelle indorate, addolcite o come tu voglia definirle.
Avrei voluto parole chiare e non oscure manovre dialettiche per camuffare il tuo evidente senso di colpa e trasformarlo in razionalità poco credibile da vendere ai miei occhi... una donna che riesca ad essere razionale e fredda da un giorno all'altro non ha mai amato davvero, forse... o almeno io la penso così.
Hai scelto di fare non uno, ma mille passi indietro; hai deciso che dovevo defilarmi dalle tue giornate, senza chiederti se io volessi davvero farlo. Sei andata via così, senza una vera spiegazione, lasciandomi a soffocare nei ricordi del passato che ci ha legati; hai scelto una strada che è opposta a quella che percorro io... prima, invece, le nostre strade erano parallele, andavamo nella stessa direzione, guardandoci da lontano, ma vicini nell'anima, comunque sorridenti; e ogni tanto, contro ogni legge della geometria, le nostre strade si incontravano, si fondevano, diventavano un unico percorso di vita, fatto di complicità, passione, sfide, forse altro, ma a questo punto non ha senso badare a questo "forse altro", tu non sei qui con me e io voglio solo cancellarti dalla mia testa. Lo farò perchè l'hai voluto tu.
Sarà difficile, ma io non voglio aver bisogno di nessuna per sentirmi vivo, tanto meno di te, che ora stai facendo di tutto per uccidermi. Non te lo lascerò fare di nuovo, è già successo una volta; adesso conosco il tuo gioco, basta.
All we have to see
is that I don't belong to you
and you don't belong to me...
Freedom, Freedom...
you got to give for what you take...